This Is Us | Recensione 1×15 – Jack Pearson’s Son

 

Bentornati, fan di This is Us!

Anche questa settimana, come da quindici puntate a questa parte, This Is Us  ha confezionato un episodio perfettamente in linea con il suo marchio di fabbrica – e all’altezza delle nostre aspettative -, regalandoci quaranta minuti di Vita in tutte le sue manifestazioni: amore, conflitti, gentilezza, coraggio, supporto, vicinanza e molte delle emozioni, comportamenti e ostacoli con cui abbiamo a che fare in quanto esseri umani.
Si è sempre detto che uno dei motivi per cui non solo ci siamo affezionati a This Is Us nel giro di dieci minuti dall’inizio del pilot, ma grazie al quale è diventato il grande successo dell’attuale stagione televisiva, è quello di rappresentare in modo assolutamente realistico tutti noi e i numerosi, variegati, e spesso incoerenti strati che ci rendono le persone che siamo.
Questa non è una novità in sé, perché tutte le storie vengono narrate dagli uomini per gli uomini, in qualsiasi Universo siano ambientate, e anzi non esiste narrazione che esuli dalla sfera umana, ma in questo caso la novità è che This Is Us lo fa con enorme perizia e onestà, senza sforare nell’improbabile o nell’eccessivo.
Mette in scena quello che viviamo giorno per giorno, esattamente per come ci capita e per come reagiamo individualmente a esso, in base al nostro carattere, esperienze e schemi inconsci che influiscono sulle nostre decisioni e ci rendono unici e peculiari nelle nostre manifestazioni concrete.
Quindi, a meno quattro puntate dalla fine, continuo a ritenerlo una perla rara e preziosa e una fortuna, per quanto mi riguarda, che sia capitato proprio quando ne avevo più bisogno.

Le puntate di This Is Us sono sempre ricchissime di trama emotiva da dipanare, e confesso che ogni volta inizio la recensione imponendomi di non star qui a far notte (perché altrimenti rimango indietro con le altre serie televisive), ma poi vengo presa dalle riflessioni e finisco sentendomi in colpa, sia per aver scritto così tanto, sia perché, rileggendomi dopo alcuni giorni, mi pare di non aver sviscerato mai abbastanza tutte le minute e complesse questioni giornalmente proposte.

Veniamo a noi. La puntata odierna ha decisamente cambiato le carte in tavola per la maggior parte dei personaggi, mostrandoceli sotto una luce diversa, senza imporci di schematizzarli e fissarli in determinate caratteristiche che li renderebbero innaturali e noiosi. E lo fa mettendo in luce e dando una spinta propositiva a due personaggi che avevano bisogno di una qualche forma di riscatto, ciascuno a modo proprio: Kevin, per il quale attendevo da sempre il momento della svolta e Miguel la nostra spina nel fianco, l’uomo che per essere apprezzato ha dovuto attendere l’ingresso dello stalliere arrogante: “Tu non sai chi sono io, che ho invece il potere di cacciarti, perché mia mamma mi permette di farlo”. Dai. Dove lo avete trovato?

Mi aspettavo da tempo che la presenza di Miguel venisse approndita e spiegata in modo tale che ci saremmo perdutamente affezionati a lui. Ora, è chiaro che non siamo ancora arrivati a quel “perdutamente” (ci mancherebbe, sei ancora sotto osservazione, Miguel), ma è innegabile che a ogni puntata si cerchi di colmare la distanza agghiacciante dal quale ci è stato presentato, ovvero come l’uomo che aveva preso il posto del Magnifico Jack, osteggiato dai di lui figli e con un impatto nella vita di sua moglie (Rebecca) pari a quella dello sbucciamele dell’Ikea. Trattandosi di This Is Us, sapevo che le cose sarebbero arrivate un pezzetto alla volta, senza fretta.

Sinceramente, a me fa anche un po’ tenerezza quest’uomo che viene relegato in un angolo in ogni riunione familiare e che vive con il costante biasimo dei figli della donna che ama (darei per scontato l’amore per Rebecca), e che uscirà sempre sconfitto dal confronto con Jack. Jack che, ricordiamolo, è stato “his person”, che era il suo migliore amico e che gli manca terribilmente, come ha confessato a Kevin in un magnifico confronto tra i due, che non avevo idea fosse tanto necessario. Perché di fondo Miguel nasconde in sé una preziosa saggezza che di solito non vediamo, perché siamo abbagliati dal suo magnifico senso dell’umorismo, di cui vuole sempre darci prova (anche meno, Miguel, anche meno).
Dopo il loro onesto scambio, comincio ad apprezzare la grande pazienza di Miguel e il suo spirito di sopportazione, perché mi sembra normale che sia doloroso venire sempre considerato l’ospite indesiderato di casa. Voglio dire, merita anche lui di viversi la sua vecchiaia circondato almeno da un po’ di affetto e non astio protratto negli anni. Mi è perfino stato simpatico il suo fare impacciato mentre cercava di essere galante con la ragazza al bar. Ma non voglio ovviamente schierarmi subito a favore del #TeamMiguel, prima voglio sapere come è possibile che Rebecca l’abbia sposato, come, quando, perché e fatemi vedere le foto delle nozze. Poi possiamo rivedere la valutazione.

