The Walking Dead 8×07 – Gratificante come uno Eugene attaccato ai maroni

Ci avviciniamo sempre più al mid-season finale, dove generalmente The Walking Dead si gioca alcune delle sue carte migliori e, in quest’ottica, possiamo definire questo “Time For After” un buon preambolo. Quello che disgraziatamente sembra procedere per gran parte del tempo come un episodio Eugene-centrico (e Dio ce ne scampi e liberi perché non lo reggo, non lo reggo davvero… il suo esprimersi in maniera così articolata poteva far sorridere le prime trentordici volte, ma alla fine di quasi un episodio intero focalizzato su quel cazzo di Eugene volevo spararmi in bocca!) trova invece il suo punto di forza nelle parentesi che fanno da apertura e chiusura, ovvero quelle incentrate su Rick e i morti de fame della discarica.
Rick aveva fatto la figura del porchettaro la puntata scorsa, presentandosi con polaroid, paroloni da grande stratega e minacce e finendo di tutta risposta denudato in un container e, per la legge del contrappasso, all’inizio di questo episodio fotografato a sua volta legato e in mutande; sul finale si riprende un attimo riuscendo a piegare finalmente gli Scavangers al termine di una sequenza semi-action molto ben coreografata (Rick che mena a tutti in boxer entrerà negli annali al fianco di Ten che combatte un Sycorax a fil di spada in vestaglia e ciabatte), con tanto di successivi scambi di battute del tipo che io trovo sempre esilaranti tra lui e Jadis, che insiste nel voler inserire nell’accordo la clausola dello scolpirlo nudo… coff coff Jadis una di noi! coff coff.

Di tutta la parentesi Rick a ben guardare quello che funziona meno è il background della sua spedizione, ovvero il fatto che nel momento in cui ci fermiamo un secondo a razionalizzare quanto visto ci rendiamo conto che il tutto NON HA SENSO. Cioè, Rick si è precipitato alla discarica armato solo di buone speranze e una valigia piena di sogni… nel covo di un gruppo che gli ha fatto un voltagabbana che metà bastava, da solo e senza back-up, promettendo ritorsioni da parte dei suoi se non fosse tornato indietro! Gli Scavanger, come dicevo la settimana scorsa, hanno optato per il container, le polaroid e il wrestling col morto perché in fondo sono dei buontemponi, ma se avessero invece deciso di farlo fuori lì per lì e bon qual era realmente il piano? Qualcuno l’avrebbe vendicato? Certo, ma sarebbe rimasto il piccolo, trascurabile dettaglio che lui sarebbe comunque morto… ora ok che non sarebbe successo perché “lui è il protagonista”, ma il fatto che si butti nelle situazioni più assurde senza un minimo di protezione sembra fin troppo un adagiarsi sugli allori di essere intoccabile quando, tecnicamente, il personaggio all’interno di una storia non sa di essere il protagonista intoccabile dello show che noi seguiamo… non so se mi sono spiegata.
Funziona comunque la tensione creata nella parentesi di chiusura dell’episodio, in cui la realizzazione che il piano è stato mandato a puttane da Daryl crea un buon cliffhanger per introdurci al prossimo e ultimo episodio del 2017.

Daryl a cui l’unto dei capelli deve essere arrivato fin sotto il cranio intaccandogli la materia grigia: capisco l’incapacità di starsene immobili ad aspettare il corso degli eventi, ma il discorso che gli fa Michonne, per quanto un po’ artificioso, ha senso. Tutti i quattro della spedizione al Santuario si sono presentati lì perché avevano bisogno di vedere cosa stava succedendo con i loro occhi, tutti avevano bisogno di qualcosa che non fosse starsene con le mani in mano, ma l’idea di avere un piano che, per quanto in maniera estenuantemente lenta, sta procedendo come deve e mandarlo alle ortiche per pura smania (almeno questo è quello che traspare) è a dir poco folle!

