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Recensioni The Good Doctor

The Good Doctor 1×18 – Montagne russe di incredibile bellezza

The Good Doctor ha chiuso la sua prima stagione con un’eccellente puntata costruita con enorme delicatezza, pudore, dignità, senza alcun ricorso a una retorica sfacciata (oserei dire che non c’è un grammo di retorica cheap lì dentro) e senza esagerazioni, senza mai andare sopra le righe.
Nel corso dei giorni avevo provato a immaginare che cosa sarebbe successo – cioè cataclismi, terremoti, ospedale raso al suolo, allarme nucleare, morti, feriti e dispersi, per via del fatto che fosse l’ultima puntata – e invece niente di tutto questo per fortuna si è verificato.
Al contrario, sono molto felice che si sia optato per dare totale centralità al rapporto tra Shaun e il dottor Glassman, suo mentore/figura paterna/finalmente amico. Era un atto dovuto e l’unico che avesse senso.
I due personaggi ci sono stati presentati nel pilot insieme e insieme hanno concluso la stagione, uno accanto all’altro, dopo aver superato un percorso accidentato in cui è servita tutta la sensibilità del medico anziano, e la disponibilità da parte di Shaun a provare a imparare le complesse sfumature delle relazioni interpersonali, in uno sforzo sempre costante di mediazione per andare incontro alle persone, anche quando, nella sua logica stringente, non ne vedeva lo scopo.
Io credo che Shaun ce l’abbia fatta a interiorizzare quei cambiamenti appresi nel tempo, soprattutto grazie ai casi clinici che di volta lo hanno messo alla prova e che, nel corso dei mesi e nei commenti, ci auguravamo che potessero non solo rendergli più facile la vita comunitaria, ma che gli insegnassero la bellezza delle emozioni condivise, perché se ne arricchisse lui per primo. Superbe le interpretazioni di entrambi gli attori, è il caso di dirlo.

Dopo il dramma finale della scorsa puntata, ritroviamo Glassman con una diagnosi di glioma, un tumore al cervello che, nel corso dell’episodio, muta forma e pericolosità a ogni esame medico a cui si sottopone, regalandogli quelle che sembrano inizialmente vane speranze e che si trasformano in pugnalate sempre più difficili da accettare. Per quanto sia un medico stimato ed esperto, il direttore di un ospedale e un uomo con una buona capacità di gestione di se stesso e delle proprie reazioni, non è facile trovarsi faccia a faccia con una sentenza di morte e vederla peggiorare minuto dopo minuto, per colpa delle insistenze di Shaun. Insistenze che io non ho avvertito affatto inopportune o campate per aria. Aspettavo solo il momento in cui avrebbe finalmente avuto ragione. Come ha affermato Morgan in un momento di lucidità privo di qualsiasi forma di simpatia, Shaun può compiere errori che nessuno farebbe, ma è anche capace di vedere una soluzione preclusa agli altri, ed è proprio lì che è racchiusa la sua genialità. Mi sembrava quindi scontato che l’insistenza di Shaun dovesse necessariamente portare a un risultato concreto oppure avrebbero dovuto rifare la puntata, Glassy non poteva morire.

Naturalmente per Glassman è difficile avere a che fare un ragazzo maniacalmente determinato a trovare a ogni costo una soluzione per non farlo morire, quando da parte sua è alle prese con una disperazione dignitosamente celata, la paura della morte incombente e una solitudine – io l’ho trovato davvero molto solo – che avrebbe messo in ginocchio chiunque. Capisco quindi che dover gestire anche il dolore di Shaun per la sua possibile dipartita, che si manifesta in un cocciuto tentativo di farlo vivere a ogni costo – leggibile anche come possibile negazione della realtà-, sia uno sforzo sovrumano E i momenti di sconforto, rabbia ed esplosione (che in parte riecheggia – a parti invertite – quella di Shaun “perseguitato” da Glassman nel finale di mezza stagione) sono giustificati, normali e molto umani. Il momento più doloroso è quando ammette quanto sia impossibile per lui sopportare le vane chimere della speranza.

Hope is irrelevant for me. Hope is painful. I don’t want to spend
what’s left of my life chasing my tail around in a circle.

