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Recensioni This Is Us

This Is Us | Recensione 1×07 – The Best Washing Machine in the World

This Is Us - Season 1

Non pensavo che This Is Us mi sarebbe mancato tanto, in queste due settimane di assenza, ma è proprio così che è andata, ho iniziato molto presto a contare i giorni che mancavano alla puntata odierna.
Chi ha mai provato le sensazione di terribile baratro spiacevole di quando si rimane orfani di una serie tv molto amata, chiedendosi se qualcosa d’altro riuscirà non dico a sostituirla, ma almeno a rallegrarci lo spirito telefilmico, sa quanto è bello tornare ad affezionarsi, amare e attendere con ansia il prossimo incontro episodio.

Vi siete già uniti al contest “Impossibile guardare una puntata senza piangere”?
Trovandomi nei dintorni, mi faccio avanti e confesso che, anche questa volta, ci sono stati momenti che mi hanno toccato il cuore. Ora, non dico che io finisca sempre singhiozzando, perché, via, smetterei di guardarlo, non sono di certo nata per soffrire (coff coff. Fingiamo di dimenticare tutti gli amari calici che abbiamo bevuto volontariamente negli inferni di certe serie tv), ma la peculiarità di questo telefilm, come si è già ampiamente detto e come ci dimostra ogni volta di più, è quella di presentarci esseri umani in carne e ossa, che affrontano normalissimi momenti dell’esistenza, facendolo sempre con grande umanità, semplicità e autenticità. Non che non compiano errori, sarebbe impossibile il contrario, ma quello che mi colpisce, quello che mi lega indissolubilmente a loro, è l’impegno con cui lo fanno, la loro onestà intellettuale e sentimentale, una sorta di genuinità emotiva che mi scalda sempre il cuore, che mi fa sentire, vorrei dire, “a casa”.
È uno di quei telefilm che ti sottrae alla realtà per quaranta minuti, che ti proietta in un mondo parallelo popolato da “cose gradevoli, vive e preziose” e ti riconsegna alla tua solita vita, qualche tempo dopo, più sereno e arricchito. E sì, poi qualche volta ti fa piangere. Prendiamola come una sorta di “pulizia emotivo-energetica” settimanale, in cui ci liberiamo tra le lacrime di tutte le scorie dello stress che ci portiamo dietro. In fondo lasciare andare le tensioni immedesimandoci in una rappresentazione con valore catartico è qualcosa che ci hanno tramandato gli antichi. Evidentemente, funziona.

Veniamo alla puntata, che come sempre, è colma di spunti che si affastellano nella mia mente spingendo e premendo da ogni parte, gridandomi in testa per essere affrontati per primi. Ho sempre talmente voglia di sviscerare ogni dettaglio che non è mai facile andare con ordine (ma no, non vi terrò qui a far notte).

Per prima cosa, apprezzo sempre moltissimo le scelte stilistiche e la cura con cui vengono confezionate le puntate. Si tratta di una struttura complessa che deve fare costantemente avanti e indietro con il passato, e si sa che la tecnica/strategia dei flashback è da maneggiare con competenza, per non rischiare che succeda come con me e un certo telefilm, nel quale mandavo sempre avanti le parti del passato, con il risultato che non so praticamente nulla della storyline alternativa. (Non dirò quale). I flashback sono notoriamente pericolosi, se usati male. Ma sono felice di vedere che qui, invece, sono ben dosati, non stonano mai, sono sempre studiati con attenzione.

Un altro elemento che trovo piacevolissimo, quando viene fatto – e che spesso coincide con i minuti più emotional dell’episodio – è la scelta di iniziare con scene di apertura realizzate con semplici carrellate che ci fanno transitare attraverso le varie fasi della loro vita. Grazie alla combinazione di momenti simbolici più colonna sonora adeguata, queste scene riescono a colpirci in profondità, dandoci in pochi attimi l’esatta sfumatura emotiva del singolo evento preso in esame. In questo caso si è trattato della lavatrice citata nel titolo che è elevata a simbolo in grado di rappresentare le varie fasi della vita della famiglia.
Ho una predilezione particolare per la scelta di oggetti molto semplici, quotidiani, che con il tempo rivestono grandi significati, immediatamente identificabili, sia per i protagonisti che per gli spettatori. Rappresentato il marchio della loro storia.

