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Recensioni UnReal

UnREAL | Recensione 2×01 – War [Premiere]

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UnREAL è tornato per aprire la sua seconda stagione, portando con sé le sue protagoniste in forma smagliante. Quinn e Rachel sono i personaggi femminili più manipolatori, cinici, potenti, meschini, sarcastici, sprezzanti, amorali, impietosi, veri, umani, pieni di difetti ma assolutamente brillanti dell’intero panorama televisivo. Due antieroine come non si erano mai viste, come non ci eravamo mai permessi di immaginare. Perché UnREAL non è il passatempo trash che i più credono che sia, leggendo la trama, qualcosa con cui trascorrere l’estate in attesa che tornino le serie televisive autunnali.

È un prodotto ottimamente costruito da una showrunner competente, Sarah Getrude Shapiro, in grado di veicolare messaggi politici all’avanguardia su temi scottanti, come l’uguaglianza di genere, e, in questa stagione, il razzismo, che parla di potere senza nessuna ipocrisia e che dimostra di dominare la complessa psicologia dell’essere umano e gli schemi più o meno consci che agiamo nella realtà. Queste dinamiche sinergiche sono messe in scena in un mondo glamour da sogno, in cui tutti hanno però un secondo fine, una loro agenda e dove non c’è spazio per le anime innocenti, se esistono. Sembrerebbe di no. La natura umana è davvero tutta corruttibile? UnREAL dà la sua risposta, ed è affermativa.

Non è magnifico e coraggioso costruire delle storyline senza nessuna censura? Io lo trovo liberatorio da guardare, ed è uno dei motivi per cui ne bramavo il ritorno con una certa impazienza. [Nota personale: dopo la tragedia e i pianti per Castle, avevo la necessità che tornasse UnREAL, il prima possibile. Sono felicissima di occuparmene].

Insieme ad UnREAL, si apre un’altra stagione di Everlasting, il reality show fake che prende spunto, in modo ben poco velato, dal famoso The Bachelor, in onda su ABC, mostrando platealmente i meccanismi spietati  presenti nel dietro le quinte di un programma televisivo di quel genere, o della televisione in generale, per i più disincantati.  Everlasting si presenta con il botto, avendo scelto di impiegare per la prima volta, come single più desiderato (tronista), un protagonista di colore. Non solo non è mai successo nella storia di Everlasting, ma nemmeno nella sua controparte realmente esistente, tema con cui si vuole evidentemente polemizzare, visto che la questione razziale viene introdotta nei primi minuti. Applausi alla (vera) showrunner.

La puntata si apre con Quinn e Rachel che festeggiano a Las Vegas i loro successi in una versione moderna degli antichi Baccanali.

 

Hanno abbandonato entrambe l’idea romantica che l’amore gentile le avrebbe salvate, il sogno che avevano cercato di vendere al pubblico lo scorso anno, e a cui, sotto sotto, avevano loro stesse sempre creduto. Quei momenti sono finiti. Nono sono più le principesse in attesa del loro principe azzurro, ma sono diventate in prima persona “The Kings”.

We’re gonna be kings this year, Goldie. Kings!

A suggellare la loro nuova vita e le nuove intenzioni, decidono di tatuarsi il loro motto “Money, Dick, Power”, a eterno ricordo e monito del successo raggiunto. Girls Power.

Sarò onesta e, dopo averci riflettuto, preferisco dire che questa scena non mi ha convinto. Essere donne di potere non significa comportarsi da uomini, e diventare tali. Quinn e Rachel sono troppo intelligenti per pensarla così, quindi prendo gli eventi con un po’ di scetticismo, aspettando che si compia l’arco della stagione, per vederle alle prese con i nuovi ruoli e la loro trasformazioni.
Perché, sì, le cose sono cambiate: Rachel è diventata showrunner, ed è la nuova Quinn, Quinn è Chet e Madison, la ragazza con le trecce che si è fatta strada sappiamo come, è la nuova Rachel (quest’ultima parte è quella che suscita la mia ilarità ogni volta che ci penso).