La vicenda ha forzato e sottoposto a una dura prova un rapporto che fino a quel punto si era fissato permanentemente nella dualità intoccabile “maestro-allievo”, “padre-figlio”, una relazione quindi verticale, sempre sbilanciata. In questa occasione i due sono costretti a rapportarsi in modo più adulto e paritario, sia in ambito medico (Glassy avrà pur fatto il neurochirurgo nella vita, ma è Shaun, grazie alle sue doti superiori alla norma, ad analizzare il caso in modo tanto pignolo e tenace da far saltar fuori la soluzione) che umano.
Shaun, infatti, ce la mette davvero tutta, sempre a suo modo chiaramente, per offrire un reale conforto affettivo ed empatico all’uomo, oltre a quello clinico, proponendogli di “divertirsi” insieme, – se è quello che desidera davvero, pur senza mai accettare la sua diagnosi -, finendo su una giostra di cavalli con la musichetta che a me fa subito film horror e/o malinconia portami via e quasi preferivo Glassy con il cranio aperto in sala operatoria.
Shaun ci prova, in sostanza. E Glassman lo accetta per quello che è, anche se deve comunque tener conto di qualche spigolosità da parte di Shaun, che però non preclude l’enorme sforzo di ascolto, comprensione e avvicinamento messo in atto da un ragazzo spaventato, disorientato, in preda al vivissimo incubo che un’altra persona che ama lo abbandoni, come nel caso del fratello (simbolici sono la perdita e il ritrovamento del bisturi-giocattolo). “You can’t die too”. È uno Shaun che si apre molto, che “verbalizza”, come sul dirsi, che riconosce le sue emozioni e le comunica. Che pensa  a delle strategie, che agisce, che non si isola, ma che combatte per e più di Glassman.

In questo senso mi è piaciuto molto che Shaun abbia chiesto aiuto a Jess, che è una figura importante per Glassman, quasi alla pari di Shaun e che prova per lui un grande affetto. Jess si è sempre mossa dentro e fuori al telefilm senza diventare mai una presenza costante, nonostante fosse la compagna di Melendez. L’unica certezza incrollabile è sempre stata la sua vicinanza a Glassman per via della figlia morta, di cui in questa puntata scopriamo qualcosa di più nel più agrodolce dei modi. Insomma, io gli occhi lucidi li ho avuti in più occasioni, lo ammetto. Glassman si è rivelato – nonostante a un certo punto della stagione fosse diventato insopportabile, continuo a pensarlo – una persona di straordinario garbo, grande umanità e capace di sacrificare se stesso per amore di Shaun. Gli ha concesso il suo spazio, lo ha lasciato libero di compiere le sue scelte, aspettando e sperando che il ragazzo tornasse da lui, e ha di fatto deciso di sottoporsi ad altri esami e altre procedure perché Shaun potesse gradualmente accettare l’implacabilità della condanna. In sintesi, ha dovuto insegnargli ad accettare la sua (possibile) morte. Quale amore è più grande di questo?

A proposito della separazione che li ha visti protagonisti nelle ultime puntate, ho infinitamente apprezzato la sequenza iniziale che tocca senza premesse proprio questo nodo ingarbugliato. L’episodio, invece di aprirsi come al solito nell’appartamento di Shaun, si focalizza immediatamente sul nucleo intorno al quale verterà per i successivi quaranta minuti. Shaun confida a Glassman, prima ancora di venire a conoscenza della sua diagnosi, che gli manca. Che un amico conta di più della libertà di fare le sue scelte. È un’enorme vetta di comprensione da parte sua.

I need a friend more than I need space.

Io non dimenticherò mai la commozione sfumata di pudore e appena accennata di Glassman nel sentirselo finalmente confessare. Perché io credo che il medico sarebbe arrivato al punto di permettergli di stare lontano da lui fino alla fine, se questo avesse significato fare il bene di Shaun. E ho trovato giusto che Glassman ricambiasse con la medesima onestà, informandolo, prima di tutti gli altri, della sua malattia. Questo è un rapporto alla pari.

Shaun è talmente sconvolto dalla notizia da perdere quel suo aplomb e quella freddezza che gli sono naturali e che gli vengono in soccorso durante le situazioni di emergenza. Perché naturalmente anche lui ha un limite dopo il quale l’emotività e il dolore prendono il sopravvento. Inoltre, a un livello più terra-terra, serviva un minimo di drama per tenerci in sospeso fino alla prossima stagione. Devo dire però che non ho trovato questo “cliffhanger” particolarmente ostile al pubblico o messo lì a caso giusto per provocare tensione. È stato più che organico. Mi è molto piaciuto lo spirito “di gruppo” del team capeggiato da Melendez composto da tutti i medici alle prese con un unico caso difficile (invece che dividersi come al solito), messo in pericolo da Shaun. Melendez si è dimostrato un vero leader quando se ne è assunto la responsabilità, si è preoccupato per Shaun, e si è rivolto a Glassman per saperne di più, mostrando di tenere abbastanza a lui da ricordare i fatti salienti della sua vita personale (Lea). Si è preoccupato sinceramente che l’errore di Shaun (che ha sia peggiorato la situazione che risolto il caso, lo sottolineerei), una volta reso pubblico, potesse farlo licenziare, perché nel tempo ha imparato a conoscerlo e apprezzarlo e a tenere a lui come membro del gruppo. Non al punto da mentire per coprirlo, perché non sarebbe stato giusto, e Melendez non è quel tipo di uomo. Ci ricordiamo come era arrogante nel pilot e nelle puntate successive e deciso a farlo sentire un outsider? Adesso gli affida il paziente e l’intera sala operatoria.

