The Shannara Chronicles 2×05/2×06 – Ah, Quei Bei Piani Di Una Volta!

Carissimi addicted, bentornati al nostro appuntamento con The Shannara Chronicles che, a quanto pare, d’ora in poi ci delizierà con due episodi settimanali, probabilmente per porre fine il prima possibile agli ascolti preagonici che ha totalizzato nelle ultime settimane.

Partiamo da Eretria che, udite udite, a quanto pare ha i poteri. Già.
Neanche cinque minuti e già Cogline appariva in scena per darle il lieto annuncio, non mancando di avvisarla che questo la renderà probabilmente il ricettacolo del demonio e l’animaletto da compagnia del Signore degli Inganni… c’è da dire che nessuno sa spandere gioia come un (ex) druido!
L’arzillo vecchietto però non si perde d’animo e la convince, novella Harry Potter, a frequentare pallosissime lezioni di Occlumanzia di cui chiaramente lei non ha bisogno perché è riuscita a padroneggiare i suoi poteri nel giro di tre secondi, roba che nemmeno il tempo di spiegarglieli.

Nel frattempo l’allegro terzetto composto da Wil, Allanon e Mareth giunge in quel di Paranor, che per l’occasione è stata convertita da imponente fortezza a una stanzetta di tre metri per tre con du’ colonne crollate in croce tanto per fare arredamento.
Inizialmente il druido sembra intenzionato ad allontanare la figlia e io, povero illusa, mi era già fatta un fantastilione di film mentali in cui lui l’aveva fatto per proteggerla e tenerla lontana dal pericolo, ma, trattandosi di Allanon, ovviamente faceva tutto parte del solito piano per perculare senza pietà il povero Wil, ritenuto inadatto a partecipare a qualsivoglia forma di strategia e alla vita in generale. Da far notare come il druido solo cinque minuti prima avesse attaccato un pippone allucinante al mezzelfo su come alla base di un rapporto solido dovrebbe esserci la fiducia… sì, la fiducia che mi farai invariabilmente fare la figura del coglione!

Il piano di Allanon presenta comunque qualche falla dal punto di vista logistico e lui e Bandon vengono imprigionati in una cella magica da Mareth, che da piccola era evidentemente una campionessa di Simon.

Wil si fa convincere da Bandon (che effettivamente, almeno a livello statistico, gode ancora di un pizzico di credibilità in più) a recuperare il teschio del Signore degli Inganni in cambio della salvezza di zio Flick, che per l’occasione è stato sostituito da una comparsa di The Walking Dead.
Tempo di convertire Mareth alla sua causa sventolandole sotto al naso la possibilità di un test di paternità finalmente attendibile e i due si ritrovano trasportati nel passato, solo che ci mettono due ore per capirlo nonostante la cosa sia evidentissima fin dalle prime scene con quel branco di hippie spaparanzati in riva al lago, roba che sembrava di stare in una versione bucolica di Hair (per un attimo, devo essere onesta, ho persino temuto che quel cretino quell’anima candida di Wil finisse per provarci con sua madre, sarebbe stato capacissimo).

Finalmente il dinamico duo si rende conto della situazione quando lo sfigato che si ritrovano a salvare si presenta come Shea Ohmsford. I ragazzi se la cavano con un sorriso di circostanza e un “Ah, bello!” poco convinto che ricorda molto la mia reazione quando scarto un regalo di Natale improponibile, e si inventano di provenire dal fantomatico villaggio di Corteccia d’Albero… devo commentare? Devo proprio farlo?!
Com’è come non è, la cosa si risolve a tarallucci e vino (anzi, a pecorino e pane raffermo), finché Will, con scatto felino e agile mossa, non riesce nel giro di dieci minuti a far lasciare i suoi minando le basi della sua stessa esistenza.
Mareth, che un colloquio di tre nanosecondi con Shea ha convinto che con il suo compagno di viaggio ha da scoppiare l’ammmore, cerca di lanciargli allusioni sottili come il tronco di un baobab, ma lui, astuto come una faina, non capisce una ceppa come suo solito. Del resto Allanon rompe i coglioni già a cose normali, immaginatevi come sarebbe come suocero! E poi Wil ha già perso Amberle, vogliamo davvero infilarlo in una relazione di così difficile gestione, con il sonno del druido e tutto il resto? Se è frustrato a cose normali, pensate voi come starebbe messo dopo trent’anni senza poter copulare perché la moglie sta schiacciando un pisolino!

