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Trivia Addicted – Curiosità ed Easter Egg in Fringe

Ciao a tutti e bentornati a un nuovo appuntamento con la rubrica che ci porta a scoprire curiosità e aneddoti a volte inaspettati legati alla produzione e alle trame dei nostri show preferiti. Quest’oggi (visto il rewatch che “mi sto altruisticamente sacrificando a fare” per far conoscere anche a mio marito una delle mie serie preferite in assoluto) vorrei concentrarmi sui trivia legati a Fringe, serie che ha fatto delle Easter Egg un ulteriore elemento della trama, portando gli spettatori a concentrarsi non solo sulla risoluzione del caso del giorno o del mistero della stagione, ma a decifrare codici e a individuare indizi nascosti qua e là.
Forum su forum hanno affrontato l’argomento nell’arco degli anni, oggi vorrei raccogliere qui alcune delle curiosità di Fringe che ho personalmente apprezzato di più, dalle più ovvie e risapute alle meno evidenti, da quelle che il fan di vecchia data potrà ricordare con nostalgia a quelle che i neofiti dello show potrebbero scoprire, spero, con interesse.

1 – Il codice dei glifi

Partiamo da quella che è stata una delle caratteristiche più evidenti della serie ma comunque un codice non di immediata risoluzione da parte dello spettatore (ho letto di tentativi che sfociavano nell’analisi matematica di non so neanche io cosa…): le immagini che appaiono sullo schermo come intermezzi tra le scene di un episodio. I cosiddetti “glifi” sono oggetti apparentemente senza un significato ma chiaramente dall’aspetto anomalo (il palmo di una mano con sei dita, la sezione di una mela che riporta due micro-embrioni al posto dei semi ecc.), che con il tempo si è capito fossero associati a un codice: ogni immagine era collegata a una lettera dell’alfabeto, e a seconda della posizione del punto luminoso la stessa immagine poteva essere una lettera o un’altra. Grazie alla compilazione dello schema qui di seguito è stato possibile, in ogni puntata, trasformare la serie di glifi individuata in una parola che aveva qualcosa a che fare con la trama dell’episodio (es. la parola legata al primo season finale è, emblematicamente, GRAVE, cioè “tomba”… vi dice niente?).

2 – Easter Egg nell’Easter Egg

I glifi non sono comunque solo fini a se stessi e al codice che compongono, ma vengono in un paio di occasioni ripresi anche all’interno di episodi con vari collegamenti. Le farfalle, ad esempio, hanno un ruolo cruciale all’inizio del nono episodio della prima stagione, “The Dreamscape”; il simbolo del cavalluccio marino appare nell’episodio 2×14 “The Bishop Revival” come “firma” del padre di Walter nei suoi esperimenti (inoltre l’ippocampo, altro nome del cavalluccio marino che, per somiglianza, ha dato il nome a questa parte anatomica, è la parte del cervello da cui a Walter sono stati asportati frammenti di tessuto neurale, come scopriamo in 2×10 “Grey Matters”). La successione di Fibonacci, poi, che appare nel glifo del cavalluccio marino ma anche in quello del corno, è un elemento fondamentale per risolvere il caso delle rapine di 1×10 “Safe”, in cui i numeri delle cassette di sicurezza rubate rimandano proprio a questa successione numerica.
Uno dei miei preferiti è stato il glifo finale nel commoventissimo episodio 3×14 “6B”, in cui il punto luminoso in basso si trasforma in un cuore (awww!).

3 – Trova l’Osservatore

Prima di diventare parti a dir poco decisive della storia nell’ultima stagione della serie, gli Osservatori appaiono solo come figure apparentemente innocue e slegate dagli avvenimenti, che si limitano, appunto, ad osservare (con l’eccezione di sporadici interventi, nello specifico da parte di September e, nell’episodio a lui dedicato, di August). Ma anche prima della 1×04 “The Arrival”, episodio in cui il primo Osservatore viene presentato platealmente con tutto il carico di ambiguità che si porta dietro, è possibile individuarlo in brevi inquadrature. La caccia all’Osservatore è successivamente diventata un ulteriore “sport” che ha tenuto impegnati i forum dedicati alla serie: anche negli episodi in cui il personaggio non appare chiaramente, con un occhio attento è possibile intravederlo camminare (o anche solo stare immobile sullo sfondo) in praticamente ogni puntata.
La caccia all’Osservatore era diventata talmente maniacale online che negli anni di messa in onda dello show in alcune occasioni la Fox ha perfino mandato Michael Cerveris (September) a partecipare a vari eventi televisivi che gli permettessero di essere inquadrato, per la gioia dei Fringe-addicted… eccolo ad esempio tra il pubblico di American Idol.