Melendez ha poi raggiunto il top dell’eroismo quando, finalmente, ne ha dette quattro a Morgan che, d’accordo, non aveva torto da un punto di vista puramente razionale, ma forse dovrebbe mettere da parte le sua analisi affilate per dare il benvenuto a un minimo di flessibilità e misericordia nei confronti di se stessa e del prossimo. Applausi a Neil.

At some point in your career, you’re going to kill someone.
And I hope for your sake there’s a doctor out there who still believes in you when you do.

Il gruppo si è stretto intorno a Shaun con spirito di solidarietà perché il ragazzo ne fa parte a tutti gli effetti, fino ad arrivare all’estrema offerta da parte di Jared di assumersi la colpa. Un bel gesto da parte sua ed è anche stato rilassante vederlo essere trattato con rispetto, senza essere isolato come era successo ultimamente, situazione che gli ha permesso di dare un contributo concreto alla comprensione del caso.

Il dottor Andrews, invece, è sembrato subire una regressione per tornare a quella prima puntata in cui l’ambizione sfrenata gli aveva fatto accettare l’arrivo di Shaun, da lui osteggiato, solo perché si sarebbe potenzialmente trasformato in un’ottima opportunità di carriera per lui. Se Shaun avesse sbagliato (eventualità quasi obbligata, chi non sbaglia?), in un colpo solo si sarebbe tolto di mezzo Shaun e Glassman e quindi sarebbe diventato il capo dell’ospedale. Probabilmente Andrews ha subito un’evoluzione autentica in questo senso, visto lo sfoggio di umanità, consigli elargiti a chiunque, numerosi sorrisi, idealismo e cura empatica dei pazienti delle ultime puntate, tutte caratteristiche positive che in questo episodio finale non abbiamo potuto vedere in atto, dal momento che ci siamo fermati sull’uscio del suo studio, in attesa della confessione di Shaun che, onesto fino al midollo, non vede nessun’altra alternativa diversa dall’andare a “costituirsi” da lui. Non sappiamo come reagirà, in realtà. Se caccerà Shaun e chiederà le dimissioni di Glassman o se sarà disposto a trovare un’altra soluzione.

Una puntata davvero molto bella, affettuosa, piena di sensibilità e senza forzature. Magnifico, su tutti, il momento in cui Shaun abbraccia Glassman alla notizia della terza diagnosi, quella più lieve, che regala a entrambi un futuro possibile, concreto. Shaun non ama il contatto fisico e trova sgradevole gli abbracci, lo abbiamo sempre saputo e abbiamo assistito a moltissime occasioni in cui ha preferito evitare del tutto qualsiasi approccio. Vederlo lanciarsi felice verso il suo mentore è stato IL momento TOP. Così come la frase “I love you more” che ricorda a Glassman il momento dolcissimo con la figlia, quello che avrebbe ricordato in punto di morte e invece fortunatamente è ancora lontano.

– I love you.
– I know. I love you, too.
– I love you more.

È una puntata che ho trovato emotivamente appagante, che si ricollega tematicamente al pilot in un cerchio perfetto che permetterà l’aprirsi di nuove storyline e che chiude una buona stagione, che io ho avvertito divisa in due parti, mosse da due velocità diverse: la prima molto dinamica e la seconda più lenta, più intimistica e qualche volta meno brillante.
Le due aggiunte non hanno arricchito moltissimo la storia, in tutta onestà: Morgan ha fatto qualche passo avanti, ma non si è allontanata da quella bidimensionalità che la vede solo cinica e competitiva in senso distruttivo (nella quale è ricaduta in questa puntata). E non si sa praticamente nulla dell’ex-detective ora medico che sembra ancora legato all’immagine del poliziotto duro e puro, che non sa ancora comportarsi da medico, come gli dimostra Jared.

In ogni caso, la mia valutazione del telefilm è ottima. Sono felice di aver seguito la serie, di avere incontrato un personaggio straordinario che ha saputo farci conoscere un pezzetto del suo mondo interiore, farci interessare al suo comportamento e alle sue reazioni emotive in modo trasparente e curioso, avvicinandoci alla sua sindrome, di cui ora so molto di più.

Vi ringrazio per aver letto le recensioni e avermi fatto compagnia. La seconda stagione è assicurata, quindi niente patemi d’animo per i fan di The Good Doctor!