Quinn e Rachel, dunque. Dopo il finale dello scorso anno, in cui Quinn ha di fatto rovinato la vita a Rachel, in procinto di scappare con Adam (per favore, l’uomo più insulso di sempre!), mi aspettavo che le due amiche-nemiche fossero ai ferri corti, in modo più evidente al pubblico. Poiché il loro rapporto distruttivo di codipendenza è il motivo per cui guardo UnREAL (le attrici sono favolose. Non riesco a decidere quale delle due mi piaccia di più), ho temuto di dover assistere a separazioni e litigi. Ovviamente non doveva sorprendermi il fatto che la realtà fosse molto, molto meno lineare di come me l’ero immaginata. Sembrano alleate ma non è tutto oro quello che luccica (trattandosi di uno show di questo tipo, è proprio il caso di dirlo).
Inizialmente infatti sembra andare tutto bene. Quinn è la Mama Bear orgogliosa che è riuscita a tenere la sua creatura – intendendo con questo termine sia Everlasting che Rachel – al sicuro sotto le sue ali e che si limita al suo ruolo di supervisor sopra le parti. Quanto durerà? È la domanda che avrà una risposta molto prima del previsto. Quinn interviene spesso, senza risultare troppo invadente, per raddrizzare certe derive su cui Rachel, ancora un po’ impacciata nel suo nuovo incarico pieno di responsabilità, rischia di deragliare. Di fatto, le salva il sedere molto spesso, grazie alla sua esperienza e alle doti strategiche innate. È quel lato di Quinn che amo vedere e che mi fa parteggiare per lei: è sicuramente ambiziosa e disposta a vendere chiunque per avere successo, ma ha un’inspiegabile predilezione per Rachel, e non solo perché l’ha “allevata” lei, da un punto di vista lavorativo. Credo che non si possa nemmeno circoscrivere al solo fatto di rispecchiarsi in lei, per come era da (più) giovane (un po’ come nel Diavolo veste Prada). Le è affezionata in modo genuino, se si può usare questo aggettivo con Quinn.

Certo, questo è valido solo finché lo show non rischia di auto distruggersi per colpa di forze esterne, mettendo a repentaglio il loro successo. A quel punto Quinn interviene e tiriamo tutti un sospiro di sollievo.

You’re my girl. You’ll get another shot.
I just got to steer us past this train wreck,
and then I will hand the show back to you.

E no, Rachel non sembra prenderla benissimo. Si rassegna, ma non tarderà a esplodere, ecco cosa mi dice la sua faccia.

Quinn se ne esce sempre con il suo insuperabile sarcasmo, espresso con quella voce graffiante, che ci fa ridere anche quando non sarebbe corretto farlo.

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Rachel è la vera protagonista di UnREAL. Tutto gira intorno a lei, da lei nascono le storie primarie che coinvolgono il resto dei personaggi, dispiegando la trama. Rachel non sta bene, lo sappiamo noi e lo sanno tutti lì dentro. Ci aspettiamo che dia di matto da un momento all’altro e ci chiediamo ansiosi quale miccia farà saltare il suo equilibrio precario.

È cambiata, rispetto allo scorso anno. Non è più la disadattata scappata di casa, e senza un soldo, che raramente si fa una doccia, ma è una donna con un lavoro prestigioso, che ha sempre desiderato, e che sa comprarsi delle giacche di alta moda. Conoscendo le sue doti, non avevo nessun dubbio che sarebbe stata le perfetta showrunner, anche meglio di Quinn – mi dicevo – ma non è andata esattamente così. Rachel conosce alla perfezione i meccanismi televisivi, ha imparato bene dalla sua mentore, ma quando il gioco si fa duro, non ha ancora abbastanza esperienza per gestire al meglio la situazione. Ecco perché sono stata felice quando Quinn ha preso in mano le redini del gioco, perché Rachel non aveva il polso saldo e ho visto profilarsi il dramma dell’insuccesso dietro di lei. L’ho percepita esitante, poco convinta, quasi sopraffatta da ingranaggi letali che conosce ancora troppo poco. È normale, del resto, che la sua mancanza di esperienza in quella specifica posizione dovesse mostrarsi, ed è altrettanto normale che Quinn, molto più navigata di lei, abbia ancora molto da insegnarle. Lo si è visto anche dal fatto che Rachel non è ancora riuscita a guadagnarsi lo stesso rispetto di Quinn con i suoi sottoposti, che hanno sempre qualcosa da dire, consigli non richiesti da dare e giudizi sul suo operato. Dovrà lavorare un po’ per essere la nuova Quinn.