Mi ha anche fatto molto piacere che Miguel abbia confessato a Kevin, nuovo eroe del giorno, che gli ricorda moltissimo Jack e che, avendo lui interiorizzato gli insegnamenti di Jack, può “canalizzare” l’aiuto del padre quando gli serve, anche se ormai è morto e non può oggettivamente aiutarlo in caso di bisogno, come in questa occasione per calmare il nervosismo pre-spettacolo. Ho apprezzato la scena per diversi motivi. Il primo è che Miguel ha avuto un modo di porsi molto pacato e rispettoso, che dimostra come voglia sempre cercare di avere un contatto con i suoi “figliastri”, nonostante non riceva in cambio altro che freddezza, perché è sinceramente affezionato a loro e poi perché mi dà conferma su una cosa che avevo percepito la scorsa puntata, e di cui avevo accennato nella recensione, cioé che Kevin cominciava ad assomigliare a Jack, in alcuni atteggiamenti. Era ancora una sensazione oscura, che si è chiarita invece moltissimo in questa occasione. Gli autori di This Is Us conoscono alla perfezione l’arte di inserire dettagli che vanno in seguito a completare un ampio quadro che poi risulta chiarissimo, e lo fanno con i tempi giusti, senza essere frettolosi.

Kevin aveva solo bisogno di fare una sorta di “percorso” su se stesso, per uscirsene dal ruolo che cominciava a diventare scomodo per lui e che non lo definiva completamente. Prosegue nel farlo, nonostante abbia sempre momenti in cui dubita di se stesso (come notato da William) o fa casino, ma ci mette tutta la sua buona volontà e va avanti con un cambiamento che richiede coraggio. Sarebbe appunto facile tornare di corsa a Hollywood, pregando che gli venga ridato il suo ruolo come Manny, ma sarebbe una regressione, un tornare nella zona di comfort dal quale lui per primo è fuggito perché non era più quello di cui aveva bisogno. E quello che scopriamo di lui nel proseguo del viaggio a me sta piacendo moltissimo. Non si è visto molto della sua relazione con Sophie – working in progress/cautiously dating – ma è stato magnifico assistere al momento di epifania in cui si è chiesto che cosa avrebbe fatto il padre nella stessa situazione, come suggerito dal suo improbabile consigliere Miguel (quella di decidere se correre a sostenere una persona che aveva bisogno di aiuto, in questo caso Randall, in un momento altrettanto decisivo per Kevin), accettando quindi in primis la somiglianza con Jack, invece di combatterla e cercando poi di onorarla non mettendo se stesso come sempre al primo posto, perfino di fronte alla prima di uno spettacolo che potrebbe cambiargli la carriera e la vita, per correre dal fratello che sta andando a pezzi.


Al contrario di come si era comportanto tanti anni prima, quando, da adolescente, aveva scorto Randall in preda al panico per il timore di non essere più il migliore della sua classe, ma aveva preferito lasciarlo solo, non avendo ancora la necessaria empatia, la forza o la voglia di stargli accanto. Anche perché Kevin ha sempre accusato il padre di averlo messo in secondo piano dopo Randall, proprio come è successo anche in occasione del discorsetto sulle responsabilità dell’avere rapporti sessuali – con un Jack involontariamente umoristico- , dove il tutto è stato messo da parte per via dell’emergenza della crisi di ansia di Randall, che ha convinto Kevin una volta di più che le questioni che lo riguardavano non erano mai prioritarie. Chiaramente in questo caso non lo erano davvero, ma il giovane Kevin non era in grado di analizzare la situazione e non farsene un cruccio, accrescendo il risentimento contro Randall.

 

Per me è stato quando Kevin ha scelto Randall ed è corso da lui, mettendolo al primo posto, rinunciando a tutto il resto, che si è raggiunto il picco emotivo della puntata, quello in cui non è più stato possibile rimanere impassibili, quando ci è stato mostrato l’amore fraterno in tutta la sua intensità e magnificenza, soprattutto tenendo conto delle difficoltà passate di due fratelli che hanno speso gran parte della loro infanzia nel conflitto e nella lontananza. Conflitto che si è meravigliosamente risolto nell’abbraccio di Kevin a un Randall che ha ormai raggiunto il fondo del baratro ed è disperato.

 

Randall, appunto. Randall non è più sull’orlo di una crisi, ma ci è precipitato dentro e sta annegando in essa, e io vorrei entrare ad abbracciarlo insieme a Kevin. Vivere cercando di essere sempre al top, sempre perfetto, è un’arma che ti si ritorce contro. Il demone che ti chiede di essere il migliore è un tiranno non può essere mai placato e ti deruba di tutte le energie spese nel cercare di nutrire quella necessità impietosa di essere sempre “perfetto” che, come sappiamo, rappresenta sia vizio che virtù di Randall. Chiaro che vada in pezzi quando la vita gli presenta la somma di una serie di eventi complicati a cui può sopravvivere e che può cercare di risolvere solo facendo del suo meglio, invece che IL meglio in assoluto. Credo che questa sia la “lezione di vita” di Randall, comparsa già quando era bambino, quando era presente in lui sia una notevole intelligenza che gli consentiva in effetti, di primeggiare intellettualmente, sia l’insicurezza data dalla ferita di essere stato rifiutato dai genitori biologici.
La scorsa puntata erano comparsi i segni di un’ansia in progressiva generalizzazione, che chiedevano di essere accolti e presi sul serio. In sostanza, doveva rallentare, mentre lui, come si tende a fare, ha invece preteso molto di più da se stesso, imponendosi un carico insopportabile. Si sono sommate seccature organizzative, con Beth non disponibile per via della caduta della madre e le bambine da gestire, i problemi al lavoro, ingigantiti dal timore di non essere più riconosciuto come il numero uno, che si trascina dietro l’incubo di essere soppiantato dal brillante collega. Sono cose che basterebbero già a mandarlo in crisi, per come è fatto, ma è il progressivo avvicinarsi alla morte di William che lo abbatte definitivamente. È come se dovesse affrontare di nuovo la perdita di una figura paterna.

