The Good Doctor 1×11 – Godiamoci un po’ la vita, Shaun!

The Good Doctor non ritorna, dopo lo hiatus natalizio, con un grandissimo botto, diciamocelo. Aveva creato pathos con il cliffhanger della finale di mezza stagione, che però si è rapidamente sgonfiato, in sostanza perché nessuno (apparentemente) ha assistito al meltdown di Shaun, cosicché “Glassy” (lo chiamerò per sempre così), può cercare di capirci qualcosa risolvere la situazione senza che l’ospedale ne faccia una questione drammatica, che porterebbe necessariamente all’allontanamento di Shaun, se la legge è uguale per tutti, e cioé se l’aggressione fisica è il punto di non ritorno disciplinare, come nel caso di Jared.

In questo modo Shaun può prendersi una meritatissima vacanza non tanto da un lavoro stressante (che gli piace), quanto da una figura paterna che mi trasmette ansia ogni volta che compare. Quando il dottor Glassman è in scena, la vita appare istantaneamente più pesante e tragica. So che ha ottime intenzioni, so che sente una responsabilità assillante nei confronti di Shaun, percepisco la sua reale preoccupazione piena di buonissime intenzioni, senza sottovalutare il fatto che, concretamente, rischia anche lui la carriera (ma questo è secondario, da quel che sembra). È normale però che tanta, chiamiamola apprensione, scateni una ribellione da parte di Shaun, che avverte la spinta a vivere una vita secondo le proprie inclinazioni, come una qualsiasi persona adulta, autismo o non autismo. E il dottor Glassman deve mettersi da parte (almeno un po’) e lasciare che Shaun “trionfi o fallisca da solo”, come gli fa notare il dottor Andrews, che ha ovviamente i suoi interessi in materia.

Shaun deve mettersi alla prova, deve rischiare, deve sbagliare, deve fare tutte quelle cose che nessuno gli ha mai fatto sperimentare e che lui non ha mai creduto di averei il diritto di provare. È chiaro che si deve tener conto che è autistico, ma non per forza tutto quello che gli va male nella vita deve essere ricondotto alla sua sindrome: nessuno sarebbe in grado di guidare un’automobile al primo tentativo e a chiunque può capitare un incidente dovuto all’inesperienza (o ai cattivi insegnanti), ma questo non significa che la patente debba essergli preclusa per sempre (patente qui identificata come simbolo, non questione di principio). Né è pensabile che non possa divertirsi, come tutti. E in questo Leah è la persona giusta che, oltre ad accettarlo per quello che è, ha quella temerarietà un filo irresponsabile che le permette di spronarlo a essere il giovane adulto che è. Lo fa vivere, lo fa divertire, gli fa provare cose nuove, gli dà il permesso di essere se stesso, laddove invece il dottor Glassman è soffocante e oppressivo. Non sto dicendo che vada bene l’approccio spensierato di Leah in toto, perché spesso sembra non tenere esattamente conto del tipo di persona che si trova davanti, cosa che invece richiederebbe un po’ più di cautela in certe occasioni. Si vede la sua inesperienza soprattutto quando lo informa del suo desiderio di trasferirsi: Shaun non sa tollerare bene i cambiamenti e uscirsene da parte sua con una notizia/bomba del genere, chiacchierando del più e del meno a colazione, in una situazione già molto fuori dalla sua zona di comfort, non è per nulla una cosa sensata da fare. Ci vuole equilibrio tra i due estremi.