Quello che è imprevedibile è come gestirà la rabbia per l’ingerenza dell’amica/mentore/madre/rivale, perché nello sguardo che le riserva alla fine, io ho visto un grosso cartello di PERICOLO aleggiare sulla testa di entrambe. Rachel è ferocemente arrabbiata con Quinn, è evidente. Ci sono emozioni complesse e contrastanti che ribollono sotto la superficie, pronte a divampare, e non credo che Quinn ne sia del tutto consapevole, anche se ovviamente conosce molto bene il suo pollo.
Immagino che sia convinta che Rachel abbia dirottato le parti dannose della sua personalità borderline (o forse già oltre questo livello di soglia) all’interno del nuovo incarico, infondendo in esso tutte le sue energie e le sue nevrosi, cosa che la tiene ancorata a un livello di sana normalità, facendola sentire al sicuro.
Rachel è senza alcun dubbio convinta di essere stata investita della missione di fare la storia della televisione, perché destinata a grandi cose per l’umanità e questo dimostra che siamo di fronte all’oscillazione maniacale del suo disturbo bipolare.

Questo è uno dei motivi per cui non si può odiare Rachel, anche quando compie azioni meschine. C’è una parte di lei realmente convinta di fare le cose giuste, per il motivo giusto, credendo al noto adagio “Il fine giustifica i mezzi”. Nonostante gli abissi di amoralità che riesce a raggiungere, l’impressione è che, tra le due, Rachel sia quella provvista di qualche rimasuglio di umanità. Crede davvero di fare del bene, per quanto assurdo possa sembrare, ed è in quel punto vulnerabile che si fa abbindolare da Quinn, che fa leva su quell’aspetto. Tra le due è Quinn quella che vede la realtà per quella che è. Feroce.
Rachel rimane comunque un genio insuperato nella misteriosa arte della manipolazione. Ogni volta mi dico che non può farcela, che non riuscirà a convincerli, e tutte le volte si porta a casa il risultato. Probabilmente perché è la prima a credere a quello che dice, sempre per via del bene più grande di cui è sostenitrice morale. Sì, li manipola tutti e sa di farlo, ma ci trasmette l’idea di doverlo fare perché è necessario, se si vuole cambiare il mondo. Lei crede ciecamente all’idea innovativa di rompere i tabu sociali con il protagonista nero, e non si fermerà davanti a nulla. Questo le darà anche le sue vittorie personali, ma a me arriva davvero l’idea della sua primaria convinzione della Giusta Causa.
La vediamo in azione con Darius, che ha dei ripensamenti sul fatto di partecipare al programma, in una scena che ripercorre quella identica dello scorso anno. Rachel lo convince che è necessario per la sua reputazione, essendosi lasciato sfuggire a telecamere accese un insulto sessista rivolto nei confronti di una giornalista (“Bitch, please“). Rachel, con grande empatia e comprensione degli eventi, tira fuori la soluzione vincente: “E cosa pensa tua mamma, caro Darius?” E così Darius cede sotto al colpo basso, ricordando la madre che l’ha allevato per essere diverso, per sfuggire al suo destino già segnato, e che adesso soffre per colpa sua.

L’altro colpo di genio è nei confronti della corteggiatrice attivista dei diritti dei neri, Ruby, l’intellettuale impegnata che rifiuta di partecipare perché è all’ultimo semestre alla Berkeley e ha cose più importanti e serie di cui occuparsi. Anche qui ho detto no, Rachel non può farcela. Non è possibile, questa volta no. E invece, ovviamente ce la fa benissimo: perché rimanere qui, dove nessuno sente la tua voce, quando puoi parlare davanti a venti milioni di telespettatori, per cambiare le coscienze a un altro livello? Rachel mente, facendole una promessa che non può mantenere, ma davvero ci stupiamo? No, è Rachel.

Il top della manipolazione lo raggiungiamo quando Rachel interviene per manovrare un’ingenua Madison che non sembra incarnare, all’apparenza, le caratteristiche adatte per il ruolo che ricopre, generosamente concessole da Chet la scorsa stagione. Madison non è così spietata da far piangere una delle concorrenti, e la produzione non ha quindi un promo incisivo da mandare in onda. Rachel vorrebbe intervenire di persona, ma Quinn la ferma: non può fare tutto da sola, deve istruire le nuove leve e delegare. Rachel le dà retta e dirige magistralmente Madison attraverso il microfono nascosto e ottiene il risultato, in una scena che ho guardato con il batticuore continuando a dirmi che non potevano essere così cattive. Nessuno poteva arrivare a tanto. Invece l’hanno fatto eccome, hanno volontariamente colpito il punto più doloroso della contendente, rimestando nella sua sofferenza e senso di colpa, per avere la frase adatta da mandare in onda.

