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Le 10 migliori soundtrack non originali

Nuova settimana, nuova top 10 seriale.
Una classifica che amo particolarmente perché mi ha dato la scusa per perdermi totalmente in album e playlist, riscoprendo canzoni che non ascoltavo da anni e facendo riaffiorare ricordi inevitabilmente legati a musica e parole.
Ho limitato il campo alle soundtrack non originali ritenendo che le originali debbano avere un proprio spazio e che non possano essere poste sullo stesso piano delle prime.
Ho avuto solo un “piccolissimo” problema, capire come fare a non inserire mille e cinquecento video e cercare di fare una scrematura. In alcuni casi potrei non esserci riuscita!

MOZART IN THE JUNGLE

La prima serie rientra di diritto nella categoria “Ti piace vincere facile?”.
Mozart in the Jungle, serie Amazon di cui è stata rilasciata da poco la seconda stagione, segue le gesta della Filarmonica di New York. Una gioia incredibile per le orecchie, con 30 minuti di puntata pieni di musica classica. Da Mozart a Bizet, passando per Schubert.
Non mancano incursioni nel moderno:  Come on-a my house – Della Reese.
L’unico problema è che son solo 10 puntate a stagione; l’allegria e la passione che trasmette la serie fa sempre sperare che di episodi ce ne siamo almeno il doppio.
E per finire, la sigla, un rifacimento orchestrale di Lisztomania dei Phoenix!

THE AMERICANS

The Americans non è una serie con una folta soundtrack.
Nonostante ciò i pochi pezzi scelti, tutti anni 80, seguendo l’ambientazione della storia, hanno un’importanza fondamentale nelle dinamiche della narrazione, riuscendo a sottolineare scene clou, rendendole di forte impatto e difficili da dimenticare.
Here comes the flood, utilizzata nel finale della 2×03, è la mia preferita. Ma come non ricordare In the air tonight di Phil Collins ascoltata nel pilot? Ed ancora Sunset – Roxy Music, Siamese twins – The Cure, Games without frontiers – Peter Gabriel, I melt with you – Modern English.
Da ricordare nella terza stagione l’utilizzo di alcuni brani degli Yazoo, in particolare Only you, nel finale della 3×04.

DAWSON’S CREEK

(Concedetemi questa scelta iniziale romantica e decisamente troppo zuccherosa, ma Feels Like Home per me rappresenta l’essenza di Dawson’s Creek).
Nel bene o nel male, Dawson’s creek è una pietra miliare per chi è stato adolescente negli anni della messa in onda. Certo, guardandolo ora potrebbe perdere molto del suo fascino (io, però, quando ne becco qualche replica, lo guardo ancora molto volentieri), ma la sua colonna sonora rimane inconfondibile anche a distanza di 15 anni.
Canzoni per lo più lente, di quel deprimente che ci piace tanto, in grado di catapultarci nel giro di qualche strofa nei ridenti anni 2000, tra una pippa mentale di Dawson ed una battuta infelice di Joey Potter: Say Goodnight – Beth Nielsen Chapman, Kiss the rain – Billie Myers, Truly Madly Deeply – Savage Garden, Sad Eyes – Bruce Springsteen, Magic – Ben Folds Five, Both sides, now – Joni Mitchell.
Suvvia, non era poi tutte deprimenti!

THE LEFTOVERS

 

Siamo davanti ad una serie con una colonna sonora a dir poco favolosa, merito, in gran parte, di Max Richter, compositore delle musiche originali.
The Leftovers spazia tanto nell’utilizzo della musica: dalla classica al rock, fino ad arrivare al country. L’episodio 2×08, “International Assassin”, mi ha fatto fischiettare per giorni il “Va’ Pensiero” di Verdi, instillando il dubbio, a chi mi fosse intorno, di essere una fervente leghista.
La sigla della seconda stagione è stata spiazzante; abituati alla prima dai toni drammatici, ritrovarsi Let the mistery be – Iris DeMent ha gettato molti di noi nel panico.
Qualche ascolto più tardi tutte le paure si sono dissolte.
E’ d’obbligo citare Homeward Bound – Simon & Garfunkel. Tra le altre: Laughing with – Regina Spektor, Take me to churck – Hozier, My favorite show  – The Crazy Z, Ne me quitte pas – Nina Simone, You’re the one that I want – Lo Fang.

 MISFITS

Quanto mi manca Misfits! Quanto mi manca quel pazzo di Nathan!
Confesso, ho abbandonato la serie alla terza stagione non avendo il coraggio di proseguire con personaggi e storie del tutto nuove. Mi ero affezionata troppo a quel gruppo di disadattati per poter continuare senza fare infiniti paragoni. E la terza stagione, a modo suo, ha concluso perfettamente alcune storie.
Misfits ci ha regalato Run Run Run – Velvet Underground, Invaders must die -The Prodigy, Creepin up the backstair – The Fratellis, Lullaby – The Cure, non disdegnando pezzi lenti e molto commerciali (leggi alla voce “Baby one more time” di Britney Spears) come You’re Beautiful – James Blunt. O una Adele agli inizi: Hometown Glory.

