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Recensioni The Night Shift

The Night Shift | Recensione 4×06 – Family Matters

Bentornati al vostro appuntamento settimanale con il pronto soccorso più spericolato al mondo.
Vi dico solo una cosa: dopo settimane di agonia CE L’ABBIAMO FATTA! Non perdo quindi tempo e mi getto sull’evento che ha rappresentato per me un gigantesco alleluia.

Il ritorno del figliol prodigo

Abbiamo visto la luce. Ci sono volute sei settimane di bestemmie, due morti (anche se di quella di Annie, apparentemente, non gliene frega una mazza a nessuno), il benservito di Amira e una lettera da Hogwarts ma alla fine TC si è arreso, ha messo il suo fondoschiena perfettamente tornito su un aereo ed è tornato sul suolo americano: grazie sceneggiatori, GRAZIE.
Sintomatico il fatto che l’unica persona con cui il ragazzo ha avuto contatti nel corso di tutto l’episodio è Jordan, che funge ancora una volta da catalizzatrice delle sue emozioni.
Indicativo anche il fatto che la donna decida di non rivelare a TC della sua nuova relazione e a Cain del ritorno dell’ex fidanzato, preferendo trincerarsi dietro un imbarazzante e sgamabilissimo “Ah, a questa devo proprio rispondere” tutte le volte che le squilla il cellulare.
Si accettano scommesse su quanto durerà questo idillio di ignoranza prima che l’accoppiata degli emo torni a fare quello che meglio le riesce, cioè struggersi senza costrutto su come non siano fatti per stare insieme.
Per un attimo, devo dire la verità, ho persino pensato che avrebbero risolto il problema Cain facendolo morire malissimo nell’incendio, ma per fortuna hanno resistito alla tentazione.

We are family

Ho trovato molto interessante l’accento che è stato posto sul fatto che il macrocosmo del pronto soccorso non ruota soltanto intorno ai medici e agli infermieri, ma anche a tutte quelle figure che si occupano dell’assistenza ai feriti sul campo e del trasporto verso le strutture ospedaliere.
Ovviamente una serie, seppur corale come The Night Shift, per non risultare eccessivamente dispersiva deve necessariamente focalizzarsi su un numero limitato di personaggi, ma le scene che hanno fatto da contorno al ricovero del pompiere (sì, mi sono dimenticata il nome, mea culpa) hanno voluto sottolineare come anche queste figure facciano in qualche modo parte della grande famiglia del San Antonio Memorial, per quanto spesso per motivi di minutaggio non vengano presi in considerazione.

Nome in codice Veterano

Ora con tutto il bene che posso volere a Mac, ma a ‘sto giro ha cannato di brutto.
Io posso anche capire che tu ti senta legato a una persona per una questione di senso di appartenenza alla stessa organizzazione, tutte le migliori sette hanno cominciato così, ma in questo caso siamo arrivati a livelli di cecità che Daredevil te dico levate.
Difendere a spada tratta un semi-sconosciuto che aveva la parola psicopatico tatuata in fronte a caratteri cubitali mi è sembrato ostinato e irrispettoso nei confronti di Drew, una persona comunque a lui familiare e verso cui aveva sempre dimostrato di provare se non affetto almeno un sano rispetto.
Non posso dire di essere rimasta sorpresa quando la povera anima persa ha provveduto ad affettare il suo mentore come un cotechino a Capodanno: condividere un background con una persona non ti regala automaticamente una laurea in psichiatria e in un reinserimento simile Mac avrebbe dovuto essere affiancato da una figura professionale competente.

Problemi di immagine

Molto interessante lo spunto di riflessione offerto da questo episodio su quanto sia facile percepire istintivamente come buone le persone che svolgono determinati tipi di mestieri o che ricoprono certi ruoli all’interno della società.
Ci viene spontaneo associare un determinato temperamento a figure professionali quali quelle del paramedico o del pompiere, perché nell’immaginario collettivo finiscono inevitabilmente (e giustamente, aggiungerei) per essere considerati eroi.
Forse proprio per questo motivo lo scandalo fa addirittura maggiormente notizia rispetto al racconto di un pompiere che si lancia in un edificio in fiamme per salvare una ragazzina.
Sul tema della prostituzione minorile, invece, non mi sento onestamente di pronunciarmi in quanto non sono una conoscitrice dell’argomento e finirei per limitarmi ad esporre una serie di luoghi comuni e banalità che mi sembrerebbero offensive per le vittime effettivamente coinvolte.

Siamo rimasti in tre

Ho trovato di sicuro impatto il momento condiviso da Jordan e TC nella macchina di Topher. Per un attimo, sulle note di quella canzone, è stato come se fossero di nuovo in tre, com’è sempre stato, come sarebbe sempre dovuto essere.
Sicuramente per i due sopravvissuti il percorso di accettazione non sarà facile, ma quest’attimo di condivisione e di ricordo è stato sicuramente un passo importante sulla via dell’elaborazione di un lutto che grava pesantemente su entrambi.
C’è da chiedersi però quanto la notizia della morte di Annie influirà su questo processo di recupero (ammesso e non concesso che gli sceneggiatori si ricordino di ‘sto plot twist che sembrano decisi a ignorare con ostinata ferocia).

Ci aspettano quindi giorni di hype e di attesa per saperne di più sulla sorte di Mac: non so voi ma dopo la pallottola schivata da Kevin in questo episodio un secondo miracolo a così breve distanza mi sembra implausibile, soprattutto considerando il fatto che l’uomo è già indebolito dalla chemioterapia e che, se riuscisse a scamparla in questo caso, la sua malattia rischierebbe comunque di ucciderlo nel giro di pochi mesi.

Per avere delle certezze in merito non ci resta che aspettare il settimo episodio, Keep The Faith, che andrà in onda il 10 Agosto.

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