 

 

Rachel at her best.
 
Vedere il duo senza nessun peso sullo stomaco in azione ha qualcosa di catartico. È come se si permettessero certe cose che nessuno di noi avrebbe mai il coraggio di ammettere apertamente.

Madison, che fin lì era sembrata la vittima delle streghe crudeli (per inciso, non capisco perché la dottoressa Wagerstein faccia quella faccia schifata. Primo, sai di non lavorare nella casa delle bambole, due hai usato anche tu l’arma del ricatto per ottenere quello che volevi. Almeno non l’ipocrisia, grazie), dimostra non solo di essere fatta della stessa pasta, ma di essere, tra tutte, quella meno a segno. Ed è parecchio da dire, visto dei soggetti di cui stiamo parlando.

Veniamo al reparto maschile. Non ci siamo. Tanto le donne sono brillanti e presentano una complessità intrigante, tanto gli uomini dimostrano di provenire da un altro mondo. Quello della banalità.
Chet torna da suo addestramento paleolitico (è strano perfino da scrivere) con delle idee uscite dritte, appunto, dalla preistoria. È dimagrito (io lo preferivo prima, comunque. Mi fa quasi paura così magro. Sembra un fantasma) ed è imbevuto da slogan maschilisti e sessisti che nemmeno nel Medioevo, nonché sorretto da un invidiabile delirio di onnipotenza. Chet è sempre stato una mina vagante, già quando era normale, figurarsi adesso che gli hanno fatto il lavaggio del cervello. Anche se il suo intento di riprendersi lo show dimostra che, sotto sotto, non l’hanno reso così idiota come vuole sembrare. Però le frasi della superiorità tra i sessi, e dei ruoli naturali da rispettare mi hanno fatto ribaltare. Pensate alla povera Quinn che ha dovuto ascoltarle senza battere ciglio.
 

And I forced you to play the male role.
That wasn’t fair, and it wasn’t natural.
Women are made to nurture, be adored.
A guy’s got to do things.

:Facepalm:

L’altro esemplare maschile, Jeremy, non se la passa meglio. Se Chet almeno provvede a qualche spunto comico, Jeremy è inutile e fastidioso. È ossessionato da Rachel. È arrabbiato, vuole vendicarsi, le dà il tormento, cerca di ferirla, in modo anche poco sottile, a dirla tutta. Tesoro, facciamola finita. Non sei interessante, non lo eri lo scorso anno, figuriamoci adesso che te ne vai in giro a piagnucolare dicendole frasi cattive. A chi? Alla maestra del sarcasmo? Se è vero che la ferisce, vincendo una mezza battaglia, è altrettanto vero che Jeremy non potrà mai, mai farcela contro Rachel in assetto da combattimento. Quanto è stato geniale andare di persona a licenziare il macchinista, evitando di prendersela direttamente con Jeremy, cosa che avrebbe scatenato una denuncia per molestie? In quel modo un innocente è costretto ad andarsene, ed è tutta colpa del bulletto gradasso. Complimenti a Rachel e portati a casa la sconfitta, Jeremy. E poi quanto è meschino stare in contatto con la madre di Rachel, che le ha rovinato la vita e lui ne è al corrente, al solo scopo di colpirla? No, Jeremy, davvero. Non sei nemmeno divertente. Nasconditi nel tuo camper.

Delle corteggiatrici sappiamo ancora troppo poco, in questa puntata si è dato molto spazio alle dinamiche tra i vari personaggi, che già conoscevamo, mentre lo scorso anno si era puntato, in apertura, più a farci conoscere il meccanismo dello show che non a mostrarci le relazioni in essere, che si sono costruite nell’intera stagione. Viste le scelte, non dico che mi aspetto che qualcun’altra si butti dal tetto, ma perfino di peggio.
Come giustamente dice anche Quinn, che figuriamoci se si tira indietro nel fare uscite politicamente scorrette.

Gary is freaking out that we can’t top last season.
And what does he want us to do? Kill someone every episode?

