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Recensioni Victoria

Victoria 3×01 – Cambiamento e paura

Sono bastate le note solenni, auliche e inconfondibili della sigla iniziale per annullare in un solo momento tutta la negatività che aveva preceduto la messa in onda statunitense della terza stagione di “Victoria”, inspiegabilmente ignorata dalla rete d’origine ITV, mentre rientrava nella mia quotidianità il period drama che mi ha rapito l’anima.

La terza stagione di “Victoria” si apre all’insegna del cambiamento, un cambiamento che travolge in maniera impetuosa tanto la storia raccontata dalla serie quanto la serie stessa, inondando questa nuova fase dello show con numerosi volti inediti che fin dalle premesse inaugurali hanno già definito la loro posizione nelle dinamiche sociali e politiche che circondano la regina e il suo principe consorte.

Ma il cambiamento non viaggia mai in solitudine, affiancandosi infatti a una compagna sempre presente [sì, è una citazione], una compagna che tante volte assume le sembianze e i poteri donati dall’eccitazione e dall’entusiasmo ma che rielabora poi nelle sue sfumature più oscure, sto parlando della paura.

È lo stesso contesto d’apertura della stagione che dona alla serie un aspetto diverso, maturo, adulto, a tratti meno “romantico” e più “dark” di quello delle prime due stagioni perché più reale, concreto, storico, nonostante in realtà Buckingham Palace abbia messo in moto in questa première un carosello di storie, relazioni e segreti che occuperanno l’intero percorso con evoluzioni drammatiche che al momento possiamo solo ipotizzare. In questo contrasto però, tra eventi storici inarrestabili e novità caratteriali che “invadono” il palazzo e la famiglia reale, si afferma con sostanziale omogeneità un cromatismo spento, grigio, profetico forse dei tempi difficili e delle paure che avrebbero pervaso da lì a breve la quotidianità di Victoria.


Il cambiamento e la paura assediano Victoria in questa première, minano le sue sicurezze ma soprattutto quella stabilità autorevole che aveva bramato per tutta la sua adolescenza e che solo salendo al trono aveva finalmente raggiunto, agguantando un potere che le avrebbe concesso di governare sul popolo britannico ma soprattutto sulla sua vita. Due aspetti questi della sua monarchia che continuano ad andare di pari passo anche adesso che Victoria appare sempre di più come la regina che il mondo ricorda e ha imparato a conoscere, anche adesso che la sua voce si fa più grave, i suoi gesti più sicuri e abitudinari, la sua caparbietà idiosincratica più accentuata e insofferente. Anche in questa acquisita maturità quindi Victoria ancora teme la novità, il cambiamento, le ingerenze nella sua vita e nel suo lavoro, la perdita del supporto del suo popolo e di conseguenza della vita che aveva sempre sognato e che aveva plasmato proprio a seconda dei suoi desideri.


I moti rivoluzionari del 1848 imperversano in tutta Europa
, i popoli trovano e alzano la propria voce, avanzano richieste, esigono giustizia, rovesciano le monarchie, in un’ondata improvvisa di ribellioni mentre i pensieri e le parole di Karl Marx cominciano a diffondersi, anche nel palazzo reale e negli interessi del Principe Albert. Uno scenario del genere rende dunque evidente non solo uno scontato divario tra la classe regnante e quella operaia, ma anche quanto in un contesto così estremo queste due facce della società britannica diventino l’una l’incubo peggiore dell’altra, esasperando le ragioni e le colpe, ribaltando le figure di colpevoli e vittime e proiettando un’ombra di tragico fatalismo su un regno che, tra luci e oscurità, avevamo conosciuto finora in tutto il suo glorioso splendore.

La paura di Victoria è però un timore più radicato del semplice attaccamento a ciò che la monarchia significa per lei in quanto donna, è un timore che affonda le sue radici nel suo bisogno di essere all’altezza del ruolo e dei suoi sudditi, il bisogno di essere apprezzata in quanto leader, di essere giusta anche quando in realtà non può davvero comprendere le condizioni di vita oltre il suo palazzo. Al di là della conquistata maturità, Victoria ancora conserva un’infantile ingenuità a volte, una visione del mondo fin troppo semplicistica, uno sguardo naïve che si carica di terrore di fronte alla concreta possibilità di rivoluzione nel suo regno. Il dubbio rappresenta la chiave di lettura della regina in questa première: il dubbio di non essere una monarca degna del supporto del suo popolo, il dubbio di non essere rispettata dal suo governo, il dubbio di non riuscire a riconoscere o definire le ragioni della presenza di sua sorella nella sua vita.

Amici o …?

Proprio questi ultimi due aspetti quindi aprono la strada alla caratterizzazione di due figure nuove per la serie, sicuramente le più concrete e affascinanti di questo primo episodio della terza stagione.

La prima è proprio quella della principessa Feodora, un personaggio che se storicamente viene descritta come un animo inquieto ma sempre molto legata a Victoria nonostante le distanze, in questo primo atto della stagione si mostra in realtà costantemente costruita nelle reazioni e nelle parole, che raramente corrispondono ai pensieri e agli sguardi che inevitabilmente tradiscono una natura al momento inaffidabile. In punta di piedi, Feodora sembra intenzionata a insinuarsi nella vita di Victoria, nel suo matrimonio, nelle amicizie, nei contesti sociali in cui cerca di eccellere senza renderlo evidente, ma con l’intento non troppo celato di emergere a discapito di sua sorella.