Nel frattempo Allanon cerca di intortare Bandon a suon di discorsi, ricordandogli che in fondo lui non è poi COSÌ cattivo e che possono tornare ad essere amici come prima, con tanto di sottofondo musicale straziante cantato da Paola e Chiara.

Bandon, che nonostante le scelte discutibili in fatto di look a me fa simpatia, decide di tenersi il suo pacco e di rifiutare lo scambio e di darsi alla macchia con il teschio del Signore degli Inganni, non prima di avere nell’ordine:

  1. ucciso accidentalmente il povero zio Flick (giuro, non c’era sarcasmo, una volta tanto quel poretto di Bandon non voleva ammazzare nessuno);
  2. distrutto la spada di Shannara (e meno male che era un’arma fighissima e supermitologica);
  3. avvelenato Allanon, che già da prima non è che avesse una bellissima cera.

Ci tengo a sottolineare che non so che piano diabolico avesse in mente Wil, ma è evidente che presentasse delle falle gigantesche.

In quel della capitale del regno umano, nel frattempo, si campa di fallimenti diplomatici e di stenti. Ander e Lyria, che non fanno un cervello in due, han deciso che insieme possono dare vita al reame definitivo e accettano di sposarsi tutto sommato di buon grado, e io potrei shipparli pure un pochino se non fossi ancora disperatamente in lutto per Catania e non avessi pianto a iosa durante la scena del funerale. Potrei perfino passare sopra al fatto che Lyria mi sta pesantemente sulle palle dal primo momento che l’ho vista, per dire.

Nonostante i miei sentimenti contrastanti in merito ai gusti in fatto di moda della regina Tamlin, arriva il giorno del matrimonio. Quel buontempone di Riga, un po’ risentito per non essere stato invitato, nella migliore tradizione Disney decide di infiltrarsi al ricevimento e piantar giù un casino. Ander, che se non si fa un pacchetto da dodici di cazzi altrui non è contento, per salvare la sua promessa sposa di cui, lo ricordo, non gli frega assolutamente NULLA, si fa infilzare come uno spiedino a una sagra di paese.

R.I.P. Ander, ci piace ricordarti così:

Ed eccoci arrivati al termine della nostra recensione settimanale con una bella Flop 3 delle cose che non mi hanno convinto:

  • Garet Jax impegnato nel sociale: dite quello che volete, ma a me lui piaceva stronzo;
  • Ander che si presenta al matrimonio vestito come al solito mentre per addobbare Lyria ci son voluti quindici sarti, sette geometri e tutti i sorci di Cenerentola;
  • Wil che se ne frega delle regole sui viaggi temporali e rivela a Shea di essere suo figlio (roba che Ten e Marty McFly devono ancora riprendersi).

Piena di dolore per la fine prematura di Ander e carica di dubbi in merito al significato della visione di Wil, vi lascio con il promo del settimo e dell’ottavo episodio e vi do appuntamento alla prossima settimana!




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MooNRiSinG
Nata come Elisa, fin da bambina dimostra un’inquietante e insopprimibile attrazione per i telefilm e per il bad boy di turno. Le domeniche della sua infanzia le trascorre sfrecciando con Bo e Luke per le stradine polverose della sperduta contea di Hazzard. Gli anni dell’adolescenza scivolano via fra varie serie, senza incontrarne però nessuna che scateni definitivamente il mostro che dorme dentro di lei. L’irreparabile accade quando un’amica le presta i DVD di Roswell: dieci minuti in compagnia di Michael le bastano per perdersi per sempre. Dal primo amore alla follia il passo è breve: in preda a una frenesia inarrestabile comincia a recuperare titoli su titoli, stagioni su stagioni, passando da “Gilmore Girls” fino ad arrivare a serie culto quali “Friends” ed “ER”. Comedy, drama, musical… nessun genere con lei al sicuro. Al momento sta ancora cercando di superare il lutto per la fine di “Sons of Anarchy”, ma potrebbe forse riuscire a consolarsi con il ritorno di Alec in quel di Broadchurch…

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