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Recensioni This Is Us

This Is Us | Recensione 1×06 – Career Days

Bentornati a una nuova puntata di This Is Us!

Il prossimo episodio andrà in onda tra due settimane, quindi abbiamo tutto il tempo per riprenderci dalle numerose emozioni fin qui assorbite e goderci a lungo l’abituale sensazione di calore e di profumo di ciambella appena sfornata (ora mi è venuta voglia di ciambella, perché parlo?) che questo show non manca mai di lasciarmi, insieme alla convinzione che il mondo possa, tutto sommato, essere un posto caldo e confortevole.

È stata una puntata di grandi sfide e cambiamenti, per tutti i personaggi, svoltisi principalmente sul palcoscenico del lavoro e della carriera. Trattandosi di This Is Us, però, qualsiasi tematica venga trattata – non importa se grande o piccola -, non riguarda mai prettamente un solo settore specifico, ma viene allargata su più fronti, irradiandosi ad ampio spettro sulle vite dei personaggi. Perché se c’è una cosa che questi personaggi sanno fare molto bene, è trarre spunto e insegnamento da ogni cosa che vivono e che si trovano loro malgrado ad affrontare, riflettendoci sopra, riuscendo a trovare sempre un insegnamento, un significato più grande da applicare a tutto il resto. Sanno inserire i nuovi pezzetti di consapevolezza all’interno del “quadro più ampio”.

Amo sempre la straordinaria capacità che gli autori hanno di trattare il “frammento di vita vissuta del giorno” su più livelli, intersecandolo con le esperienze del passato, tenendo sempre forte e vivo il concetto meravigliosamente espresso da Kevin la scorsa settimana, cioè che siamo fatti di un insieme di presente e di passato – anche molto lontano – simultaneamente vivi in noi, che costituisce inestricabilmente la nostra identità.

Degli odierni salti cronologici avanti e indietro nella vita della famiglia più amata dell’autunno televisivo, ho apprezzato moltissimo soprattutto la delicatezza e la grazia con cui hanno accostato due scene di serenità domestica molto simili, in diverse fasi temporali. Sto parlando di quando Jack esce per andare al lavoro, mentre Rebecca canticchia al pianoforte per conciliare il sonno dei neonati, che rispecchia, a giorni nostri, il ritorno a casa di Randall, quando scopre il padre artista impegnato a intrattenere, sempre allo stesso (deduco) pianoforte, le nipotine con la sua bella voce, ammirata perfino da Kevin, la scorsa settimana.
Come abbiamo sempre notato, Randall è dotato di una storyline molto complessa, che lo rende, in questo momento, non dico il personaggio più interessante – perché in realtà a me interessano tutti – quanto quello su cui si concentra di più la narrazione, per sviscerare al meglio l’impatto del meteorite che è andato a cercarsi, ovvero l’ingresso nella sua vita del padre biologico. Anche Kevin e Kate sono alle prese con dei momenti di rottura e nuovi inizi, perché è questo che ha scelto di fare This Is Us al suo esordio: si è concentrato su un punto specifico della vita dei tre fratelli in cui sembra che la vita li abbia messi di fronte alla stessa sfida- quella di ripartire da se stessi -, se pur declinata secondo sfumature concrete diverse.
Con la storia di Randall, a cui aggiungiamo frammenti che di volta in volta ci aiutano a comporre il quadro, il telefilm è in grado di raccontarci le reali difficoltà incontrate dalla famiglia con l’adozione di un bambino di pelle diversa, su livelli diversi: sia intimo, personale, che sociale. Jack e Rebecca devono gestire la sua inaspettata presenza nella loro famiglia allargatasi di colpo, mettendo in gioco moltissime parti di loro stessi, impegnati ad affrontare prove continue, di fronte alle quali non sono necessariamente preparati – di solito il percorso dell’adozione non è esattamente “vado a partorire in ospedale e torno con un neonato in più” -, cercando di fare il meglio per lui e per tutti, cambiando quindi spesso la rotta, navigando a vista. Del resto nessuno nasce esperto in nulla, è quindi un grande segno di umiltà e comprensione dei propri limiti riconoscere gli schemi si impongono su di noi dal profondo e modificare le nostre convinzioni quando si inseriscono elementi di consapevolezza in più.
Attendevo da tempo un approfondimento del rapporto tra Jack e Randall, perché abbiamo sempre visto in azione “Mamma Orsa Rebecca”, prima con le sue difficoltà a creare un legame con lui e poi protettiva con il suo bambino sensibile, nella giornata trascorsa in piscina. Il punto cruciale di oggi viene a porsi nella scoperta che Randall è un bambino “gifted”, dotato, e si sa che in America ci sono corsi e scuole speciali per bambini che dimostrano una predisposizione intellettuale superiore. Questo però mette i due genitori, soprattutto Jack, di fronte a una delle sue insicurezze più grandi – o che, almeno, io avverto come tali. Ho notato che in lui la paura di “fare differenze” tra i suoi figli è molto viva e importante. Non sono assolutamente esperta del percorso di maturazione emotiva che richiede un’adozione, mi sento di dire però che il solo fatto di “porsi il problema”, di continuare a prestare attenzione alla dinamica per timore di fare inavvertitamente degli errori, lo renda già solo per questo un ottimo genitore, un meraviglioso padre. Lo so, non c’era bisogno di un’ulteriore conferma, giochiamocelo ai dadi su Twitter.

