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UnREAL – La terza stagione in quattro punti e i momenti TOP del finale

UnREAL è giunto alla conclusione della terza stagione più in fretta che mai, avendoci graziato di due puntate in un colpo solo. Decisione che rende sempre felice il mio animo da binge-watcher, anche perché nelle ultime puntate UnREAL non ha brillato per chissà quale ritmo accattivante, motivo per cui sono stata molto più che felice di godermi il doppio episodio che ha chiuso la stagione, con tutti i suoi eventi più o meno aspettati. Eventi che, a sorpresa – dal momento che il telefilm è già da tempo stato rinnovato per una quarta stagione – hanno avuto un sapore quasi definitivo da finale di serie, con ciascun personaggio che, più o meno, si trova in una posizione felice o quantomeno non sul fondo del precipizio, come siamo abituati ad aspettarci.

Dando uno sguardo generale alla stagione, io credo che UnREAL, dopo le critiche passate, abbia deciso di modificare sostanzialmente la sua dinamica fondante. Invece di mettere in scena l’apoteosi del cinismo, con personaggi amorali privi di qualsiasi risvolto multidimensionle, disposti a qualsiasi cosa pur di avere successo, con risultati onestamente molto godibili e divertenti perché a me UnREAL è sempre piaciuto TANTO proprio per queste sue caratteristiche, ha preferito invece abbassare i suoi standard clamorosi/scioccanti, per andare a investigare nelle pieghe di quei personaggi che ha scoperto essere umani, sfaccettati, complessi.

La scelta è stata vincente? La mia opinione è che ce l’ha fatta fino a un certo punto, fino almeno a metà stagione, quando il cambiamento ha effettivamente saputo intrigarmi. Poi il tutto si è sgonfiato, appiattito, il ritmo si è un po’ spento e le dinamiche hanno cominciato a diventare sempre le stesse, in ripetizioni cicliche. La mia valutazione soggettiva (ma sono pronta ad ascoltare ragioni che mi smentiscano) è che è mancato il mordente unico di UnREAL, la sua spigolosità dissacrante e l’assoluta assenza di pudore, di rispetto, di qualsiasi brandello di umana civiltà.

Di seguito i quattro punti per me fondamentali del percorso che si è appena concluso:

1. Rachel ha iniziato la stagione con un’idea di onestà radicale fuorviante e solo apparente – ovvero se ne andava in giro a proclamare alle persone le sue verità assolute come se fosse l’oracolo di Delfi in grande spolvero, ma è stata costretta, nel tempo, a fare un enorme lavoro su se stessa che l’ha portata sulla soglia di quell’onestà che predicava tanto, riferendola finalmente a se stessa, avendo forse per la prima volta compreso che il mondo è composto da altri esseri viventi oltre a lei. Ha scoperto che quelle persone non sono solo individui manipolabili a suo piacimento (anche se io non ho mai veramente capito fino in fondo come potessero cascarci ogni volta. Alcune macchinazioni erano evidentissime!), ma che hanno soprattutto opinioni molto taglienti su di lei e sul suo operato e hanno tenuto a fargliele sapere. NESSUNO se ne è stato zitto o ha addolcito la pillola, hanno picchiato tutti molto duro. Non che prima non lo facessero, ma questa volta Rachel è stata ad ascoltare, rendendosi conto di quale fosse il clima intorno a lei, di cosa il suo comportamento dicesse di sé come persona.. E non diceva cose di cui essere molto orgogliosi.

