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Recensioni The White Princess

The White Princess | Recensione Di Metà Stagione

“The White Princess”, miniserie targata Starz che rappresenta l’adattamento dell’omonimo romanzo di Philippa Gregory, nonché il seguito della serie “The White Queen” (realizzata quattro anni fa dall’emittente americana in collaborazione con la BBC, anch’essa tratta da due romanzi della famosa autrice), è arrivata alla sua metà con l’episodio andato in onda domenica notte.

Eccoci dunque nuovamente qui a parlarne.

Confesso di non aver amato particolarmente “The White Queen”, serie-madre/prequel/prima stagione di questo “The White Princess”: l’avevo trovato troppo macchinoso, con protagonisti poco accattivanti quando non antipatici e un modo di raccontare la Storia un po’ troppo romanzato. L’idea poi di infilare un pizzico di magia nello show mi aveva fatto storcere ulteriormente il naso e, da non lettrice dei romanzi della Gregory, non avevo troppo apprezzato l’adattamento che la BBC aveva fatto della vita di Elizabeth Woodville. A distanza di anni, e grazie alla sapiente mano della Starz, devo però ricredermi per quanto riguarda questo seguito incentrato su Elizabeth di York, figlia della White Queen di cui dicevamo.
Con un cambio di cast e crew che non fa rimpiangere ciò che ci siamo lasciati alle spalle, “The White Princess” in questa prima parte di stagione ci ha regalato un ritratto appassionante di una manciata di anni della vita della giovane Elizabeth, costretta a sposarsi con Enrico VII, dal quale avrà il celebre Enrico VIII (e qui urgerebbe un rewatch di “The Tudors”!). La fanciulla, ben interpretata dalla calzante e graziosa Jodie Comer, è il personaggio centrale dello show e ricalca molto ciò che un tempo era sua madre: come la Woodville, anche la York è attraente, tenace e indomita.

Arrivata a corte contro la propria volontà, in lutto per la morte dell’amato e le perdite subite e demoralizzata per essere stata costretta dagli eventi a unirsi ai Tudor, la vediamo man mano rifiorire e prendere consapevolezza di sé: Elizabeth riesce pian piano a uscire dall’ombra e dal giogo dell’ingombrante madre, a giocare d’astuzia con la suocera e a coltivare il rapporto con il marito, col quale sta iniziando a instaurare un legame sempre più intimo che vediamo svilupparsi a partire dal secondo episodio dello show. Il loro è un sentimento intenso che vediamo sbocciare col tempo: iniziato come un obbligo macchiato da disprezzo reciproco, lo vediamo mutare nel corso dei mesi (e degli episodi). Elizabeth e Henry sono più simili di quanto inizialmente credano.

E se la White Princess è senza dubbio al centro di tutto, questa serie ci offre comunque una manciata di altri personaggi degni di nota: Henry VII (Jacob Collins-Levy), Margaret Beaufort (Michelle Fairley), la Queen Elizabeth (Essie Davis), Jasper Tudor (Vincent Regan) e Margaret of Burgundy (Joanne Whalley) contribuiscono a tessere le fila di un racconto che non annoia mai e che ci offre una avvincente – seppur non fedelissima – ricostruzione storica dei fatti.
Quasi non scalfito dal recast, “The White Princess” è un affresco storico fatto alla maniera della Starz – per giunta un po’ sottotono, guardando alle altre produzioni del network – che merita la visione, almeno a giudicare da questa prima parte di stagione.

Clizia

 

Mi dispiace doverlo mettere così nero su bianco, ma a quattro episodi dall’inizio – e con solo quattro rimanenti all’appello – mi ritrovo a pensare che The White Queen” sia a un livello nettamente superiore rispetto a The White Princess”. O quantomeno, a me aveva preso molto di più, diciamo così, perché non è nemmeno giusto etichettare questa come serie di basso livello quando in realtà non lo è per nulla.

