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Recensioni The Good Doctor

The Good Doctor 1×16 – Essere amati per quello che siamo (e ridateci Glassy!)

Iniziamo felicemente la recensione con la notizia del rinnovo di The Good Doctor per la seconda stagione. Non che si potesse dubitare di un tale epilogo dati gli ascolti promettenti, ma fa sempre piacere avere averne l’ufficialità, soprattutto se arriva così presto nella stagione telefilmica senza stare a penare con rinnovi dell’ultim’ora.

La puntata di questa settimana ha avuto un ritmo più tranquillo del solito, circostanza che, invece di rallentarne il dinamismo in senso negativo, come sarebbe normale supporre (e, nel mio caso, temere), è invece servita per approcciarsi in modo più intimistico alle vicende di medici e pazienti, come sempre interconnessi in una narrazione a specchio in cui i casi clinici vengono utilizzati per generare consapevolezza, empatia, sollecitare una maggiore conoscenza di sé e della propria vita e infine migliorarsi.
Lo dico con grande piacere, non c’è una volta in cui Shaun non metta in mostra quella sua rara propensione ad avvicinarsi con genuina curiosità (che a volte si tramuta in eccessiva schiettezza) a modi di pensare o comportamenti che non fanno parte della sua “casistica”, ovvero quei concetti di base ampiamente radicati nella sua personalità, con i quali gestisce il mondo esperienziale. Lo fa in modo meno “irruente” in questa occasione: Shaun si approccia al paziente paralizzato, Hunter, con più empatia, più delicatezza rispetto al solito, creando una connessione più autentica e fluida.

Credo che il successo dell’interazione sia dovuto anche alla grande capacità di ascolto, accoglienza e apertura del paziente stesso, che è una di quelle persone verso le quali ci si sente attratti per via di quel calore e positività che emanano senza sforzo. Scopriamo nel corso della puntata che sono abilità/caratteristiche che ha acquisito e sviluppato “grazie” all’esperienza traumatica subita, ma che si sono consolidate fino a radicarsi nella sua personalità, e rimarranno a far parte di lui anche qualora dovesse tornare a camminare.
Shaun si chiede, in sostanza, se è davvero possibile essere accettati e amati per quello che si è, anche se non si aderisce ai “canoni di normalità” che la società impone. È un interrogativo che gli sta molto a cuore. Soprattutto non capisce perché una persona possa mettere a rischio questa accettazione, che non è convinto possa replicarsi, per cui, una volta che la si è trovata, la si dovrebbe tenere molto stretta, a qualsiasi costo, anche quello di rinunciare all’avverarsi del sogno più grande di Hunter, tornare a camminare. Meglio rischiare tutto per ottenere quello che si vuole di più al mondo o accontentarsi di una vita tutto sommato vivibile e soddisfacente?

Per Shaun è stato importante seguire tutta la vicenda del paziente e di sua moglie e assistere allo scambio finale in cui i due si chiariscono e si dicono che le relazioni funzionano se si comunica e si lavora sodo, accettando i cambiamenti e crescendo insieme. Del resto la moglie non era in una posizione felicissima, non tanto perché lui sarebbe cambiato diventando una persona che lei non aveva mai conosciuto, ma perché c’era il 15% di possibilità che lui morisse, dato di cui si scordavano tutti allegramente quando le rifilavano spiegoni. Io sarei stata un po’ più cauta onestamente, nel dare consigli, se pure in buona fede.

Il caso della donna morta di setticemia è altrettanto emblematico e anche terribile, a pensarci. Apprezzo il fatto che The Good Doctor non scelga mai di presentarci epiloghi sempre e solo positivi, nonostante nel corso della puntata le persone coinvolte arrivino a una maggiore consapevolezza, riflettano su se stesse, il mondo, la loro vita, le loro relazioni. Purtroppo, però, questo non garantisce che gli eroi non muoiano, nonostante abbiano fatto un viaggio dentro se stessi dal quale derivererebbe una maggiore qualità della vita, se fosse loro consentito di averla. Agiamo nel presente senza aspettare potenziali epifanie quando ormai è troppo tardi, sembra essere il messaggio potente di questa storia straziante.

Sorprendentemente, non ci è stata mostrata nessuna conseguenza/proseguimento della rottura avvenuta tra Jared e Claire, che non si incontrano per tutta la puntata. I due personaggi hanno due distinte storyline, decisamente pesanti per entrambi: il futuro lavorativo di Jared, minato dalla perdita di fiducia da parte dei medici, fiducia che sembra essersi distrutta per sempre, e il rapporto doloroso tra Claire e la madre.

Claire, l’ho detto spesso, è una creatura di rara sensibilità e gentilezza. Non è così fragile come potrebbe apparire, e infatti ha dimostrato di avere molta forza, quando viene sollecitata a usarla. Nondimeno, quando ho visto la madre-cantante (in un momento di notevole imbarazzo), il mio istinto protettivo si è erto feroce ed ero completamente d’accordo con l’iniziale rifiuto di Claire, soprattutto dopo quello che ha raccontato ai suoi colleghi. Non mi aveva successivamente convinto del tutto con la storia del bipolarismo ora tenuto sotto controllo grazie ai farmaci, ma il discorso tutto sommato poteva filare (si nota il mio scetticismo?). Alla richiesta di farsi prestare i soldi da Claire mi è caduto tutto quello che poteva cadermi.
Non necessariamente avrà detto cose carine alla figlia per interessi personali (…), e il suo comportamento non è una prova schiacciante del fatto che non sia cambiata davvero. Ma la mia sensazione non è minimamente positiva.