In questo caso il valore è doppio perché, a sorpresa, il richiamo alla lavatrice c’è anche nella scena finale, in cui le voci fuori campo, lo spazio e la colonna sonora iniziali sono invece riempiti dalle persone che hanno effettivamente vissuto quei momenti/esperienze. È come se un quadro avesse preso improvvisamente vita, grazie all’inserimento dell’elemento umano. Non siete mai stati in un museo, persi a immaginare la vita delle persone dipinte davanti a voi? Gli autori utilizzano sempre espedienti dalla resa molto semplice, ma che hanno dietro un’accurata costruzione e progettazione, lo percepisco durante la visione e lo apprezzo. Odio quando, in generale, la sensazione che mi lascia una puntata è quella del “compitino da svolgere”. Qui non c’è mai nessun filler.

Tra le due scene che si riflettono a vicenda abbiamo un intero mondo che si è dipanato di fronte a noi.

Sono molto, molto felice che ci sia stata data l’occasione di approfondire il rapporto tra Randall e Kevin. Ho sempre percepito freddezza tra di loro, nonostante l’innata generosità di Randall (suo grande pregio e insieme debolezza). Sapevamo che, quando erano piccoli, Kevin aveva sempre trattato Randall piuttosto male, perché geloso dell’affetto che i genitori riversavano su Randall e anche per via del suo lato bisognoso di continue rassicurazioni, ma non avevo idea che la cosa fosse degenerata a tal punto, come vediamo invece nel flashback della loro adolescenza. Non mi aspettavo che la rivalità fosse cresciuta così tanto e che fossero ai ferri corti, creando una frattura che ha delle ripercussioni anche sugli altri componenti della famiglia.
È una situazione molto complessa, che, come dice qui lo showrunner, non è dovuta a un singolo accadimento, ma al fatto che si tratta di due giovani maschi alpha cresciuti nello stesso territorio. Non voglio entrare nello specifico di quanto questa affermazione mi faccia alzare gli occhi al cielo, trovandola un po’ troppo semplicistica, perché non mi sembra distante da “Il cane testosteronico fa rissa con gli altri cani maschi. È la Natura”. Dai.

In realtà quello che mi sono chiesta per tutta la puntata è come sia stato possibile arrivare fino a quel punto. Perché non si tratta di “non andare semplicemente d’accordo”. Kevin è profondamente avverso al fratello e siccome la cosa è partita da subito dopo la loro nascita, per come ce l’hanno descritta, davvero non si poteva intervenire in nessun modo?
Chiaro, parliamo degli anni ottanta. La gente non portava i figli dallo psicologo o dal neuropsichiatra infantile. Capisco anche che la dinamica che noi vediamo agire da esterni ci sembri molto chiara, non così per chi si trova a essere protagonista in prima persona: Rebecca ha iper compensato la mancanza di affetto provata all’inizio per Randall che le ha generato un gigantesco senso di colpa, unendola al timore che dovesse affrontare inevitabili istanze razziste, con un grado di protezione troppo elevato, che ha “chiuso fuori” gli altri. Non è assolutamente un giudizio, la gente fa quello che può e, soprattutto Rebecca e Jack hanno fatto il possibile e anche moltissimo di più, per i loro figli. Sono genitori ammirevoli, hanno tutta la mia stima. È solo che li vedo impotenti e quasi atterriti di fronte alla situazione, senza sapere di preciso che cosa fare. Voglio dire, stiamo parlando di qualcuno che in 36 anni non ha mai detto “Lui è mio fratello”. Non di scaramucce tra fratelli in senso classico. Apprezzo il tentativo di Rebecca di rimanere neutrale vestendosi di beige ma questo mi fa pensare due cose. Una è che non basta, ma apprezzo il tentativo. Due che la situazione doveva essere un quotidiano tarlo delle loro esistenze.

Ovviamente, mi fa piacere che Kevin e Randall siano arrivati a un confronto. Nonostante Randall sembri quello più bendisposto, entrambi hanno fatto la loro parte per tenere in piedi il loro dissidio. Sicuramente Kevin tende ad alterarmi i nervi quando parte con il ritornello “Non mi vuole bene nessuno per colpa tua, altrimenti sarei la star”. Kevin, tesoro, nelle famiglia non c’è bisogno di essere i re seduti sul trono, per ricevere amore. Scambi l’ammirazione-adorazione per reale e autentico affetto. Però Randall, che è paziente e generoso, vive sempre un po’ del suo leit motiv “sono nero e adottato, non sai che cosa ho dovuto patire crescendo” e, a sorpresa, mantiene decisamente alto il livello competitivo con suo fratello, anche da adulto (facendo jogging). Mi ha anche colpito il fatto che non abbia mai guardato “The Manny”. Sono ancora senza parole. Non sapere come si chiama il personaggio che interpreta tuo fratello è un chiaro segno di ostilità (poco) repressa.
L’incontro/scontro avviene prima a livello fisico che verbale, proprio come a 15 anni sul campo da football, ma questa volta, l’epilogo è diverso. I due hanno le competenze intellettuali ed emotive per parlarsi, dopo aver fatto rissa (con cameo di Seth Meyers).