Per precisare meglio, la verità è che a non avermi convinto è stato il secondo episodio, l’ho trovato un pochino noioso, un pochino troppo filler – e una serie a sé stante di otto episodi, i momenti morti non credo se li possa permettere – con un solo passaggio veramente degno di nota, che è stato quello in cui Lizzie si dimostra degna di regnare quando pensa prima di tutto al proprio popolo, portando di conseguenza anche Henry a rivedere la propria posizione nei suoi confronti e a riconoscere che, in sua assenza, lei ha fatto le scelte migliori che potesse fare. Il secondo episodio è stato anche quello in cui, per l’appunto presa dalla noia, ho avuto modo di notare la somiglianza a tratti quasi inquietante fra Margaret – pardon, my Lady the King’s Mothere Malefica.

Fateci caso, le mancano giusto le cornettine che spuntano dal copricapo e poi è lei.

Somiglianze a parte, devo ammettere che passata la delusione di questa nota stonata che è stato il secondo episodio, la serie si è ripresa alla grande e ci ha mostrato un’evoluzione pazzesca nel personaggio di Henry. Nel terzo episodio c’è questa scena M E R A V I G L I O S A in cui lui si apre a Lizzie e le confessa di non aver mai chiesto di essere Re, di non aver mai voluto questa vita, di non averla mai bramata ma di essere semplicemente stato una marionetta nelle mani della madre fin dal giorno in cui è nato. E ora si ritrova lì, un Tudor su un trono York e per questo considerato un usurpatore dai tre quarti della popolazione inglese, a non sapere esattamente come comportarsi perché da un lato lui vuole genuinamente essere amato dal proprio popolo e fare il meglio per esso, ma dall’altro ha una madre con una sete di potere assurda e pronta a fare letteralmente qualunque cosa per tenersi stretto questo potere, e una moglie che lui non riesce a capire bene da che parte stia. Il punto è che anche Lizzie non ha scelto quella vita, non ha scelto di essere una principessa York promessa in tenera età a un Tudor, non ha scelto di sposare Henry, non ha scelto di ritrovarsi presa fra i due fuochi che sono la lealtà che deve agli York e la realtà del suo essere ormai una Tudor. Ed è proprio qui che i due iniziano a capirsi, è qui che riescono a trovare un punto d’incontro, in quella sofferenza e frustrazione che entrambi provano per la propria condizione, per quel senso di imprigionamento che sentono nel vivere una vita che non hanno chiesto di vivere. 

Ed è nello stemma con le due rose – quella rossa che contiene quella bianca – in quel “Thank you” che Henry bisbiglia a Lizzie dopo che questa ha dato alla luce il piccolo Arthur, in tutte quelle volte che Henry sceglie di dare ascolto alla moglie nonostante questo voglia dire dar contro alla madre, nel suo concedere la grazia sia al finto Teddy che a Elizabeth, nel suo fare un tentativo di liberare dalla torre il vero Teddy, nel suo concedere finalmente a Lizzie le stanze che spettano di diritto alla Regina, nel suo decidere di fidarsi di lei e del suo I’m Tudor now”, è in tutto questo che nel corso del terzo e del quarto episodio capiamo che Henry è tutto fuorché un villain. È semplicemente un ragazzo messo su un trono che non ha chiesto di avere e che sta cercando di destreggiarsi nella maniera migliore possibile fra gli intrighi di corte e i pericoli rappresentati dagli York, un sovrano che sta imparando ad essere tale senza che nessuno gli abbia mai insegnato i valori importanti della vita – quali la misericordia, l’amore, la lealtà, perché Margaret è senza scrupoli e lo dimostra nel suo far di tutto per tenere imprigionato un bambino in una torre, nel suo acconsentire al matrimonio di Jasper Tudor e, in generale, in tutto ciò che fa. Henry, però, dimostra di essere forte e di essere in grado di far uscire quel senso della giustizia e della lealtà che ha coltivato dentro di sé da solo. Non è più una pedina nella mani di questa Malefica d’altri tempi, ora ragiona con la propria testa e guarda al mondo con i propri occhi.