A presto!
– Syl

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6 comments

Federicuccia 28 Marzo 2018 at 17:40

un qualcosa di unico, straordinario è stato l’abbraccio di Shaun a Glassman! e per una persona autistica che “rifiuta” qualsiasi interazione che non sia a parole è un enorme passo avanti.

di solito non vado matta per i medical drama ma questo mi ha piacevolmente stupita, nella seconda stagione vedremo di sicuro come andrà l’operazione di Glassman, se Shaun sarà licenziato (ma credo di no) e speriamo in un risvolto romantico per due medici che recentemente sono diventati single!

sono follemente innamorata di Neil

Reply
Syl
Syl 29 Marzo 2018 at 10:30

Spero anche io nel risvolto romantico! Sono perfetti quei due, hanno la stessa pacatezza/gentilezza e sanno farsi sentire quando è necessario (oltre a tante altre qualità, ovviamente). Davvero una bellissima serie. Grazie per aver commentato 🙂

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appassionato 29 Marzo 2018 at 13:35

Beata te che hai avuto solo gli occhi lucidi, non ho alcuna remora nel confessare le mie copiose lacrime.
E così, all’improvviso riscopriamo il “cattivo” Andrews, fino ad un certo punto perché perlomeno ha riconosciuto i meriti di Shaun e fino all’inizio della prossima stagione. Mah, bisogna che si decidano. Che Shaun venga silurato non se ne parla neanche perché se non altro gli verrà riconosciuta l’onestà e lealtà e ha trovato la soluzione rimedio, ho invece qualche dubbio sulla conservazione del posto da parte di Glassy. Freddamente, dipenderà da chi decide se mantenere o meno il personaggio e/o magari dal vile denaro contrattuale. Andrews potrebbe anche ricattarlo: fuori tu, dentro Shaun. A meno che non sia poi così tanto arrivista, anche se uno che va in giro con le promesse di Glassy scritte non è che mi dia tanto affidamento. Ancora ancora se le tenesse nel cassetto del comodino di fianco al letto di casa, ma così…

Comunque, una puntata nettamente migliore delle più recenti, credo in virtù del maggior coinvolgimento di Shaun (commovente la sua ostinazione per non perdere l’amico), associato a quello di Glassy e relativo binomio. Colgo ancora tuttavia un’atmosfera molto poco dinamica. Non so, c’è qualcosa che non mi soddisfa appieno, forse una certa lentezza nell’esposizione, forse anche le immagini poco contrastate. Va beh, dettagli.

Letta la inevitabilmente splendida recensione, ho notato con piacere che la passione ti aiuta a produrre il meglio, tornando a raggiungere le vette calpestate con alcuni episodi caskettosi. E c’è chi sostiene che la critica debba essere fredda e razionale. Ma per favore.

Adesso mi attendono mesi di astinenza in attesa di Shaun e della fantastica signora Maisel. Che si fa?

PS: magistrale nei movimenti l’avvicinamento di Shaun per l’abbraccio a Glassy. Da mostrare nelle scuole di recitazione. In Italia no, non serve perché non ci sono quasi più veri attori ormai da anni.

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Syl
Syl 29 Marzo 2018 at 14:20

Ciao Appassionato, mi hai quasi fatto preoccupare che non avessi guardato il finale, non ti vedevo commentare (lo dico in tono lieve, non c’è obbligo, ovvio!).
Ma davvero è impressionante che se ne sia andato in giro con le parole di Glassy sul telefono! In queste ultime due puntate ho trovato l’interpretazione di Glassy incredibile, ma è vero che interpretare Shaun deve essere molto più complesso, in generale in tutta la stagione, ma soprattutto in questa puntata. Speriamo venga riconosciuta la loro bravura! Grazie per aver commentato sempre!

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appassionato 29 Marzo 2018 at 15:39

Ciao!
Sì certo, adesso stai a vedere che mi perdo il finale, ma pensa te! Oltretutto non ho nient’altro di mio gradimento da guardare. Aborro supereroi, zombie e intrighi assurdi di agenti più o meno segreti e di colleghi di lavoro di altro genere.
E poi io pur di sbrodolare stupidaggini per ore son capace di commentare anche senza vedere il telefilm… 🙂

Piuttosto, grazie a te per i numerosi spunti e per come ce li regali.

Aprounainutileparentesi comunque ho deciso: sulla 4×01 avevo ragione io, quella di Kate è una strategia al fine di tenerselo vicino perché sa che le serve ed è attratta chiudounainutileparentesi.

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Syl
Syl 29 Marzo 2018 at 18:31

Ahahahah ricordo benissimo la discussione! XD

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