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UnREAL | Recensione 2×10 – Friendly Fire [Season Finale]

Bentornati al nostro ultimo appuntamento con le recensioni di questa stagione di UnREAL!
Nonostante sia purtroppo arrivato il tempo di congedarmi da questo show estivo che riesce sempre a entusiasmarmi, grazie al fatto di avere da mesi il rinnovo in tasca per il prossimo anno, il mio stato d’animo è molto diverso rispetto a quando siamo costretti ad attendere angoscianti notizie dell’ultim’ora, in un senso o nell’altro. Di tanto in tanto la vita del fan comporta qualche inaspettata gioia.

Attendevo con ansia questo finale di stagione, e devo dire di non essere per niente delusa. Nonostante avessi congetturato su tutte le varianti possibili, in queste settimane, non avevo pensato che sarebbe andata a finire così. Ed essere sorpresa fino a questo punto mi fa sempre piacere. Ma andiamo con ordine, per l’ultima volta.

Inizio con il dire che non è stato un finale dal ritmo particolarmente avvincente. Se non avessi saputo che eravamo agli sgoccioli del percorso di quest’anno, avrei scambiato questa season finale per un normale episodio di mezza stagione, almeno fino agli ultimi minuti. Mi è sembrato anzi che il passo sia stato piuttosto blando, avendo concesso molto spazio al dispiegarsi di variegate emozioni, invece del solito susseguirsi di eventi rocamboleschi a cui non solo UnREAL ci ha abituato nel corso del tempo, ma che sono di norma il marchio di fabbrica dei finali di stagione tout court.

Vediamo in apertura una mite e sorridente Rachel, fare il suo ingresso da un Coleman ignaro, perché, come sappiamo, non è mai stato in grado di decifrare gli umori di Rachel, vista la sua totale concentrazione su se stesso e sui suoi piccoli, sporchi interessi. Ho apprezzato l’inizio quasi domestico della scena, con lui ancora convinto di averla in pugno e il successivo irrompere della sicurezza che sequestra tutti i dispositivi tecnologici e lo caccia dal set.

Grandissima Rachel quando gli fa presente che ha capito i suoi giochetti:

Maybe because I don’t want to get carted off to some beautiful institution while you take down Everlasting.”

[Tradotto: Nella clinica psichiatrica vacci pure tu].

Problema risolto, sembrerebbe. Ma siccome siamo all’inizio, è chiaro che il pungiglione di Coleman proverà ad arpionarci di nuovo, per creare maggior danno possibile.
Mi ha soddisfatto moltissimo scoprire, proprio in questa scena, che Coleman aveva i suoi bei scheletri nell’armadio, proprio lui, il Moralizzatore di tutte le televisioni riunite. E sono felice di aver avuto la risposta al mio dilemma: Coleman era damaged già da prima di arrivare (come fanno? Li cercano con il lanternino?), oppure era passato al lato oscuro della forza perché avevano i biscotti perché le streghe l’avevano contagiato con la loro scaltrezza e lui aveva ceduto al fascino della perfidia, povero caro? Ebbene, la sua anima era corrotta ben prima di avvicinarsi al mondo infetto di Everlasting, visto che Rachel spiattella davanti a quella faccetta arrogante che sa benissimo che… rullo di tamburi… il grande documentario di televisione-verità sulle schiave sessuali cambogiane era nientedimeno che… un fake! Ho quasi battuto le mani quando ho appreso finalmente la verità. Mi aveva quasi convinto di essere stato vittima dall’aria malevole del set e, per qualche istante, ero riuscita a spiacermi con lui. Mai più.
Di conseguenza, Quinn ci aveva visto giusto fin dall’inizio! #TeamQuinning