Per concludere, per me è una premiere molto soddisfacente, che non solo ripropone le stesse caratteristiche peculiari dello show, con le quali l’avevamo lasciato lo stesso anno, ma le porta, ampliandole, a un altro livello, tenendo però intatta l’anima dello show, rimanendo fedele alle sue fondamenta, senza dilatarle in esagerazioni irriconoscibili. Il passo verso il trash sarebbe minimo, ma UnREAL si mantiene aderente alle sue premesse.

Alla prossima settimana! Se volete rimanere informati sulle ultime news di UnREAL tra una puntata e l’altra, vi consiglio di passare da questa fantastica pagina piena di notizie aggiornate. Ricordatevi di lasciare un like!

UnREAL Italia

Se avete voglia di lasciare un commento e chiacchierare della nostra comune passione, io ci sono sempre!
– Syl

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2 comments

miri 8 Giugno 2016 at 20:52

“Ragazzi, è solo pioggia non siete fatti di zucchero” è una delle battute più belle della puntata, ho riso troppo. 😀
E’ stato proprio un bel ritorno. Unreal, per me, è un telefilm sicuramente “strano”, non semplice e assolutamente non rilassante a causa dei moti di antipatia e nervoso che certi comportamenti messi in atto dai protagonisti mi causano. Sicuramente è una serie che non lascia indifferenti… Non riesco ad empatizzare con nessuno dei protagonisti (cosa per me fondamentale, solitamente, in un telefilm, Beckett *sospira sconsolata), eppure, ogni puntata, mi prende, sia perchè amo gli show che ci mostrano il dietro alla quinte di programmi tv (ancora rido quando penso, ad esempio, allo scorso anno, quando il tronista 😀 cavalcava fiero un cavallo finto trainato da una macchina… il potere della tv), sia per il rapporto complesso e la personalità cosi complicata delle due protagoniste.
A tal proposito, condivido la tua analisi e, in particolare, quel “rimasuglio di umanità” presente nella maga della manipolazione Rachel. Anche io ho spesso visto in lei, anche lo scorso anno, la profonda convinzione di agire nel “giusto”. Che l’azione meschina sia da lei vista come necessaria e giustificata, appunto, da un obiettivo finale in cui lei crede totalmente.
Capitolo Jeremy, che lo scorso anno era sicuramente il mio preferito tra i pretendenti di Rachel, è un grande pollice verso. Delusione. Quoto il tuo “nasconditi nel tuo camper” :-D.
Chet, ma era lui? 😀 Per ora dico: torna in Patagonia…
Da ultimo, sono stracontenta che ti occupi di questo telefilm, 🙂 con la tua capacità di analisi, ogni recensione di questo show così complesso, particolare e diverso dagli altri, ci garantirà grandissimi approfondimenti. Complimenti!!

Reply
Syl
Syl 12 Giugno 2016 at 20:32

Grazie, Miri!! E grazie mille per il commento. Quando l’ho iniziato lo scorso anno pensavo si trattasse di trash puro e io non mi tiro di certo indietro. Guardandolo mi sono accorta invece che era molto più complesso di come poteva sembrare a una prima occhiata. Amo molto il fatto che ci sia questa relazione femminile così difficile che muta continuamente e che sia rappresentata senza nessuno sconto. Devo dire che ho qualche preferenza in più per Quinn che, secondo me, è quel genere di donna cattivissima e cinica ma insieme buffa. Mi fa morire ogni volta che parla. E mi piace che, in fondo, sia affezionata a Rachel (anche se sono curiosa di vedere come andrà avanti la lotta di potere, adesso che Chet ha dichiarato guerra al duo). Jeremy non so davvero cosa ci faccia lì e Chet all’inizio non l’ho riconosciuto! Quando ho letto che avrebbe partecipato a un campo paleolitico pensavo che si riferissero solo alla dieta, non che avrebbero messo in scena la preistoria con tutte le sue idee maschiliste. Almeno però le hanno mostrate in chiave bizzarra, non so chi possa rimanere serio di fronte a certe uscite (alla fine, Chet, ci sei o ci fai?).
Anche a me piacciono i tf che mostrano il dietro le quinte dei telefilm stessi (anche io sono morta sul cavallo XD), soprattutto quando sono così spietati e, in parte, veri (visto che la SR ha fatto parte degli autori di The Bachelor).
Insomma, sono curiosissima di vedere come prosegue! Grazie ancora!

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