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UnREAL | Recensione 2×04 – Treason

Nella puntata di questa settimana di UnREAL, dopo gli eventi di chiusura dello scorso episodio, mi aspettavo una vulcanica resa dei conti, o almeno la vendetta implacabile di una Quinn-virago ai danni di Rachel, colpevole di averla clamorosamente pugnalata alle spalle. Del resto, se ci ricordiamo, era stata la stessa Rachel a prevedere scenari apocalittici in cui l’amica-nemica l’avrebbe fatta a pezzi in tutti i modi immaginabili.

No, she’s gonna, like, chop me up into millions of little pieces.
They’re gonna ship me off to different countries.

Chiaro che ero pronta a vedere scenate, schizzi di sangue e teste volare (e non solo in senso metaforico).
Al contrario, in apertura ci siamo trovati di fronte a una Rachel molto calma e determinata, impegnata a gestire il doppio fronte di problemi – per via del dolore alla schiena di Darius che non gli permette di stare in piedi e, quel che è peggio, andare avanti con il programma – che dà ordini con compostezza e autorevolezza, un cambio di atteggiamento percepito anche dal resto della crew, che accetta le sue indicazioni senza metterle in discussione, chiamandola “Boss” numerose volte.

Scopriamo quindi molto presto che, banalmente, il mistero di Darius è quello di aver tenuto nascosto allo staff del programma e alla sua squadra sportiva il suo infortunio. La cosa è grave perché se si venisse a sapere, la sua carriera sarebbe compromessa. Io avevo sperato che Darius ci avrebbe riservato nel tempo qualche sorpresa un po’ più succosa, per esempio che lui e Romeo avessero una relazione segreta, invece la questione è abbastanza prevedibile. Darius  è il classico bravo ragazzo che vive in un mondo difficile e ha persone care da mantenere e per questo è costretto a mentire. Tutto molto bello, ma poco da UnREAL.

Darius a me piace, come può piacermi un cucciolo di capriolo che deve destreggiarsi in un ambiente ostile. Non so perché mi susciti questi sentimenti di protezione, ma lo vedo poco adatto a un contesto così spietato: perfino Rachel non deve abusare della sua grande arte manipolatoria con lui, visto che bastano due frasi piuttosto banali perché lui accetti tutti i suoi consigli. L’ambiente del programma televisivo potrà essere feroce e disumano quanto si vuole, però Darius non ha, per il momento, dimostrato nemmeno le abilità minime per sopravvivere lì dentro. Mi ha fatto molta tenerezza nella scena finale con Ruby, quando si lascia andare a confessarle parti di sé, convinto che lei sia genuinamente interessata ai moti del suo animo. Ora, non sappiamo se lei fosse al corrente che le telecamere la stessero seguendo – se è anche lei vittima del sistema, o se sia stata contagiata dall’immoralità imperante (diamole il beneficio del dubbio)- ma a Darius finisce comunque male e mi spiace per lui, nonostante il fatto che se vivi in quell’ambiente, dovresti tenere la guardia un po’ più alta.

Per dirla con un eufemismo, Quinn non sta passando una delle sue migliori giornate. In UnREAL non importa a quale livello della catena alimentare tu sia, la mancanza di gioia sarà sempre tua compagna.
Quinn è la vera artefice del successo di Everlasting – e su questo tutti concordano – ma è costretta a  rimanere a guardare mentre il merito viene riconosciuto a altri. Uomini, di solito. Uomini che non hanno nemmeno un centesimo della sua competenza, lungimiranza, e fiuto per gli affari, ma che sono sempre valorizzati da altri uomini a cui sono legati da una fratellanza che esclude la linea femminile, e messi a capo di un impero che appartiene per merito solo a lei.
A questo si aggiunge in primo luogo il tradimento dell’unica persona a cui era legata, mi sento di dire, in modo affettuoso e genuino, nonostante la complessità di un rapporto dalle molteplici sfaccettature, la maggior parte delle quali distruttive. Nonostante non sia quel genere di relazione sano che consiglieremmo al prossimo, è sempre stato innegabile, per me, che Quinn tenesse a Rachel in modo – per quanto visto finora – un po’ più lineare rispetto a quello che Rachel prova per lei. Come se questo non fosse abbastanza, arriva la notizia della morte del padre di Quinn, recapitata da una Madison sul punto di stramazzare a terra nella classica versione di “Ambasciator non porta pena”. Immagino che saranno stati tutti molto felici di lasciare a lei l’ingrato compito.