E questo, insieme al piano semi-suicida di Rick di passare a fare un saluto agli amici della discarica, non è neanche la parte più inverosimile del tutto: ricordate i cecchini che dovrebbero tenere sotto scacco i Salvatori e farli fuori nel caso escano per sparare agli zombie sottostanti come tentativo di liberarsi la strada? Perché quando sul tetto c’è Eugene con l’i-pod volante nessuno spara? E non lo dico solo perché tra i cecchini di Alexandria lì fuori e Dwight che se lo tiene per qualche minuto nel mirino solo per poi desistere ho visto le mie speranze di liberarmi dell’inutile Eugene smorzarsi più e più volte: voi potrete pure dirmi che “ma no, non gli sparano perché lui era uno di loro”… NO, mi pare che a questo punto sia ormai chiaro che non lo è più. “Solo compagni di viaggio” li chiama tutti, e se gran parte dell’episodio sembra oscillare verso un possibile passo indietro di Eugene, capace di fare “la cosa giusta” e unirsi alla ribellione interna contro Negan, il suo insistere nel senso opposto sembra alla fine non lasciare più spazio a dubbi e voglio sperare che nessuno ad Alexandria pensi ancora di recuperarlo! Per assurdo, nonostante personalmente abbia trovato gran parte del suo minutaggio di un irritante che non può essere descritto, ho trovato il focus su di lui interessante da un punto di vista narrativo, perché la personalità di Eugene esce veramente fuori prepotentemente in questa puntata come quella dell’essere umano di più bassa lega a cui si possa pensare (e se lo dice pure da solo!). Questa gente esiste, non siamo tutti eroi a questo mondo, esiste anche gente così vigliacca non solo da evitare gesti eroici e disinteressati nei confronti di altri e stagnare invece in un’indifferente passività, ma da passare addirittura dall’altra parte della barricata e compiere gesti deprecabili pur di mantenere se stessi al sicuro. Questo è quello in cui si sta trasformando Eugene, è Negan a tutti gli effetti, e quello che detesto di più di lui è che, a un certo livello, penso che non lo sia più neanche per mero desiderio di sopravvivenza ma perché crede sinceramente a Negan e alla vocazione dei Salvatori. E se il suo tentennare nei confronti di Dwight è un modo degli autori di farci credere in un briciolo di buon senso rimasto in questo personaggio, io la vedo in modo del tutto diverso: se non rivela a Negan che è Dwight la spia lo fa semplicemente perché è un vile codardo che non alzerebbe mai la cresta in presenza del diretto interessato, solo alle spalle, non quindi per reale lealtà nei suoi confronti (anche se, a dirla tutta, gli deve anche la vita visto che la scelta –discutibile– di non sparargli sul tetto quando poteva non era affatto scontata: Dwight sta diventando uno dei personaggi più interessanti da seguire, senz’altro in mano a un ottimo interprete che ci sta regalando il ritratto di un personaggio coraggioso, in rotta con il passato e apparentemente guidato ora da motivazioni fondamentalmente giuste… a cui Eugene dovrebbe solo pulire le scarpe).

Dopo questo infinito rant contro l’inutile Eugene vi do appuntamento alla settimana prossima, dove vedremo se i Salvatori faranno finalmente qualcosa di attivo invece di starsene seduti a grattarsi la pancia anziché elaborare piani concreti per liberarsi dall’assedio dei morti (o se lo fanno a noi non è dato saperlo, da quello che vediamo l’unico che almeno prova a prendere in mano la situazione è… già, lui, sempre l’inutile Eugene).
In attesa del mid-season finale vi aspetto qui sotto nella sezione commenti per scambiarci pareri e aspettative sul prosieguo di questa stagione, vi invito inoltre come sempre a fare un salto dai nostri amici di

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Ale

Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama “storici” e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti…ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è “casa”. Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l’ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it…]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell’allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all’idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell’universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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