Altra scena assolutamente degna di nota, è stata quella della battaglia sovrapposta al matrimonio di Maggie, nel quarto episodio. È stata assolutamente perfetta e ci ha mostrato tutte le sfaccettature diverse che caratterizzano sia gli York che i Tudor: la voglia di vendetta della Duchessa di Borgogna frapposta alla bontà e all’ingenuità di Maggie, il desiderio di spargere meno sangue possibile di Henry – che fa prigionieri quando avrebbe potuto compiere un massacro – in contrasto con Margaret che pur di ottenere risultato non esita nemmeno un istante a mandare l’uomo della sua vita, ovvero Jasper Tudor, in battaglia.

C’è poi il personaggio di Elizabeth per il quale, sinceramente, non riesco a simpatizzare. È una York che vorrebbe vedere suo figlio – il legittimo erede al trono – sul trono per l’appunto, ma che razza di persona è una che è disposta a qualunque cosa pur di raggiungere il suo scopo? A maledire il nipote, ad augurare sciagure alla figlia, a causare in qualche maniera la morte di Mary alla corte di Borgogna, a mettere in piedi piani che hanno portato solo morte e distruzione, alla sua famiglia per prima? Questa è pura sete di potere, non è semplice affetto nei confronti del figlio Richard. E quindi, possiamo dire che lei sia migliore di Margaret? Non proprio.

Infine vorrei citare la stupidità di Teddy, quello vero, perché okay che sei un bambino ma dai, hai ricevuto l’educazione che si confà a chi può ambire al trono di una nazione, non puoi essere così stupido, oggettivamente non puoi.

Ora sono curiosissima di vedere come si evolverà la situazione, con Richard ricomparso dal nulla, Elizabeth e Lizzie che ormai combattono su due fronti differenti e Henry e Lizzie che, a dispetto di tutto, hanno iniziato a provare affetto sincero l’uno per l’altra e viceversa. Abbiamo ancora quattro episodi di fronte a noi, e se si mantenessero sul livello del terzo e del quarto, nella recensione di fine stagione sarò felicissima di poter dire di essermi completamente ricreduta.

ChelseaH

 

Per iniziare, è necessario sottolineare immediatamente un paio di difetti, emersi in particolare in quest’ultimo episodio, ma non solo.
Innanzi tutto, la faccenda che riguarda il piccolo Teddy. Rappresentarlo con questa sua costante mania di urlare “Sono io Warwick! Re Warwick! Re Warwick!” appena qualcuno lo chiama in quel modo lo fa sembrare francamente un ritardato, incapace di comprendere, nonostante gli venga ripetuto costantemente che non deve dire niente a rischio della sua vita. Certo, è un bambino, ma non ha cinque anni e gli è stato ripetuto sino allo sfinimento che è vitale non reagire in quel modo e un bambino della sua età ormai dovrebbe averlo capito, a maggior ragione per l’educazione ricevuta a quei tempi (e la dimostrazione è proprio in questo quarto episodio, in cui Lambert comprende subito) e dopo essere stato imprigionato nella Torre. Per di più era depresso e spaventato quando era rinchiuso (comprensibilmente!), chiedeva costantemente di tornare a casa e per il resto del tempo era chiuso in se stesso a causa della paura, e una volta uscito ricomincia, invece, con questo vizio.
Avrebbero dovuto realizzare meglio il tutto.

In secondo luogo, per quanto abbiano il loro fascino insieme, Henry ed Elizabeth presentano anche qualche caratteristica non proprio ben riuscita: lui a volte sembra incapace di vedere al di là del suo naso, lei a tratti è un po’ troppo lamentosa. Sua madre, nonostante tutte le traversie e difficoltà subite, era molto più decisa.

“The White Queen” era strutturato meglio, sviluppato con più costanza in tutti i suoi aspetti, anche più coinvolgente. Di certo la differenza è dovuta anche al fatto che il predecessore aveva due episodi in più, cosa che pur non rappresentando un grande divario ha permesso in ogni caso a “The White Queen” di avere più spazio per la narrazione, riuscendo a sviluppare in modo avvincente le tre storyline diverse.
Nonostante questo, arrivati a metà della miniserie si può dire che essa, pur con le sue “falsità” storiche (dovute ovviamente al fatto che essa è l’adattamento di un romanzo e non di un saggio, dunque per definizione l’aspetto “romanzato” degli eventi è inevitabile) e con qualche difetto rispetto a “The White Queen”, è ben realizzata, piuttosto avvincente e pertanto davvero piacevole da guardare.