Capisco perfettamente che Claire abbia dentro di sé un’enorme ferita e che sia auspicabile per lei guarirla, per non portarsela dietro e per riunire i pezzi di sé sofferenti. Per farlo la strada giusta è senz’altro quella che ha deciso di intraprendere, e cioè, una volta adulta, rendersi conto che nessuno è perfetto, tantomeno i nostri genitori, che sono persone umanissime che fanno i loro errori. Però, come si dice, errare è umano, perseverare… meno. Il rischio è che Claire torni in quel rapporto di co-dipendenza in cui diventa il genitore della propria madre, in un continuo dare a senso unico, esaurendosi e soffrendo.
Gli occhi di Claire pieni di lacrime sono stati il punto della puntata a più alto tasso di emotività, soprattutto dato l’affetto che provo per un personaggio di grande grazia, sensibilità e compostezza.


Morgan sta migliorando. E lo sta facendo riuscendo, al contempo, a essere sempre se stessa, senza voler diventare gentile/buona/comprensiva a ogni costo. È l’alter ego perfetto di Claire. O, da un’altra prospettiva, è Shaun senza l’autismo. Affronta le situazioni per come è stata abituata a fare e il suo modo di interagire è utile quando è necessario un approccio molto duro e incisivo. Morgan entra in campo quando serve un piglio meno accomodante, anche perché, nonostante le apparenze, la sua intelligenza affilata le fa effettivamente vedere più lontano, le fa calcolare le conseguenze pratiche e trovare le soluzioni. L’unica “pecca” è la sua comunicazione sfrontata, che ha bisogno di interlocutori quantomeno  non permalosi, o fragili, o appena più sensibili di un carrarmato, perché il suo “robusto buonsenso” mira più a sfondare porte e atterrare persone, che non a tendere una mano amorevole. Ma, in certi casi, è utile anche quello, anche se qualche volta si fa carico, con i suoi modi dispotici, di faccende che non la riguardano, rischiando di farsi portare rancore inutilmente (e già, insomma, non è messa molto bene), come quando si impiccia dei fatti di Jared, senza che lui l’abbia interpellata.

“Does anyone like you?
I like me.”

E io qui farei un applauso proprio per aver deciso di rappresentare un personaggio femminile che non si cura minimamente di nascondere la propria enorme autostima, le brillanti capacità e la grande ambizione. E prescindendo dal mio personale gradimento del personaggio in questione.

Non apprezzo il modo in cui Jared è tornato in ospedale, soprattutto perché non sembra MAI rendersi conto dei suoi errori, ma se ne va in giro convinto di aver ragione, peccando di palese arroganza. Ha manipolato a suo vantaggio una situazione in cui era IN TORTO per una non meglio specificata chiamata divina a lavorare lì, che sembra la scusa per tutto. Non so quanto futuro ci sia in un personaggio che, personalmente, a me dà molto poco.

Il nuovo medico è stato piuttosto in disparte, salvo mostrare senza mezzi termini la sua enorme propensione alla positività quando deve fidarsi degli esseri umani. Cioè mai. Io credo che l’aver controllato la fedina penale del vicino di casa di Shaun sia stata un’intromissione, non un tentativo di aiuto, come la si potrebbe vedere. Non credo nemmeno che, per privacy, lui potesse consultare quell’archivio o trasmettere i dati a Shaun. Ha di fatto messo Shaun davanti al dilemma di fidarsi o meno di quello che lui considera un amico – che può o meno coprire il vuoto lasciato da Leah – senza dargli effettivi strumenti di giudizio, di cui Shaun è già sprovvisto di suo. Sarà anche stato fatto a fin di bene, ma l’ho trovato un brutto gesto, anche se dimostra di tenere in qualche modo a Shaun (forse? Perché non è nemmeno normalissimo che tenga a lui dopo due giorni).
Non penso fosse necessario arrivare a tanto, bastava farlo ragionare sul fatto di aver pagato da solo per tutti. È chiaro che, date queste premesse, quando Kenny è comparso a casa di Shaun ci si è ghiacciato il sangue (anche per quella sua piccola molesta abitudine di farsi presentarsi non invitato, che fa molto effetto serial killer), ma non è per forza detto che qualcuno che ha commesso dei crimini non possa per forza essere un buon amico, no? Insomma, in The Good Doctor non si può stare un minuto in pace senza impiccioni.

Il dottor Andrews ha sempre più tempo narrativo a lui dedicato, che sta usando perfettamente per rifarsi da quella terribile prima (e seconda e terza) impressione che ci ha fatto nel corso del tempo. Nessuna traccia invece del dottor Glassman, il che mi preoccupa un po’.

