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UnREAL | Recensione 2×06 – Casualty

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Bentornati a tutti, fan di UnREAL! Siamo ormai oltre la metà della stagione e le puntate che mancano alla fine stanno diventando drammaticamente poche.

Direi che, contrariamente al solito, possiamo iniziare dall’ultimo frame della puntata, tanto per aprire con qualcosa che fa bene agli occhi: il ritorno di Adam! Sapevo che sarebbe successo, ma non avevo idea di quando si sarebbe situato temporalmente. Direi che era ora!

Lo scorso anno non ho apprezzato particolarmente il suo personaggio, ritenendolo troppo vacuo e privo di spessore, nonostante desiderassi vederlo fuggire insieme a Rachel, perché, come nel caso delle protagoniste, anche io ero stata affascinata dalla fiaba sorta inaspettatamente dietro le quinte e speravo, contro ogni logica, che esistesse il lieto fine anche in uno show come UnREAL. Ovviamente, no.
Detto questo, visto il comportamento maschile di questa stagione, visto come Coleman possa essere definito, esagerando, “tiepido” in tutte le sue manifestazioni, chi siamo noi per impedire il ritorno di un Adam casual, spettinato e abbronzato?

Veniamo a tutto quello che è successo prima dell’apparizione finale.
La puntata si apre il mattino dopo l’aggressione di Jeremy ai danni di Rachel, che è visibilmente sconvolta, come ci si aspetterebbe, e che indossa ancora il vestito della sera precedente. A preoccuparsi delle sue condizioni è Chet, che da un paio di puntate sta cercando di redimersi agli occhi del pubblico (e di Quinn). Ho apprezzato moltissimo la reazione decisa di Rachel dopo la violenza subita: denunciare Jeremy. Ho trovato che fosse un messaggio forte da lanciare attraverso il mezzo televisivo, cioè invitare le vittime a non fare silenzio. Invece di vergognarsi per quanto le è successo, vuole andare dalla polizia e fargli avere la giusta punizione.
Subito dopo, però, questo giustissimo intento di far sì che il colpevole non se ne vada in giro impunito, viene smorzato dalle considerazioni logiche – se pure spietate – di Chet, che la invita a non rendere pubblico quanto successo, perché ne risentirebbe lo show, visto che Jeremy conosce molti scheletri nell’armadio, compreso quello più temibile, cioè il suicidio di Mary della scorsa stagione.

La questione si fa a questo punto complicata, anche da analizzare. È chiaro che ci si sta muovendo su un filo piuttosto esile ed è altrettanto vero che tutti i personaggi sono colpevoli di qualcosa. Quinn e Rachel hanno spesso compiuto azioni immorali tenendole nascoste o facendo affidamento sul plotone di avvocati agguerriti messi a disposizione dal network, facendo passare il messaggio che vince chi è più potente, non chi ne ha diritto. Questa però non può essere vista come una giustificazione, perché non è che siccome siamo tutti colpevoli, allora nessuno è colpevole ed è giusto che i panni si lavino in famiglia. A un certo punto si deve rompere questo circolo vizioso. Inoltre, nella situazione specifica, ci lascia con una donna vittima di una violenza, che deve abbassare la testa di fronte al suo aggressore, oltre a dover subire gli strascichi emotivi di quanto subito. Rachel decide di lasciar perdere – anche se si fotografa i lividi, come ultimo guizzo di non arrendevolezza – per il solito motivo alla base di tutte le sue decisioni: non far fallire lo show, cosa che succederebbe inevitabilmente se venissero allo scoperto i loro segreti e che non può permettersi, perché è l’unica cosa a cui si tiene aggrappata, così come tutti gli altri personaggi. Ancora una volta, nessun sacrificio è abbastanza gravoso di fronte al Bene più grande, che è tenere in vita Everlasting, ambiente malsano da cui tutti sembrano voler fuggire, ma di fatto rimanendo invece incastrati nelle logiche distorte di una famiglia disfunzionale.