4 – Trova Peter

In una caccia analoga a quella che ha visto come protagonista Waldo L’Osservatore, nei primi episodi della quarta stagione, in cui Peter è assente (sebbene Walter ne riesca a vedere spesso l’immagine riflessa o a sentire la voce nella sua testa), è comunque possibile intravedere il personaggio di Joshua Jackson come brevissimo fotogramma… uno di quei casi di blink and you’ll miss it in pratica, quasi un’anticipazione del suo ritorno. Ecco un esempio dalla 4×01, “Neither Here Nor There”:

5 – Pattern ricorrenti

Spesso gli episodi presentano Easter egg non esplicite che rimandano a messaggi nascosti o codici che ricorrono nell’arco delle stagioni. Un esempio, e forse uno dei pattern ciclici più facili da individuare, è il verde-verde-verde-rosso, che appare centralmente nell’episodio 1×08 “The Equation” come sistema di luci intermittenti dal potere ipnotico, ma che è possibile rintracciare anche in altre puntate in forme diverse: dalle luci negli apparecchi che usano gli Osservatori per comunicare con il loro sicario (2×08 “August”) ai colori sul cappello del personaggio di John Mosley (1×04 “The Arrival”), solo per fare un paio di esempi lampanti. In quanti altri episodi vi è capitato di scovare questo pattern?

6 – Le sigle adattabili

Non serve una lente d’ingrandimento per notare che la sigla non rimane la stessa per l’intera durata dello show, ma cambia per stile, colori e nelle scritte che si susseguono (questo avviene anche tra una stagione e l’altra, quindi in sigle apparentemente identiche si hanno scritte diverse che rimandano a diversi rami della scienza di confine che saranno parte delle storyline di quella stagione).

Il primo evidente cambiamento di stile avviene nella 2×16 “Peter”, ambientato a metà anni ’80, per cui la sigla è stata adattata al “gusto” di quel periodo (con anche scritte che sono riferimenti a quelli che allora erano enormi traguardi scientifici, ad esempio “DNA profiling” e “laser surgery”). Una versione simile, seppure non identica, tornerà per l’episodio “Subject 13”, ambientato nel 1986.
Questo escamotage tornerà particolarmente utile quando inizieremo a saltare tra un universo e l’altro, con la sigla usuale che ci segnala quando siamo “over here” e quella rossa per gli episodi ambientati “over there”. La sigla rossa riporta inoltre, tra le sue scritte, la dicitura “First People”, che sappiamo essere cruciale per la storyline della “macchina dell’Apocalisse”.
Il terzo season finale, ambientato quasi interamente in un cupo futuro post-scelta di Sophie Peter, riporta una sigla a sfondo plumbeo (tra le scritte appaiono frasi come “Thought Extraction”, che è fondamentalmente quello che Walter farà con la coscienza di Peter all’interno della macchina). La sigla cambierà nuovamente nella quarta stagione (gialla, con “Quantum Entanglement” e “Time Paradox” tra le scritte) e, sensibilmente, nella quinta (con concetti come “Free Will” e “Private Thought” tra le scritte, che rimandano all’ambientazione distopica).

Una Easter egg ben nascosta nella sigla, fin dalla prima stagione, è la frase premonitrice “Observers are here”, che è possibile individuare come un rapidissimo flash rallentando al massimo.

7 – Il “what if” portato al livello successivo

A partire dal frame finale dell’ultimo episodio della stagione 1 (dettaglio ripreso nella stagione 2, dove scopriamo che “dall’altra parte” uno dei target degli attacchi dell’11 settembre è stata la Casa Bianca e non le Torri Gemelle), abbiamo avuto il sospetto che a caratterizzare l’universo alternativo sarebbe stato un elemento che accomuna molte delle narrazioni fantascientifiche che hanno affrontato il tema degli universi paralleli: il fatto che a distinguere le due realtà non sarebbero stati dettagli random, bensì basati su scelte che avrebbero realmente potuto prendere strade diverse fino a questo o a quell’altro esito. Fringe non fa eccezione, vi riporto qui di seguito alcuni esempi:

