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Recensioni This Is Us

This Is Us | Recensione 1×11 – The Right Thing To Do

Bentornati a tutti, fan di This Is Us!
Il lungo mese senza la famiglia che, come nessun’altra in televisione (fatemi essere di parte) ci permette di vivere dentro le sue mura – metaforiche o meno – per condividere con loro gioie e dolori, in salute e malattia eccetera – pure dopo che la morte ci ha separati, ahimè -, è finalmente terminato.
Se per tanti di noi fare ritorno alla solita routine con le attuali, gelide temperature è stato uno shock (non solo termico), poterci immergere di nuovo nell’atmosfera vibrante di vita e di affetti di This Is Us è senz’altro un modo di addolcire il brusco passaggio tra le luci natalizie e le guance intirizzite con cui affrontiamo le mattine ghiacciate di questa settimana.

Avete trascorso le vacanze natalizie, chiedendovi, tra un bacio e l’altro sotto il vischio o mentre scartavate regali, se Toby ce l’avrebbe fatta o se This Is Us avrebbe mantenuto fede al suo principio di far fuori personaggi di sesso maschile, ma inducendoci prima ad amarli appassionatamente, cosicché la dipartita sarebbe stata rimpianta fino alla fine dei tempi? Io, sì. E non ero sicura che l’esito sarebbe stato speranzoso per Toby e per noi. Non ho certezze quando si tratta di prevedere dove gli autori ci porteranno.
Tutto è bene quello che finisce bene, ed è anzi saltato fuori che ci stavano preoccupando per la persona sbagliata. Si è scoperto, infatti, abbastanza in fretta che quanto imprevedibilmente accaduto a Toby nel miglior tempismo di sempre, tanto da essere annoverato tra gli aneddoti inconsueti che capitano a questa famiglia durante le feste comandate, non avrebbe avuto esiti fatali.
Non è certo qualcosa da sottovalutare – si è trattato pur sempre di un problema cardiaco che ha necessitato di una presa in carico decisa -, ma non avrà nessuna delle conseguenze nefaste che mi ero prefigurata, né sulla storia, né sulla sua relazione con Kate, e, quello che mi stava più a cuore, non sul percorso di rinascita psicologica di Kate, che era il mio timore più grande. Come avrebbe reagito Kate alla perdita di Toby, proprio ora che si era innamorata di lui e che aveva deciso finalmente di prendere in mano la sua vita in modo più consapevole rispetto al passato? È una domanda che posso smettere di pormi.

Prima di parlare dei due fidanzati (possiamo chiamarli così, giusto?), vorrei invece iniziare con la scena di apertura, che per me è stata non solo profondamente eloquente, ma soprattutto necessaria per farci comprendere in profondità la psicologia di Jack.
È molto importante che ci si sia presi del tempo per mostrare il passato di Jack, perché trovo che, di norma, nell’immaginario collettivo e nei telefilm dove è presente la figura dell’uomo accogliente che sa amare più di se stesso e con totale accettazione la donna che ha accanto, assumendosi il ruolo di pilastro emotivo che niente sa e può distruggere, non ci sia mai spazio per spiegarci da dove venga quell’immensa capacità di amore incondizionato, predisposizione al sacrificio per il bene dell’altro (generalizzato all’intera famiglia) e immensa forza. Qui lo hanno fatto.
Jack è un uomo che porta con sé le cicatrici di un’infanzia trascorsa crescendo con un padre abusivo e una donna vittima di violenza domestica. E proprio perché ha assistito alla sofferenza di sua madre – che gli ha fatto promettere di diventare un uomo migliore, senza avere la forza e gli strumenti necessari per staccarsi dalle umiliazioni che era costretta a subire (pensiamo anche sempre al contesto storico e sociale e il ruolo delle donne all’epoca) -, Jack ha saputo trasformarsi in un uomo completamente diverso dal padre, cosa non così ovvia come sembra.
È servito un percorso di consapevolezza e delle scelte precise, messe in fila una dopo l’altra, per non ripercorrere gli schemi che aveva visto agire e nei quali, psicologicamente, poteva cadere, perché gli erano familiari.
Come dico sempre, per parlare di questo telefilm servirebbe una laurea in psicologia che io non ho, quindi non vado oltre in questo discorso, ma posso dire di essere oltremodo orgogliosa di Jack, per come ha saputo trasformare il pesante fardello del passato in una forma di amore pulita, positiva, che sostiene e non prevarica.

