The Night Shift | Recensione 4×03 – Do No Harm

Bentornati all’appuntamento settimanale con il turno di notte più folle che ci sia!

La puntata numero tre ci fa fare un salto in avanti di ben un mese e ci mette di fronte a un altro addio che, posto a così breve distanza dalla morte di Topher, mi fa temere che gli autori si siano lasciati tentare dal lato oscuro dell’effetto Shonda.

Non fasciamoci la testa prima di rompercela, però. Andiamo ad esaminare più da vicino i momenti salienti di questo episodio.

Che cosa farebbe Topher?

Sarà anche passato un mese, ma il ricordo di Topher non è certo svanito nel nulla come se niente fosse.
Rimane ben presente nell’idea strana ma affettuosa di Kenny per omaggiare il collega, nei ricordi di Drew e nel suo essere ancora fonte di ispirazione per tutto il personale ospedaliero, esortato a chiedersi in ogni frangente “Che cosa direbbe/farebbe Topher?”.
Il dottor Zia ci regala inconsapevolmente anche la certezza che prima o poi TC sarà costretto a tornare dalla Siria, perché se c’è una cosa che il dottor Callahan non farebbe mai è voltare le spalle all’amico scomparso. Il fatto che Topher l’abbia nominato esecutore testamentario lo costringerà quindi a tornare in patria, si spera al più presto possibile, perché ormai la sabbia del deserto ce l’abbiamo anche nelle mutande e sta diventando fastidiosa all’ennesima potenza.

La sagra dell’inutile

Nel frattempo il trio Shannon/Paul/Kenny ci regala imitazioni malriuscite dei post della pagina Il coinquilino di Merda (se non la conoscete, ve la consiglio): quelli che dovrebbero essere siparietti comici e leggeri mi sono risultati totalmente indifferenti e non sono riusciti a strapparmi nemmeno un sorriso.
Quanto alla storia fra Paul e Shannon, per me rimane il più grosso punto interrogativo dell’intera stagione. L’anno scorso gli autori erano riusciti a svilupparla abbastanza bene e, sebbene non presentasse particolari sprazzi di originalità fin dall’inizio, la trovavo gradevole e in qualche modo confortante. Adesso invece sembra messa lì solo per fare minutaggio, abbandonata a se stessa in attesa che si decida di che morte farla morire.

La virtù della finta modestia

Cain il marpione ha cominciato la sua campagna per la conquista al cuore (seee, adesso si dice così) di Jordan e lo fa puntando sull’arma potentissima della falsa modestia: “Ehi, io sono un dottore bionico in grado di operare in un campo mentre il cartello mi spara addosso, ma sono sacrificabile, tu sei l’unica che conta davvero in questo mondo.”.
In attesa che scatti il limone selvaggio, il grande seduttore non perde occasione per buttarle lì che lui è stato in Messico, in un modo che mi ha ricordato in maniera inquietante il personaggio di Stamos e il suo aver studiato ad Harvard in Scream Queens.
Quanto al complesso di Dio, non mi sembra che la cosa sia applicabile agli altri dottori che lavorano quotidianamente assieme a Jordan (ovviamente Julian non lo conto, tanto più che sembra essersi levato finalmente dalle balle), quindi la sua accusa mi sembra lasciare un po’ il tempo che trova.

L’eterno dilemma dell’1 VS 100

La parentesi dedicata alle bizzarre avventure di TC in quel della Siria ci regala a questo giro una riflessione interessante su un tema che è stato più e più volte sviscerato sia nel cinema che in letteratura: è giustificabile sacrificare una singola vita se questo sacrificio servisse a salvarne molte altre?
La risposta data è in genere quella più buonista e anche The Night Shift sembrerebbe cadere in questa trappola, scegliendo di aggirare la scelta tanto spinosa scendendo a un tutto sommato innocuo compromesso.
Stavolta TC è però costretto a imparare sulla sua pelle che non è sempre così facile non nuocere alle persone e che un inganno ordito a fin di bene può avere ripercussioni disastrose: se davvero le informazioni fornite ai militari dalla madre del suo paziente dovessero portare alla morte di innocenti come predetto da Amira, toccherebbe allo stesso TC farsi carico di quel fardello e portarselo dietro per tutta la vita come un marchio, una colpa impossibile da cancellare o da dimenticare.
Speriamo che questa esperienza lo porti a decidere finalmente di salire su un aereo e ad affrontare la morte di Topher, unico motivo, a detta di Annie, per cui ancora non si è deciso a tornare.

Annie, are you OK?

E concentriamoci ora su quello che è stato, nel bene e nel male, l’evento principale di questo episodio, il ritorno di Annie.
Ho trovato la sua pretesa di costringere Scott a confrontarsi con Alan di un egoismo e di un menefreghismo intollerabile. Non sto questionando sul fatto che sia la scelta giusta e che alla lunga Scott non avrebbe dovuto compiere questo passo, quello che non trovo giusto è che Annie lo abbia costretto ad affrontare il suo passato secondo i tempi e i modi impostigli da un’altra persona.
Fare ammenda può sicuramente essere una liberazione e un gesto di coraggio da compiere al fine di superare definitivamente i propri errori, ma bisognerebbe fare attenzione a non calpestare i sentimenti altrui nel tragitto, altrimenti il gesto perde secondo me di significato.
Un applauso a Scott quindi, che ha dovuto dimostrare per l’ennesima volta di essere superiore e di essere in grado di comportarsi da persona matura. Mi chiedo solo quando qualcuno si degnerà di pensare al suo benessere e di mettere al primo posto la sua stabilità.
Sulla tragica fine di Annie mi pronuncio anche poco, è tornata nelle vite di tutti avvolta da quest’aura di saggezza e redenzione, lanciando perle di saggezza a destra e a manca, per poi compiere un gesto che andava contro tutti i principi da lei stessa predicati nel corso dell’episodio.
E di nuovo, pur nella sua estremizzazione, un gesto a suo modo egoista, che lascerà Jordan e soprattutto Scott con un peso insostenibile da sopportare, ben più di uno zaino pieno di sassi, il peso di non aver capito, il peso di non essere stati in grado di fermarla, il peso di dover annunciare a TC che ha nuovamente perso una persona cara.

Con questa considerazione forse impopolare, vi lascio con il trailer del prossimo episodio e vi do appuntamento alla settimana prossima!




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MooNRiSinG
Nata come Elisa, fin da bambina dimostra un’inquietante e insopprimibile attrazione per i telefilm e per il bad boy di turno. Le domeniche della sua infanzia le trascorre sfrecciando con Bo e Luke per le stradine polverose della sperduta contea di Hazzard. Gli anni dell’adolescenza scivolano via fra varie serie, senza incontrarne però nessuna che scateni definitivamente il mostro che dorme dentro di lei. L’irreparabile accade quando un’amica le presta i DVD di Roswell: dieci minuti in compagnia di Michael le bastano per perdersi per sempre. Dal primo amore alla follia il passo è breve: in preda a una frenesia inarrestabile comincia a recuperare titoli su titoli, stagioni su stagioni, passando da “Gilmore Girls” fino ad arrivare a serie culto quali “Friends” ed “ER”. Comedy, drama, musical… nessun genere con lei al sicuro. Al momento sta ancora cercando di superare il lutto per la fine di “Sons of Anarchy”, ma potrebbe forse riuscire a consolarsi con il ritorno di Alec in quel di Broadchurch…

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