 

Sul “mi sono nutrito dell’amore della mamma, e della sua preferenza per me, perché non avevo l’affetto dell’unica persona che contava”, io avrei delle riserve. È un dolore profondo, quello espresso da Randall, indubbiamente. Essere osteggiato da tuo fratello, senza dover arrivare a citare Caino e Abele (come fa Beth), è qualcosa di enorme. Però io non ho esattamente trovato normale che, in una famiglia affettivamente funzionale, qualcuno metta al primo posto suo fratello. Avrei preferito se avesse detto qualcosa di meno estremo, tipo che per lui la mancanza di amore da parte di un componente della famiglia si era rivelato un vuoto che ha colmato legandosi molto alla madre. Perché così sembra che l’unica persona importante della sua infanzia sia stato Kevin. Non riesco a trovarlo credibile. O forse rifletteva il suo bisogno di farsi amare da chi non lo amava, in questo caso Kevin, in quando elemento distante, non in quanto Kevin in sé. Ma non ho le competenza psicologiche per addentrarmi tanto nei suoi schemi inconsci.

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È chiaro che è stato fatto solo un piccolo passo, tra loro, ma trovo già incredibile che due persone così arroccate nelle loro posizioni siano scese dalla loro torre per incontrarsi a metà strada. O che abbiano almeno mostrato interesse a farlo.

Kate rimane ancora un po’ in disparte, ma visto che Kevin è diventato gradualmente più protagonista, aspetto che venga il suo momento. Anche questa settimana Toby non si dimostra più l’uomo rubicondo, gioviale, “cuor contento il ciel l’aiuta” con cui temevo lo stereotipassero. Il problema è che quello che ha svelato a Kate – cioè che vuole smettere con la dieta – è un colpo basso difficile da metabolizzare. Ricordo molto bene quando Kate, all’inizio, lo ha avvertito del fatto che lei non intendeva innamorarsi di una persona grassa, proprio quando aveva deciso di affrontare i suoi problemi di peso, e lui aveva quindi deciso di dimagrire con lei. Ovviamente adesso Kate non può certo dire “Bene, hai contravvenuto alla prima regola del nostro rapporto, ti saluto”, perché gli esseri umani non vivono rapporti così binari, bianco/nero. Si sono frequentati e innamorati. Sono legati. Ma il problema rimane, ed è grosso. Come farà Kate a mantenere fede al suo proposito, davanti al quale sta già vacillando? (E sto evitando di diventare troppo retorica aggiungendo: che ne sarà di loro??).
Poi, io capisco tutto, ma la scena del dessert a me ha fatto venire voglia di nutrirmi di radici e bacche per il resto della mia vita. Non so voi.

 

Per quanto riguarda Jack e Rebecca, ahimè la puntata ci ha scaraventato dal nostro solito posto caldo e confortevole in una zona confusa, non del tutto ostile, ma certamente fredda (intendo a parte le pettinature di entrambi). Non so come altro definire questa sensazione di lontananza strisciante che avverto, ma che è appunto una sensazione, perché non è successo niente di catastrofico. Preferirei, anzi, che si parlassero e litigassero, magari. Vorrei che ci tenessero, ecco. Invece vivono le loro vite come se fossero coinquilini cortesi. Il bacio dimenticato, il silenzio in auto, il non affrontare la questione dei due ragazzi, il non fare fronte comune (perché al litigio notturno appare solo Rebecca? Tendenzialmente litigare di notte non è normale in una casa abitata da altre persone), “vado a cenare da sola – spegni la luce – ho scordato il tuo appuntamento – mi dirai un’altra volta della tua audizione” non sono niente di drammatico in sé. Ma se li sommiamo, il quadro non è bellissimo. Per nulla.
Ricordare i momenti felici della loro esistenza, quando erano genitori alle prime armi, facevano il bucato insieme, erano felici per essersi potuti permettere una lavatrice nuova, squattrinati ma innamorati, a me fa suonare le campane nella testa. Non voglio nemmeno pensare che si siano lasciati prima che lui morisse.