È proprio il tema della famiglia che ho sentito molto forte in questa puntata. Chet chiama a raccolta i rinforzi perché ci si occupi della little weirdo e del suo trauma, e lo fa mettendo al corrente Mamma Orsa Quinn, che rinuncia senza battere ciglio e senza il minimo rimorso al suo appuntamento galante con Booth. Tutti si comportano come i membri di un nucleo famigliare improbabile, stringendosi intorno al componente che in quel momento è più debole e di cui si teme il crollo. Certo, è indubbio che lo facciano anche perché temono che, lasciata a se stessa in Alabama, Rachel porti scompiglio e metta in atto le forze distruttive che rimangono latenti finché non arriva qualche evento a fare da catalizzatore. Non sarebbe nuova a tentare di distruggere lo show perché in preda alle sue tendenze demolitrici. Lo fanno anche, quindi, per il loro interesse. In realtà le due cose non sono così in opposizione: l’interesse per il proprio lavoro non esclude che ci sia dell’affetto, che io ho percepito molto presente in questa puntata, se pur espresso nei loro soliti modi scorretti. Per i personaggi di UnREAL, che popolano il dietro le quinte di Everlasting, la vita aderisce totalmente al lavoro che fanno. Preoccuparsi che Rachel non rovini la puntata equivale a preoccuparsi per il benessere di Rachel.

C’è un richiamo a questa tematica anche nel discorso che la dottoressa Wagerstein, che in questa puntata vediamo finalmente un po’ più protagonista, fa a Quinn, quando la mette in guardia dal pericolo di boicottare di nuovo se stessa, allontanando la possibilità di essere felice e di vivere pienamente la sua storia d’amore con Booth. Va a colpire un punto preciso, e cioè la solitudine di Quinn che, nel profondo, sembra convinta che percorrerà inevitabilmente la stessa strada del padre, finendo la sua vita senza nessuno al suo fianco. Certi automatismi tendono a replicarsi con grande forza, se non li si scopre e non si interviene. Nonostante il suo fare sarcastico e spietato, Quinn, in grado di fare tabula rasa annientando personalità appena meno stoiche e combattive, è capace di essere brutalmente onesta quando si tratta di se stessa. Mi è piaciuto molto che abbia ascoltato i consigli della psicologa e chiamato Booth, perché riprendessero da dove erano stati interrotti. Devo dire che ho apprezzato anche la determinazione (e la voglia) della dottoressa Wagerstein di andare a fare la predica a Quinn, ricevere le solite frecciate pungenti, e dirle comunque delle cose che dimostrano come si preoccupi sinceramente per lei.

 

Nei loro soliti modi inaspettati e contorti, i componenti di quel gruppo ristretto, che non si sopportano per la maggior parte del tempo, sempre pronti a pugnalarsi alle spalle, in fondo tengono agli altri e, in caso di bisogno, sono pronti a supportarsi a vicenda.

Per restare in tema “Quinn&Booth” e occuparci quindi della parte più leggera e frizzante della puntata, io ho un interrogativo che mi inquieta da quando ho visto Booth in azione: quest’uomo esiste? Voi mi state dicendo che nel mondo passeggiano ignari uomini sfacciatamente ricchi, di incredibile bell’aspetto, ottime maniere, entusiasti della vita come bambini la mattina di Natale, che sono rimasti puri di spirito nonostante il contesto estremamente competitivo in cui saranno, io immagino, stati costretti a muoversi? E questi esemplari di sesso maschile danno via network in regalo? Mi vedi Booth? Sono qui. Ho la mano alzata. Prendi me!

È impossibile non adorare quest’uomo che ha, oltre a tutto il resto, l’innegabile pregio di apprezzare Quinn come mai nessuno si è degnato di fare. Era quello che io personalmente le auguravo, per andare finalmente oltre Chet, che, se pure ormai devoto alla sua missione di salvare giovani donne in pericolo, è sempre e comunque da tenere a un continente di distanza.