Mentre lo guardavo avere a che fare con il padre, pensavo al discorso di Kevin di qualche puntata fa, sulla famiglia come grande albero le cui radici affondano nel passato e servono per nutrire i nuovi rami e le giovani gemme, anche quando chi ci ha preceduto non c’è più. L’idea della famiglia come radicamento è indubbiamente realistica e anche molto consolatoria (non ci fa sentire soli, perché di fatto non lo siamo mai), ma sappiamo che quello che ci viene trasmesso e tramandato lungo la linea del tempo non è solo conforto e saggezza. Qualche volta sono anche limoni che dobbiamo trasformare in limonata, usando una metafora cara a questo telefilm, e Jack ci riesce ogni volta.

In questa puntata siamo andati molto a ritroso nel tempo, e siamo stati testimoni delle difficoltà della giovane coppia felice in attesa di un figlio, che inizia a far spazio, a livello immaginativo e non solo, all’arrivo di nuovi elementi che cambiano indubbiamente la vita, ma che si accompagnano di norma anche a grande entusiasmo e passione. Quel tipo di entusiasmo che non ti fa smettere di sorridere, pur spaventandoti a morte.
Diciamo che in questo caso, di fronte all’indiscutibile realtà di diventare genitori di TRE bambini in un colpo solo, la parte in cui gli si è gelato il sangue ha, per forza di cose, fatto sbiadire e accantonare l’enorme felicità della maternità.
Come è noto, questo telefilm ha l’innegabile dote di inserire dei momenti di puro umorismo anche nei momenti più drammatici, cosa di cui sono molto grata, altrimenti passeremmo il tempo a disperarci in una valle di lacrime.
Mi ha fatto morire il modo in cui il ginecologo (quello che poi avrà l’appendicite e non potrà assistere al parto di Rebecca) ha annunciato agli sposini la gravidanza trigemellare. Immagino che da vivere in prima persona non sia stato molto divertente, ma su “No, scherzavo, non sono gemelli, ho fatto la battuta, ahah come sono spiritoso. Sono tre, invece” non ho potuto fare a meno di scoppiare a ridere (con tutto il rispetto, eccetera). Così come sono state spassose le risposte che si sono susseguite da parte di impensati interlocutori, come nel caso del dottor K, ancora ignaro che sarebbe diventato il padrino-angelo custode della famiglia, ma felice di non doversene occupare, e del datore di lavoro di Jack, che non faceva altro che dispiacersi per lui, quasi avesse subito un lutto.
Sono molto felice, tra l’altro, che This Is Us riesca sempre a trovare escamotage per riportare in scena il dottor K., che pensavo avessimo salutato caramente nel pilot, cosa che mi dispiaceva moltissimo. Invece, a quanto pare, è una presenza fondamentale per la famiglia Pearson, e di conseguenza anche per noi, che possiamo godere del modo burbero, ma affettuoso che ha di indirizzarli al meglio (o semplicemente di stare in scena).

Jack e Rebecca, neo genitori ancora in potenza, devono affrontare subito una notevole difficoltà, che li vede messi al cospetto della loro spina nel fianco più dolorosa, quei genitori che hanno chiare caratteristiche in grado di classificarli entro tipi psicologici ben definiti e da manuale – il padre violento abusante e la madre passivo/aggressiva, esperta manipolatrice – circostanza che mette a nudo le loro fragilità, già ben sollecitate e fatte affiorare dalla notizia bomba appena ricevuta.

Ho trovato che si siano comportati entrambi in modo incredibilmente maturo. Rebecca ha affrontato la disapprovazione della madre, che non solo l’ha fatta sentire colpevole e incapace, come se rimanere incinta di tre gemelli fosse stata una libera decisione, reiterando quegli attacchi alla sua autostima, che immagino siano andati avanti per tutta l’infanzia e adolescenza e facendole scacco matto quando, nel giusto impeto di allontanarsi indignata, ha lapidariamente deciso che fosse rimasta ferita perché dentro di lei sapeva che le critiche a Jack erano giuste. Vi è mai capitato che qualcuno vi offendesse e quando voi, giustamente, vi siete offesi, vi abbia detto che eravate voi troppo sensibili? Ecco, questa è manipolazione in una delle sue tante espressioni.
Nonostante questo, nonostante l’istinto sia quello di fuggire e chiedere l’emancipazione arretrata da una genitrice indegna di questo nome, Rebecca rimane seduta, composta e controllata e ascolta quello che la donna le propone, perché in quell’istante diventa madre a sua volta (una madre molto, molto diversa da chi ha davanti) e mette da parte qualsiasi ferita, dolore, risentimento, per offrire il meglio ai suoi bambini.

