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Recensioni The Night Shift

The Night Shift | Recensione 4×04 – Control

Carissimi addicted, bentornati all’appuntamento con il Pronto Soccorso più adrenalinico del panorama televisivo. Questa settimana The Night Shift ci regala un episodio nel complesso soddisfacente ed estremamente emozionante.
Dal momento che sono in estremo ritardo causa riassuntoni di Game of Thrones, che hanno drenato tutte le mie già scarse energie, bando alle ciance e gettiamoci subito nell’analisi.

Another adrenaline junkie in the ER… surprise surprise!

Jordan, alle prese con l’ennesimo paziente ex-militare che sembra dipendente dalle situazioni che mettono in pericolo la sua vita, comincia secondo me a credere di essere finita in un’enorme candid camera in cui il karma si diverte a ridere a sue spese.
La sua storyline sembra comunque sempre più legata a quella di Cain e le somiglianze di base fra quest’ultimo e TC, stemperate tuttavia da una calma meditativa molto zen, mi convincono sempre di più che gli autori abbiano virato sull’idea di un triangolo fra questi tre personaggi (perché è chiaro che fra Jordan e TC non può essere finita e non lo dico da fan della coppia, ma da spettatrice media di telefilm vari).
Non so voi ma io a questi punti sono curiosa di sapere la storia dietro il pezzo di legno intagliato che Cain si porta sempre dietro. Lo avevamo già visto nel corso delle scorse puntate ed era stato chiaro quasi fin da subito che si trattasse di qualcosa di simbolico per lui, ma la puntata di oggi non ha fatto altro che ribadirne l’estrema importanza.
Una cosa di cui in compenso sono felice è che Kenny abbia finalmente sepolto l’ascia di guerra, perché il suo comportamento stava cominciando a diventare puerile e anche un pelino fastidioso.

Operazione tata

Dopo alcuni episodi passati un po’ nelle retrovie senza nulla di eclatante da dichiarare, Drew torna protagonista di uno dei momenti centrali dell’episodio.
Al di là della difficoltà evidente di conciliare i problemi dell’essersi ritrovato padre di una ragazzina adolescente di punto in bianco e il lavoro in generale, bisogna anche tener presente che in questo caso ci troviamo di fronte a un’ulteriore complicazione, cioè al grado di concentrazione che richiede una professione come la sua, in cui anche il minimo momento di distrazione o offuscamento può portare alla perdita di una vita umana.
Proprio per questo ho apprezzato moltissimo il fatto che fosse disposto ad ammettere di aver sbagliato, di essersi lasciato sfuggire qualcosa, di non aver considerato qualche eventualità, per colpa della mancanza di lucidità dovuta al sonno.
In un episodio che pone l’accento sull’approfondimento dei personaggi, sono felice che non sia mancato uno spazio dedicato al difficile rapporto con i suoi genitori, che comincia ad essere sviscerato e che promette di essere ulteriormente elaborato nel corso delle prossime settimane (o almeno lo spero).

Una questione morale

Il caso più interessante dell’episodio è stato sicuramente quello di Tina, che ha visto coinvolti Scott, Shannon e Paul e ha dato avvio a una delle riflessioni forse maggiormente riproposte nel panorama dei medical drama e cioè la questione dei testimoni di Geova e dei diritti sanitari della loro discendenza.
In questo caso si potrebbe avanzare l’obiezione che Tina, che convive da anni con una formazione che le deturpa il lato destro del viso, non è effettivamente in pericolo di vita, almeno fino al compimento del suo gesto estremo volto a prendere in mano le redini della sua esistenza, ma anche in questo caso bisognerebbe riflettere su quanto una menomazione come quella sopportata dalla ragazza possa effettivamente influire in maniera negativa sulla qualità della sua vita e sulla sua possibilità di avere rapporti umani “normali”.
Possiamo fare i buonisti quanto vogliamo e dire che ai giorni nostri abbiamo raggiunto un grado di civiltà tale da far sì che una circostanza del genere non rappresenti più un impedimento a un normale inserimento nella società, ma se guardiamo la cosa con realismo, se teniamo conto di fatti di cronaca che si leggono quotidianamente sui nostri giornali e sulle esperienze negative che chiunque di noi può aver sperimentato sulla propria pelle, sappiamo benissimo che non è così: viviamo ancora in un mondo superficiale in maniera paralizzante e qualunque cosa ci renda diversi o deturpi in qualche modo la nostra esteriorità ci rende bersagli dello scherno e delle angherie del prossimo.

Al di là dei miei deliri sull’estetica, la vera questione morale ruota attorno alla possibilità di affrancare i figli dei testimoni di Geova, anche se minorenni, dai dettami religiosi seguiti dai genitori e che pongono il veto, fra le altre cose, sulla possibilità di ricorrere a una trasfusione di sangue in caso di emergenza medica.
Scott non sembra avere dubbi al riguardo e si schiera nettamente per salvare Tina, ritrovando nel frattempo l’uomo che era e tornando nel pieno delle sue potenzialità. La sua affermazione riguardo il fatto che d’ora in poi nel pronto soccorso si farà come dice lui apre spiragli verso nuovi conflitti fra lui e i medici, con particolare attenzione nei confronti di TC (ammesso e non concesso che prima o poi si degni di tornare).

Questa storyline ci ha permesso anche di gettare una piccola luce sul passato di Jordan e sul suo rapporto con il padre, ma, dal momento che la rivelazione è stata fatta molto en passant e senza particolare risalto, non so quanto gli autori intendano approfondire ulteriormente questo aspetto.

In tutto ciò, nessuno ancora ha scoperto la morte di Annie, ma dubito che l’avvenimento verrà fatto passare sotto silenzio, visto l’impatto emotivo enorme che potrebbe avere su almeno tre dei personaggi principali della serie. In attesa quindi di scoprire se e quando questo segreto verrà a galla, vi lascio con il trailer del prossimo episodio, intitolato Turbulence!

https://www.youtube.com/watch?v=V1BZq7M6LmI

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