Nella narrazione della storia di Randall mi piace soprattutto il fatto che espongano con pudore e coraggio, senza tenerli nascosti, gli effetti del panico che ti sommerge e lentamente ti deruba della tua vita. Ed è stato molto onesto mostrarlo fragile, vulnerabile, e in procinto di crollare a pezzi, in lacrime alla riunione di lavoro e al telefono con Kevin, interlocutore che è stato in grado di capire la gravità della situazione e correre in suo soccorso.
Decidere di mostrare sullo schermo un disagio di questo tipo in tutto il suo realismo è qualcosa che raramente accade nelle serie tv, e se questo è già difficile da vedersi, lo è ancora di più quando è fatto senza alcun voyeurismo o desiderio di impressionare il pubblico con emozioni forti fini a se stesse. (Insieme all’aver parlato con franchezza dei problemi di depressione di Toby e del suo pensiero di suicidio).

Anche il modo di rappresentare le difficoltà dello stare accanto a una persona morente sono vere e oneste. È questo il motivo per cui “sentiamo” This Is Us tanto visceralmente, perché lo percepiamo “autentico”. E non autentico nonostante il mezzo televisivo. Proprio totalmente autentico.
Sono entrate in campo moltissime emozioni nella scena in cui Randall torna dal lavoro e affronta il problema casalingo tra l’infermiera e William, apparentemente banale.
William soffre fisicamente e perde ogni giorno qualche forma di autonomia, cosa che allo stesso tempo lo impaurisce e lo fa arrabbiare. Randall si irrita con lui perché pretende che sia ragionevole e che, nella sua incasinatissima agenda, William collabori docilmente, perché al minimo intoppo il rischio è che crolli tutto (lui per primo). Non si tratta naturalmente di dare ragione o torto – è l’ultima cosa che mi verrebbe in mente di fare -, perché la verità è che trascorrere le giornate avvicinandosi progressivamente alla morte è qualcosa di psicologicamente inaffrontabile, e stare vicino a una persona che sta per morire, con tutti i problemi pratici e le emozioni che si porta dietro, è altrettanto difficile.
Ma la cosa importante è che Randall non sia più in quella fase di negazione della morte di William che è sì una naturale risposta psicologica umana, ma che in realtà fa sentire molto sola la persona che, invece, vorrebbe farti partecipe del momento particolare che sta vivendo e che le fa paura, per avere conforto e aiuto.

Venendo a temi più leggeri, ho finalmente ritrovato Kate e Toby di un tempo, prima che cominciassero a comportarsi in modo che non trovavo del tutto comprensibile, e che mi mandava segnali disarmonici.
Amo molto Toby quando smette di fare il simpatico per forza, esagerando, e si apre con Kate (e il pubblico), mostrandoci la sua sensibilità. Lo fa sempre arricchendo il racconto di se stesso con delle battute fatte per alleggerire il momento (e, un po’, nascondersi), che però non mi infastidiscono come il suo comportamento alla lezione delle bacchette. Ha perfettamente ragione nel voler rimandare le nozze a quando si conosceranno davvero, perché se la proposta di matrimonio è stata uno dei gesti eclatanti e romantici per i quali è famoso, credo che li abbia spaventati entrambi, perché ha reso ufficiale qualcosa che aveva ancora bisogno di un po’ di tempo per crescere e irrobustirsi. Volersi sposare così in fretta è senz’altro adrenalinico, ma la sensazione di salto nel vuoto può aver prodotto quella generale atmosfera ben poco disinvolta e naturale che abbiamo visto nelle ultime due puntate.
Nell’andare a fondo della conoscenza reciproca, Kate si blocca, proprio sulla morte del padre (che rimane quindi per noi un mistero). Apprezzo che voglia condividere con Toby le sue emozioni più profonde, ma anche che si sia fermata di fronte a qualcosa di ancora inesprimibile a parole. Il trauma ha iniziato a salire in superficie attraverso quell’urlo non più trattenuto, durante una sessione al Fat camp, segno che è pronta ad affrontarlo, ma prima è necessario un lavoro, proprio come quello di Toby dopo il suo divorzio, perché possa arrivare al punto di essere comunicabile verbalmente.
Sullo stalliere sfigato, mi fermerei qui. Per fortuna lui e i suoi genitori saranno lontani dalle nostre vite. L’unica cosa positiva del loro incontro è stata quella di far capire a Kate di essere una persona incasinata, ma meravigliosa nella sua essenza.

Dando un’occhiata generale, mi sembra quasi che in questa puntata tutti e tre i figli Pearson si siano confrontati con qualche aspetto della morte del padre – Kate e il suo trauma, Kevin e la somiglianza con lui e Randall con il ripetersi di un evento molto simile. Noi come pubblico rimaniamo ancora ignari sulla sua dipartita, invece.

Jack e Rebecca non sono più i giovani innamorati ed entusiasti che eravamo abituati a incontrare settimanalmente. Sono una coppia che progressivamente scivola nel conflitto, senza essere più capace di risolverlo, allontandosi in modo che è per me spinoso da guardare. Anche perché non posso fare a meno di proiettare questa distanza nel tempo aumentandola a dismisura.
Non si trovano ad affrontare chissà quali gravi problemi, c’è da dire che il loro rapporto sarebbe potuto disintegrarsi con maggiore facilità quando i bambini erano piccoli e loro erano alle prese con problemi organizzativi e mancanza di sonno cronica, invece sembrano sfaldarsi su qualcosa di poco conto, che io credo sia la somma di risentimenti cresciuti nel tempo, e che non sono stati risolti, ma ci si è messa solo una toppa sopra. Non che siano completamente diversi da prima, l’inizio della puntata con le loro effusioni scanzonate ce li mostra come un tempo, ma è il successivo confronto con i toni accesi a lasciarmi l’amaro in bocca, perché sono quindici puntate che facciamo il tifo per loro.

