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Recensioni The Walking Dead

The Walking Dead 8×13 – Dopo otto stagioni potrebbero almeno chiudere le porte

Cari amici addicted, riprendo temporaneamente in mano la penna per sostituire Ale con la recensione di questa puntata di “The Walking Dead“.

Dopo una scorsa puntata completamente Rick-centrica qualsiasi cosa mi sarebbe sembrata più appetibile. Ormai penso di essere arrivata all’estremo della sopportazione per lo sceriffo e i suoi deliri di onnipotenza, per quelle azioni dettate da nient’altro che puro desiderio di rivalsa, a prescindere da quale sia il prezzo da pagare. E non ho usato questa parola a caso, prezzo, perché è proprio quello che più volte Maggie ha ripetuto in questa puntata. Maggie è un vero leader. Ha le stesse motivazioni per volere vendetta ed è altrettanto pronta ad andare fino in fondo pur di ottenerla, ma è perfettamente cosciente di avere delle responsabilità nei confronti non solo del suo gruppo, ma di un’intera comunità che le ha affidato il compito di guidarla; sa perfettamente che deve porre un limite e questo limite è nel numero di vite che si può essere disposti a sacrificare pur di ottenere il proprio scopo. Ciò non è segno di debolezza, ma di semplice buon senso – quello che Rick purtroppo ha perso da qualche stagione.

Il comportamento e le scelte di Maggie sono stati anche la base del voltafaccia di alcuni dei Saviors prigionieri. Non per insistere ulteriormente sul paragone tra i due leader, ma in questo caso la differenza mi pare palese e fondamentale per capire la parabola discendente dello sceriffo Grimes: se dall’altra parte del recinto ci fosse stato Rick, sono convinta che questo non si sarebbe verificato. È assolutamente vero che l’intento di Maggie era quello di usare quegli uomini per mandare un messaggio a Negan e che non si è mai mostrata particolarmente benevola nei loro confronti, però alla fine è risultato più che trasparente che al primo posto nella sua Hilltop ci siano le persone, si faccia di tutto per proteggere la propria comunità, a differenza di quanto sperimentato tra i Saviors e dimostrato da Simon.

E giusto per restare in tema di voltafaccia e fiducia, spenderei un paio di parole anche su Dwight. Come diceva Ale, anche io lo trovo un personaggio molto interessante e ben costruito. Lui ha fatto veramente di tutto per sopravvivere, si è privato praticamente della sua stessa identità, è diventato uno dei tanti Negan, ma sono più che convinta che adesso la sua lealtà sia cambiata e che abbia capito che allearsi con il gruppo di Rick può voler dire riprendere il controllo di se stesso e della propria vita. Io credo che stia ancora cercando di proteggerli, che anche quella freccia sia stata scoccata per evitare un proiettile contaminato e magari salvare una vita. So che i loro trascorsi non sono esattamente idilliaci, però mi piacerebbe vedere in Daryl un atto di fede come quello di Maggie la scorsa settimana.

Non era nelle mie intenzioni fare un’ode a Maggie, ma alla fine è uno dei pochi personaggi che trovo ancora veramente positivi in queste stagioni che stanno andando alla deriva; anzi, credo che dopo una parentesi di calo generale nella quarta stagione, questo ruolo di leader abbia tirato fuori i lati migliori di questa donna.

Dall’altra parte ci sono invece personaggi usati male e completamente a caso – vedasi Jesus che compare e scompare senza nessuna logica. In questa puntata, nello specifico, è stato il turno di Tobin, un personaggio secondario e sacrificabile, tanto che ho dovuto cecare il suo nome su Google perché non lo ricordavo minimamente; così come non ricordavo la sua piccola liason con Carol quando ancora fingeva di essere una casalinga disperata ad Alexandria. Una reunion, la loro, che non mi ha fatto provare più empatia per la morte dell’uomo ma che sospetto verrà usata per approfondire ulteriormente il percorso complicato della donna.

Ah, ecco Jesus…

Così come non mi suscita empatia la storia del ragazzino: un misto di noia e frustrazione, soprattutto per il fatto che in una situazione di crisi come quella che stanno vivendo a Hilltop, nessuno si preoccupi di controllare un bambino evidentemente instabile che scorrazza liberamente con un fucile e le chiavi del recinto dei prigionieri. La sua scomparsa servirà credo a riportare Carol e Morgan su un filone separato della storia, ad affrontare i propri demoni, e spero solo che non si risolva con una trasformazione alla Sophia o una soppressione come Lizzie.

Anche questa puntata non ha brillato, ma ormai ci sto anche facendo l’abitudine… E a proposito di buone abitudini, magari chiudere un paio di porte e tendere l’orecchio ogni tanto non sarebbe male cari miei sopravvissuti, giusto per evitare stragi dall’interno.

Aspettiamo la 8×14 per scoprire cosa ne avrà fatto Jadis di Negan e nel frattempo fatemi sapere nei commenti cosa ve ne è parso di quest’ultimo episodio. Vi ricordo di passare a lasciare un like ai nostri amici di

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