La seconda questione rimasta in sospeso, quella delle molestie subite da Claire per mano del dottor Coyle che se ne va in giro impunito per l’ospedale, convinto che nessuno oserà toccarlo, si è fatta un po’ più complicata. Non che non fosse nata già ingarbugliata da decifrare, ma in questa puntata la faccenda non si risolve, ma, secondo me, peggiora, per questi motivi:
– il dottor Coyle ha denunciato Jared, per motivi legittimi, decretandone l’allontanamento. Nessuno però si incarica di condannare l’autore delle molestie o semplicemente di indagare il motivo dell’aggressione da lui subita (che non sarebbe assolutamente una giustificazione, ma porterebbe a scoprire e a porre fine al suo comportamento molesto). Perché ora sembra che il problema più grande siano le aggressioni fisiche e/o l’orgoglio maschile ammaccato, quando invece NON è la questione principale?!
– l’intera spiegazione fornita Jared al dottor Coyle “così capisci perché l’ho fatto” non sta proprio in piedi: “Io esco con Claire, tengo a lei, e in più sono stato insensibile perché non le ho dato retta, quindi vado in giro a picchiare la gente, comprendimi”. Big NO. Sono assolutamente d’accordo con il dottor Andrews, questo è un atteggiamento da uomini delle caverne.
– Claire è passata dal ruolo di vittima a quella che, stando così le cose, deve cercare di farsi giustizia da sola. Ovvero, tanto nessuno mi crede, vengo a minacciarti e ottengo che si metta una pezza sul torto. Io sono completamente d’accordo che lei non potesse fare nient’altro che arrangiarsi da sola e stimo la sua forza di reazione e il suo prendere in mano la faccenda. La situazione è purtroppo esattamente questa quasi ovunque. Non dovrebbe andare così, però. Lei, le donne, dovrebbero essere ascoltate, credute e non dovrebbero esserci ripercussioni su di loro. E credo che questo sia esattamente il messaggio che vuole mandare lo show: non dovrebbe essere necessario, molto semplicemente, essere costrette a passare da vittime a carnefici.

Naturalmente, essendo solo la prima di due parti, sono tutte questioni che – immagino – verranno risolte o argomentate meglio la prossima settimana.

Per quanto riguarda “il caso del giorno”, non l’ho trovato particolarmente pregnante e attinente, pur trovando irresistibili le due ragazze, di cui però bisogna capire il destino clinico, quando (se) si sveglieranno, prima di poter fare una riflessione pertinente. In ogni caso è stato utile per far brillare finalmente il talento di Claire, a cui viene riconosciuta una notevole capacità comunicativa e interpersonale. Mi spiace che, per arrivare a questo punto, sia stato necessario che non fossero presenti gli altri due specializzandi (Jared e Shaun), come se fosse una condizione obbligata perché ci si focalizzasse sui meriti di Claire.

Per quanto riguarda la crisi tra Jess e il dottor Melendez, che capitola sul suo desiderio di avere figli, non credo che abbiamo davvero visto la fine del problema. Non penso che lui possa rinunciare a qualcosa di tanto importante e sublimarlo con dei surrogati. Immagino sia convinto di poterlo fare in buona fede, ma non è il modo migliore di iniziare un matrimonio.

I tre momenti top della puntata:

– la scena dolcissima di Shaun alle prese con il suo primo “avvicinamento” romantico e la grande sensibilità da parte di Lea;

– il dialogo intimo e personale tra il dottor Melendez e Claire sui problemi sentimentali di lui;

(Io shippo questi due come se non ci fosse un domani, ve lo dico)

– Shaun che apprezza la tequila. Sono morta!

Vi lascio con il primo della prossima puntata – e seconda parte. A presto!

– Syl




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Syl
Da piccola il suo desiderio era quello di guardare più serie televisive possibili e da grande il suo sogno si è realizzato al punto che per tenere il conto di tutte quelle che guarda, ha bisogno di una app sul telefono (e assolutamente solo in lingua originale). Devota alla lingua inglese, come se non esistesse altro al mondo. Divoratrice di libri da sempre, meglio se inglesi o americani. Vive gli hiatus come una catastrofe. Soffre di Obsessive Castle Disorder e non intende curarsi.

1 Comment

  1. appassionato

    10 gennaio 2018 at 18:44

    E beh, il nostro Shaun deve assorbirne di colpi, poveraccio. Prima si sente tradito da Glassy, che non è all’altezza di seguire i suoi tempi, nonostante l’indubbia buona volontà. Poi, o meglio durante, deve guardarsi le spalle dalla competitiva concorrenza di colleghi e superiori (che mi sembra il male minore, a giudicare dalle sue reazioni) e infine, dopo essersi lasciato andare in campo amoroso, tanti saluti io parto. Adesso suppongo che tornerà al lavoro, concentrato e lucido, ma lontano da implicazioni sentimentali. La faccio corta, perché reduce da tre giorni/notti con 40 di febbre e non so cosa sto facendo.

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