Tre momenti TOP
1. Il commento di Shaun sulla madre che preparava i pancake. Awwww. Sono momenti sempre dolcissimi che ogni tanto Shaun ci regala inconsapevolmente.
2. Hunter e Shaun che elencano i motivi per cui sono degni di trovare qualcuno che voglia sposarli!
3. Lo scambio tra Shaun e Claire e la loro ritrovata sintonia, che appare e scompare nel corso delle puntate, anche se non dimentico che Claire è stata la prima a diventare un punto di riferimento per lui in ospedale.

Vi lascio con il promo di quella che è, a tutti gli effetti, la penultima puntata della prima stagione e vi do appuntamento alla prossima settimana!

– Syl

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Sabrina

3 comments

appassionato 14 Marzo 2018 at 15:03

Secondo me in ospedale dovrebbero istituire un ufficio di consulenza matrimoniale e rapporti interpersonali in generale, considerato quanto sono bravi a capire in due minuti due e non di più le problematiche relative ai pazienti e loro familiari. A me sinceramente sembra un po’ esagerato, anche se ne capisco le motivazioni telefilmiche.
Riflettevo sul vicino impiccione di Shaun e su quanto quest’ultimo soffrirà scoprendo l’inghippo ingannatore (perché credo che ci sia al 53%). Nel caso si verificasse, non so se la delusione gli scivolerà addosso o se ne risentirà. Non so proprio come funziona per lui.
Aperta parentesi la madre di Claire sembra quasi più giovane della figlia chiusa parentesi.
Non sono d’accordo, se ho compreso bene il tuo pensiero, su Morgan. Va bene l’autostima, ma io ci vedo anche tanta cattiveria nel voler eliminare la concorrenza ad ogni costo ricorrendo a trucchi e trucchetti di ogni tipo. Vuole schiacciare gli avversari che lei non considera colleghi, ma solo avversari. Non è una competitrice leale e questo non mi piace. E’ perennemente in guerra col mondo e non mi pare una bella visione della vita.
Così come non mi piace Jared, molliccio vittimista che si fa condizionare senza nemmeno tentare di reagire.
Quanto a Glassy, mi pare che per il momento Sahun non ne abbia bisogno, anche se mi sembra strano che accetti consigli da tutti e non dal suo mentore. Forse è offeso con lui e sarà solo una fase destinata a rientrare.
Contento del rinnovo, sperando che non perdano di vista un minimo di dinamicità in più che ultimamente viene un po’ a mancare.
Come sempre, ottimissima recensione.

Reply
Syl
Syl 15 Marzo 2018 at 14:05

Ciao, e grazie! Per quanto riguarda Morgan, non mi piace particolarmente, però in questo caso non ho visto in atto la sua competizione sfrenata, nel senso che: 1. con il marito della paziente i suoi modi bruschi hanno di fatto aiutato a sbloccare la situazione. Lo ha fatto in buonafede e per un buon motivo, anche se a rudezza non ha avversari. 2 Non so fino a che punto patisca la presenza di Jared, perché non solo non è il miglior medico lì presente (Shaun batte tutti e Claire ha dalla sua una maggiore attenzione al paziente, oltre a ottime qualità mediche), ma viene pure considerato meno di tutti gli altri, e alla prima occasione lo faranno fuori, purché si possa farlo legalmente senza essere accusati di razzismo. Io credo che lei ci veda lungo, come suol dirsi. A meno che non soffra di un terribile complesso di inferiorità, coperto dai suoi modi iper-egocentrici che le fa temere davvero chiunque (e questo sarebbe in linea, credo, con la tua opinione). Concordo sul fatto che i medici sappiano sempre raccontare l’aneddoto giusto al momento giusto e facciano gli psicologi, ed è anche divertente a pensarci (oltre che non realistico XD).
Sì, Shaun non ha bisogno di Glassy, sta cercando di fare da solo, di filtrare i consigli degli altri e lo trovo anche liberatorio. Solo che potrebbero comunque dare al medico qualche minuto in puntata, a me importa di lui anche disgiunto da Shaun. Sull’amico anche io temo il peggio, come sulla mamma di Claire. Forse per amore di statistica uno dei due sarà meglio di quel che penso, ma non saprei decidere quale!

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appassionato 15 Marzo 2018 at 16:33

Beh, se andiamo a vedere, anche per i peggiori delinquenti, assassini e serial killer esistono giustificazioni riconducibili al passato. Non arrivando a tanto, ripeto che a me, magari solo a me, il modo che ha Morgan di affrontare la vita infastidisce e non poco, come tutti coloro che sono estremamente competitivi, sempre pronti con il fucile in mano. Ho una visione diversa e opposta di come si potrebbe stare al mondo. Per questo non mi piacciono i personaggi (e le persone) che cercano sempre di fare le scarpe agli altri (… Fare le scarpe? Mah, va beh!) e si alzano la mattina pensando ad affermare la propria presunta superiorità.
Non è solo una questione di essere competitivi, infatti una detective, pardon capitano, di mia conoscenza pur essendolo non si sognerebbe mai di comportarsi in un certo modo. C’è dell’altro.

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