Allo stesso modo Jack non solo va a chiedere aiuto al padre, sotto forma di denaro, ma sa di doverlo fare sottoponendosi all’umiliazione massima. Sa di dover passare attraverso la familiare forma di abuso, in cui non solo gli verrà ricordato che non vale a nulla, ma deve ammetterlo ad alta voce lui stesso, per ottenere quello di cui la sua famiglia in progress ha bisogno. E lo fa.

In tutto questo, però, in queste enorme prove che li temprano come genitori, la cosa di cui non li colpevolizzo affatto, ma che ho notato con una certa stretta al cuore, è che non si sono confidati tra loro. Sono pronti a enormi sacrifici per l’altro, ma non vogliono che l’altro soffra di riflesso e questo li porta a non comunicare tra loro, per proteggersi a vicenda. Quindi Jack vuole dare tutto quello che ha a Rebecca, anche l’impossibile, vuole che viva una gravidanza tranquilla, vuole darle il nido che mentalmente stava già preparando, vuole vederla felice, ma senza mettere sulle sue spalle il peso della propria sofferenza. E Rebecca vuole convincerlo che tornare a vivere dai genitori sia la scelta migliore e non lo fa partecipe della disperazione che la fa singhiozzare di nascosto, per non fargli pesare che lui non ha abbastanza soldi per mantenerli tutti.

È tutto ovviamente fatto a fin di bene, ed è molto umano, solo che penso sempre che una scelta di questo tipo possa portare all’incomunicabilità, se estremizzata.

Al tempo presente, le vicende nelle quali si muovono i “Big Three” sono riassunte magnificamente nella scena in sala d’attesa, mentre attendono che si concluda l’intervento di Toby. Mi è piaciuto vederli tutti e tre insieme, e Randall in mezzo a loro, a sostegno della sorella, che ha chiamato entrambi, e non solo Kevin.

Iniziando proprio da Kevin, io di lui penso sempre che “contano le intenzioni”. E lo so, forse appaio troppo indulgente, perché, davvero, Kevin, magari pesiamo un po’ le parole prima di dirle, invece di farle volar fuori come quando si aprono le finestre per cambiare aria? Però non si può non notare che si sta davvero impegnando per fare la cosa giusta, solo che la bussola che lo indirizza non gli è molto chiara, temo. Sloane e Kevin sono partiti bene e sono molto carini, anche se hanno accelerato i tempi della loro relazione e si sono messi, temo, il cappio al collo, quando hanno deciso di unire la loro vita extra lavorativa a quella sul palcoscenico.

Sì, lo so, sono artisti e fanno le cose diversamente dal resto della popolazione, loro non hanno “partnership”, bensì “artnership” e la mia faccia è stata esattamente quella di Beth (sempre al suo meglio quando ha come spalla William. Riesco a essere umoristici anche quando stanno zitti).

La fretta di Sloane di chiedere chiarimenti sullo stato del loro rapporto è stata per me foriera di disastri perché non è questione di essere femminista, Sloane. Si tratta del fatto che se hai bisogno di chiederlo, la risposta non ti piacerà. Non solo, metti l’altro nella posizione di porsi interrogativi e fare un’analisi della vostra storia in modo precoce. Infatti, come ti sbagli, quello che Kevin dice e non dice tra le righe, è che non è innamorato di Sloane. È tanto carina, divertente, e gli piace tanto. Temo anche che sia simpatica e abbia una forte personalità, ma quello è tutto.
L’arrivo di Olivia mette a soqquadro inevitabilmente un rapporto ancora agli inizi e troppo fragile per resistere a un colpo del genere. Lei fa la sua entrata da diva, inebriandoli tutti di fascino (non si è una star senza essere dotati di magnetismo naturale), fa svolazzare quei capelli per forza finti, gli parla con accento sexy e blatera di droghe sciamaniche e coyote che ululano. Kevin si dimostra anche piuttosto responsabile, nella nuova risoluzione di essere una persona adulta, saggia e rispettabile, quindi non cede alle lusinghe. Ma come ti viene in mente di aggiungere “Devo fare quello che è giusto, anche se non voglio?”. Perché se può essere un discorso sensato per quanto riguarda non ridarle il ruolo da protagonista, ha fatto sembrare che non volesse Sloane, ma rimanesse con lei per una strana idea di “serietà da età adulta” del tutto deviata. Kevin, applaudiamo l’impegno, ma pensaci meglio la prossima volta. Un po’ di bicipiti intanto non guastano.