Tra le tante cose che mi hanno reso un po’ emotional in questo finale, scaldandomi inaspettatamente il cuore, c’è di sicuro, al primo posto, la ritrovata intesa tra Quinn e Rachel che sono tornate a lavorare fianco a fianco, alleate e non avversarie, proprio come dovrebbe sempre essere. Lo ripeto: una stagione con loro separate è stata pesantissima, spero che ci siamo messi questo capitolo alle spalle, e che il prossimo anno lavorino insieme e non se ne parli più. Non c’è niente da fare, quando sono insieme c’è un’altra energia, tra loro e sul set, che traspare e arriva ad avvolgere noi telespettatori. C’è euforia, forza e una vivacità che fluisce senza ostacoli, rispetto alla pesantezza trascinante di quando sono costrette a mandare avanti il programma da sole, sempre con il pensiero martellante di essere in guerra con l’altra. Stare divise non è la loro condizione naturale.

Nonostante escano entrambe da una storia d’amore alla quale avevano creduto intensamente, e che è invece andata male, Quinn sembra, per il momento, riportare solo lievi escoriazioni provocate dal prendere a mazzate l’intero studio televisivo, mentre ho trovato molto fragile Rachel, che sembra sempre sul punto di crollare in lacrime di fronte a qualsiasi interlocutore. Ha perso la sua corazza ed è troppo vulnerabile rispetto al mondo esterno, che non manca di ferirla, in ogni occasione. Quello che non ho mai capito di Rachel – o meglio, che comprendo ma che mi induce a voler oltrepassare lo schermo per fermarla – è perché mai debba sempre farsi fare la lezioncina morale da chiunque, innescando la loro condiscendenza paternalistica. Ora. Sappiamo come è fatto Coleman, non era meglio lasciare che venisse scortato fuori dal set, senza per forza cercare un altro confronto, dove lui – messo in una posizione di sconfitta – ha prevedibilmente usato quello che sapeva di lei per ritorcerglielo contro e ferirla? Non è un gentleman, non lo è mai stato. Quindi che senso ha andare da lui per vantarsi della vittoria, per poi farsi devastare dalle sue frasi crudeli? È sempre stato uno dei problemi di Rachel, insieme a quello di pavoneggiarsi raccontando per filo e per segno i suoi maneggi e le prove che ha in mano, permettendo all’altro di costruire strategie grazie alle informazioni che tanto generosamente gli fornisce. Qualcuno può dirle di fare silenzio e di non esporsi così tanto al giudizio del prossimo?

And Quinn and all the other vagabond… …orphan misfits that work here,
they are the only people who will ever accept you for the broken, damaged, vile person that you are.

Lui è stato meschino, d’accordo. Ma era facilmente intuibile che l’avrebbe fatto, visto che era appena stato ricattato ed è… Coleman!
In questo frangente, ho molto apprezzato l’intervento di Quinn con Rachel. È vero, e lo diciamo sempre, che il loro rapporto non è esattamente sano e non lo augureremmo al prossimo. Però le dice una cosa sacrosanta, che tutti noi dovremmo sentire, almeno una volta nella vita.

All that crap that happened to you made you exactly who you are.
And you’re perfect.

È chiaro che ci sarebbero delle ampie zone di intervento nella personalità di Rachel (e forse un aiuto psicologico disinteressato, questa volta, non guasterebbe), ma è sacrosanto che tutti noi facciamo sempre il possibile, per come siamo e per quello che ci è successo. È ora di finirla di dire a Rachel che è danneggiata, indegna di essere amata e tante altre amabili affermazioni del genere che il reietto di turno le lancia addosso per orgoglio ferito.

 
E poi come non notare lo sguardo orgoglioso e amorevole con cui Quinn glielo dice. Quinn è sempre così felice quando Rachel torna da lei, che non smetterei di guardarla lanciarle occhiate di puro affetto.

Mi ricorda questa scena dello scorso anno, anche se questa volta la componente emotiva è molto, molto più importante.

