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Recensioni The Good Doctor

The Good Doctor 1×15 – L’abito fa il monaco in una puntata che torna a essere brillante!

Sarà colpa/merito dello hiatus che ha fermato il palinsesto americano per tre settimane consecutive, ma ho trovato l’episodio corrente di The Good Doctor molto più brillante e coinvolgente degli ultimi due, che mi avevano lasciato con la sensazione di un generale rallentamento narrativo e di mancanza di ritmo.

Mi sembra ormai chiaro che ci sia in corso un sottile cambiamento nelle dinamiche alla base del telefilm: se prima ci si concentrava unicamente su Shaun e le sue difficoltà di interazione con l’ambiente circostante, adesso lo sguardo si è allargato a coinvolgere in modo più approfondito molti degli altri personaggi, il cui numero aumenta di puntata in puntata, dal momento che la dipartita del dottor Coyle ha lasciato in eredità un discreto numero di tirocinanti, che vengono ora affidati alle cure del sempre pacato dottor Melendez. Naturalmente gran parte dell’attenzione è ancora puntata sul giovane dottore alle prese con un mondo per lui difficile da decifrare – e non sarebbe possibile il contrario – con i casi che servono sempre come stratagemma perché possa rispecchiarcisi e conoscere meglio se stesso e la natura delle relazioni umane, ma non è più l’unico indiscusso protagonista, ed è una cosa che onestamente apprezzo. Non perché non mi importi di Shaun, perché me ne importa moltissimo e tengo a lui, ma amo anche conoscere meglio gli altri, vederli interagire tra loro e non sempre solo come interlocutori di Shaun.

Nel caso medico che gli viene affidato, Shaun rivede, nella ragazzina con il cuore “esposto”, una versione di se stesso ribaltata e questa cosa lo incuriosisce e lo sconcerta. Nessuno dei due ha una vita sociale attiva, non frequentano zone affollate e si tengono lontani dal contatto fisico. Ma se nel caso di Shaun si tratta di una scelta e della perfetta espressione del suo modo di essere, ovvero la condizione per cui riesce a gestire se stesso in relazione agli altri, per la ragazzina è fonte di enorme sofferenza, perché ha una grande brama di vivere una vita più piena fatta di divertimento, amicizie e legami più stretti. Ed è questo a far riflettere Shaun, che invece trovava la loro condizione estremamente desiderabile e forse la più normale tra tutte. In questa puntata non solo Shaun si mette intellettualmente nei panni di un altro, come fa sempre, ma modifica in effetti il suo comportamento grazie all’incontro con il suo opposto, dal momento che la ragazzina è molto socievole e chiacchierona. Apprezzo come Shaun sia sempre aperto a conoscere il “diverso da sé” e anche se qualche volta temo che a spingerlo sia sempre la premessa di “dover migliorare” parti di sé “inadeguate”, che secondo me Glassy gli ha un po’ instillato, penso che l’ambiente ospedaliero sia per lui una grande palestra di vita e il suo approccio quello più giusto, purché sia in grado di gestire gli spunti che ne derivano.

L’input generato da questo tipo di confronto viene rafforzato, nel corso della puntata, dal tormento dai consigli oppressivi peraltro non richiesti che la *generosa* dottoressa Reznick non si risparmia di fornirgli. Ho trovato Morgan leggermente migliorata, nel senso che ha mostrato una maggiore complessità caratteriale rispetto alla scorsa puntata, quando si era presentata indossando unicamente il mantello monodimensionale della competitività sfrenata, e nient’altro, ma non so se siamo in effetti di fronte a dei progressi, da un punto di vista umano. Non che non abbia una parte di ragione nel consigliare a Shaun di comprarsi un abito, perché il discorsetto del dottor Andrews – attualmente impegnato a fare il maestro di vita zen per i vari medici che sfilano nella sua sala operatoria e gli chiedono consigli (quando magari pensa prima ai problemi che hai a casa tua) – sarà anche molto bello da un punto di vista filosofico, ma l’abito tende a fare il monaco, in un party di beneficenza in cui gente molto ricca deve mettere mano al portafoglio per fare una donazione. Quindi, mi sta bene che la dottoressa Reznick si mostri disponibile a insegnare a Shaun come stare al mondo, ma se non mitiga quel tono petulante da maestrina, non andrà molto lontano. In ogni caso, sarebbe bello saperne di più del motivo per cui si è ridotta a vivere a un tale livello di competitività.

[Ora dobbiamo trovare simpatico il dottor Andrews?]