Randall ha fatto… Randall, come in ogni puntata. È incredibilmente trasparente e onesto quando si tratta di ammettere senza alcuna vergogna di provare emozioni spiacevoli o non particolarmente nobili. Si confida, ammette apertamente il suo stato d’animo, si mette in discussione. Ed è pronto ad ascoltare i consigli degli altri e ad agire per risolvere la situazione. Parla apertamente di come si sente e ci prova, sempre, anche se nei suoi modi spesso goffi che si concludono in momenti di ilarità, come quando offre whisky a Jesse o gli dà dell’uomo sexy. Sono rotolata.

Grazie però a questo suo modo di comportarsi, è in grado di capire in fretta, senza che l’orgoglio ne rallenti la comprensione, che il problema non è tanto l’orientamento sessuale del padre, quanto il fatto che si senta defraudato della sua presenza, proprio ora che sta per perderlo. Si tratta di equilibri precari che devono essere costantemente aggiustati, con il ticchettio del tempo che rema contro di loro. Nel giro di poco tempo ha dovuto trasformare l’idea immaginaria di un padre in una in carne e ossa, ha imparato a conoscerlo, ha saputo di aver subito un importante tradimento dalla sua figura di riferimento infantile (la madre) e si è affezionato alla persona che William è, non alla figura vaga che aveva idealizzato e ora si appresta a subire un’altra perdita. A tutto questo si aggiunge un “terzo incomodo” che lo deruba del padre, negli ultimi mesi di presenza. Il risentimento è naturale, ma è stato molto maturo da parte sua parlarne e chiarire. E William è sempre un interlocutore attento e sensibile.
Hanno affrontato una questione delicata e dolorosissima, quella della morte di William, che non intende più sottoporsi a chemioterapia e che deve approntarsi a vivere la fase terminale della malattia. Randall accetta subito la sua decisione, invece di tentare di convincerlo a continuare con i trattamenti invasivi, che sarebbe un modo umano di mettere a tacere la propria sofferenza, perché curarsi fino all’estremo (o assistere qualcuno che lo fa) può dare la sensazione di essere attivi e di non arrendersi all’inevitabile.
Il successivo passaggio è straziante, per le implicazioni, ma non per come è affrontato, sempre con i consueti pudore e delicatezza. William dovrà affrontare la transizione verso la morte e sa che saranno momenti difficili, faticosi, in cui la fragilità del corpo verrà messa a nudo. Non vuole pesare sulla famiglia del figlio, non vuole che lo vedano così, non vuole dar loro questa sofferenza. Randall, invece, dall’uomo che è, lo rassicura con forza che loro sono una famiglia, quella è la sua casa, è lì che deve morire. Appartiene a loro, e a quel luogo. E qui non ho potuto fare a meno di avere gli occhi lucidi, per l’enorme umanità espressa da entrambi, nel solito modo contenuto, mai strombazzato. Le mani che si incontrano hanno suggellato un momento perfetto.

Kate e Toby vivono invece il loro momento di grande entusiasmo, dopo essere passati nel baratro della paura di perdersi. Ho apprezzato che la prima apparizione di Toby-non-morto fosse in un letto di ospedale in cui si dibatteva mortalmente annoiato, passando il tempo a lagnarsi, chiederle di intrattenerlo, criticare medici, dare generalmente fastidio a chiunque, e da diverso tempo, se ci fidiamo dell’occhiata di pura esasperazione dell’infermiera. Volevamo sapere certo quale fosse il suo destino, ma è stato molto bello che non abbiano arricchito la rivelazione di troppa retorica (non lo fanno mai, è bene sottolinearlo sempre). Il rocambolesco avvenimento spinge la loro relazione verso una destinazione che forse avrebbero faticato a raggiungere. Toby ammette di amarla e Kate, giustamente, all’inizio non risponde nulla, perché Toby sembra in preda a raptus da anfetamine invece che a una provvidenziale pre-anestesia calmante e blatera a tutto spiano, rendendo impossibile perfino organizzare pensieri, figurarsi rendersi conto di aver ricevuto una dichiarazione d’amore. Quindi, Kate, non starei tanto a colpevolizzarmi sulla mancata reazione, trovo invece che sia stata molto calma e abbia gestito nel modo migliore un uomo completamente privo di controllo e terrorizzato fin nel midollo. Ma comunque sempre esilarante, sempre con rispetto parlando.
Ma quando può rilassarsi, quando riesce a guardarsi dentro e capire quello che è successo, si dischiude alla gioia. Ho visto una Kate finalmente liberata dalla corazza che le abbiamo visto indossare, felice in modo genuino, con un sorriso che trasmetteva una miriade di emozioni che di solito abbiamo solo intuito, ma raramente visto. Ed è stato uno spettacolo bellissimo!

