The Good Doctor 1×14 – Lasciarsi andare e fluttuare


Inizio subito con il dire che questa puntata di The Good Doctor non mi ha particolarmente entusiasmato, ovvero non mi ha lasciato con la solita sensazione di affettuoso calore e commozione latente. Dal mio punto di vista, è nettamente divisa in due parti: una altamente stereotipata e prevedibilissima (la nuova chirurga super competitiva) e l’altra molto più interessante e creativa, rappresentata dal caso della ragazzina trans, che è stato gestito con il solito rispetto e delicatezza. In più, si è trattato di un’ottima possibilità di apprendimento per Shaun, nel suo viaggio di comprensione e avvicinamento alla vita reale, che non sempre fila liscio, come in questo caso.

Competizione femminile, again? No, grazie.
Non sono contro la presenza di un nuovo elemento estremamente sicuro di sé e ambizioso. Penso anzi che possa dare la giusta spinta a Claire, che ha dalla sua parte un enorme serbatoio empatico che la rende un medico straordinario, ma che deve imparare a non farsi mettere i piedi in testa. Quello che non ho apprezzato è stato introdurre un elemento femminile e immediatamente piazzarlo contro all’altro, come se tra donne, per carità, non potesse mai esistere solidarietà, ma solo competizione e nemmeno molto sana. La dottoressa Morgan Reznick ci è stata presentata come un tale insieme di cliché che Cristina Yang a confronto è gentile e santa. Trovo realistico e anche corroborante vedere personaggi dalla forte personalità, un’enorme e ostentata sicurezza, che sanno quanto valgono e sono disposti a parecchio per ottenere quello che vogliono. Il problema è che ogni suo comportamento è stato prevedibile, stereotipato e onestamente non molto avvincente. Vorrei vedere qualche strato di profondità in più in un personaggio che, per tutta la puntata, è stato monodimensionale, non ha mostrato il minimo cedimento strutturale, che ci avrebbe invece permesso di apprezzarla come essere umano, oltre che come macchina da guerra. Né è molto furbo da parte sua spiattellare ai quattro venti la sua strategia: i veri complottisti fanno silenzio sulle loro vere intenzioni!
Mi è però piaciuto molto il fatto che il dottor Melendez non si sia fatto affascinare dalla new entry, abbia perfettamente capito chi si trovava davanti e abbia voluto dare un consiglio molto onesto a Claire, che ha davvero bisogno di imparare a farsi valere – senza mezzucci e alle sue condizioni naturalmente, ma non deve ritrarsi davanti alla prepotenza (esattamente come sta facendo con la causa contro il dottor Coyle).

Essere se stessi: una lezione per Shaun
È una frase trita e ritrita che, a un certo punto, a furia di ripeterla, perde quasi di significato, me ne rendo conto. In realtà il caso di Quinn, con i suoi problemi di identità, con un “esterno” che non combacia con “l’interno” (metafora molto efficace, se pur semplice), è stato di grande insegnamento per tutti e soprattutto per Shaun, che inizialmente non ha abbastanza cassetti nella sua rigida catalogazione mentale, per accettare che qualcuno percepisca se stesso in modo opposto a quello che il gender biologico imporrebbe. Devo dire che per buona parte della puntata ho trovato Shaun leggermente fuori luogo, con le sue domande e la sua (legittima e personale) confusione, che però era troppo opprimente e quasi persecutoria nei confronti della paziente, che ha sopportato stoicamente che venisse rifiutata la sua identità dal suo medico curante (che, in realtà, non avrebbe nemmeno dovuto avere opinioni a riguardo da condividere pubblicamente). Non capivo inoltre perché nessuno lo zittisse con un po’ più di determinazione.

Shaun ha comunque il prego di non avere mai pregiudizi tali che non possano condurlo a una nuova comprensione e visione delle cose in cui si imbatte. Per cui ho apprezzato che quella sorta di incomprensione iniziale si trasformasse in curiosità e desiderio di capire, e infine accettazione, fino al punto in cui si è voluto immedesimare nella sua paziente, per capire come ci si sentisse nei suoi panni, quando è entrato in piscina e si è lasciato galleggiare.

Non ho trovato per niente coinvolgenti i problemi domestici del dottor Andrews. Non vedo perché alla quattordicesima puntata mi debba interessare chi tra i due è colpevole di non aver voluto avere figli fino ad ora. E non mi sono piaciute le sue risposte alla moglie, né il modo in cui l’ha trattata: hanno entrambi preferito dedicarsi alla carriera, nessuno è colpevole. Ci hanno solo pensato tardi (apparentemente). Quando poi è saltato fuori che il problema ce l’aveva lui, beh, sua moglie è stata perfino troppo elegante nel non obbligarlo a rimangiarsi quello che lui le aveva rifilato senza un minimo di gentilezza. In ogni caso, non sono coinvolta nella sua vita e non so perché dovrei esserlo, se finora non è quasi mai comparso in scena.