Il fronte Everlasting è quello dove le trame si sono complicate, sorpassandosi e sostituendosi a velocità così sostenuta da farmi quasi perdere il filo su quale fosse l’ultimo di una serie di twist con cui si voleva sconvolgere il povero Darius. E pensare che finora il finto reality show era rimasto accantonato per via delle vicissitudini personali dei produttori e dei loro vari ed eventuali tentativi di pugnalarsi alle spalle.
Si inizia con il solito cinismo di Quinn, che non viene mai a noia, anzi, io lo trovo sempre molto rinfrescante, che ci fa una lezioncina su come l’happy ending e il romanticismo siano ormai mainstream e superati. Per cortesia. Dobbiamo fare ascolti e queste cose andavano bene negli anni sessanta, non adesso. Vogliamo il sangue.
 
[La amo. Non posso farci niente].

E così si tesse la tela dell’ultimo inganno: non ci sarà solo una dichiarazione d’amore, seguita da una proposta a tutti gli effetti, ma un vero e proprio matrimonio di cui sono tutti tenuti all’oscuro, perfino lo sposo, da celebrarsi in diretta. Le potenziali spose ne sono invece al corrente, semplicemente non sanno che le aspetta ancora un’ultima battaglia, in cui una delle due verrà, in sostanza, mollata all’altare. Solo io ho trovato singolare che avessero accettato di sposarsi sul serio come se nulla fosse? Voglio dire, stai pur sempre per convolare a nozze con un uomo che è stato praticamente con tutte, dentro lì. Pensaci un attimo, magari. Sono bacchettona? Ditemelo, nel caso.

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Quinn quasi non si tiene dalla gioia all’idea di assistere al cuore spezzato di una delle due ragazze (Chantal, alle ultime notizie), china in un angolo a piangere lacrime di dolore e umiliazione davanti a milioni di telespettatori e la nonna, giunta fin lì per la nipote nonostante i gravi problemi respiratori.
Devo dire che, a questo punto, mi sembrava un piano piuttosto banale, da parte della regina delle manipolazioni in cerca di ascolti da record. Quinn, però, ci dimostra che non è finita qui, perché Rachel dovrà convincere Yael che quel piccolo incidente con il vestito bianco della scorsa settimana, di cui la produttrice è responsabile, è facilmente superabile, in cambio della possibilità di andare in televisione a confessare i segreti di Tiffany, neo sposa. E qui si cominciava a ragionare.
Yael, attratta come una falena dalla luce, accetta, pur di stare al centro dell’attenzione e togliere dalle menti dei telespettatori il ricordo dello spiacevole evento che l’ha vista coinvolta la scorsa settimana.

Le cose prendono invece una piega del tutto imprevedibile quando Rachel e Jay si alleano inaspettatamente e cospirano alle spalle di Quinn.
Jay è sempre stato l’unico lì dentro ad avere ancora dei principi (sul serio, lui, non come Coleman) e gli riconosco l’integrità di essersi sempre opposto a Quinn, per difenderli. Nonostante all’inizio mi sembrasse un tantino ipocrita (puoi anche andartene se ti senti portatore di valori etici che ti fanno guardare chiunque dall’alto in basso), gli concedo di aver sempre tenuto fede a quello che gli sembrava giusto. In questa puntata difende Darius, vittima inconsapevole dei biechi interessi di chiunque, e fa il possibile per garantirgli un lieto fine.

Can’t you see how unfair this is to Darius, Quinn? After everything we put him through, he deserves an ending.