2. Il dottor Simon ha avuto un enorme ruolo nella presa di coscienza di Rachel su se stessa. È anche stato volutamente presentato al pubblico come personaggio ambiguo perché di volta in volta la sua caratterizzazione si è modificata secondo le necessità narrative, che non l’hanno reso né comprensibile, né coerente. E in questo UnREAL non è stato onestissimo con noi. Prima era sospetto, poi è diventato un sant’uomo dalla grande etica professionale ricolma di saggezza, con a cuore il benessere di Rachel, per poi trasformarsi in un pazzo pervertito che diceva di amarla perché “nessuno ti vorrà bene per quella che sei e invece io sarò il tuo eroe, fuggi con me”. Excuse me? Da dove salta fuori questa follia improvvisa? Ha avuto una sua utilità, comunque, perché Rachel aveva bisogno di ricevere un forte colpo perché l’uomo cadesse dal piedistallo su cui lei lo aveva messo. Questo perché, per assurdo, dopo aver manipolato il mondo intero, sapendolo e godendosela, Rachel si è trovata a bersi tutto quello che lui le predicava – a fin di bene fino a un certo punto – senza un minimo di autocritica. Si è visto il risvolto pericoloso di questo “lavaggio del cervello” quando Quinn, dimostrando enorme affetto e toni dimessi così poco Quineschi, le ha offerto il suo regalo di addio, alla notizia del prossimo abbandono da parte di Rachel, senza far nulla per trattenerla e anzi donandole i soldi per il suo sogno, lo chalet. Quando Rachel le si è rivoltata contro, si è vista chiaramente la deriva insana indotta dalle parole di un Signor Nessuno, che l’aveva convinta di tenere a lei.

3. Quinn ha passato l’intera stagione a cercare di stare a galla professionalmente, navigando le pericolose acque delle pugnalate alle spalle, talmente abituata a riceverle da non scomporsi troppo nemmeno quando ha saputo che Fiona si era trasformata in Giuda per i suoi trenta denari. Quinn ha la pelle molto dura e sa quali sono le regole del gioco, che accetta e piega a suo favore, uscendone sempre vincente. Non so se è stato più agghiacciante il tradimento di Fiona, o la scrollata di spalle di Quinn nello scoprirlo. Quanta umanità si è arrivati a sacrificare nel tempo per non essere feriti da un voltafaccia del genere?

Quinn mantiene comunque dentro di sé delle aree affettive autentiche: tiene veramente a Rachel, più di quanto Rachel stessa valuti o comprenda, la capisce meglio di chiunque altro per davvero e, anche se ho sempre definito disfunzionale il loro rapporto, secondo me in questa stagione lo è stato meno. Siamo sempre nel campo del torbido, ovvio, il mondo che ruota intorno a Everlasting richiede completa amoralità e molto pelo sullo stomaco, ma io non credo che Quinn sia l’unica colpevole che ha indotto Rachel a vendere l’anima al diavolo.
Rachel è in parte spinta per il legame che ha con Quinn a seguire un modello di comportamento deviato, ma è anche lei la prima ad avere in sé una certa predisposizione a metterlo in atto. E in più, una parte di sé ama farlo. Rappresentarla sempre come la vittima di qualcuno (la madre o Quinn) non rende giustizia alla sua psicologia che è tutto fuorché lineare e non le permette di arrivare a toccare la dark side che è dentro di lei.

A sorpresa, Quinn si immerge anche in un’altra relazione affettiva importante per lei, quando si trova ad assistere al ritorno del romance tra lei e Chet, a cui dà inizialmente corda senza crederci troppo. Ma poi ci finisce dentro con tutte le scarpe, manifestando quel lato romantico che sappiamo esistere dentro di lei. Lei non sa affatto resistere a Chet, che negli ultimi tempi ha dimostrato un appeal che ha i suoi perché. Non nego di aver voluto mandare Chet a fare i lavori forzati, ma è innegabile che la chimica tra i due sia intensissima. Sono complici e sanno stare bene insieme quando tutto va per il verso giusto. È evidente che a modo loro funzionano, si amano, non possono fare a meno dell’altro e si compensano. Ora non dico di essere diventata una shipper, ma non sono nemmeno così contraria all’amour (!) quando lo vedo!