 

Vorrei a questo punto parlare di Miguel. Sapete che io mi diverto molto a prenderlo in giro, primo perché per me sarà sempre Esposito di Castle, ma anche perché non sarebbe altrimenti possibile scherzare su chiunque altro, lì dentro. Miguel diventa, quindi, un po’ il capro espiatorio, in senso benevole. Però, santo cielo, autori, lo fate apposta? Già dobbiamo mandar giù la pillola amara del suo matrimonio con Rebecca, ma perché gli dovete rifilare LA GOTTA? Sto rotolando da quando l’ho sentito. Ma chi ha la gotta, a parte i nobili dei secoli scorsi che si nutrivano di selvaggina ad alto tasso proteico?! Inoltre, punto secondo. Me lo dovete proprio mostrare mentre flirta con la sua assistente, senza che mi diciate dove è finita sua moglie, proprio davanti a un Jack in crisi per aver dimenticato di baciare sua moglie? La stessa moglie che lui sposa in seconde nozze? Seriously??

Sorprendentemente divertenti, invece, le scene tra Beth e William. Lui è un personaggio straordinario, il cui sense of humor misto alla sua saggezza e integrità lo rendono speciale e piacevole in ogni occasione e lei è irresistibilmente schietta e molto concreta, quindi il binomio fa scintille già sulla carta. Se poi ci mettiamo che l’integerrima Beth mette a letto presto le bambine per infornare dei brownie a base di marijuana, con cui sballarsi insieme al suocero, le cose non possono che prendere una piega comica-esplosiva. Ma anche affettuosa/malinconica, quando William confessa di trovarsi bene lì con loro, perché ha qualcuno da amare e per cui vivere, ma che allo stesso tempo questa consapevolezza lo rende “triste di dover morire”. La vita è dolce-amara. Fazzoletti, forza!

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Peccato che il tutto venga rovinato dalla confessione da parte di William di aver conosciuto Rebecca anni addietro. Non mi meraviglia che il segreto sia saltato fuori, era evidente che sarebbe successo, non sprechi di certo un’intera puntata per porre dei semi di una storyline che non affronterai mai più (non dovresti, perlomeno), ma adesso la situazione si fa molto più complessa. Non puoi gravare una moglie di un peso del genere. Non è giusto che sia lei, però, a spezzare il cuore di suo marito, quindi concordo con la sua decisione di chiamare Rebecca. Però le cose devono giungere in fretta a una risoluzione adeguata, perché a ogni minuto che passa, Beth diventa sempre più colpevole di omissione.
E, francamente, mi dispiace che a Randall verrà inferto un colpo molto doloroso proprio in una relazione primaria alla quale si è aggrappato e che è stata, ed è, vitale per lui.

Ho, incredibilmente, finito. Sono curiosa di sapere le vostre opinioni sulla puntata! Vi do appuntamento alla prossima settimana e vi lascio con il promo della 1×08, ricordandovi sempre di passare da queste fantastiche pagine, sempre aggiornatissime su tutto quello che riguarda la serie e i suoi protagonisti!

This Is Us Italia
Milo Ventimiglia Italia
Mandy Moore Italia

 

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Aniel

7 comments

appassionato 16 Novembre 2016 at 22:06

Ciao,
direi che hai colto tutti gli aspetti degni di essere sottolineati, come sempre. Perciò niente da dire. Non chiedermi perché, ma mi pare di cogliere una tua leggera insoddisfazione, ma proprio leggera leggera, però forse mi sbaglio e si riferisce solo ad alcune scelte di qualche protagonista. D’altra parte, non siamo nessuno di loro e non ci resta che osservare. Anche i loro eventuali sbagli.
La serie mi piace e sembra che stiano mantenendo le promesse positive. Di sicuro, c’è una forte raffinatezza: scene, attori e situazioni. Tutto molto bello e delicato nell’approccio al mondo di quelle persone. Speriamo continui così. Mi piace troppo lo sguardo di Kate, denso di consapevole tristezza.