Jay non ha torto, su Darius: nonostante io non l’abbia mai apprezzato particolarmente per la sua mancanza di energia on screen, è stato usato come un fantoccio, preso e rivoltato senza mai tener conto dei suoi desideri e che ha pagato spesso il prezzo più alto, al punto da trovarsi senza niente in pugno, visto che la sua carriera sportiva è finita. Darius in fondo è davvero un bravo ragazzo, solo un po’ noioso per il mondo televisivo.
Sono felicissima che alla fine abbia coronato il suo sogno d’amore con Ruby, grazie a Jay e Rachel. Mi sono sentita emozionata e con le farfalle nello stomaco quando l’ho vista comparire e avanzare timidamente verso l’altare (che a dirla così suona un po’ pomposa, ma è proprio quello che è successo). E Darius era autenticamente felice del suo arrivo. Una love story con i fiocchi. Ho sempre, sempre pensato che con Ruby non fosse finita ed ero convinta che sarebbe tornata, in qualche modo, anche se mi dicevo che sarebbe stata una ripetizione di quanto successo lo scorso anno, con la contendente esclusa che si fa viva a sorpresa. In realtà, le due cose non sono minimamente paragonabili. Ruby aveva ogni diritto di rientrare dal portone principale e di fare il suo ingresso trionfale, perché è l’unica a cui Darius tenesse e con cui ci fosse un (bel) po’ di chimica. Più di tutto, ho apprezzato che non si sia presa la tangente verso la fiaba a tutti i costi: Ruby, con il suo buonsenso da persona ancorata alla realtà, ha rimandato al mittente la proposta di un Darius inginocchiato, perché – giustamente – non aveva nessun senso che si fidanzassero così presto, visto che si conoscono da nove settimane. Ho gradito particolarmente che si sia tornati con i piedi per terra, proprio l’opposto di quanto succede si solito nel mondo folle e fittizio come Everlasting.
   
Si è trattato di un momento estremamente romantico, senza essere retorico, stucchevole, o, dall’altro verso, danneggiato dal cinismo imperante sul set. È stato così puro e inaspettato, che perfino Quinn è rimasta attonita a guardare dispiegarsi davanti ai suoi occhi l’amore vero, proprio quello che ha sempre desiderato, ricercato e che solo una settimana fa ha rifiutato. Forse ha sempre e solo tentato di proteggersi, quando si è convinta che non esistesse, invece che dover ammettere che era lei a non averlo mai trovato (o a essere scappata prima di poterne godere i frutti). Il suo volto terreo e l’assoluta mancanza di una reazione caustica, come ci aspettavamo e sarebbe stato del tutto in linea con le sue esternazioni, hanno mostrato quanto Quinn si stata colpita dalla materializzazione di quell’idea astratta di happy ending, una specie di unicorno irraggiungibile della cui non esistenza era assolutamente certa.
 

Da un punto di vista professionale, è un happy ending anche per Rachel, che ha vinto la sua scommessa, fatta all’inizio della stagione. È riuscita non solo ad avere il primo “tronista” di colore, ma anche a comporre la prima coppia nera della storia di Everlasting. E l’ha fatto opponendosi agli ordini di Quinn e agendo alle sue spalle, convinta dal discorso di Jay.

You know I actually let myself believe we were doing something good here this season?

È qui che Rachel cambia idea e decide di seguire il suo istinto (invece che continuare a credere alla gente che la pensa pazza) e di fare quello che è giusto. Rachel ha sempre avuto un’ispirazione morale di “fare del bene”, insieme al suo intento principale di rendere Everlasting un prodotto di successo. Ha sempre, però, interpretato il concetto di “Bene” in modo elastico, anche se è sempre stata convinta di fare la cosa giusta, per i motivi giusti, ed è lì che infatti Quinn fa leva per convincerla a seguire i suoi piani, di solito. Solo che, spesso, la cosa giusta da fare non era esattamente quella a cui puntavano il comune buonsenso e la società civile. In questo caso, accetta l’idea di far tornare Ruby, senza nessun altro fine, non come atto diversivo per fare ascolti, dovendo boicottare l’uscita di Yael, perché è solo dopo che scopre la verità sulla ragazza, e i suoi piani per demolire Everlasting. Confesso che, tutte le volte che ho guardato la puntata, sono arrivata a questo punto stupendomi che Rachel non lo sapesse ancora. Non so se è perché il pubblico ne era a conoscenza da parecchio o se mi è solo sembrato strano che Rachel e Quinn non avessero sospettato nulla. Non è da loro.
Mi è piaciuto il momento di vicinanza con Jay.