Quando avevo letto dell’arrivo di un possibile interesse amoroso per Quinn avevo pensato subito a qualcuno che, in un modo o nell’altro, l’avrebbe sfruttata per i propri interessi. In realtà quest’uomo è troppo perfetto per essere vero, il che non esclude affatto che non nasconda anche lui qualcosa di turpe come tutti gli altri, ma, per il momento, io me lo godrei per quello che è. Se poi con Quinn andrà a finire male, voto per lasciarlo nello show anche nella prossima stagione. Non dovrà essere difficile trovargli qualcosa da fare che esiga la sua presenza in ogni episodio.
L’unica cosa che avrei evitato, se proprio dobbiamo trovare un minuscolo difetto nelle loro scene, non è tanto il bacio al cimitero (che ho trovato perfetto per Quinn), quando il tenersi per mano come due adolescenti alla prima cotta. Bellissima l’idea che rimanda all’entusiasmo di una storia d’amore agli inizi e alla purezza degli anni piene di speranze e ideali, ma io li ho percepiti molto, ma molto in imbarazzo.

 

L’altro esemplare maschile della serie, quello che dovrebbe liberare Rachel dai suoi demoni ed ergersi come Uomo dell’Anno, schierato dalla parte del Bene e della Giustizia, opposto alla meschinità e alla strategia dello spietato mondo di Hollywood, non mi veicola invece nessun tipo di messaggio né romantico né di altro genere. Non mi dice assolutamente nulla. Nonostante le belle parole di cui inonda Rachel, e ancora mi si deve spiegare come possa essere arrivato e dopo due minuti aver deciso di diventare il suo supporter- sulla base di che cosa esattamente? Chi ti conosce? – il suo impatto sullo show e su Rachel è tendente a meno infinito. Ci sono moltissimi campanelli d’allarme, che lui non sembra vedere, convinto che saranno la coppia perfetta, che domineranno il mondo con le loro idee progressiste radical-chic che li vedranno protagonisti dei migliori salotti televisivi. Rachel non si confida con lui su una cosa devastante come la violenza di Jeremy, scegliendo di non metterlo al corrente del suo passato. Non è un buon segno, Coleman, te lo dico. È costretto a venirlo a sapere da Quinn che, ancora una volta dimostra di conoscere Rachel meglio di chiunque altro, figurandosi alla perfezione il comportamento post-trauma. Per inciso, ho trovato apprezzabile da parte di Quinn mettere da parte il suo astio e disprezzo e chiedere l’aiuto di Coleman, perché portasse via Rachel di lì.
È anche platealmente diversa la reazione che hanno quando vengono messi al corrente della violenza di Jeremy. Quinn attiva subito la sua modalità protettiva, vuole accertarsi delle condizioni di Rachel, la chiama per sapere come sta e va ad affrontare fisicamente il colpevole, scartavetrandolo con i suoi metodi sempre poco diplomatici (gli strizza le palle). Coleman, invece, non pervenuto. Si limita ad affermare un vago: “Me ne devo occupare”. Con tutta la calma, Coleman, quando te la senti.

Coleman non si è reso conto che la sua vera rivale è Quinn? Che ancora una volta è l’ultimo a sapere le cose e che Rachel continua a scegliere, inevitabilmente, Quinn? Lo fa anche quando si ritrovano, nella scena più forte nella puntata, a parlare di nuovo della vicenda della denuncia di Jeremy, che ovviamente Coleman – l’unico dotato di sani principi – appoggia con forza.
La scena è stata davvero singolare, per come è stata pensata e realizzata: Rachel, più che una donna adulta in grado di gestire se stessa, è sembrata la ragazzina in attesa che i genitori prendessero una decisione riguardo alla sua vita. Chet ha interpretato il ruolo del padre arrabbiato, Quinn ha fatto più che altro silenzio, parlando attraverso sguardi più che significativi che sono arrivati dritti al bersaglio, e Coleman, che inserisco nella categoria “genitori”, nel suo tentativo di liberare Rachel una volta per tutte da influenze nefaste, le si è rivolto con lo stesso tono di un padre che sta cercando di rendere più autonoma la figlia poco intraprendente.

      

Ho trovato potentissimo il dialogo muto tra Quinn e Rachel, che sembrano capirsi e avere una sintonia superiore a quella che hanno con chiunque altro. Sono legate da segreti che non possono svelare e che potrebbero portare entrambe alla distruzione. È necessario fare silenzio, è il messaggio di Quinn, che Rachel condivide.