 
Rebecca ha spiccato il volo fuori dalla famiglia, perché ha bisogno di qualcosa per sé, dopo aver dedicato sedici anni a chiunque altro, tranne se stessa. Ed è comunque divisa tra i suoi doveri di madre e la carriera di cantante, non è che se ne esce di casa fischiettando e ignorando i bisogni della sua famiglia.
Io credo che a Jack pesi questa situazione, l’uscire di Rebecca dalla zona esclusiva che hanno abitato insieme negli ultimi anni, più che il fatto che abbia mentito su una “relazione” di due mesi, avvenuta migliaia di anni prima, che è, secondo me, solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Non siamo abituati a questo Jack, è straniante non vederli cercare di mediare tra loro e, ancora peggio, sentirgli dire che il suo supporto per i progetti di Rebecca – il tour – derivava solo dal fatto di “sforzarsi” di fare la cosa giusta. Il che, converrete, non è il massimo da sentirsi dire. Così come è strano sentir dire a Rebecca che voleva qualcosa tutto per sé che non prevedesse la presenza di Jack, come se sentisse il peso di quell’esclusività tanto importante per Jack.
Idem come vederli immersi in una forma di incomunicabilità che non fa che peggiorare come normalmente succede quando si smette di cercare di voler sanare il conflitto, ma ci si aggrappa alle frasi dell’altro per sezionarle e trovare altri motivi di risentimento e litigio e mi riferisco a: “Ti ho detto che dovevi andare perché ti meriti di avere le tue soddisfazioni e invece penso non ci devi andare” – “Quindi mi stai dicendo che non merito le mie soddisfazioni?”. Ma anche: “Chi si crede di essere, Janis Joplin?”. Non è da Jack.
È chiaro che, così immersi nella loro rabbia privata, non possono trovare la chiave per trovare un punto di incontro, ma quel che fa più male è forse vederli non avere voglia di farlo, come un tempo.


La scena di Jack da solo al ristorante è tristissima, perché il Jack che conosciamo sarebbe andato a prendere i cheeseburger per portarli a casa da Rebecca, inventandosi un modo romantico di fare pace, mangiandoli su un pavimento a caso. Non se ne sarebbe stato al bar da solo.
Ma quel che mi preoccupa di più, però, è vederlo tornare a ricevere conforto nell’alcol, che sappiamo essere già stato un suo problema in passato. Io ho visto molte luci rosse accendersi sul finale mesto di questa puntata. Spero moltissimo che l’alcol non c’entri niente con la sua morte.

Mancano ormai solo tre puntate e io sono combattuta tra il desiderio di sapere a tutti i costi che cosa è successo e il desiderio di non voler andare avanti in fretta, perché significa salutarli per qualche mese.
Che mi dite? Vi è piaciuta la puntata?

Vi lascio con il magnifico promo della prossima puntata (1×16) e vi do appuntamento per la nostra consueta chiacchierata.

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– Syl




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Syl
Da piccola il suo desiderio era quello di guardare più serie televisive possibili e da grande il suo sogno si è realizzato al punto che per tenere il conto di tutte quelle che guarda, ha bisogno di una app sul telefono (e assolutamente solo in lingua originale). Devota alla lingua inglese, come se non esistesse altro al mondo. Divoratrice di libri da sempre, meglio se inglesi o americani. Vive gli hiatus come una catastrofe.

13 Comments

  1. Al

    Al

    16 febbraio 2017 at 09:32

    Passare da Jack&Rebecca della scorsa puntata a questa è stato un trauma: pensavo che fossero in grado di risolvere qualsiasi problema e superare qualsiasi ostacolo e invece mi sono scontrata contro il fatto che anche loro sono umani. Da quanto ho capito dai piccoli flashback la morte di Jack non è così distante e sembra che stiano preparando un percorso molto grigio per arrivarci, ma non ci voglio pensare, non ancora.
    Io devo parlare di Randall: sai quanto l’ho preso a cuore sin dal primo minuto del pilot, quindi in questa puntata ho veramente sofferto. Questi attacchi di panico sbriciolano la sua corazza di uomo perfetto, con la battuta sempre pronta che riesce a muoversi agilmente da una situazione all’altra; lo rendono imperfetto e lo rendono incredibilmente umano. Il suo crollo poi ha portato al grande passo per Kevin, eroe indiscusso della giornata. Quella corsa verso l’ufficio di Randall… nemmeno nelle migliori scene d’amore mi sono emozionata tanto! Sapendo poi i loro trascorsi, quell’abbraccio vale almeno cento volte di più. E’ assolutamente diventata una delle mie scene preferite in assoluto.
    Piccola parentesi su Miguel: stavolta l’ho veramente apprezzato. Dopo il discorso a Kevin comincio a pensare che, oltre all’amore per Rebecca, potesse sentire anche quasi una forma di dovere morale nei confronti della famiglia del suo migliore amico, come se prendersi cura di loro (e così facendo sentire Jack un po’ più vicino) fosse una sorta di lascito, nel senso più positivo che si possa intendere.
    Come sempre complimenti, alla prossima 🙂

    • Syl

      Syl

      16 febbraio 2017 at 16:43

      Ciao! In effetti, mancando così poche puntate per la fine, e sperando che ci diano informazioni sulla morte di Jack entro quella data (o magari no, si va avanti con la prossima stagione), viene da pensare che la situazione sia stata grigissima, al momento della morte. E ho un piccolo magone (piccolo perché non voglio starci troppo a ponderare) quando penso alla sua morte entro i termini che ci hanno proposto, cioè più o meno in questo periodo, con questo tipo di situazione tra loro. Mi piace molto la tua idea di Miguel che tenta di prendersi cura dei figli di Jack. Di lui abbiamo visto pochissimo, ma non mi stupirebbe se provasse dell’affetto per loro, che però deve celare, perché abbiamo visto che cosa riceve di solito in cambio quando appare. Il tuo discorso mi ha fatto pensare che magari Jack (poniamo non sia morto in un incidente, ma di malattia) gli ha perfino chiesto di prendersi cura della sua famiglia e lui cerca di farlo con tutta la cautela del mondo, come quando ha detto “Non voglio farti un discorso da artista ad artista”. Avrebbe potuto far diventare la frase sarcastica, per mettersi sullo stesso piano di Kevin, che stava di fatto dicendo “Che cosa vuoi capirne tu, che hai fatto il contabile”, invece ci tiene sempre a porsi con grande rispetto, pur ricevendone poco in cambio.
      Sull’abbraccio concordo con te, è stata una scena formidabile, continuo a pensarci, quella corsa mi dà ancora i brividi.
      Grazie di essere passata 🙂