Così come l’apprezzamento da parte di Graham, che per la prima volta si mostra a noi come un essere umano e non il pagliaccetto che gli hanno sempre imposto di essere.

Ma la vera incoronazione come regina di Everlasting non poteva che venire da Quinn, che le rende merito di aver deposto una pietra miliare nella storia del programma, di aver perseguito l’intento che si era preposta e di aver avercela fatta.

No, you nailed it. Black suitor, black wifey. It’s like a real life fairy tale.

Si potrebbe dire “tutto è bene quello che finisce bene”, ma sono proprio gli ultimi minuti della puntata a lasciarci con il fiato sospeso. All’improvviso sembra tutto perduto e le due donne ne sono consapevoli. Rachel si convince di meritarselo e Quinn fa Quinn, se stessa fino all’ultimo. È finita, si saprà la verità sui loro sotterfugi e verranno incriminate, pagando finalmente per le loro colpe. Però almeno non usciranno di scena in sordina.

At least we went out with a bang, huh?

In realtà, non va così, perché giunge al galoppo a salvarle da una situazione disperata l’ultimo *cavaliere* che mi sarei aspettata, cioè Jeremy.
Io ho avuto grossi problemi con Jeremy, in questa stagione. Già il fatto di aver letto l’intervista con la showrunner che sosteneva che si trattasse di un personaggio pensato solo per il primo anno, e invece Lifetime avesse imposto di inserirlo in una sua storyline, non ha decisamente aiutato. Ho passato quasi tutte le puntate a mettermi le mani sugli occhi e pensare che la creatrice doveva proprio aver trovato insopportabile l’obbligo di tenerselo, per imporgli una partaccia del genere. Jeremy è passato dall’essere un personaggio fin troppo buono, lo scorso anno, a trasformarsi nel bruto di turno – Heathcliff dei tempi moderni – privo di ogni controllo su se stesso e in balia di istinti non mediati da un po’ di ragionevolezza. Sembrava aver perso la capacità di interagire con il prossimo in un mondo civilizzato. Inoltre, non capivo la necessità che rimanesse a lavorare in un luogo dove era stato umiliato, non solo una volta, e sempre da Rachel, sua grande ossessione. Era inevitabile che scoppiasse. È stato insopportabile, inopportuno, aggressivo, ha oltrepassato i limiti e non sto qui a rivivere la sua parabola degenerativa. Ma ecco che nell’ultima puntata compie una completa inversione di comportamento, dopo aver scoperto il motivo per cui Rachel è Rachel. Ha un’improvvisa epifania in cui si riempie di infinita comprensione per lei ed è disposto a tutto pur di aiutarla. Sarebbe già un cambiamento di verso difficile da metabolizzare così di punto in bianco, se non fosse che non ci è dato il tempo di riflettere sul suo comportamento, visto che, senza pensarci due volte, si precipita a mettere in pratica i suoi nuovi propositi, per salvare Rachel ed Everlasting, in una specie di disperato tentativo di redenzione. E ci riesce, a suo modo. Coleman e Yael vengono resi inoffensivi per l’ultima volta, finendo fuori strada, in un incidente causato proprio da Jeremy.

Ricordiamoli così.