Come previsto, Shaun non è molto a suo agio all’evento formale dell’ospedale, e umanamente è stato difficile guardarlo in una circostanza del genere. Trovo che si stia davvero sforzando di adeguarsi alle aspettative e alle norme sociali che questo tipo di incontri presuppone ed è apprezzabile l’aiuto che tutti cercano di dargli.

Il caso parallelo del bambino alla ricerca urgente di un donatore di fegato, che viene trovato nelle vesti di un efferato assassino che sta scontando l’ergastolo in carcere, è stato forse uno dei più interessanti che abbia incontrato in questo telefilm. In primo luogo non avevo minimamente idea che potessero esserci delle regole che vietassero questo tipo di donazioni (non ce ne sono, infatti), ma non mi ero nemmeno mai posta il problema etico che invece si pone il dottor Glassman: “Isn’t it a slippery slope between a guy who wants to make amends and turning our prison system into a superstore for body parts?”.

Inoltre, la vicenda ci ha permesso di conoscere meglio l’ultima aggiunta allo staff medico, il dottor Alex Park, che si mostra già molto più complesso rispetto alla linearità con cui ci è stata presentata la dotteressa Reznick. È già parecchio intrigante che un detective della polizia  decida di diventare medico, suggerendo che ci siano motivi precisi che vorrei conoscere, ma è soprattutto il modo con cui si pone ad avermi colpito. È calmo, risoluto, sa gestire le crisi, sa farsi ascoltare, trova soluzioni creative, gli avrei insomma dato le chiavi dell’ospedale al solo apparire. Però, con il proseguire della puntata, qualcosa ha cominciato a non tornare. E cioè: dovremmo accettare come normale il fatto che abbia controllato nella borsa del ragazzino? Certo, questo lo ha aiutato a trovare un modo per creare un legame con lui, ma non credo prenderemmo benissimo se un medico frugasse tra i nostri averi. E non è stato un filo paranoico nella gestione del detenuto? Sì, lui ha esperienza, e la faccenda è potenzialmente pericolosa. Ma non è la prima volta che viene fatto un trasferimento dal carcere in ospedale e, per come l’aveva messa lui, pareva che stesse arrivando Satana.

Ma è il finale della vicenda a farsi molto interessante: il detenuto decide si spararsi un colpo in testa, rendendo quindi possibile la donazione del proprio fegato altrimenti non utilizzabile per la sua allergia all’anestetico e il dottor Park ha una parte attiva nel, diciamo, “suggerirglielo”. Ora. Capisco che, sotto una certa ottica, sia più augurabile che a vivere sia un ragazzino, rispetto a qualcuno che ha ucciso sette persone, ma qui mi pare che il dottor Park abbia di fatto oltrepassato i limiti etici della sua professione e che lo faccia spesso con grande disinvoltura. Sono curiosa di vedere che cosa ci aspetterà in futuro.

Comprendo, a livello speculativo, il successivo confronto tra lui e Claire, che di norma trova il bello in tutto, grazie alla sua immensa empatia e che quindi ha preferito vedere il gesto dell’uomo come un tentativo di riparare ai torti fatti in passato, dando la sua vita per salvare quella di altre persone. Mentre l’ex detective non ci vede niente di staordinario o eroico, ma solo il tentativo di riabilitare la sua immagine per i posteri e quindi per lui è un atto assolutamente auto-riferito. Sono due punti di vista ugualmente validi – perché tanto non lo sapremo mai – ognuno può scegliere quello che preferisce, che mi pare essere in sostanza il messaggio del telefilm.

Ho invece apprezzato pochissimo come è stata gestita la rottura tra Jared e Claire, che mi viene il dubbio sia stata necessaria per esigenza di trama per favorire l’avvicinamento tra lei e Melendez, che adesso sono finalmente liberi entrambi. (Anche se io qui sotto ho visto degli occhi dolci, e non è la prima volta. Melendez, ci tradisci così?).

In ogni caso, è stata una lunga giornata, Claire ha visto un uomo suicidarsi davanti a suoi occhi, era proprio il momento di offendersi perché non ricorda una canzone? D’accordo, lui deve aver riflettutto sulla questione per diverso tempo, e probabilmente è vero che lei fosse meno coinvolta e quindi lui alla fine non ha più sopportato una situazione senza via d’uscita e l’ha mollata, ma non le ha dato nemmeno IL TEMPO di capire di che cosa si stesse parlando. L’ha piantata in asso nel giro di due minuti, senza che avesse la possibilità di reagire, discutere, dire la sua. Dire che è stata una scena gestita in modo brusco e affrettato sarebbe perfino riduttivo! In quale punto poi sarebbero stati così chiari i sentimenti tanto forti di Jared per lei?

