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Recensioni The Walking Dead

The Walking Dead 8×14 – Ribaltamento di ruoli come su una giostra…

La velocità con cui si sta facendo traghettare un personaggio da un estremo all’altro dello spettro morale in questa stagione di The Walking Dead lascia quasi storditi, e me ne sono accorta in particolare in questo episodio quando, quasi a metà, mi sono girata verso il mio ragazzo per chiedergli se fossi l’unica a notare la schizofrenia della scrittura di alcuni protagonisti ed ho ricevuto in tutta risposta un cenno di assenso condito da espressione confusa.

Ad appena due episodi dalla conclusione di un’ottava stagione sempre meno in focus mi trovo a fare le prime considerazioni in retrospettiva e quello che traspare più di ogni altra cosa è per me proprio l’apparente confusione degli autori nel delineare i caratteri dei personaggi principali: ok, ci troviamo in una realtà post-apocalittica che mette a dura prova i suoi abitanti e costringe quindi ad approcciarsi alla quotidianità con attitudini spesso estremamente flessibili, i buoni non rimangono buoni per sempre, i deboli tirano fuori le palle e le alleanze si fanno e si disfano in un battito di ciglia, ma da qui a passare alla più totale casualità nel mettere in gioco le pedine ce ne passa! Esempio? Tara che aveva tutte le ragioni per odiare Dwight ma che ha maturato un astio abissale verso lui dal giorno alla notte e poi, nell’arco di mezzo minuto, ha rimesso tutto in discussione e ora è la sua fan numero uno, in opposizione a Daryl che pareva tollerarlo e invece ora è quello che lo può vedere di meno… che mi sono persa? A Tara hanno ammazzato la ragazza, a Daryl a parte fregare temporaneamente la balestra e la moto che aveva fatto? E poi, non vorrei sia sempre la mia latente simpatia per Dwight a parlare, ma mi sembra si sia dimostrato più che meritevole di fiducia anche prima di fare il passo in avanti per depistare i Salvatori in esplorazione nella palude e, durante l’attacco a Hilltop, colpire Tara volutamente con un dardo non infetto: se è bastato questo, a fronte di settimane di spionaggio al Santuario dall’interno (quindi anche più pericoloso), a convincere Tara che forse, dico FORSE, Dwight è un bravo cristiano, che problemi ha Daryl? Il modo in cui questi due si sono interfacciati nell’arco della stagione riguardo il loro voler palesemente sfruttare l’altro finché utile per poi farlo fuori quando la lotta contro i Savior si sarà conclusa ha avuto lo stesso sapore di una partita a flipper, con cambi repentini di volontà a intervalli regolari e un passaggio alternato tra l’uno e l’altro nell’inasprirsi dell’odio verso Dwight.

Il discorso di base dello sfruttare, ingannare per poi eliminare senza possibilità di redenzione sembra poi il riflesso perfetto per il motivo ricorrente della parola di Rick, promessa che ormai conta meno di zero (e al suo ripetere questa frase ad altri ex-Salvatori, mesi dopo averlo visto dare una “parola d’onore” a un nemico a cui poi Daryl ha sparato a sangue freddo e senza ripensamenti tre secondi dopo, ero già lì a dire “ci risiamo, ‘sto cazzo di Rick”): la spirale di negatività in cui stanno precipitando quelli che dovrebbero essere “i buoni” è a dir poco deprimente, ed emerge a maggior ragione in questo episodio che reitera il parallelo tra i due principali antagonisti della stagione, come qualche settimana fa nel dialogo alla trasmittente tra un Rick determinato e vendicativo e un Negan sinceramente dispiaciuto per la morte di Carl. Rick ci appare spietato e mendace mentre di Negan abbiamo un ritratto più umano nel suo breve dialogo con Jadis su Lucille (sua moglie).