 

Capisco il suo desiderio di dimostrare ogni minuto della giornata che lui vuole bene ai suoi figli in egual misura – cosa di cui non dubito per nulla -, il problema è che, come si diceva già nel commento della puntata in piscina, questo atteggiamento portato all’estremo può avere delle conseguenze negative, ovvero rischia di livellare i bambini a uno standard di uguaglianza che non permette di farli brillare in quello che riescono meglio, in quello che li differenzia dagli altri, proprio come sta succedendo a Randall. Vogliamo lasciarlo indietro solo perché non deve essere più bravo degli altri? Sarebbe fargli un enorme torto e significherebbe soffocare la sua natura.

 

Più di tutto ho trovato molto, molto interessante la reazione della madre del suo nuovo amico di colore. Inizialmente pensavo fosse giusto che Jack si confidasse con lei – chi meglio di lei poteva capire la situazione? Mi sembrava anche che la generica preoccupazione su “i bambini nazisti con la ventiquattrore e la cravatta” non fosse poi così campata per aria, no? Visto che già nella scuola di quartiere Randall veniva preso in giro, che cosa sarebbe successo nella scuola dei geni? Mi ha spiazzato invece la risposta della donna, che si inalbera con Jack perché le sembra che, in sostanza, lui stia facendo razzismo al contrario. “Quindi gli neghi una possibilità solo perché è nero?”. Confesso, avrei voluto andare a nascondermi in un angolo anche io. Ma tutto è bene quello che finisce bene, e Randall può avere la sua scuola prestigiosa, che gli darà le opportunità che il padre biologico sperava che lui avesse, quando l’ha abbandonato.
Questo ci porta quindi dritti alla contrapposizione tra Jack e Randall. Entrambi avevano “sogni di gloria”, entrambi avevano progetti che accarezzavano, ma uno dei due, Randall, ha potuto ottenere di diventare quello che desiderava grazie al sacrificio e alla rinuncia dell’altro. Jack abbandona l’idea di mettersi in proprio, di tornare a sporcarsi le mani sul campo, con il progetto “Big Three Homes” (era un nome bellissimo!), per dare a Randall la possibilità di approfondire e far crescere i suoi talenti. La scena in cui si allacciano la cravatta allo specchio è perfetta, e il simbolismo è richiamato dallo stesso Randall quando proclama, nel suo modo enfatico e pieno di humor involontario di dare le notizie alla sua famiglia, sempre in cucina, che “suo padre si metteva la cravatta perché doveva, mentre lui lo fa perché lo desidera”.

   

[Tra parentesi, tutta la storia di “Non saprei spiegare che lavoro fai” mi ha ricordato tantissimo l’impiego di Chandler in Friends].