  2. Samantha

    16 febbraio 2017 at 11:15

    Sarà perché sono accecata dal mio “amore” per Jack, ma francamente in questa puntata non riesco proprio a trovare giustificazioni per Rebecca. Entrambi hanno fatto dei sacrifici per i loro tre figli, entrambi hanno frustrato le proprie ambizioni (non dimentichiamo che il sogno di Jack era aprire una sua ditta di costruzioni, invece, si è ritrovato a fare un lavoro che non ama e che, non ho dubbio alcuno, negli ultimi tempi odia con tutto il cuore, che lo impegna 12 ore al giorno sfinendolo sia fisicamente che psicologicamente) per la propria famiglia, perchè Rebecca pensa che quanto da lei fatto meriti una sorta di ricompensa, mentre suo marito no? Non le bastano le serate al piano bar? E’ necessario un tour in cui molla marito e figli (in piena adolescenza!) per un mese? Probabilmente il problema principale è che, sia noi che lei, siamo talmente abituati alla perfezione di Jack da storce il naso se poi lui non si rivela perfetto. Non è da Jack dire “ma chi si crede di essere, Janis Joplin?”, non è da Jack andare da solo al ristorante e non risolvere il conflitto con un gesto romantico, ma perchè? Perchè, per una volta, non può essere Rebecca quella a fare il gesto romantico o a capire le ragioni del marito? E’ vero, la storia con il tipo è stata di scarsa importanza e risale a mille anni prima, ma come deve essersi sentito Jack nel sentirsela sbattere in faccia? Non era preferibile dirglielo a suo tempo, invece di tacerlo al solo scopo di poter tornare a cantare senza il fastidio di una discussione con il proprio marito? Ripeto, siamo sempre pronti a giustificare Rebecca perchè, tra i due, è quella imperfetta, ma la realtà è che, per quanto meraviglioso, anche Jack ha le sue (piccole) imperfezioni, ma a lui si tende a non fare sconti. Beh, io invece gliene faccio e penso che Rebecca abbia, ancora una volta (come per la faccenda di Randall e la conoscenza del suo padre biologico, taciuta per anni) mostrato un egoismo che, per quanto mi riguarda, questa volta non sento nè di voler giustificare nè perdonare. Sorry.
    Per quanto riguarda il resto invece, giuro, sarò più sintetica anche perchè concordo con quello che hai scritto. Meraviglioso Kevin (degno figlio di suo padre), meno antipatia per Miguel (sorry amico, ma per me la strada è ancora lunga e un po’ in salita), tanto affetto per Randall e la sua fragilità e complimenti a Kate (ps: anche per averne detto quattro a quel troglidita (senza offesa per i trogloditi!) e Toby per aver, in un certo senso, portato il loro rapporto ad un livello superiore.

    • Syl

      Syl

      16 febbraio 2017 at 15:01

      Ciao, grazie per aver tirato fuori questo argomento, che mi permette di specificare una questione importante. Io non mi posiziono mai nel giudizio, perché se il presupposto è che this is us ci mostra esseri umani imperfetti, è naturale che sbaglino, né io pretendo che non lo facciano. Non li giudico affatto. Analizzo però il loro comportamento, sulla base di quello che di loro ci hanno mostrato, faccio ipotesi e cerco possibili motivazioni. Non ho detto che jack dovesse far pace per primo. Ma è un jack diverso da quello che abbiamo visto e non posso non notarlo. Ho sottolineato come ENTRAMBI hanno fatto perdurare il litigio, fraintendosi a vicenda come si fa quando non si ha modo di mediare. E non ho mai detto che lui non dovesse prendersela per l’omissione. Trovo che per come li abbiamo visti, questa esplosione a mio avviso può essere frutto di una lontananza tra loro, più che per l’argomento in atto. Del resto Jack aveva confessato a miguel di non aver piacere a vederla andare in tour prima della serata al locale. Quindi il cruccio lo aveva già. Entrambi si sono detti cose spiacevoli e l’ho sottolineato per tutti e due. Infatti per me il problema non è il tour (non ho detto che dovesse o meno andarci), ma un modo di affrontare il loro rapporto che è cambiato nel tempo.
      Non avrei nemmeno giudicato kate se fosse andata con Duke e non ho nemmeno detto se penso che Kevin abbia fatto bene a mollare lo spettacolo, in realtà. Ho cercato di capire i motivi per cui lo ha fatto dal mio punto di vista, che cosa è scattato in lui.
      Grazie per il commento, alla prossima ☺

  3. appassionato

    16 febbraio 2017 at 15:51

    Credo che fra Jack e Rebecca sia tutto molto semplice: è finito l’amore. Mi pare di poter dire che sia pressoché sempre stato lui a tenere insieme la baracca, con gesti dolci guidati dall’amore e l’intenzione di accontentare sempre e comunque la moglie. Nel momento in cui subentra la sua stanchezza e oltretutto in mancanza di riconoscimenti per quanto fatto (ci vogliono pure quelli, ogni tanto), viene alla luce l’amara verità. Io tifo per lui, così come tifavo per Rick Castle. Rebecca è più complicata, così come lo era Kate Beckett e capisco che ci sia un cedimento da parte di chi è comunque sempre disposto a sacrificarsi per il bene dell’altro. Si arriva per forza ad un punto di rottura ed è quello il momento che determina la validità della coppia, inossidabile in Castle, molto più aleatoria in This Is Us. Visto da fuori, è più facile constatarlo, da dentro c’è bisogno di più tempo.
    Anche per questo non mi stupisco che Rebecca lo abbia in seguito sostituito (in fondo c’aveva già provato e non raccontatemi che fosse solo per sesso, gusto della novità e fesserie del genere che non possono convivere col vero amore) e credo che al contrario Jack non l’avrebbe fatto. Non fino a quando il vaso, almeno per lui, non fosse stato colmo. Lui era pieno d’amore, lei no. Tutto qui.