[La mia stessa faccia quando Jared se ne è andato]

Per concludere, ammetto che mi mancano le interazioni tra il dottor Glassman e Shaun, ma sono felice che si stia aprendo anche con altri personaggi, che valuti le loro idee e consigli e che infine compia da solo le sue scelte.

Prima di chiudere, vediamo i tre momenti TOP.
1. La compilation di Lea: “Thinking about pine trees… and you” e il sospiro struggente di Shaun. Awwww.

2. Il primo abbraccio tra la ragazzina e sua madre.
3. Erik che desidera scrivere ai genitori del donatore per rassicurarli che avrà cura del fegato del figlio.

Ed ecco il promo della prossima puntata.

– Syl

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Criss

4 comments

appassionato 28 Febbraio 2018 at 14:17

Ciao e ben ritrovata.

-Concordo sul maggior coinvolgimento, forse dovuto anche al caso del prigioniero. Vedremo in seguito se sarà tendenza continua.

– Non so se per Shaun il non avere una vita sociale attiva sia davvero una scelta o piuttosto una condizione obbligata. In ogni caso, mostra sempre il desiderio di combatterla e di migliorarsi ed è totalmente aperto ai consigli ed esempi altrui. Non applica pregiudizi, non complica i discorsi con ipocrisie, ma va dritto al punto, senza remore di alcun tipo. La gente, ovviamente, non è abituata a tale modo estremamente diretto di porsi.

– Riallacciandomi a quanto dici e ai dubbi evidenziati da entrambi nell’ultima recensione, direi proprio che Shaun sembra in grado di interiorizzare gli spunti esterni riguardo alle relazioni con gli altri e anche di applicarli in circostanze apparentemente differenti. Certo, magari con fatica e con un percorso evolutivo più lento del normale, ma è comunque un segno positivo per la sua crescita.

– Il problema etico relativo a donatori carcerati io non lo vedo proprio. Secondo me, chiunque decida di donare un organo, dovrebbe farlo, dovunque si trovi o qualunque sia la sua esperienza di vita. Il problema si porrebbe nel momento in cui chiedesse qualcosa in cambio, tipo libertà o sconti di pena, ma non mi è parso questo il caso.

– Concordo assolutamente con le tue perplessità sul dott. Park, abbiamo avuto le stesse sensazioni. Scopriremo in seguito l’arcano.

– Shaun mi ha fatto una pena incredibile durante il party. Si avvertiva il suo disagio più che in altre circostanze durante la vita ospedaliera. Però è determinato, conosce benissimo i suoi limiti nel sociale e vuole tentare di superarli ed è questo che mi commuove. Mi è piaciuta tantissimo la scena finale, quando per un momento ha smesso di tormentarsi le mani nel suo tipico atteggiamento, per appoggiarle sul tavolo e sentirsi simile agli altri. E’ stato solo un momento, ma significativo e dolcissimo.

P.S.: E comunque, sia chiaro, io della bionda comesichiama arrivista, non mi fido.

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Syl
Syl 2 Marzo 2018 at 17:18

Ciao! Concordo, Shaun mi ha fatto tantissima tenerezza quando era un pesce fuor d’acqua, ma ammiro la sua determinazione nel provarci, sempre, ostinatamente, anche se avrebbe voglia di fare tutt’altro. Anche il momento con Jess che non sapeva più come proseguire la conversazione è stato imbarazzante. Bello lo spunto sulle mani!

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Federicuccia 5 Marzo 2018 at 12:17

io li shippo tantissimo Claire e Neil!
l’interesse di Jared verso di lei è stato chiaro quando ha aggredito il dottor Coyle che gli è costato prima il licenziamento, poi la riammissione con i dottori Melendez ed Andrews che lo guardavano malissimo perché aveva usato la carta del razzismo, però Claire e Jared come coppia non mi piacciono.
ah anche nel pilot, lui chiaramente voleva qualcosa di più mentre lei era sicura fossero solo compagni di letto.

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Syl
Syl 5 Marzo 2018 at 13:58

Ciao!
Anche io shippo tantissimo Claire e Neil! 😀
Grazie per gli input su Jared e Claire. In effetti non mi era rimasto impresso nel pilot che lui volesse qualcosa di più, avevo dato per scontato che avessero una relazione non molto profonda, tanto più che quando lui aveva saputo delle molestie da parte del dottor Coyle non aveva inizialmente reagito troppo violentemente e non mi pareva che a lei mancasse troppo, durante il periodo di sospensione. Nemmeno a me piacciono come coppia.

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