E quelle parole fanno un’enorme differenza nella pratica, come sappiamo tutti, la differenza tra essere felici di quello che si fa o doverlo fare per dare alla propria famiglia le migliori opportunità, rinunciando a un pezzettino di sé. Sono sicura che Jack l’abbia fatto con piacere e per amore, ma sono molto felice che a Randall si illuminino gli occhi quando parla del suo lavoro, come nota William, e non sia costretto a qualcosa che non gli piace, solo per avere uno stipendio più alto.
Randall è un uomo sensibile, e sa molto bene quello che il padre ha fatto per lui. Glielo riconosce ed è grato, dimostrando di provare per Jack enorme amore e stima, proprio in una fase della sua vita in cui è giustamente confuso per le nuove questioni e interrogativi che la presenza dell’altro padre, William, porta inevitabilmente con sé. Sappiamo che è stato difficile per Randall crescere senza sapere dove affondassero le sue radici, ma avere finalmente le risposte è sia motivo di arricchimento che di disorientamento. La scena di William che gli propone di insegnargli a suonare il pianoforte, così come per generazioni si è fatto nella loro famiglia di origine è grandemente emblematica, mi sembrava la perfetta chiusura del cerchio, il modo di integrare informazioni, abitudini, usi e costumi che gli appartengono legittimamente, ma che gli erano stati preclusi.
La “piccola crisi di mezza età”, così chiamata da Beth che io amo ogni settimana di più, in cui Randall ha dato spazio “all’altra faccia di Randall”, quella che ci fa sempre rotolare dal ridere per la comicità che non si rende nemmeno conto di interpretare – quella in cui ci siamo nascosti sotto le sedie del teatro della scuola con le mani sugli occhi, perché non prendeva una nota giusta -, gli ha invece fatto finalmente capire che, al di là delle influenze culturali a cui è stato esposto, cioè l’esempio educativo del padre e l’innegabile peso della trasmissione genetica, lui è un individuo a sé, lui ha desideri, inclinazioni, passioni, talenti che possono anche non avere nessuna fonte che non se stesso. Forse ha finalmente capito di essere una persona e non la somma delle influenze esterne. Forse ha smesso di voler essere uguale agli altri, di non voler dare fastidio e di essere troppo buono per farsi accettare. È in questa ottica che ho trovato molto giusto che lui prendesse lezioni dalla signora in fondo alla strada e non dal padre, perché non trovava corretto “inserire quella dinamica tra loro”. Può provare dell’affetto per William, ma, in sintesi “Non puoi venire a fare mio padre, perché io un padre l’ho avuto e l’ho infinitamente amato”. (E non sei tu, Miguel).

Molto interessante è stata anche la parte dedicata a Kevin. Kevin è molto di più del ragazzo un po’ narcisista costantemente flagellato dalla mancanza di autostima. È un ragazzo molto sensibile che ha sofferto moltissimo per la perdita di Jack. Non siamo stati ancora informati di quanto sia avvenuta la dipartita (a noi serve ovviamente saperlo perché abbiamo sempre il tarlo di dover inserire Miguel a qualche punto nel quadro), ma sappiamo solo che è stato “molto tempo fa”. Mi è piaciuto che dopo averci mostrato la relazione tra Kate e Jack, adesso sia stato il turno di Kevin. Come attore deve necessariamente trovare forza nelle proprie emozioni, viverle a fondo, senza soffocarle, cosa che non è in grado di fare. E proprio il suo nuovo lavoro teatrale, molto più stimolante e impegnativo di “The Manny”, gli impone invece quella crescita emozionale che si è sempre rifiutato di affrontare.  Diciamo che lo “sblocco emotivo”, se pure auspicabile, è avvenuto in modo decisamente brusco, se pure molto comico, grazie all’idea della sua collega (?) di farlo partecipare alla funzione commemorativa di uno sconosciuto. Kevin mi ha fatto morire per l’espressione da pesce completamente fuor d’acqua all’inizio, quando con poca sagacia non è riuscito a fare due più due sul motivo per cui fossero lì (dai, era evidente fin dall’inizio!), fino all’abbraccio in lacrime con la moglie del defunto, entrambi senza avere la minima idea di chi l’altro fosse. Sono i primi passi di maturazione di Kevin, che mi rendono molto orgogliosa di lui. Sta cominciando a “diventare grande”. Figo lo è sempre.

 