  • Nell’episodio “Peter”, Walter mostra a dei membri dell’esercito una finestra sull’altra realtà e ci viene spiegata in maniera ancora più inequivocabile la regola del “come sarebbe potuta andare se” grazie all’esempio degli zeppelin: la finestra inquadra proprio uno di questi dirigibili pronto ad ancorarsi alla cima dell’Empire State Building. Come lo stesso Walter dice in questa occasione, la terrazza al 103° piano è stata veramente realizzata con l’intenzione che fungesse da base di ancoraggio e piattaforma di discesa per i passeggeri degli zeppelin. Nell’arco della terza stagione ci capita spesso di vedere questi palloni aerostatici sui cieli di Manhatan (che non è un errore di battitura, nell’altra realtà si chiama così: questa è la scritta che appare in ogni episodio anche parzialmente ambientato nell’universo rosso, a partire dall’opening di “Jacksonville”), in particolare nella 3×13 “Immortality” Fauxolivia va a prendere Frank all’Empire come se fosse l’aeroporto della città: la cosa non viene mai chiaramente menzionata nella serie, ma possiamo supporre che nell’universo alternativo non si siano verificate tragedie come quella dell’Hindenburg, che “da noi” hanno costituito una delle battute d’arresto per l’utilizzo degli zeppelin come mezzi di trasporto per il pubblico.
  • Sempre in “Peter”, September incontra altri due Osservatori mentre escono da un cinema in cui hanno assistito alla proiezione di Ritorno al Futuro. La locandina in alto indica, sotto il titolo del primo film della trilogia, il nome di Eric Stolz come protagonista. L’attore ha realmente vestito i panni di Marty McFly per un mese e mezzo di riprese prima di essere sostituito da Michael J. Fox.
  • Nel secondo season finale, quando Fauxlivia accompagna Peter al suo appartamento, è possibile vedere sulla parete alcune copertine di fumetti DC… ma in versione distorta (un logo di Batman insanguinato sostituisce The Death of Superman, in The Crisis of Infinite Earths a morire non è Supergirl bensì Superman e abbiamo un The Man of Steel Returns al posto di The Dark Knight Returns). Si tratta di una serie di cover creata appositamente per lo show, che il blog The Source aveva esposto in precedenza insieme ad altre varianti realizzate dalla casa di comic per celebrare il proprio 75° anniversario. A risaltare tra gli altri è la copertina alternativa della prima uscita di Green Lantern/Green Arrow, qui con i supereroi in rosso. In “Subject 13”, episodio 14 della stagione successiva, il giovane Peter, ancora non abituato alla realtà parallela, farà nuovamente riferimento a un “Red Lantern del colore sbagliato”. La scelta di Red Lantern per la cover mostrata in “Over There” è probabilmente un riferimento alla trama della storyline crossover della DC “Blackest Night”, uscita tra il 2009 e il 2010 proprio come la seconda stagione di Fringe.
  • Sul finire dell’episodio 3×07 “Abducted”, vediamo Peter e Fauxlivia a letto a guardare Casablanca. Quando lui fa una battuta su come l’altra possa non aver mai visto un tale cult, lei afferma di ricordarlo vagamente, menzionando un lieto fine per i protagonisti e indicando Ronald Reagan nel ruolo principale. Il fatto che Reagan fosse stato considerato per il ruolo di Rick Blaine prima di Humphrey Bogart è in effetti una convinzione molto diffusa (seppure in realtà errata), quindi potrebbe essere stata sufficiente a creare questo “what if” analogo alla situazione di Ritorno al Futuro. Riguardo il finale, gli autori della pellicola hanno più volte dichiarato negli anni che la conclusione è stata tenuta in sospeso fino realmente alla fine, che non sapevano fino all’ultimo cosa avrebbero scelto, quindi è realistico che mentre “da noi” quello che abbiamo visto sia stato il finale selezionato “dall’altra parte” si sia optato per qualcosa di diverso.
  • Nell’episodio 3×18 “Bloodline”, l’agente Francis cita Travis Bickle, definendolo però il protagonista del “film di Coppola”. Come tutti sanno, De Niro è in realtà diretto da Martin Scorsese in questo cult degli anni ‘70, ma la scelta della battuta di Charlie può essere stata dettata dal fatto che ai tempi di Taxi Driver l’attore aveva appena vinto il suo primo Oscar per il ruolo nella pellicola (questa davvero di Francis Ford Coppola) Il Padrino – Parte II.

È curioso poi notare anche i dettagli che invece non cambiano tra un universo e l’altro, come ad esempio il fatto che eventi come il progetto Manhattan sembrano essersi verificati in maniera analoga (le parole di Oppenheimer “I am become death, the destroyer of worlds” vengono citate testualmente sia da Carla al nostro Walter nell’episodio “Peter” che da Walternate in uno degli ultimi episodi della terza stagione), oppure che, guardando attentamente uno dei cartelli dietro la Fauxlivia in fuga nell’episodio “Bloodline”, ci viene rivelato che il 2011 è stato l’anno cinese del coniglio anche “over there.