Ho apprezzato anche il fatto che abbiano parlato apertamente della sessualità non chiaramente definita di William, un tema e un messaggio che trovo sempre giusto vengano affrontati e trasmessi con grande naturalezza, come in questo caso.

 

In ultimo, ho trovato divertente e dolcissimo Jack che dice (mentendo?) a Rebecca di essersi messo a piangere per riavere i soldi dell’affitto.

E anche le immagini dei bambini nella loro casa, sognati prima ancora di essere presenze reali. (Ho finito, davvero).

Si è trattato per me di un ottimo ritorno, in linea con la vera essenza di This Is Us e con la qualità a cui ci ha ormai abituato. (I Golden Globe dovevano darglieli!!).
Vi è piaciuto il ritorno della famiglia Pearson?
Vi lascio con il promo e vi invito a passare da queste pagine, per rimanere sempre aggiornati con This Is Us!

Milo Ventimiglia Italia
Mandy Moore Italia
This Is Us Italia

This Is Us Italia(gruppo)

A presto!
– Syl

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6 comments

appassionato 12 Gennaio 2017 at 12:35

Complimenti ecc.
Jack e Rebecca: io proteggo te, tu proteggi me. In un’unione è un grosso errore: il meglio lo si dà e lo si ottiene affrontando tutto, ma proprio tutto, insieme. Mi ricorda un’altra coppia…

Reply
Syl
Syl 12 Gennaio 2017 at 12:51

Sì, concordo. Le intenzioni sono ottime, ma per me meglio che si parlino, prima che questo atteggiamento porti ad allontanarsi (lo dico anche tenendo conto che li abbiamo visti in crisi negli anni novanta)

Reply
sonia 12 Gennaio 2017 at 14:35

ottima recenzione intanto. quello che ho trovato di forte impatto visivo é stato quando Jack va dal padre e prima di entrare si sfila la fede e la mette in tasca per poi rimettersela quando esce. Dimostra che il padre nemmeno sa che é sposato perché non glielo ha mai detto per tenerlo ben distante dalla sua vita e dalla sua famiglia.

Reply
Syl
Syl 12 Gennaio 2017 at 14:49

Ciao, grazie!
Vero, ottima osservazione! Grazie per averlo segnalato 🙂 O anche quando dice che i soldi gli servono per “gambling”, vuole proprio tenerlo fuori. A me di quella scena ha fatto tanta tenerezza l’inquadratura sulle scarpe consumate di Jack, quando esce dalla casa del padre. Grazie per il commento!

Reply
Al
Al 13 Gennaio 2017 at 21:57

Bentornata 🙂
Ma sai che sono quasi rimasta delusa per la situazione medica di Toby?! Io mi sono arrovellata l’anima sperando che non succedesse nulla di grave e loro liquidano tutta la mia ansia, come se fosse stata del tutto senza peso e senza fondamento. Mi accorgo di storcere il naso ormai per delle inezie, ma difficilmente trovo lati negativi in questa serie.
Poi comincio seriamente a pensare che This is us sia stato creato solo con lo scopo di alimentare quelle fantasie sugli uomini che ero riuscita a sopire dopo i traumi Disney: ma uno come Jack Pearson dove si trova??? Ennesima dimostrazione della perfezione di quest’uomo, come marito, come futuro padre, come essere umano. Bellissima la tua analisi sul confronto con la famiglia e le sue radici.
Su Kevin e Randall sai benissimo che sfondi una porta aperta, non potrei essere più d’accordo. E ancora una volta William mi sorprende e mi fa stringere il cuore – temo il momento in cui dovrò dire addio a quest’uomo…
Complimenti ancora, alla prossima 🙂

Reply
Bruna 3 Marzo 2017 at 23:37

Semplicemente meraviglioso! Non aggiungo altro! No, anzi, aggiungo solo i complimenti per l’analisi precisa e puntuale! Alla prossima

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