Coleman cerca di inserirsi nel magnetismo dei loro sguardi che le tengono incollate, implorando Rachel di staccarsi prima fisicamente e poi mentalmente da quella famiglia che non le fa bene, senza risultato. Del resto non è che faccia molto altro, a parte calmare Rachel quando parte al galoppo e gli si rivolta contro, rincorrerla, farle gli occhi a cuore e venire sempre per ultimo dopo tutto il resto. E continuo a non capire sulla base di cosa si prenda tutto il disturbo: colpo di fulmine? A senso unico, però.
Non vedo davvero l’ora di assistere allo stravolgimento delle dinamiche grazie al provvidenziale arrivo di Adam. È vero che ancora una volta si tratta di una macchinazione ai danni di Rachel, da parte di Quinn, che interviene senza nessun rispetto nella sua vita, in senso opposto rispetto allo scorso anno. Quando Rachel tenta di allontanarsi da lei, Quinn si attiva per ristabilire l’equilibrio delle forze – cioè legarla di nuovo a sé con un doppio filo molto stretto. Però questa volta mi sento di dire Go Adam! Qualcuno deve dare una svegliata a Coleman!

Chet e Quinn, in questa scena, fanno fronte comune contro l’usurpatore che è arrivato a mettere in pericolo il loro piccolo mondo ristretto e soffocante, e che deve essere quindi allontanato. È proprio Chet a parlare del loro gruppo come di una “famiglia”, perché per lui è quello che sono (immagino che lui si veda come il patriarca? Aiuto).

What the hell’s happening to our family?

Ever since Coleman’s got here, everything’s gone to hell.
That boy’s like a cancer. We need to cut him out.

Per quanto riguarda Everlasting, anche in questa puntata si è avverata la Maledizione della Corteggiatrice Della Settimana. Quella che viene scelte da Darius – volontariamente o dopo un’urlata di Rachel in preda a una crisi di nervi – verrà cacciata. Questa volta si tratta di Beth Ann che, detto tra noi, non aveva nessuna possibilità di vincere.

Anche in questo caso il personaggio aveva un potenziale che non è stato sfruttato al meglio, sacrificandolo per dare spazio alle vicende degli altri protagonisti. Con Beth Ann abbiamo visto dispiegarsi un dramma privato – nella scoperta di essere incinta e il successivo outing davanti alla sua famiglia – che mi è sembrato ricalcare la vicenda molto delicata dell’ammissione di omosessualità da parte di Faith dello scorso anno. In quell’occasione avevo trovato la circostanza molto ben gestita da parte di Rachel e di Adam. Alla base c’era sempre stato l’interesse televisivo di ottenere i maggiori ascolti, misto però a un sincero rispetto per Faith. In questo caso l’evento è stato usato per creare un siparietto comico con l’ex fidanzato galeotto in ginocchio, il cliché del padre sudista con il fucile, urla, pianti, accuse e grandi rating. Non è stato di cattivo gusto in sé, quanto perdente con il paragone con quanto successo nella scorsa stagione, dove c’era molta più attenzione alla storia delle ragazze, per le quale provavamo autentico affetto.
Darius si comporta molto bene con Beth Ann, quando la elimina, decidendo di beneficiare il nascituro di un fondo fiduciario, cosa che ce lo mostra ancora una volta come il bravo ragazzo che fa la cosa giusta per recuperare la sua reputazione. Il problema è che Darius non ce la fa più e se Adam la scorsa stagione mostrava di essere un reale protagonista e, in fondo, di divertirsi, lui invece ne ha fin sopra i capelli non solo delle manipolazioni di Rachel, ma delle ragazze tutte. Ridategli Romeo e portatelo via, questo ragazzo non ne può più, è sfiancato! Liberatelo dai suoi tormenti!