Rispetto al romanzo sono stati accennati, accelerati e anticipati alcuni eventi e aspetti, fatto sicuramente dovuto al limitato numero di episodi concessi alla serie.
Ad esempio, è stata abbreviata la gravidanza di Elizabeth, eliminata sua madre e la sua vicinanza in particolare durante il parto, accelerato il suo complotto…. e via dicendo con altri elementi, quali la stessa guerra contro la Borgogna e Teddy Warwick e i De La Pole, che nel libro avviene in un periodo successivo.


Nel frattempo, abbiamo Henry ed Elizabeth, la cui dinamica sta cambiando profondamente.
I due, in verità, sono bloccati e prigionieri delle trame e dei complotti delle rispettive madri. In questa situazione così complessa, entrambi devono trovare un loro spazio, una loro identità, cercare di conciliare le loro differenze, il loro provenire da due fronti opposti e nemici, e trovare un punto d’incontro per riuscire a sopravvivere. Ed è così che nasce il loro legame: dalla necessità e dal loro reciproco bisogno.
Il loro rapporto, così difficile all’inizio, così combattuto, inizia a cambiare con la notizia della gravidanza di Elizabeth e Henry si rivela diverso da come si è presentato all’inizio, nonostante sia difficile accettare il trattamento al principio riservato a Elizabeth. Bisogna pur sempre considerare, però, che quei tempi erano brutali e oscuri per le donne, le quali, tristemente, dovevano fare di necessità virtù.
Alcuni momenti sono stati davvero belli, come ad esempio il confronto a cuore aperto tra Elizabeth e Henry, nel quale lui ha rivelato di essere prigioniero quanto lei e di non poter fare altro che andare avanti, nonché di desiderare un vero alleato e di volerlo proprio in quella moglie che gli è stata imposta, ma che si è rivelata essere una sorpresa in ogni aspetto.
Allo stesso modo, è stata particolarmente apprezzabile la reazione di Elizabeth alla notizia dell’epidemia, che l’ha vista agire da donna, da sovrana, in modo non solo umano ma intelligente. Con quella sola azione, Elizabeth ha salvato il trono di Henry più di quanto abbiano fatto sua madre, Jasper Tudor e i loro consiglieri.

Naturalmente, a ostacolare (o quantomeno tentare di farlo) il sentimento tra Elizabeth e Henry c’è Lady Margaret “The King’s Mother”, che è non solo bigotta sino all’estremo, ma velenosa e gelosa. Su quel trono vorrebbe essrci lei, in verità, per poter disporre della vita degli altri a suo piacimento.
L’emblema di una donna repressa e invidiosa.
Vedremo come proseguirà la relazione tra questi due giovani, che in fondo volevano essere solo due persone normali e si sono ritrovati, invece, pedine della Storia.

Sam

 

Bene, per questa volta abbiamo finito, ci ritroveremo alla fine della miniserie!

Ricordatevi di passare in queste meravigliose pagine per news, aggiornamenti e spoiler settimanali sugli episodi, news sui nostri personaggi preferiti!

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1 comment

Sabrina 12 Maggio 2017 at 22:11

Molto interessanti tutte e tre le recensioni ma mi trovo molto più vicina alla seconda e alla terza, questo perchè ho amato molto di più The White Queen e in particolare la versione BBC.
La trama mi piace ma non mi convince completamente, diciamo che al momento non metterei TWP tra le serie da suggerire agli amici…
Sarò banale ma le parti più interessanti sono quelle con EoY e EVII, mi piace come sta cambiando il loro rapporto, mi piacciono molto i loro dialoghi e soprattutto mi piacciono tantissimo i due attori (a differenza del resto nuovo cast che continua a non convincermi).
Teddy meglio non commentarlo e la parte in Borgogna soporifera.
Solo due cose sono rimaste di TWQ, la duchessa Cecily/Caroline Goodall e il mio odio per le parti “magiche” xD

Alla prossima 😀

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