ONE TREE HILL

Credo di averlo sempre pensato, ma solo ora, nello spulciare la soundtrack di nove stagioni, mi sono resa realmente conto di quanto la colonna sonora di One tree hill fosse un’autentica bomba.
La sigla con “I don’t want to be” di Gavin DeGraw rimane ancora oggi una di quelle a cui sono più affezionata. Ricordo ancora il disappunto quando, per alcune stagioni, decisero di eliminarla. Al ritorno fu festa grande.
Nove stagioni significa una quantità abnorme di canzoni. Nell’ultima hanno dato fondo all’album Ceremonials dei Florence + the Machine, con ben 3 canzoni utilizzate (“No light no light”, “Never let me go” e “Leave my body”).
E non poteva essere diversamente, la serie ha fatto della musica anche una colonna portante anche a livelli di trama, attraverso l’etichetta discografica di Peyton.
Piccola curiosità, tra i tanti artisti utilizzati figura anche la nostra Malika Ayane con Soul Waver.

 

MAD MEN 

Aprire con “Space Oddity” di David Bowie mi è sembrato doveroso.
Ascoltata nel finale dell 7×12, è stata una delle tante ciliegine su una torta perfetta come solo Mad Men ha saputo fare.
Immersi totalmente negli anni 60, la scelta dei pezzi musicali ha scandito il passare degli anni e la storia dei nostri pubblicitari.
Dovessi scegliere solo un pezzo per descrivere il protagonista, l’affascinante e complicato Don Draper, non ho dubbi, indicherei subito You only live twice – Nancy Sinatra: due, come le identità del personaggio.
Nel corso degli anni si è attinto a grandi classici come My Way – Frank Sinatra, Both sides now – Judy Collins, Tomorrow never knows – The Beatles (i cui diritti sono stati pagati un fracasso di soldi),  I got you babe – Sonny and Cher, Theme from “A summer place”, Money burns a hole in my pocket – Dean Martin,  Going out of my head – Sergio Mendes solo per citarne alcune.
Ma potrei elencarne decine e decine.
Non si può non citare Zou bisou bisou cantata da Jessica Paré, interprete di Megan, uno dei personaggi della serie. Una canzoncina incredibilmente orecchiabile e capace di rimanere in testa per mesi.
 

PEAKY BLINDERS 

  

Gran parte della bellezza di Peaky Blinders, serie BBC che vi consiglio caldamente di recuperare, è legata alle scelte musicali.
Con una presenza massiccia di Nick Cave, degli Arctic Monkeys e dei The White Stripes, Peaky Blinders riesce nell’impresa di coniugare un’epoca passata (fine anni 10, inizio anni 20 del ‘900) con pezzi rock e di grande impatto. L’utilizzo di brani moderni non stride col contesto e, anzi, connubio non fu mai più azzeccato.
Il risultato è una colonna sonora che pone lo spettatore in uno stato di esaltazione.
Alcuni brani: Arctic Monkeys – Arabella, The White Stripes – I think I smell a rat, Johnny Cash – Danny boy, Laura Marling – What He wrote, Jack White – Love is Blindness, Black Velvet Band.

MY MAD FAT DIARY

  

Se le precedenti serie le ho elencate senza fare una classifica ben precisa, per le ultime due rimaste non ho dubbi nel dire che si piazzano ex aequo al primo posto, ritenendole due autentiche perle.
Ascoltando la soundtrack di My Mad Fat Diary ho pensato più volte che rasentasse seriamente la perfezione, in grado di fotografare nitidamente la musica degli anni 90.
E d’altronde, cosa si vuol dire ad una serie che decide di chiudere con Creep dei Radiohead? E che non contenta, inserisce anche Lucky Man dei The Verve?
Rae Earl aveva decisamente un gran bel gusto in fatto di musica ed in poche puntate, appena 16, sono riusciti a concentrare una quantità veramente elevata di pezzi cult: The Prodigy – Firestarter, Weezer – Buddy Holly,  Supergrass – Alright, Beck – Novacane, The Cure – Friday I’m in love.
E concedetemelo, Spice Girls – Wannabe.

SONS OF ANARCHY 

Ho recuperato Sons of Anarchy la scorsa estate, mi ha accompagnato per 3 mesi pieni di sangue, pianti, violenza, morti e morti malissimo. E’ stato un viaggio dalle tante emozioni e, nonostante ritenga che la serie abbia qualche difetto di troppo per entrare nelle mie preferite, le ho sempre riconosciuto l’eccellenza nel settore musicale.
A distanza di mesi ammetto che a volte mi mancano i Sons, mi manca Gemma, mi manca Jax, mi mancano i The White Buffalo e i The Forest Rangers, mi manca una serie che abbia una colonna sonora così massiccia e curata, capace di spaziare tra i generi.
Sono questi due gruppi – il secondo da considerarsi band ufficiale della serie – ad aver caratterizzato più di tutti la colonna sonora.
L’utilizzo del testo al femminile di “The House of the rising sun”, sostituendo New Orleans con Charming Town, lo considero il picco più alto, posto in chiusura di quella che ho reputato la stagione più bella: la quarta.
Tra le altre: The White Buffalo – Oh darling, what have I done, Curtis Stigers & The Forest Rangers- John the Revelator, la magnifica cover di Bohemian Rhapsody.
Ce ne sarebbero tantissime da citare, mi limito a Iggy Pop – The Passengers, Battleme – Hey Hey, My My, Jack Savoretti – Soldiers Eyes.
E per chiudere, due pezzi scritti appositamente per la serie: il primo di Ed Sheeran, il secondo uscito direttamente dalla penna di Kurt Sutter che scrive la parola fine ad un telefilm in grado di sorprendere e impressionare per sette stagioni.

       

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