    Kevin: dovrebbe lasciar perdere il suo continuo confronto col padre ma essere semplicemente se stesso. Sarebbe molto più facile trovare la sua strada.

    • Syl

      Syl

      16 febbraio 2017 at 16:36

      Non ti seguo su “In fondo c’aveva già provato e non raccontatemi che fosse solo per sesso, gusto della novità e fesserie del genere che non possono convivere col vero amore”. Non colgo a cosa ti riferisci.

      • appassionato

        16 febbraio 2017 at 20:57

        Lascia perdere, non ha la minima importanza.

    • Syl

      Syl

      16 febbraio 2017 at 16:59

      Comunque, per la parte che ho compreso, io non mi sento di avere gli elementi per valutare se l’amore sia finito o meno, mi riservo di guardare qualche puntata in più, per capire fino in fondo le dinamiche in atto tra loro, che al momento posso solo ipotizzare. Può benissimo essere finito l’amore, oppure no, adesso non so dirlo. Né mi sento di dire che Rebecca non fosse piena d’amore, è un giudizio che al momento non condivido, ma penso di aver già lungamente detto come mi appare Rebecca, cioè tutto il contrario di come l’hai descritta tu, quindi siamo su posizioni completamente opposte e chiare nei loro termini.
      Non sono d’accordo nemmeno su Kevin, che invece per me inizia a essere se stesso nel momento in cui lascia fluire e accetta quella (spiccata, secondo Miguel) parte di Jack che ha dentro di sé.

      • appassionato

        16 febbraio 2017 at 20:56

        Allora, semplificando e riassumendo:
        Ho sempre visto Jack molto più disposto al sacrificio pur di tenere unita la famiglia che non Rebecca. Idem per quanto riguarda il cercare di accontentarla, mettendola al primo posto. Non sto giudicando e nemmeno dicendo che lei sia in torto o che non fosse innamorata quanto lui, ma vedo così la faccenda. In parallelo, come Castle con Beckett: disponibilità di lui a trasferirsi, ecc. Per amore, non per altro.
        Quando però comincia a vacillare da parte di lui la voglia di piena disponibilità e da parte di entrambi di confrontarsi per cercare una soluzione ottimale, è segno che il rapporto si è incrinato, semplicemente perché l’amore sta diminuendo e con buone probabilità si è consumato o comunque sta gradatamente spegnendosi. Le problematiche comportamentali ne sono un segnale inequivocabile. Potrà anche esserci qualche tentativo per far brillare ancora un po’ la fiammella, ma il fatto stesso che ci siano simili tentativi in realtà è un chiaro sintomo. Possiamo ignorarlo, far finta di niente, ma è così. Credo oggettivamente.

        Kevin: intendevo che, come per tutti, il confronto con il padre non può essergli di beneficio nella sua crescita (altro parallelo con Beckett e la madre). Prima se ne libera, prima troverà il vero se stesso e potrà vivere più liberamente. Non deve somigliargli per forza e nemmeno essere all’opposto. Il padre era il padre, lui è Kevin. Spero di essermi spiegato meglio.