8 – I riferimenti esterni

In una serie così ricca di rimandi non possono ovviamente mancare collegamenti con altri show nonché prodotti di altri media (film, libri, musica ecc.). Ve ne riporto solo alcuni qui di seguito:

  • Ritorno al Futuro: già citato nella sua versione alternativa, è possibile trovare un altro ben più evidente rimando alla celebre trilogia di Robert Zemekis in uno dei miei episodi preferiti, “Firefly” (3×10), in cui è presente come guest star Christopher Lloyd (co-protagonista dei film nel ruolo di Doc). Il suo personaggio ha inoltre subito un significativo lutto nel 1985, che è lo stesso anno in cui è ambientato “Peter” (e in cui è uscito il primo dei tre film della saga).
  • Lost: ok, questo può sembrare banale visto che il “papà” dello show J.J.Abrams con la sua Bad Robots è anche tra i produttori di Fringe, ma al di là dei richiami più lampanti (come le apparizioni da guest star di Jorge Garcia nella 3×16 “Os” e di Rebecca Mader nel doppio finale della quarta stagione, “Brave New World”) è possibile trovare anche indizi meno evidenti, come la marca MacCutcheon sulla bottiglia di whisky che il William Bell in versione cartoon si versa in “Lysergic Acid Diethylamide” (presente anche in Lost) e una locandina dello show sui naufraghi appesa nell’appartamento del ragazzo suicida in 3×17 “Stowaway” (in cui, nota a margine, Peter usa l’espressione titolo dell’episodio per fare una battuta – “stowaway to heaven” – che è chiaramente un riferimento alla canzone “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin).
  • Twin Peaks: sono numerosi anche i richiami alla serie cult di David Lynch, a partire da guest star che erano regular in Twin Peaks come Joan Chen (che appare nella 3×13 “Immortality” come l’amante di Walternate) fino a veri e propri omaggi espliciti, ad esempio gli occhialini bicolore che Walter indossa nel già menzionato “Firefly” affermando che si tratta di un’invenzione del suo “caro amico, il dottor Jacoby”. Inoltre, sul finire della seconda stagione, abbiamo un’intera puntata (“Northwest Passage”) incentrata nello stato di Washington, con atmosfere che ricalcano notevolmente quelle dello show di Lynch e Frost: dal titolo (che era anche il titolo originale pensato per Twin Peaks, finendo poi per essere semplicemente il titolo dell’episodio pilota) al caso per cui Peter si offre di aiutare la polizia locale, in cui la prima vittima viene ritrovata sulla riva di un fiume analogamente al cadavere di Laura Palmer.
  • Star Trek: è quasi impossibile non pensare a questa colonna della serialità fantascientifica quando uno dei personaggi chiave nella trama di Fringe, William Bell, è interpretato da nientemeno che Leonard Nimoy. Ma, osservando attentamente, è possibile trovare anche richiami più sottili a Star Trek, come ad esempio uno dei libri nello studio di Bell in cui Nina entra all’inizio della 3×12 “Concentrate and Ask Again”, che ha come titolo Dr. Spock’s Baby and Child Care (il libro esiste realmente ed è stato scritto da Benjamin Spock, ma vuole chiaramente essere un omaggio al celebre personaggio interpretato in passato da Nimoy). Inoltre un altro dei miei episodi preferiti (“White Tulip”, 2×18) ha come guest star Peter Weller, meglio noto per i film di RoboCop ma anche lui parte del franchise di Star Trek, essendo apparso sia in Enterprise che in Into Darkness.
  • Bastardi Senza Gloria: una delle guest star in 2×17 “Olivia. In the lab. With the revolver” (il titolo è un ovvio riferimento a Cluedo, a cui Olivia gioca con Sam Weiss in una scena dell’episodio) è Diane Kruger, che allora era anche fidanzata con Joshua Jackson. Nella scena in auto, mentre parla al telefono, la Kruger menziona un tale dottor Gorlami, venendo subito corretta dal suo interlocutore con Gorlitzky. Un simile scambio di nomi appare nel film di Tarantino (che vede anche la Kruger tra i protagonisti), in cui il colonnello Landa confonde il cognome Gorlomi con Gorlami.
  • David Bowie: last but not least, una serie di omaggi che mi sono particolarmente cari all’interno della mitologia di Fringe, tanto che li avevo già citati in quest’altro articolo che avevo dedicato allo show: tra gli antagonisti delle prime due stagioni abbiamo i personaggi di David Robert Jones (interpretato da un magistrale Jared Harris) e Thomas Jerome Newton (Sebastian Roché). Questi sono rispettivamente il vero nome del cantante ora scomparso e il nome dell’extraterrestre da lui interpretato nel film L’uomo che cadde sulla Terra.

Queste sono solo alcune delle curiosità che mi sono saltate agli occhi nel corso della prima visione e del successivo rewatch di questa serie che adoro, ma voglio lasciare la parola a voi: ce ne sono altre che vorreste aggiungere?
Aspetto di leggere i vostri commenti qui sotto e, se vorrete, pareri in generale sullo show.
Alla prossima!

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