Reply
Syl
Syl 17 Novembre 2016 at 08:34

Ciao, grazie per il commento :-). Il fatto che sbaglino è alla base della loro rappresentazione come esseri umami a tutto tondo, come tiene a sottolineare lo sr in ogni intervista settimanale, ed è il suo scopo primario di cui sono molto lieta. Con queste premesse, sono sempre molto interessata ed entusiasta di vedere come sbagliano/elaborano/modificano se stessi. Non per fare la cosa giusta per me, ma la cosa che credono giusta in base al loro percorso di vita. Nondimeno, il mio compito è analizzare comportamenti, errori, scelte, orientamenti, ipotizzando conseguenze delle scelte stesse. “Insoddisfazione” non è un termine che mi rappresenta, nel senso che prevederebbe che io avessi aspettative personali e che mi contrariassi se non le compissero. Cosa che trovo ingiusta intellettualmente verso gli esseri umani, fittizi e reali. Buona giornata 🙂

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Al
Al 18 Novembre 2016 at 17:31

Ciao! Fortunatamente ho avuto due settimane mooolto piene, altrimenti la mancanza di This is us (e delle tue recensioni) mi avrebbe destabilizzato – ormai ho un quantitativo di lacrime da espellere settimanalmente. Come al solito hai fatto un’analisi splendida 🙂
L’approfondimento su Kevin e Randall mi è piaciuto molto, e sicuramente c’è ancora tanto da esplorare; non mi dispiacerebbe, ad esempio, se spettasse proprio a Kevin offrire una spalla di consolazione a Randall nel momento in cui scoprirà del “tradimento” di Rebecca. Ad ogni modo il rancore tra di loro è molto più profondo di quanto avevo immaginato. Per Kevin credo che in larga parte dipenda sempre dal suo carattere così needy, bisognoso di stare al centro dell’attenzione; il problema non si pone con Kate, oltre che per il forte legame fra gemelli, anche perchè lei effettivamente non può competere nei suoi stessi campi, a differenza di Randall. Per Randall invece credo che la situazione sia diversa e che veda in Kevin la personificazione di tutti i ragazzi della sua stessa età, e quindi di coloro dai quali vorrebbe essere accettato: Jack e Rebecca lo amerebbero qualunque cosa facesse e per Kate vale lo stesso discorso fatto per Kevin; ma Kevin ha la sua stessa età, è il perfetto ragazzo bianco, biondo atletico ed estroverso, essere accettato ed amato da lui come fratello vorrebbe dire conquistare anche tutto ciò che Kev rappresenta. Non riuscendo a farsi apprezzare, ovviamente decide di dimostrare praticamente, con la competizione, che non ha nulla da invidiargli e che non è da meno.
Jack e Rebecca mi hanno lasciato l’amaro in bocca: ormai mi hanno convinto di essere la coppia perfetta, e adesso non possono deludermi comportandosi come qualunque altro essere umano. Ovviamente è subentrata la paranoia del divorzio, del tradimento di Jack con la segretaria e della morte di lui con un’astiosa questione in sospeso tra i due. Mannaggia a loro!!
Complimenti ancora, alla prossima settimana!

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Syl
Syl 20 Novembre 2016 at 13:32

Ciao!
Mi piace moltissimo la tua analisi sul rapporto Kevin-Randall, con Kevin a essere il simbolo di quelle persone che, durante la crescita, hanno maggiormente fatto sentire escluso Randall. Ragazzi con i quali lui avrebbe avuto un rapporto molto più facile se fosse stato bianco. E quindi il rispetto e l’approvazione di Kevin sono il simbolo di qualcosa di più ampio. Non ci avevo pensato, ero rimasta ferma a quel “L’amore della persona da cui lo desideravo di più”, che continuava a non tornarmi.
In effetti i problemi tra loro due sono molto più profondi di quanto pensassi. Anzi, a dirla tutta mi sorprende che Randall abbia accettato di ospitarlo e che siano riusciti ad avere un rapporto quantomeno cordiale e civile, una volta diventati adulti. Per quello che ci hanno mostrato nell’ultima puntata, pensavo che avrebbero smesso di parlarsi una volta abbandonata la casa dei genitori.
Grazie, come sempre, per il commento! 🙂

Edit: dimenticavo di aggiungere di essere d’accordo su quanto mi hanno gelato con la storia di Jack e Rebecca…

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elena 19 Novembre 2016 at 18:39