  4. Flavia

    17 febbraio 2017 at 15:37

    Ciao a tutti. E’ la prima volta che commento dopo avervi letto per tante volte da “fantasmina” ma alla fine eccomi qui, ad esporre il mio punto di vista (sperando di non tediarvi) su una serie che mi ha coinvolto e catturata come poche altre volte mi è capitato, probabilmente perché, come riassunto nel nome perfetto della serie, parla di noi ed ognuno di noi può trovarvi una parte di se stesso e della propria esistenza.
    La quota “commozione” della puntata mi è stata regalata dal bellissimo confronto tra Miguel e Kevin, in cui il primo nel rivelare al figliastro quanto gli ricordi Jack, mostra quanto fosse forte il legame con l’amico scomparso e quanto il ricordo della loro amicizia non sia stato offuscato da un eventuale risentimento che poteva nascere proprio dall’essere trattato costantemente da “ospite indesiderato” dai figli di Jack che, evidentemente, considerano il buon (eh sì, stavolta è stato buono) Miguel alla stregua di un impostore che ha osato prendere il posto del loro immenso papà. Per non parlare di Rebecca che accanto a Miguel sembra l’ombra della donna luminosa che era vicino a Jack.
    Kevin è decisamente “Jack Pearson’s son”, e lo è nel bene e nel male: agisce sempre animato dalle migliori intenzioni ed in modo appassionato ma a volte, commette degli errori, come del resto suo padre.
    Jack, anche se viene naturale, guardando il suo modo di essere padre/marito, considerarlo “perfetto”, in realtà non lo è affatto: è un uomo che commette i suoi begli errori, come tutti, e c’entrano poco le dinamiche di quest’ultimo episodio.
    Quello che rende Jack straordinario è il fatto di agire sempre in nome dell’amore assoluto per la sua famiglia, della volontà di dar loro solo il meglio (che lui, da figlio, non ha avuto – eufemismo) e quando sbaglia, di avere l’umiltà di tornare sui propri passi, riconoscere l’errore e porvi rimedio (come nel caso della scuola speciale per Randall, considerata d’istinto una proposta quasi inaccettabile e poi invece accolta con annessa rinuncia alle sue ambizioni lavorative).
    Anche Kevin, diciamola tutta, nel fare il gesto meraviglioso di accorrere in soccorso di Randall, posponendo il suo interesse personale, in realtà apre una bella falla nel lavoro, perché scappando un nanosecondo prima di entrare in scena, non ha messo nei guai, forse irreparabilmente, solo la sua carriera ma anche tutte le persone che avevano lavorato con lui allo spettacolo cosa che, diciamolo, al di là della mancanza di professionalità, rappresenta proprio una mancanza di rispetto. Vedremo nelle prossime puntate se riuscirà a trovare una soluzione, come avrebbe fatto suo padre, anche per questa situazione.
    Ma Kevin non è il solo ad essere “il figlio di Jack Pearson” ma anche Randall. In questa puntata, magari sono stata l’unica ad aver avuto questa percezione, ho visto parallelismi anche tra Jack e il figlio adottivo. Mi riferisco alla gestione dei fallimenti: Randall, vedendosi incapace di fronteggiare al meglio tutte le problematiche che sembrano precipitare su di lui, una dietro l’altra, in un gigantesco e spaventoso domino, precipita nel buco nero degli attacchi di ansia (standing ovation a Sterling K.Brown per l’interpretazione) e lo stesso accade a Jack. Sentirsi dire da Rebecca di essere stato spesso e volentieri un “intralcio” per lei, è la rappresentazione del suo fallimento. L’uomo che aveva dichiarato di avere come scopo rendere felice la donna che amava, si sente dire di aver ottenuto l’esatto contrario, e in quell’istante crolla. E, senza la motivazione forte di dare felicità alla moglie che lo aveva allontanato dalle prime avvisaglie dell’alcolismo, eccolo di nuovo lì, con il bicchiere pieno e non di acqua minerale.
    Sul litigio di Jack e Rebecca, sono d’accordo che la faccenda Ben (che comunque avrebbe dato fastidio al 99,999999% della popolazione mondiale eh) sia stata la goccia che abbia fatto traboccare il vaso.
    Io credo sinceramente che Rebecca abbia tirato un po’ troppo una corda già abbastanza tesa. Lei era consapevole dei sacrifici fatti dal marito (freakin superhero lo ha definito lei, mica io) per consentirle di coltivare una passione che la facesse uscire dalla routine familiare, e per questo sul tour avrebbe dovuto fare “tre passi indietro” (con tanti auguri – per gli affezionati del Monopoli). Invece, con un timing che peggiore non poteva essere (dopo la serata iper-romantica organizzata da lui) dà quasi ragione a Ben (“se lui ti ama, ti lascerà andare”) e dopo una serata così, e non solo, come puoi non essere certa dell’amore di tuo marito? Sono d’accordo con chi dice che stavolta il primo passo, ammesso che lo voglia, per riconciliarsi con Jack, dovrebbe essere il suo.
    Chiudo con Kate: il magone che mi ha messo addosso il vederla impossibilitata a parlare della morte del padre, non si può descrivere. Ancora una volta tanta ammirazione per gli autori che hanno descritto in modo perfetto quanto possa essere complicato anche solo parlare di una perdita così forte. Non si tratta di “superarla” ma di conviverci, chiudendola in un angolino come fa Kate.
    Approvatissima la scelta di posticipare le nozze con Toby, anche se prevedo altre nuvole all’orizzonte per loro. Nuvole che saranno nerissime anche per noi poveri spettatori quando (quando?) gli autori decideranno di farci piangere qualunque cosa, mostrandoci la dipartita di Jack e William.
    Fine del papiro e grazie se avete avuto la pazienza di arrivare fino in fondo senza abbioccarvi 🙂

    • Syl

      Syl

      17 febbraio 2017 at 20:50

      Ciao! Grazie per il tuo commento, che ho letto prima tutto d’un fiato, ma non ho fatto in tempo a rispondere come si deve.
      È molto interessante quello che dici di Kevin, che è ancora più figlio di Jack di quanto non avessi considerato, quando parli del fatto che è sì corso dal fratello in un gesto meravigliosamente fraterno, lasciando però “nei guai” chi aveva altrettanto bisogno di lui in quel momento. Come te, non credo affatto che Jack sia perfetto, è un ottimo marito perché compie tutto in nome di un amore da cui attinge a piene mani e si dà senza riserve alla sua famiglia, ma non è vero che fa sempre tutto giusto o che non abbia già avuto cedimenti (come quando Miguel l’ha rimandato a casa dopo troppi drink e Rebecca gli ha fatto notare che non era abbastanza presente con i suoi figli). Il credito e l’ammirazione che gli si dà è quello di avere una grande capacità di tornare sui suoi passi, di valutare la situazione, non voler per forza avere ragione e di non essere una persona inconsapevole. Ed è in primo luogo quello che lo rende una grande persona e anche uno dei motivi per cui amo la rappresentazione di questi personaggi in This Is Us. Amo quando compiono errori, ma poi se ne rendono conto e cercano di porvi rimedio, nel frattempo crescendo. Forse ci hanno mostrato Rebecca più incline a farsi prendere dalle paure che cova al suo interno (ricordo la scena di Randall sotto effetto dei funghi allucinogeni, con Rebecca in preda all’angoscia, nelle sue fantasie). Non do nessuna colpa a Rebecca, per questo, voglio precisarlo.
      In questa situazione, quella che abbiamo visto in puntata, io ho ancora grossi punti di domanda, perché per me la dinamica in atto nel 1996 è talmente diversa da prima, che, a questo punto, io personalmente faccio ancora fatica a capire che cosa sia successo. Perché non essendo un telefilm lineare, non riesco ancora a definire con chiarezza come siamo arrivati a questo punto. Non mi sono posta il problema su chi debba fare il primo passo (non mi sto schierando con nessuno dei due), quanto su come caspita siamo finiti lì? Perché la situazione qui è degenerata a tal punto, che non credo sia facilmente recuperabile. Sono anche curiosa di capire come mai Rebecca sia voluta andare in tour, non perché io pensi che debba o non debba andare, ma perché è evidente che ci tiene moltissimo.
      Su Randall e Jack non sono sicura di seguirti benissimo, nel discorso del fallimento. Randall è spinto dall’istinto di dover dimostrare al mondo di essere il migliore e di andare in crisi se non ce la fa, e questo va a pescare nella ferita del rifiuto subita con l’abbandono. Soffre di predisposizione all’ansia, come ci hanno dimostrato, che è il modo in cui la sua mente reagisce quando supera la soglia di allarme. Jack non ha il medesimo anelito alla perfezione, secondome, cerca solo di fare il meglio per la sua famiglia e cerca rifugio nell’alcol come coping di gestione di emozioni/eventi troppo intensi, ma non l’ho avvertito riferito al “fallimento”. Gestisce così il malessere che prova, così come invece Randall lo fa andando a correre, che è pur sempre un coping (visto che correva di notte sul tapis roulant. Come jogger comprendo perfettamente l’aiuto della corsa come stile di vita, ma magari per una volta puoi anche saltare).
      In ultimo, perché credi che ci siano nuvole nere che attendono Toby e Kate? Io mi sono rilassata per la prima volta dopo puntate 😀
      Grazie mille per la chiacchierata 🙂