Ho amato invece il dottor Glassman, per come ha gestito la situazione delicata tra i genitori di Quinn e la nonna, per come ci hanno dato tregua per gran parte della puntata senza metterlo di nuovo contro Shaun e nel suo approccio molto soft con il ragazzo, alla fine dell’episodio. Shaun gli manca. Glassy sta cercando un modo di avvicinarsi a lui nel modo più adatto a entrambi, navigando a vista, ma determinato a non perderlo e Shaun forse ha bisogno ancora di un po’ di tempo prima di trovare la giusta sfumatura tra i bianchi e neri in cui divide la sua esperienza. Mi incuriosisce molto la riflessione amara del dottor Glassman sull’essersi pentito di non aver messo la famiglia al primo posto. Il mistero del suo passato si infittisce.

Il vicino di casa mi ha abbastanza inquietato, nel suo aggirarsi non invitato a casa altrui. Shaun sembra prenderla piuttosto bene, io l’avrei minacciato di morte, se mi fosse comparso alle spalle in quel modo. Insomma, se non sono strani all’appartamento 34 non se li prendono. Ma vederlo spiazzato di fronte a Shaun che galleggia in piscina (e disposto ad aiutarlo) me l’ha fatto percepire un po’ più simpatico.

Tre momenti TOP
1. Ho molto patito con il padre dei gemelli, la cui situazione pareva senza speranza, e con la moglie morta di cancro l’anno precedente, mi sembrava davvero quasi una tragedia. Per cui è stato un bel momento quando tutto si è risolto grazie a Claire e lui ha potuto riabbracciare i bambini. Con poche battute ha saputo rendere perfettamente i problemi e le responsabilità di un genitore single.
2. Il discorso di Melendez a Claire, pacato e profondo come è il dottor Melendez. Ditemi che non vi siete emozionati un po’ anche voi!

3. Mi sono piaciuti molto i genitori di Quinn, schierati dalla parte della figlia (sorvolo sulla nonna. Ok pensare al bene della nipote, ma la denuncia per abuso magari era un po’ estrema).

Vi lascio con il promo della prossima puntata, che andrà in onda il 26 febbraio negli Stati Uniti. A presto!

– Syl




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Syl
Da piccola il suo desiderio era quello di guardare più serie televisive possibili e da grande il suo sogno si è realizzato al punto che per tenere il conto di tutte quelle che guarda, ha bisogno di una app sul telefono (e assolutamente solo in lingua originale). Devota alla lingua inglese, come se non esistesse altro al mondo. Divoratrice di libri da sempre, meglio se inglesi o americani. Vive gli hiatus come una catastrofe. Soffre di Obsessive Castle Disorder e non intende curarsi.

7 Comments

  1. appassionato

    7 febbraio 2018 at 23:37

    Ciao.
    Pienamente d’accordo su tutto, anche sulla minor valenza della puntata.
    Passando a Shaun, lui è così, è insistente in maniera a volte esagerata ma, almeno per il momento (o forse per sempre, non so) non può essere diversamente. Piuttosto, direi che stavolta non ha dato un contributo determinante come nel passato. Ci si è concentrati più sulla sua comprensione degli altri (piscina). E va benissimo così, sia chiaro.
    Volevo chiederti se ti risulta che la serie abbia buoni risultati di gradimento. A me piace, ma in certi momenti mi pare che la narrazione stia diventando un po’ lenta e credo che un pochino più di dinamicità la renderebbe migliore. Forse sono gli attori, non so, mi sembrano un po’ addormentati. Non riesco ad esprimere compiutamente la mia sensazione. Va beh, probabile sia solo una questione di gusti e che mi sbagli.

    • Syl

      Syl

      8 febbraio 2018 at 13:02

      Ciao! La serie ha buoni ascolti in America (1.7 il dato di lunedì), ma anche io avverto lentezza e minore brillantezza. Sono d’accordo con te sul fatto che Shaun sia fatto così e che sia il suo modo di comportarsi, però mi chiedo anche (e capisco che sia un discorso complesso di cui non conosco bene i termini): con tutta l’esperienza di comunicazione sociale che sta facendo, non dovrebbe vedersi un comportamento almeno leggermente diverso in lui? O c’è già in effetti e io sto pretendendo troppo da lui? Perché mi ha spiazzato un po’ anche la risposta a Glassman, il no così perentorio. Però appunto non ho idea se sono io a volere cose eccessive da lui o se ogni tanto gli autori lo fanno tornare alle sue posizioni iniziali un po’ più estreme? Non so bene come analizzare la faccenda.