È una soluzione molto drastica, non c’è bisogno di sottolinearlo. Era l’ultima cosa che pensavo sarebbe accaduta, visto che in quanto a morti/gente ferita possiamo contare diversi caduti, in due anni di onesto lavoro in UnREAL. È però del tutto in linea con il comportamento squilibrato di Jeremy, che è passato da un limite all’altro, mantenendo intatta la sua instabilità emotiva e psicologica, di cui ci ha dato chiari esempi durante la stagione.
Io non penso ovviamente che sia una redenzione e che sia da perdonare, come se non fosse successo niente. Né lo giustifico perché poverino, Rachel cattiva l’ha fatto tanto soffrire. Nel modo più assoluto. Ha bisogno di farsi vedere da qualcuno che sappia il fatto suo. Ragionando però nei termini a cui UnREAL ci ha abituati, quindi valutando la situazione secondo i loro principi, Jeremy ha tentato di salvare la “famiglia”, perché nel loro modo distorto, sbagliato, distruttivo e ben poco sano, è quello che sono l’uno per l’altro. Hanno solo Everlasting, che è la loro unica casa e hanno solo altre persone danneggiate come loro su cui contare. Finalmente si sono riuniti, invece di combattere l’uno contro l’altro.

Ritroviamo questo concetto nelle parole di Chet, quando si riavvicina a Quinn, ricordandole che loro sono una famiglia e che lui ci sarà sempre, per lei, e che, se anche il loro mondo dovesse crollare, avranno qualcuno su cui contare. Il che, direi, non è nemmeno poco, considerando il mondo corrotto in cui vivono, e il tipo di persone che li ha fatti diventare. Tutti hanno bisogno dell’affetto e del sostengo di altri esseri umani, anche loro.

– I want you to know whatever happens, you’re my family. I love you. We’ll always have each other.
– Yeah. We’ll always have that.

La scena finale è un evidente richiamo a quella dello scorso anno, arricchita da nuovi elementi. Se nella finale della prima stagione vedevamo solo Quinn e Rachel, sdraiate sui lettini all’aperto, quest’anno si sono aggiunti Jeremy e Chet, uniti dalla comune necessità di vicinanza, e dal condividere le medesime responsabilità su quanto di distorto e criminale si inducono a fare per tenere Everlasting in vita. Lo sguardo che si scambiano Quinn e Rachel, dai margini esterni, consapevoli che la pena è solo rinviata e che avranno sulla coscienza anche gli ultimi tragici eventi è, al solito, molto significativo e ci conduce dritti nella terza stagione, dove vedremo, immagino, le conseguenze di quanto successo.
Se volete saperne di più, vi rimando a questa intervista con Constance Zimmer.
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La stagione è finita andiamo in pace.

Il secondo anno è di norma difficile, per ogni show televisivo che ha debuttato con successo, perché vive di grandi aspettative e notevole ansia da prestazione. UnREAL è stata la rivelazione dello scorso anno e aveva davanti a sé un progetto estremamente ambizioso e tanta pressione. Io credo che quest’anno ci siano state delle pecche: qualche volta mi è sembrato che mancasse una struttura robusta che tenesse insieme tutta la (tantissima!) carne al fuoco. Si sono inseriti dei colpi di scena giusto per sconvolgerci, senza darci il tempo di metabolizzarli, senza che venissero analizzati, legali al contesto in modo organico, senza approfondimento. Il tema razziale è stato messo in scena e accantonato (almeno ci hanno fatto vedere Romeo vivo e vegeto) e non ci hanno dato l’opportunità di affezionarci alle corteggiatrici, come invece avevamo potuto fare lo scorso anno, perdendo, secondo me, in ricchezza emotiva. Inoltre, le ragazze sono state messe in primo piano, singolarmente, solo per essere ridicolizzate e poi cacciate dal programma. L’ho trovato un po’ prevedibile e ripetitivo. Continuo però a pensare che sia uno dei migliori show estivi, che abbia messo in scena con grande coraggio dei temi sociali controversi, che sia autentico nel mostrarci i retroscena del mondo televisivo e che abbia due delle migliori protagoniste in circolazione, meravigliosamente interpretate da due attrici bravissime, senza le quali UnREAL non sarebbe nulla: Constance Zimmer (a cui auguriamo di vincere l’Emmy) e Shiri Appleby. Non è quel programma trash che molti di noi l’hanno considerato, approcciandolo come qualsiasi guilty pleasure estivo. C’è molta sostanza e diversi piani interpretativi, che lo rendono sempre stimolante, mai banale e molto, molto vero. Quindi, promuovo questa stagione e resto in attesa della prossima, con grande aspettativa e immutato interesse.