 

Del padre di Quinn non sappiamo nulla, tranne quanto abbiamo scoperto la scorsa puntata, cioè che era un alcolizzato e lei ha avuto un’infanzia infelice e solitaria.
Il doppio colpo, che in lei non si manifesta in modo melodrammatico, proprio come è nel suo stile, ma che le fa aggiungere un doppio strato di acciaio, si fa sentire: invece che starsene fuori a tartassare chiunque con i suoi rimbrotti sarcastici, preferisce rimanere nel suo ufficio, ammaccata e sconfitta. Non è da lei. Sorprendentemente trova un alleato in Chet, che è l’ultima persona a cui dovrebbe dare retta e che se fosse l’unico compagno su un’isola deserta, renderebbe preferibile a chiunque gettarsi in pasto agli squali.
Chet, in una veste insolitamente sensibile – ma sempre tenendo conto che è Chet – le offre conforto per la morte del padre, che lei però rifiuta.

He was a worthless father, and now he’s dead.

E questo è tutto quello che Quinn intende dire sul padre, a posto così.

Chet capisce anche che il tradimento di Rachel è qualcosa che, più di tutto il resto, può minare il suo spirito combattivo, che lui cerca di far rivivere, ovviamente perché è nel suo interesse.

So, you’re giving up. You know, when I wanted the show back, you fought me tooth and nail, but now that it’s a little weirdo and dick for brains, you’re just gonna hand it over to them? This show is our baby. We got to fight for it.

Quinn non intende parlare del padre, ma non si tira indietro nell’esprimere la sua amarezza per il tradimento di Rachel e lo fa, a sorpresa, proprio con Chet.

Yeah, you raise kids,teach them everything you know,and then they grow up to stab you in the back.

Chet le propone, niente di meno, di combattere insieme per rimettere le mani sul loro show, che lui chiama il loro “bambino”, vestendo di nuovo gli antichi ruoli: lei in carica e lui a seguirla. Sono bastate due puntate per fargli capire che senza Quinn non va da nessuna parte. Io vorrei solo che lui andasse molto, molto lontano e lontano dai miei occhi. La proposta è ancora più inquietante per via del fatto che è presente un bambino in carne e ossa, ma non il “loro bambino”, e anzi simbolo del tradimento di Chet ai danni di Quinn, tanto per ricordarci che in questo show si vive di pane e inganni.

That caterwauling ball of flesh is the result of you cheating on me with your wife.
It came out of her vagina. So no, I don’t want to hold it.

Bambino che, non dimentichiamolo, è stato rapito da un Chet con gli occhi da psycho, convinto inoltre di non aver compiuto niente di illegale, perché si tratta “della sua progenie”, e quindi ha ogni diritto di portarselo in giro sul set come se niente fosse. Nonostante la serietà dell’argomento, il fatto che c’entri un bambino innocente che non viene tutelato e l’indiscutibile prova che Chet abbia oltrepassato la soglia della sanità mentale, rimane comunque una delle parti comiche dello show, soprattutto quando si è trascinato la carrozzina in giro per tutta la puntata e per i consigli che rifila al bambino.

Le carte si mescolano di nuovo e i due team vengono ricomposti: da un lato Rachel e il tiepido Coleman che, in tutta la puntata non dice o fa niente di significativo, dall’altro Chet e Quinn. È indubbio che Quinn sappia che Chet non è la persona giusta per lei. È una donna forte e volitiva che però ha, come è normale, qualche debolezza. È evidente che il legame con lui affonda le sue radici in qualcosa di antico e inspiegabile, perché è l’unica donna al mondo capace di farsi affascinare dalle sue parole, nonostante le reiterate delusioni e il fatto che, anche solo a incontrarlo di sfuggita, si comprende benissimo che non c’è con la testa! Eppure si lascia quasi ingannare di nuovo, perfino quando, alla fine, le fa tutto il bel discorsetto trito e ritrito su quanto sia cambiato e che se lei gli desse un’altra possibilità lui saprebbe essere l’uomo che si merita e blablabla.