      • Flavia

        17 febbraio 2017 at 23:31

        Grazie a te per essere arrivata fino in fondo al mio commento. Solo dopo averlo pubblicato mi sono resa conto del “lenzuolo” che avevo partorito e mi è preso un colpo. Non garantisco una migliore sintesi nelle prossime settimane (anche perché mi piace parlare di ciò che mi appassiona) ma una suddivisione in più commenti magari sì 😉
        Detto questo, è vero che Jack non ha le smanie di perfezionismo di Randall ma le radici dei loro comportamenti affondano per entrambi in ferite inferte durante la loro infanzia: Randall, come ricordavi, nell’abbandono che lo spinge a quel punto a voler essere il migliore di tutti per non sentirsi “l’indesiderato in primis e il sostituto del figlio morto in secundis”, e Jack nelle violenze fisiche e psicologiche paterne che lo portano a voler essere il padre che non ha mai avuto, così strabordante d’amore per i propri figli, e il marito migliore che sua madre non ha mai potuto avere. E’ in un certo senso la missione che, più o meno consciamente, si sono messi sulle spalle e per la quale lottano costantemente a testa bassa, rischiando però il crollo emotivo nel momento in cui avvertono il precipitare degli eventi. Così almeno l’ho intesa io 😉
        E sono d’accordissimo con te nel voler capire come accidenti si sia arrivati alle tensioni degli anni ’90 della coppia Rebecca-Jack che coincidono ahinoi pure con gli ultimi anni di vita di lui, ma abbiamo almeno altre 3 stagioni per sviscerare la cosa e gli autori adoreranno tenerci sulla graticola.
        Questione Toby-Kate: vedo le nuvole perché, nonostante la scelta di prendersi saggiamente del tempo per conoscersi meglio, sia stata una delle loro scelte più raziocinanti, vedo la loro relazione ancora molto fragile e piuttosto umorale e sarà importante capire quanto Toby sarà disposto ad aspettare i tempi di Kate per aprirsi totalmente a lui. Un percorso di quel genere potrebbe risolversi positivamente all’improvviso o potrebbe volerci molto più tempo e, in quest’ultima ipotesi, lui potrebbe viverla come una mancanza di fiducia nei suoi confronti, Staremo a vedere 😉

        • Syl

          Syl

          18 febbraio 2017 at 00:18

          Sì, adesso mi è più chiaro il discorso Randall-Jack, di cui non avevo capito i termini del paragone. Jack ha indubbiamente posto il suo focus nell’essere un padre e marito completamente diverso dall’esempio avuto, anche per venire incontro alla richiesta fatta dalla madre, e ha dato tutto in quella sua “missione”, che per lui era il senso stesso della sua vita (come ha dimostrato con i sacrifici fatti). In quest’ottica sentirsi dire che “volevo qualcosa di mio, senza che ci fossi tu (tra i piedi – è in sostanza quello che ha detto Rebecca)” è stato uno schiaffo in pieno volto. E già si era allarmato quando lei aveva accettato il divorzio di Miguel senza troppi drammi, a significare che per lei l’opzione divorzio, in senso teorico, non era completamente fuori dalla porta. Quindi mi verrebbe da pensare che a lui sia franato il modo sotto ai piedi, anche se già lui aveva confessato a Miguel di essersi dimenticato di baciarla, uscendo di casa quel mattino.
          Toby e Kate marciano, secondo me, a due velocità, non per forza dissonanti tra loro. C’è il momento Toby simpatico – Kate da salvare, che è abbastanza stereotipato e quello molto più vero in cui lui ci fa vedere la sua vera personalità, quella che ha combattuto contro la depressione (con anche lui alle spalle il divorzio dei genitori eccetera). Li trovo molto veri nella seconda istanza e fermi immobili nella prima. Non li ho in realtà visti male quando hanno deciso di fermarsi, perché se di norma credo che rallentare la prospettiva del matrimonio, quando la domanda è stata già posta e accettata, può essere visto come un passo indietro, mi sembra che l’abbiano preso con lo spirito giusto. Nel frattempo dovranno conoscersi meglio, ma mi sembra che si siano per la prima volta aperti con l’altro in modo autentico.

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