In ultimo, vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno letto e seguito, Miri che ha commentato lungamente le mie recensioni senza saltare una settimana e UnREAL Italia, con cui ho collaborato benissimo e che continuerà ad aggiornarci sulle ultime novità di UnREAL, da qui al prossimo anno. Mi spiace che la stagione sia finita, ma sono felice dell’opportunità che mi è stata data di recensirla, perché ci tenevo moltissimo.

Chiuderei la stagione citando le parole di Jay:

– They gonna be poor.
– They’re gonna be happy. Happy is better.

Grazie a tutti e speriamo di essere di nuovo qui il prossimo anno!
– Syl

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2 comments

miri 11 Agosto 2016 at 17:31

Un finale che mi ha lasciata veramente a bocca aperta. La favola e subito dopo, per non abituarci troppo bene, il dramma.
Parto dalla favola. 🙂 Non mi aspettavo, assolutamente, l’arrivo di Ruby e mi è piaciuto molto questo colpo di coda finale di “Everlasting” verso la verità e i veri sentimenti. Come hai sottolineato, è stata bellissima la reazione di Quinn, impietrita e senza parole di fronte al “vero amore” (mi è piaciuto molto, in quel momento, anche il tentativo di conforto di Chet nei confronti di Quinn e il richiamo al loro essere famiglia), così come le reazioni sul set, il momento Jay-Rachel e il “good job” di Graham. L’emozione per il reale che, per una volta, riesce a vincere sulla finzione, regina incontrastata di quel set. Ed è bello il “filo conduttore” con la prima puntata: abbiamo iniziato con Rachel showrunner, chiudiamo con Rachel showrunner di fatto, che riesce a tener fede al suo proposito di “fare la storia”.
Per quanto riguarda Quinn-Rachel, hai ragione, abbiamo già dato quest’anno, quindi, per il futuro, solo unite. E’ d’obbligo!
E poi, ecco il dramma. Già quando ho visto Coleman con Yael in auto, ho pensato “ahi, qui mi sa che ci salutano”, perchè un’inquadratura di questo tipo nei telefilm, solitamente, è già di per sè un epitaffio, se ci aggiungiamo il bacio sulla mano e le parole in sottofondo, ecco, sentivo il “ciaone” ai due, aleggiare nell’aria. 😀 (Fantastico il tuo “ricordiamoli così” 😀 😀 ). Ma anche il discorso tra Jeremy e Rachel, mi aveva lasciato una sensazione strana, la sensazione che Rachel, con le sue parole, stesse accendendo la bomba pronta ad esplodere, Jeremy. Così, a caldo, ho avuto questa impressione e mi chiedo se vi fosse o meno consapevolezza da parte di Rachel sull’effetto che le sue parole potevano avere su Jeremy, (non che abbia detto nulla di particolare, ma il contesto, la situazione, l’abilità manipolatoria di Rachel, mi hanno fatto venire questi dubbi. Ormai, con questo telefilm, alla fine ho sempre dubbi su tutti XD ).
Sulla stagione, concordo. Alcune pecche (come dicevi, ad esempio, il poco approfondimento delle corteggiatrici), ma comunque una gran bella seconda serie!

Grazie a te, Syl, per le tue recensioni sempre bellissime e profonde. <3
Visto che la nuova stagione telefilmica è alle porte, spero di ritrovare presto tue nuove recensioni, che diventano sempre appuntamenti imprescindibili post-puntata.
Quindi… alla prossima! 🙂

Reply
Enrico 5 Giugno 2017 at 02:34

Un finale davvero tirato per i capelli e con poche idee,tanto per fare un altra stagione,molto deludente.

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