      • appassionato

        8 febbraio 2018 at 19:11

        Eh! A saperlo. Personalmente non credo che possa cambiare più di tanto, almeno da quelle poche informazioni che avevo preso sull’argomento. Mi pare di aver capito che sia un disturbo permanente. Non so se potrà almeno migliorare, però mi chiedo: se riuscirà a perfezionare la sua conoscenza della materia medica, cioè se l’esperienza gli permetterà di raggiungere ottimi livelli, perché non potrebbe fare altrettanto nei rapporti umani? La piscina rimarrà un fatto a se stante o potrà applicarne il principio in altre situazioni? E quando ha supportato Jared lo ha fatto per farlo contento (sarebbe un bel passo avanti) o solo perché ha riconosciuto le sue ragioni mediche? Shaun incamera nozioni, ma sono rigidamente schematiche, mentre il dialogo tra persone evidentemente è pieno di sfumature che a lui sfuggono a causa della sua condizione. Per questo temo non potrà cambiare più di tanto. Credo che l’autismo non si modifichi. Poi, naturalmente, dipende dal grado. Mah! Mi sono lanciato nella faccenda ma in realtà non sono sicuro di niente. Starò a vedere che succede: non penso che possano propinarci baggianate sul tema.
        Quanto a Glassy, il no deciso direi che fa parte della sua fredda logica bianco o nero che lo contraddistingue. Quello che non capisco è se si sia sentito offeso dal fatto di non poter essere amici o se soltanto segua rigidamente il suo schema mentale: me l’hai detto tu, io mi adeguo. E’ un bel casino, non ho la capacità e le conoscenze per dirimere le questioni. Ai posteri l’ardua sentenza, come disse Menenio Agrippa. O era Fred Bongusto? Non ricordo bene.

        • Syl

          Syl

          9 febbraio 2018 at 11:04

          Esatto! È quello che mi chiedo anche io: le esperienze che fa vengono poi incamerate per modificare le sue categorizzazioni, oppure no? Perché tendenzialmente, anche se sarà sempre nello spettro autistico, mi aspetterei dei cambiamenti di prospettiva, non che ogni puntata torniamo a lui come lo abbiamo visto la prima volta. Idem per la questione del NO a Glassy: si è attenuto alla risposta di lui, per cui se non puoi essere mio amico, non usciamo insieme (e sarebbe perfettamente logico), oppure è offeso?

          • appassionato

            9 febbraio 2018 at 13:42

            Io e te non ne veniamo a capo, questo è sicuro. Necessita una preparazione specifica, anche se a me piace tantissimo ipotizzare, se no che gusto c’è?
            Magari appena ho tempo faccio un minimo di ricerche o sento qualcuno adeguato all’uopo, poi ti racconto. Prima però devo finire di sistemare il loft di legno che ho fatto per le caprette. Ci sono troppi spifferi.

  2. appassionato

    9 febbraio 2018 at 15:08

    Dimenticato:
    “Le esperienze che fa vengono poi incamerate per modificare le sue categorizzazioni”. Mirabile esempio di sintesi e chiarezza. Io non arriverò mai a tanto.

  3. appassionato

    9 febbraio 2018 at 15:58

    http://compressamente.blogspot.it/2016/03/lautismo-e-reversibile-al-100-terapia.html

    Se ti interessa, qui puoi trovare qualcosa, ma in realtà, come su tutti gli articoli che ho letto finora, si parla di bambini, non come nel nostro caso. Di sicuro, è spaventoso come in Italia sia trascurata la faccenda. La maggior parte dei medici ancora ritiene che sia un disturbo di origine psichiatrica. Da poco è stato introdotto un metodo americano che si basa anche sulla somministrazione di farmaci adatti e che sta dando discreti risultati.
    Da quanto ho letto finora, non troppo per la verità, mi pare di capire che il miglioramento nell’interagire con altre persone avvenga principalmente con l’utilizzo di metodi farmacologici. Così fosse, speranze per il nostro Shaun ne abbiamo poche.
    Lette diverse testimonianze, in Italia siamo parecchio indietro. La maggioranza dei terapisti applica metodi totalmente sbagliati, pensa un po’. A leggere certe cose io mi sento male, per cui smetto e poi vedrò più avanti. Mi spiace non poterti aiutare, almeno per il momento.

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