If we tried this again, it would be a whole new universe.
It would be… it’d be the one you deserve.

Mi ha sorpreso il fatto che Quinn non lo abbia fatto internare con la camicia di forza, ma che sia rimasta ad ascoltarlo. È vero che è stata una brutta giornata per lei, ma NIENTE giustifica anche solo il remoto pensiero di tornare con Chet! Provvidenzialmente arriva la polizia ad arrestarlo per rapimento. Spero che a Quinn non servano altre dimostrazioni di quanto sia inaffidabile e partito per la tangente.

Veniamo alle nostre donne, cuore dello show e motivo basilare per cui si guarda UnREAL.
Il primo confronto tra Quinn e Rachel è molto duro, ma senza sconfinare nella scenata da mercato. La rabbia e il risentimento, espressi da Quinn a voce bassa, con grande contento, senza lasciare che la furia divampasse incontrollata ha reso lo scambio molto più efficace. E spietato. Quinn non le cava gli occhi, né la abbatte con la sua solita ferocia, tenendo conto che in altre occasioni ha usato con Rachel una crudeltà gratuita che non si meritava.
Rachel non si tira indietro. È lei che va nella tana di Quinn, dopo aver scoperto della morte del padre, per portarle un conforto non richiesto e ovviamente sgradito, e che le spiega il motivo per cui ha agito in quel modo. Mi ha sorpreso vedere, ancora una volta, come lei sia convintissima del fatto di agire sempre nel migliore dei modi, per un fine più elevato, al punto da non accorgersi delle conseguenze delle sue azioni. È come se vivesse dietro a uno schermo buio che impedisce alla sua coscienza di analizzare le motivazioni profonde del suo comportamento. È convinta di averlo fatto solo per il bene dello show, perché la faida tra Chet e Quinn rischiava di condurli tutti al fallimento. Il che è indubbiamente vero, ma ci saranno pur stati degli altri modi di risolvere la questione, senza fare a pezzi una persona che ti pensava amica. Rachel porta a livelli sempre più estremi il concetto del fine che giustifica i mezzi.
Quinn, invece, ha una presa molto più realistica sulla situazione e, tagliando corto, le fa presente che quello che ha fatto ha un’unica motivazione che si chiama “brama di potere”. Prosegue anche con una tiritera molto amara su quello che lei ha fatto per Rachel, il solito “Senza di me non sei nessuno, andrai a schiantarti contro il muro”.

 

Capisco la delusione di Quinn e il suo desiderio di ferire quella che è ormai una rivale, sono d’accordo su molte cose che ha detto, ma dubito fortemente che abbiano lasciato un segno. Rachel è convinta di aver fatto la scelta giusta, ha un nuovo sostenitore (Coleman) che la sostiene e incoraggia, di fatto allontanandola da Quinn (non so ancora se in modo premeditato e se alla fine si rivelerà una cosa sana), e mi è quindi parsa impermeabile a quello che Quinn le ha scaricato addosso con livore. Ascolta lo sfogo pieno di recriminazioni e, invece di scusarsi o quantomeno provare a ricucire il rapporto, lo prende come sprone a dimostrare a Quinn che, invece, lei è qualcuno anche senza il suo mentore, che, forse, è perfino meglio di lei. È in lacrime, ma le promette di “fargliela vedere”.
Cosa che, in effetti, sembra accadere. È Rachel che vince la manche della gara a chi affossa prima l’altro. Quinn e Chet scoprono il segreto di Darius e vogliono usarlo per i propri scopi: intendono metterlo fuori combattimento con un altro colpo alla schiena, nonostante il rischio che rimanga paralizzato, per farlo uscire dal programma in modo plateale e disastroso e far ricadere la colpa su Coleman che, del resto, è l’unico responsabile dello show, quindi al network se la prenderanno con lui. Coleman, permettimi, ti devi fare un po’ più furbo. Hai davanti una nemica di un certo spessore, dovresti controllare quello che succede, invece che fare lo sponsor di Rachel e, in tutta la puntata, chiamare giusto il tuo amico medico sportivo. Avevo grandi speranze per te.