Quello alla discarica è forse il minutaggio che più ho apprezzato nell’intero episodio, sia per la performance di entrambi gli interpreti che per il testo in sé, con la messa in scena delle debolezze di uno e dell’altra, dell’attaccamento morboso a quel poco che resta loro delle vite passate e dell’onestà con cui si presentano. Il fatto che Jadis crede infine a Negan e Negan sembra genuinamente determinato a far pagare al suo sottoposto la plateale disubbidienza, il sacrificio immotivato dell’intero gruppo degli Scavengers, pone sicuramente l’uomo in una posizione se non moralmente accettabile (perché nessuno con i neuroni a posto potrebbe definire Negan una brava persona, visti i trascorsi e il presunto avvenire) perlomeno migliore rispetto a come ne esce Rick, sempre meno umano dopo la perdita del figlio di cui riesce almeno a leggere le ultime parole dopo giorni di procrastinazione ma, supponendo fosse un incoraggiamento alla misericordia, direi che l’ex-sceriffo ha scelto di ignorarlo bellamente finora.

Altri esempi di scrittura schizofrenica per alcuni personaggi sono certamente Carol e Morgan, quest’ultimo in particolare: mentre Carol si è bene o male emancipata gradualmente da una posizione subordinata e sottomessa, trovando la sua strada (presumibilmente la vera se stessa, come riferisce anche a Ezekiel in questa puntata), con vari momenti di dubbio sul cammino intrapreso, pause di riflessione e quant’altro ma potrei, in linea generale, far risalire tutta la sua storyline a un percorso di formazione (character devolpment convoluto ma fondamentalmente credibile), per quanto riguarda Morgan la situazione è del tutto fuori controllo!

  

Che Morgan “stia male”, come ripete lui stesso da diversi episodi (e come, in quanto osservatori onniscienti, avremmo comunque potuto intuire anche da soli per via delle visioni e degli scatti di furia improvvisi), è indubbio, ma la sua alternanza tra combattente solitario, pacifista estremo e di nuovo Terminator è disorientante e confusionaria. Inoltre gran parte del minutaggio che lo vede dialogare con Carol prima e Rick dopo è un filler dietro l’altro, con frasi vuote che vogliono passare per profonde introspezioni ma non sanno più di nulla ormai. Unico momento davvero degno di nota in questo senso, per quanto mi riguarda, è stato il riferimento al primo incontro tra lui e Rick, quando quest’ultimo gli chiede perché l’ha salvato quando neanche lo conosceva e Morgan tira in ballo suo figlio: la sua sola presenza è stato ciò che l’ha spinto alla solidarietà verso uno sconosciuto, discorso che (potrei star sovraelaborando) ho letto come lo specchio per la lotta interiore di Rick, al momento totalmente estraneo alla compassione verso il prossimo nonostante le ultime volontà di Carl ma che, magari proprio ragionando su come il dare un buon esempio a suo figlio abbia a suo tempo spinto Morgan a salvargli la vita, potrebbe finalmente rallentare e cominciare a ragionare su quanto una realtà simile alla visione smarmellata di Carl potrebbe essere a portata di mano… se solo non farà fuori tutti indistintamente prima.

Top momento di vero godimento: il Salvatore capellone che mi è sempre stato sui maroni masticato dagli zombie mentre crazy-Morgan lo tiene attaccato alla rete. Ho atteso anche troppo a lungo…

Mistero misterioso della settimana: chi sarà l’autostoppista senza volto che Negan ha caricato in macchina mentre tornava verso il Santuario? Qualcuno se la sente di far partire un toto-nomi (sempre che si tratti di qualcuno che abbiamo già incontrato)?

Episodio quindi un po’ confusionario forse e con vari momenti che ti fanno salire il nervoso a mille, ma con parentesi interessanti (quelle alla discarica) e buon potenziale di attrito per il futuro, ora che Negan è tornato sano e salvo al Santuario ma ha esplicitamente chiesto di non essere annunciato… la lotta intestina tra i ranghi dei Salvatori che questo rientro preannuncia è forse uno dei momenti che più pregusto, sperando che lo spunto promettente venga mantenuto all’altezza delle aspettative da una scrittura altrettanto ben elaborata.
Voi che ne pensate invece di questo episodio e dei risvolti per i prossimi due episodi che ci ha presentato? Attendo come sempre di leggere i vostri pareri qui sotto nei commenti e vi ricordo, se non l’avete ancora fatto, di passare a mettere un like ai nostri amici di

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Alla prossima!

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