4. La (non) scelta di Serena non mi ha stupito affatto. Per tutta la stagione UnREAL non ha creato in me nessun tipo di feeling per nessuna potenziale ship. C’è sempre stata solo Serena al centro di tutto, protagonista assoluta nel suo essere una persona normale che rifiuta gli artifici di un mondo a cui non è mai appartenuta, nemmeno sforzandosi. Ho avuto reazioni contrastanti nei suoi confronti. Ho apprezzato il piglio della donna in carriera, il suo voler fare di testa propria, il capire i meccanismi con cui volevano “produrla”, ma il cascarci sempre dentro, alla fine. Non ha comunque finito di conquistarmi del tutto, non ho viaggiato su una nota di totale empatia per lei. L’ho apprezzata nelle sue fragilità, nella sua onestà e nel prendersi la responsabilità delle sue azioni, ma avverto comunque una zona fredda e respingente in lei. Che è un po’ quella sua tendenza a giudicare dall’alto del suo piedistallo anche la stessa Rachel, che è prima la sua amichetta del cuore con cui spettegolare e sognare imperi, per poi congedarla sprezzante, rimangiandosi l’offerta di lavoro, quando d’improvviso la vede per quella che è. I fatti sono sempre stati sotto ai suoi occhi, è lei che ha sempre preferito non vederli. Serena, nonostante i suoi proclami sul fatto che “siamo tutti damaged”, manca di una vera connessione con le persone intorno a lei, non scende al loro livello, vuole e cerca una perfezione che, alla fine, la lascia da sola. E dallo sguardo nella limo vuota, non sono sicura che si tratti di una solitudine che lei apprezza fino in fondo.

Chiudo con i momenti TOP della puntata finale
– Il discorso cuore a cuore tra Quinn e Rachel, sui soliti e ormai mitici lettini del set, dove vanno sempre a concludersi le stagioni. È stato un momento di grande scambio emotivo, di vero apprezzamento da parte di Quinn per una persona che considera come una figlia, e a cui tiene in modo molto più sano, nonostante tutto, di chi è sua madre sul serio. Constance Zimmer sa come modulare i toni di Quinn, per renderla sempre la cattiva dal cuore onesto che amiamo no matter what, quando sbraita ordini, quando (non) chiede scusa a Madison, quando simula un accento tedesco (sto ancora ridendo), quando si commuove nei rari slanci emotivi, quando tira rasoiate cattivissime che ci fanno piegare. E quando si rivolge a Rachel, a cui vuole bene al punto da rinunciare ad averla con sé, purché l’altra realizzi i suoi sogni e il suo potenziale.

La dichiarazione di Chet a Quinn. Ammetto senza un minimo di vergogna che so perfettamente che non avrei dovuto ridere fino alle lacrime di fronte all’evidente umiliazione che si profilava all’orizzonte della povera Crystal, peraltro già non dotata di enorme acume poveretta, ma invece l’ho fatto. E lo so, non avrei dovuto, ma l’intera la scena è stata spettacolare. Il finale con Chet eroe romantico che proclama il suo amore per Quinn è stato perfetto, anche per il mezzo usato. E la commozione di lei? Ho ancora la pelle d’oca.
– Il patriarcato che viene piegato dal girl power che si allea per far pagare a un uomo le sue cattive azioni, con gli interessi, in un mondo in cui i due pesi e due misure sono la regola, sempre avversa alle donne. Non questa volta.
– Jeremy che riabilita l’immagine da bravo ragazzo con cui ci è stato presentato tre stagioni fa. Lo so, è strano che io parli di lui visto che volevo che se ne andasse da anni, ma riconosco il suo cambiamento. Accetta le zone oscure dentro di lui, non dà la colpa ad altri per le sue azioni e ha finalmente la forza di allontanarsi da Rachel, che per lui è molto più che tossica. Ti salutiamo caramente, Jeremy.

Che opinione vi siete fatti di questa stagione e della puntata finale? Fatemelo sapere!
Nel frattempo vi saluto, vi ringrazio per avermi fatto compagnia e ringrazio UnREAL Italia per la collaborazione. Adesso non ci resta che attendere la prossima stagione, sperando che non debbano passare ancora diciotto mesi!

– Syl

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