Rachel, dimostrando che l’allieva ha superato la maestra, riesce invece a ribaltare la situazione a proprio vantaggio, sempre ai danni di Darius che dovrebbe aprire in fretta gli occhi e smettere di essere tanto ingenuo: lì dentro a nessuno importa della sua salute, tranne a l’unico che ha licenziato, Romeo. A me sembra una follia che lui decida di farsi fare l’epidurale, quando il rischio è quello di rimanere paralizzato.

Rachel, dopo la sua vittoria, senza rendersi conto delle implicazioni delle sue azioni, di nuovo, e senza la minima comprensione empatica di quanto successo, tenta un secondo approccio con Quinn, offrendole una birra, come se fosse una giornata qualunque in cui devono festeggiare i loro soliti successi. Chiaro che Quinn la rimanda al mittente.

Rachel, nel suo non allineamento con la realtà, già resoci chiaro dalla sua convinzione di essere l’Eletta che rivoluzionerà il mondo televisivo, pensa ingenuamente che a dividerle sia solo una differenza di vedute lavorativa, che sia solo un “litigio” su un argomento specifico, che non copre la totalità delle loro vite. Quinn è molto più realista: per loro due non esiste altro che il lavoro, è quello che sono, è quello che le definisce. Senza quello non hanno niente e, con la frattura creatasi nel settore più importante delle loro vite, è chiaro che non c’è altra possibilità di legame, per loro.

Look, Quinn, I know we’re fighting about work stuff, but…

Work stuff? What other stuff is there? That’s us. We work. And not well.

Le riconosce la vittoria, ribadisce che non sono amiche e dichiara di averne abbastanza di tutte le persone-spazzatura della sua vita, che immagino voglia chiudere in un edificio da far saltar per aria, proprio come intende fare con gli effetti personali del padre. Quinn mantiene (giustamente) la linea dura con Rachel, decidendo di tagliare i ponti. Certo è che, seppur amareggiata e delusa, dovrebbe tenere presente che anche lei è stata una partecipante attiva, nel gioco al massacro che è la loro vita in quel contesto, e riconoscere che hanno tutti un legame di interdipendenza e co-dipendenza in cui sono a turno vittima e carnefice.


Non credo sarà il punto più basso che raggiungeranno (o abbiano raggiunto in passato) nel loro rapporto.

Per il resto, mi rimane da capire di preciso quali intenti abbia “Hot Rachel” con Jeremy. Pensavo all’inizio che lo facesse solo per essere inquadrata di più e avere una maggiore visibilità. In realtà credo a questo punto che abbia un secondo fine che però non scorgo. È così disinteressata a Darius che mi chiedo perché lui continui a sceglierla.
Diciamo che, rispetto allo scorso anno, le contendenti non sono approfondite in un modo che possa generare in noi una risposta empatica e dell’affetto. Ricordo di aver fatto il tifo per Faith, durante il suo coming out e di aver vissuto con grande partecipazione il dramma di Mary. Quest’anno a me sembrano tutte un po’ caricaturali, stereotipate e molto poco interessanti. È vero che i rapporti tra i personaggi ricorrenti si sono evoluti e sono diventati più complessi e di certo mi piace molto seguire tutte le dinamiche in continuo cambiamento, ma mi sembra comunque che si stia perdendo una grande parte di quello che era stato il cuore del programma nella prima stagione.
Anche la vicenda della vittima sacrificale della puntata, London, la ragazza musulmana convinta a bere da una Madison ormai lanciatissima nel suo ruolo di manipolatrice sulle orme di Rachel, non mi sembra sia stata dipanata con successo. Il tema era molto “caldo” e problematico, ma sembra essere stato inserito nell’episodio senza una struttura solida di sostegno.

Anche per questa settimana la recensione è finita. Vi sta piacendo questa stagione? Vi lascio il promo per la prossima settimana e vi ricordo di passare da questa pagina, se volete sempre rimanere aggiornati sulle novità!
UnREAL Italia