Degno di particolare attenzione è quello che appare come l’unico momento di verità vissuto da Feodora in questa première, quando, di fronte al ritratto del re George, si perde nei suoi ricordi, nelle emozioni e in ciò che la sua vita avrebbe potuto essere. Sembra infatti che in gioventù, Feodora avesse attirato le attenzioni del monarca che pensava addirittura di sposarla, ma i rapporti conflittuali con la madre della principessa impedirono il matrimonio, costringendo Feodora a un’unione priva di amore e di ricchezze [l’attenzione di Daisy Goodwin a questi dettagli prettamente umani rende le sue caratterizzazioni uniche]. Quando di fronte alla domanda del piccolo Bertie sul suo desiderio di essere regina, Feodora tace, si apre in lei uno spiraglio di onestà che lascia trasparire ciò che probabilmente potrebbe essere la causa scatenante di un taciuto risentimento nei confronti di Victoria, rea di averle portato via ciò che avrebbe potuto essere suo.

Dal punto di vista politico invece, emerge e si impone il Segretario agli Affari Esteri Henry John Temple, conosciuto come Lord Palmerston e interpretato con sicurezza e convinzione da Laurence Fox. La figura di Lord Palmerston richiama seppure in maniera totalmente opposta quella di Lord Melbourne, di cui è anche cognato, perché entrambi rappresentano due figure politiche caratteristiche del regno vittoriano e due personaggi che sebbene la serie presenti con un volto più giovane, incarnano perfettamente gli animi reali degli uomini dell’epoca.

Irriverente, cinico, potente, playboy al limite della moralità, rude al limite della maleducazione, Lord Palmerston è furbo, subdolo quasi, intelligente, apparentemente libero da ogni legame di lealtà, che sia alla corona, al governo o a sua moglie (che non abbiamo ancora conosciuto) ma ad ogni modo fastidiosamente affascinante nella sua sicurezza, nei movimenti, nella personalità definita, nel ruolo compiuto, mentre cita il “Giulio Cesare” di Shakespeare in Parlamento e difende il governo britannico dagli attacchi dei rivoluzionari esultando però per la caduta delle monarchie estere.


I contrasti con Victoria e Albert sono storicamente celebri e più volte la regina spinse il primo ministro John Russell affinché congedasse Lord Palmerston, ma la sua straordinaria abilità nel risolvere qualsiasi genere di diatriba e conflitto lo rese indispensabile (e intoccabile) per il governo britannico.


6 Punti

Il lato prettamente storico dell’episodio rappresenta uno degli aspetti migliori di questa première. La lotta dei cartisti e soprattutto il doppio volto della loro missione spostano l’attenzione della narrazione oltre i confini di Buckingham Palace e della famiglia reale, aprendosi a scenari popolari trattati in precedenza in rari casi. Emerge da questo contesto con brillante e delicata compiutezza la giovane e idealista Abigail, desiderosa di giustizia ma non di rivoluzione, alla ricerca di una voce ma non di una rivolta, indipendente e coraggiosa ma non estremista. Opposta alla furia cieca di Cuffay, Abigail rappresenta il volto più giusto dei cartisti e dei loro obiettivi, affermandosi come una delle novità più interessanti e da scoprire di questa stagione, indagando con maggiore attenzione il suo spirito e la sua lealtà ai celebri sei punti del manifesto cartista.


La conferma più leale

Anello di congiunzione tra Abigail e la monarchia è inevitabilmente Mrs Skerrett, sopravvissuta a quella che al momento appare come una tabula rasa di quello che era l’ensemble di “Victoria” nelle prime due stagioni. E in una perfetta, lineare e rassicurante continuità, Skerrett si presenta ancora come un punto fermo di questa serie, oserei dire quasi la controparte della regina stessa per i piani inferiori del palazzo. E proprio il rapporto con Victoria sembra definire in questa fase la sua personalità, forse ancora di più della relazione stabile con Francatelli, anche lui una costante della storia.

Il legame di Skerrett con il suo impiego si carica ora di sfumature ancora più profonde della “semplice” possibilità di cambiare la sua vita che la guidava nella prima stagione, adesso Skerrett cerca il suo posto nella storia, cerca qualcosa che la definisca, un dettaglio che la renda unica e indispensabile. Il suo rapporto con Victoria si sta rivelando una delle evoluzioni migliori dal punto di vista delle relazioni sviluppate nella serie, perché racchiude non solo una profonda lealtà ma anche una sorta di reciproca fiducia in quanto Skerrett ha sempre visto Victoria non solo come regina ma anche come giovane donna alle prese con una realtà oberata di uomini che cercano di controllarla. La presenza di Skerrett nella vita di Victoria è salutare e necessaria, proprio come lo sono state in passato Lehzen e Harriet [grande assente di questa première e probabilmente dell’intera stagione].


Presenti ma non abbastanza

Dai ruoli non del tutto definiti o dalla presenza per il momento ridimensionata, completano il quadro d’insieme della première le new entry Sophie, Duchessa di Monmouth [e il “simpaticissimo” consorte], e il valletto Joseph, che sembra aver già subito il dolce fascino della nuova Guardarobiera della regina, mentre viene ricostituito finalmente il team più glamour ed esperto di gossip di Buckingham Palace: Lord Alfred Paget [la cui unione con Wilhelmina Coke è stata per ora ignorata] e Lady Emma Portman [giubilo nel regno], sempre attenta però ai bisogni di Victoria prima ancora che lei li esprima.

Victoria” è cambiata: sono cambiate le sfumature di colore della serie, sono cambiati i protagonisti, sono cambiati i tempi storici e le loro influenze sulla vita della regina e tutti questi cambiamenti possono far paura ma, ricongiungendomi alla mia citazione d’apertura, come diceva una vecchia conoscenza, “la paura può riportarci a casa”, ed è qui che siamo tornati finalmente con questa première, siamo a casa.

 

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