 

Si è trattato di una puntata che ha visto Rachel molto protagonista (e io credo che Shiri Appleby abbia diretto l’episodio e se stessa con molta bravura) e che ha messo in scena le conseguenze del trauma di Rachel e dell’inizio del suo crollo con grande maestria. Mi chiedo se quest’anno arriveremo a un punto di rottura del suo equilibrio mentale, se si scrollerà di dosso un po’ di quell’apatia che sembra aver preso possesso di lei e che ha messo tutti in allerta e se, a un certo punto, la bolla nella quale vive, in cui crede di agire per il bene dell’umanità attraverso lo show, le scoppierà davanti agli occhi.

Intanto, godiamoci il ritorno di Adam.

 

E anche per questo episodio è tutto! Sono curiosissima di vedere che cosa accadrà nel prossimo episodio! Intanto vi lascio il promo della 2×07 e vi invito a passare da questa pagina per tenervi sempre aggiornati sulle ultime notizie di UnREAL.
UnREAL Italia

– Syl

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Jeda

1 comment

miri 13 Luglio 2016 at 19:13

Altra puntata che è proprio volata!
Comincio anche io dal colpo di scena finale O.O
Non sapevo del ritorno di Adam, ma non posso che concordare con te “chi siamo noi per impedirlo?” Coraggio Adam, fatti avanti. 😀 E dire che io nemmeno tifavo per lui lo scorso anno (ero team Jeremy… imperdonabili errori di gioventù 😀 ), ma questa “nuova versione” di Adam, associata alla delusione per l’incolore Coleman, mi fa dire goooooo Adam!
Mi è piaciuta, all’inizio, la contrapposizione tra la serenità di Quinn con Booth (certo che i cimiteri nelle serie tv stanno diventando sempre più spesso location romantiche XD, nemmeno a dirlo la mente è tornata subito ai caskett *sospira) e il buco nero in cui, inesorabilmente, stava scivolando, in solitudine, Rachel.(A fine puntata temevo un ribaltamento di fronte con Rachel in compagnia e Quinn in solitudine. Fortunatamente le parole della psicologa hanno prodotto effetti).
Mi ha colpita la sfuriata di Rachel con Darius, una Rachel al limite, “fai pure, fatti cancellare, liberami da questo tormento”. Rachel ogni tanto dà proprio la sensazione di voler essere “salvata” da questa vita (prima la proposta di Adam, ora le promesse di Coleman), ma poi è troppo legata, troppo “intrisa” di questo mondo, di questa famiglia per farsi veramente “salvare” (bellissimo il linguaggio muto fatto di sguardi che hai evidenziato, nella scena clou della puntata, tra lei e Quinn).
Come hai sottolineato, è stato forte in questo episodio, il richiamo al concetto di famiglia. Lo stesso Chet più volte vi ha fatto riferimento (Chet che, effettivamente, sta guadagnando punti, ma, considerati i comportamenti dello scorso anno, l’atteggiamento da uomo della pietra delle prime puntate, il rapimento del figlio, ecc. ecc., direi che è ancora a debito di tanti, tanti, ma tanti punti 😀 ne hai di strada da fare, caro Chet!)
Come hai evidenziato, sono tante le ragioni che tengono unita questa “famiglia”, ma tra le tante, vi sono anche dei veri sentimenti, dei veri legami, estremamente complicati, ma sinceri. Molto bello vedere Quinn che chiama subito Rachel per accertarsi delle sue condizioni dopo aver appreso dell’aggressione, che ne conosce lo stato d’animo e addirittura ne sa prevedere i movimenti (nonchè badassissima quando entra in azione con Jeremy).
Vediamo fino a che punto riuscirà a reggere la pressione e questa situazione Rachel. Il promo della prossima puntata non lascia presagire nulla di buono.

Darius/corteggiatrici. “La maledizione della corteggiatrice della settimana” XD
Ho riso sulla reazione di Darius quando rientra in camera e trova la ragazza 😀 Hai ragione è un uomo al limite. Salvatelo!
Da ultimo, ma non per importanza XD XD, un pensiero per il mio presentatore preferito sempre maltrattato da tutti. Rachel: “Graham, va bene, ma non pensare, ti fa sembrare grasso” XD

Alla prossima! 🙂

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