A presto!
– Syl

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2 comments

miri 30 Giugno 2016 at 15:27

E anche in questo episodio ecco servita una buona dose di #TvVerità, è Unreal, d’altronde! 😀
Concorrenti estremamente preoccupate per la salute di Darius che piangono lacrime spontaneissime XD e ambulanze che soccorrono concorrenti in uno stato di salute talmente cagionevole che la terapia sufficiente, per una pronta guarigione, è un bel giro dell’isolato. XD
E poi, sembra ormai delineato il filo conduttore di questa stagione: la concorrente scheggia impazzita che si lancia in placcaggio sul povero tronista, lo sbattere di ciglia convulso di Chet in presenza del bimbo (io studierei bene il suo caso, mi preoccupa… che è? Allergico al talco? Su Chet calo un velo pietoso. Rapisce il figlio e se lo porta come se niente fosse sul set… La Patagonia non gli ha fatto per niente bene), nonchè la girandola di squadre che si compongono e disfano in modalità calciomenrcato estivo (a questa velocità tra un po’ devo farmi lo schemino del “chi sta con chi”).
Scherzi a parte, anche in questa puntata è stato affrontato un discorso caro in Unreal: il limite che si è disposti a superare in nome dello show. E vediamo che ogni volta l’asticella si alza sempre più. Tanto che, ancora una volta, anche la salute di un uomo passa in secondo piano rispetto al programma, in questa guerra intestina tra chi vuole riappropriarsi e chi vuole mantenere le redini dello show (e concordo con te. Darius, mi piaci, ma svegliati perchè lì ti fanno a pezzi!).
Anche io mi aspettavo fulmini e tempeste (attraverserò cit.) tra Quinn e Rachel, invece, tutto sommato, la cosa è stata mantenuta su un profilo basso, per ora. Anche se le parole, gli sguardi, l’essere amareggiata di Quinn e il discorso sulla spazzatura, che hai richiamato, fanno sicuramente male. Però ecco che, inaspettatamente, queste parole non hanno colpito come mi aspettavo Rachel. A tal propostito devo dire che per me la ragazza non sta bene. Sembra anestetizzata, completamente fuori dalla realtà, come dicevi tu, sembra, appunto, che viva “protetta da uno schermo” (e qui mi è rimasto un dubbio dalla puntata in cui la madre le aveva inviato i medicinali. Ma ha ricominciato ad assumerli? Non mi è chiaro).
Mi è piaciuto il momento verità di Quinn, il discorso sui figli che cresci, a cui insegni tutto e che poi ti pugnalano alle spalle. Un discorso che fornisce nuove sfumature su come percepisce Quinn il rapporto con Rachel.
In merito a Coleman, per questa settimana giudizio sospeso. Ho grandi aspettative nei suoi confronti e non può arrivarmi con la supermacchina e poi limitarsi a fare una telefonata al suo amico… Non ci siamo!
Per le concorrenti, concordo con te. Per ora non c’è un grande approfondimento, una storia che colpisca in modo particolare (tra l’altro quando approfondiscono qualcuno, ecco che poi viene eliminata 😀 si veda Brandi…). Spero che Ruby non sapesse delle telecamere, altrimenti a casa subito!

Nota a margine: a me fa troppo ridere il presentatore dello show. Dice due frasi in tutto, ma lo fa con il piglio, con la faccia di circostanza, di chi sta dicendo grandi verità e ne va assolutamente fiero. Voglio uno spinoff su di lui! XD
Alla prossima! 🙂

Reply
Syl
Syl 30 Giugno 2016 at 21:20

Ciao! Sì, anche io trovo che con la vicenda Darius si sia superato il limite, ma in effetti continuo a dirlo, per cui immagino che questo limite verrà spostato sempre più in alto. Quando ha proposto di fare l’epidurale ho pensato che fossero tutti impazziti, Darius per primo. Per non parlare di quando l’ho visto fare in lancio, ho temuto il peggio! (Poi non ho capito adesso che ha trovato la soluzione temporanea non potrà comunque rimanere per tutta la stagione, o sbaglio?). Sui farmaci all’inizio li ha buttati, poi li ha ripresi dal cestino e in quella puntata ricordo di aver pensato che avesse deciso di prenderli, ma a questo punto non sono convinta né in un senso né nell’altro. Certo è che in questa puntata è stata molto più calma e meno maniacalmente presente, quindi può benissimo essere che li prenda. Il presentatore (Graham, vado a memoria) è davvero fantastico 😀 Poi la cadenza da annunciatore televisivo mi fa morire 😀 E’ proprio perfetto per la parte!
Grazie per il commento e alla prossima settimana!

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