Anche Kate mi sta dando moltissime soddisfazioni. Come mi auguravo la scorsa settimana, l’abbiamo vista in azione senza Toby, cosa che mi ha fatto molto piacere, perché anche lei ha bisogno di “andare per il mondo” e dimostrare a se stessa quello che vale. Non tanto agli altri, che infatti non hanno problemi a riconoscerglielo, ma alla sua nemica interiore. Ancora una volta è stata la questione del peso a fare da catalizzatore alla sua trasformazione quotidiana, nell’incontro con l’adolescente insopportabile. Ero sinceramente convinta che Kate avrebbe accettato tutte le mansioni del nuovo lavoro, tra cui anche essere umiliata da tutta la famiglia. Pensavo anche che sarebbe rimasta ferita dalle frasi crudeli  della ragazza e che ci sarebbe stato bisogno di far intervenire fidanzato o fratello. Invece, stupendomi molto, l’ha mollato per strada, meritandosi un applauso in piedi (perché sono sicura che volessimo farlo tutti), e ne ha dette quattro alla madre, dimostrando dignità e conoscenza del proprio valore.
La sua parte è anche servita per introdurre aspetti del suo rapporto con Rebecca di cui non eravamo ancora a conoscenza. Mi ha colpito scoprire che madre e figlia non hanno un grande rapporto e che il motivo risiede ancora una volta nel grande problema della vita di Kate che è il peso. Immagino, certo, che avere una madre che scambiano per una modella quando ha l’influenza non sia stato facile, magra, bella, in forma (pure dopo una gravidanza gemellare). E la cosa è confermata dal successivo salto nel passato, quando vediamo i primi dissapori (normali, secondo me) tra Kate e Rebecca, su un vestito (bruttarello, eh), da indossare. Spero che questa esperienza, questo confronto con una ragazza con le cui ferite si è connessa empaticamente, le dia una nuova visione della questione e la aiuti a far pace con la madre, o almeno a iniziare il processo di riavvicinamento.

Che ne pensate della puntata e della serie? Vi mancherà nelle prossime due settimane?
Vi lascio il promo e vi invito a passare da queste pagine per essere sempre informati sulle ultime novità, foto, spoiler e tutto quello che riguarda il mondo di This Is Us.

This Is Us Italia
Milo Ventimiglia Italia
Mandy Moore Italia

A presto! – Syl

 

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WalkeRita

4 comments

Al
Al 3 Novembre 2016 at 15:46

Come sempre recensione stupenda, anzi sto pensando di iniziare a saltare questa parte di complimenti settimana dopo settimana che ormai mi sento ripetitiva 🙂
Effettivamente con questa puntata anche io mi sono sentita un po’ dalla parte del torto, perchè mi sono talmente convinta (e non certo per congetture campate in aria) che Jack e Rebecca siano la quintessenza del genitore perfetto che fatico a vedere i loro errori. Sono talmente concentrati nel cercare di non fare differenze fra i loro figli, spinti giustamente dal fatto di dimostrare che nutrono per tutti lo stesso affetto smisurato, da non capire che in realtà meritano attenzioni e trattamenti diversi. Per Randall è evidente, però anche per Kate e Kevin si inizia a scoprire qualcosa di più. Kate forse ha bisogno di sentirsi dire proprio quello: per quanto la rincuori sentirsi dire che è una principessa e che è bellissima quanto sua madre, quando si guarda allo specchio o si relaziona con persone esterne alla sua famiglia (come le ragazzine in piscina) capisce che invece le differenze ci sono e credo che in qualche modo si senta delusa e ingannata dalla madre, e sia da lì che scattino rabbia e frustrazione.
Ho adorato Kevin, totalmente!!!! Come immaginavo nascondeva una sofferenza profonda e radicata per la morte degli altri, e ho adorato (lo so mi sto ripetendo) le sue scene con la moglie dello sconosciuto. Mi piace sempre di più!!! In pratica Kate manchi solo tu, mostraci il meglio.

PS William che canta???!!! Vogliamo non spendere nemmeno una parola? Adoro quell’uomo. Randall che canta??? Ecco qui forse meglio tacere 😀 ahahahah

Reply
Syl
Syl 7 Novembre 2016 at 20:28

Ciao, scusa il ritardo, ma ero via con una connessione molto ballerina e non riuscivo a rispondere.
Io sto pensando a Kate, e non capisco di preciso il problema dove si situi, nella sua infanzia. Penso che ci sia stato un “misunderstanding” tra lei e la madre, convinta comunque di fare il suo bene, dandole da mangiare cibi salutari, ma sottolineando il problema di peso. Dall’altra parte c’è invece Jack che le dice che va bene così com’è. In sostanza però nessuno la sta aiutando sul suo problema, che permane nel presente. Non so se sarebbe stato meglio che qualcuno ne parlasse apertamente, invece di dire “Ma no, figurati” o se, comunque, la madre sarebbe stata sempre da invidiare, visto che è magra.
Kevin meraviglioso! Meno simpatica l’attrice -.-
Il trovatello sempre il mio preferito, soprattutto quando si è messo a cantare. È il mio eroe 😀
Grazie di essere passata e per le tue parole 🙂

Reply
appassionato 4 Novembre 2016 at 22:44

Syl, sei sempre più brava. E non è mica facile, anzi.

Reply
Syl
Syl 5 Novembre 2016 at 11:41

Ma grazie, sempre gentilissimo 🙂

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