Io ADORO questo telefilm, non smettero’ mai di dirlo! E con lui le tue recensioni. Davvero, io faro’ un santino agli autori perché dopo tanto tempo qualcuno sono finalmente riuscita a farmi prendere di nuovo da un telefilm che si presenta simplice e bellissimo per quello che e soprattutto che non mi fa urlare alla ship o alla crocifissione ogni 3X2. L’ultima volta che é successo é stato 8 anni fa con Castle… Detto cio’, la bellezza di questo telefilm é che sembra cosi reale. Amo la dinamica tra Jack e Rebecca, e anche se le prime crepe si cominciano a vedere, sto cominciando ad ipotizzare che la “colpa” sia più di lei che di lui (se di colpa unilaterale si possa mai parlare…). Non so, ho questa sensazione. All’inizio ci avevano presentato Jack come un uomo buonissimo, ma con qualche difetto, (alcool, troppo preso dal lavoro ecc), invece ora mi sembra di vedere il personaggio di Rebecca vacillare. Una parte di me lo pensa sempre a causa della faccenda Miguel, che ancora non sopporto (vi prego togliete Esposito dalla mia tv!!), ma anche la storia dell’aver preferito Randall a Kevin ha alimentato i miei sospetti. Se poi ci mettiamo che sappiamo che con Kate adulta nemmeno si parlano… Staremo a vedere! So solo che già mi mancherà Milo Ventimiglia e, per quanto le sue scene siano stupende, mi lasciano sempre un po’ di amaro. Non riesco a capacitarmi di come sarà vedere questa serie senza di lui (se poi invece scopro che il matrimonio é finito perché lui ha tradito la moglie con la segretaria di Miguel sbattero’ la testa al muro). La stessa cosa con William: il suo personaggio mi piace molto, sembra portare pace e saggezza ovunque vada. Sapere che ci abbandonerà anche lui non aiuta. Per quanto riguarda i Big 3 la storia che mi coinvolge maggiormente é sempre quella di Kate. Non lo so, forse perché basa la sua vita sulla lotta a perdere peso (mentre Randall e Kevin, anche se con i loro problemi, hanno il loro sostegno/valvola di sfogo il primo nella famiglia e il secondo nel lavoro/notorietà – anche se le scene di loro due da giovani mi hanno spezzato il cuore). Kate mi sembra la più fragile ed é per questo che la adoro. Nella scena dal benzinaio volevo entrare nello schermo e consolarla. Riguardo il dessert al ristorante, hai ragione tu! Ma che roba era? In più la parte sopra, che io ho immaginato dovesse essere panna, filava come formaggio fuso! Mah! 😀
Ho trovato la tua recensione perfetta come al solito! Mi piace molto come riesci ad evidenziare le piccolezze di ogni storyline! Non vedo l’ora di leggerti di nuovo, alla prossima!

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elena 19 Novembre 2016 at 18:41

Chiedo venia per eventuali errori, non ho riletto il commento 🙂

Reply
Syl
Syl 20 Novembre 2016 at 13:44

Grazie mille, davvero! Ho adorato il tuo commento così pieno di “verve”, che è la stessa mia quando mi immergo in questi personaggi e le loro vicissitudini.
Anche io sono felice di aver trovato un telefilm semplice (dopo Castle) da attendere con entusiasmo di settimana in settimana.
Anche io provo un po’ di amarezza nelle scene con Jack-Milo, per il fatto che so che è morto. Forse mi sto illudendo, ma non credo ci sia bisogno di mostrarci Miguel Esposito, no? Ok, l’hai sposata, intanto però te ne stai a casa tua a soffrire di acciacchi della vecchiaia, mentre noi guardiamo scene del loro passato, no?
Per esempio io sarei stata felicissima di vedere Randall, Kevin e Rebecca uscire a cena DA SOLI, non credo che ci sia bisogno che il patrigno (odio anche solo scriverlo) sia sempre presente, no?
Su Jack e Rebecca sono ancora attonita a ripensare alle loro scene così “freddine”, dopo che ci hanno abituati a infinito amore e dolcezza. Chiaro che se queste scene fossero state messe lì senza averle anticipate con la notizia della fine del matrimonio, non le avrei prese con altrettanta preoccupazione. Ci sta che in un matrimonio l’entusiasmo venga messo in stand-by o semplicemente si appanni in periodi più difficili. Però li preferivo litigare per il suo problema di alcol che non così rassegnati alla distanza tra loro.
Per quanto riguarda Kate, vorrei che si concentrassero di più su di lei, perché io (io – spettatrice) non so moltissimo di quello che le è successo, a parte che c’è stato un problema di “competizione” (forse?) con la madre.
Nella scena in auto confesso di aver pensato che ci sarebbe stato qualcuno alle spalle pronto a farle del male. Lo so. Sono cresciuta con troppi telefilm americani. Quindi il momento “difficile” l’ho vissuto con il patema che le succedesse qualcosa (idem quando Kevin era sull’aereo).

Grazie ancora tantissimo per il tuo commento!! Spero che ripasserai a darmi la tua opinione su questi personaggi 🙂

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