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Recensioni The Good Doctor

The Good Doctor 1×08 – Un’altra conquista per Shaun e una difficile prova per Claire


Un’altra puntata piena di calore, possibilità di riflessioni, dubbi etici risolti con integrità, gestita con la solita delicatezza alla quale ormai gli autori ci hanno abituato. Non sarà il capolavoro che è stato lo scorso episodio, ma è sempre qualitativamente eccellente. Un ottimo telefilm, e questa è l’ennesima conferma.

Il tema principale di questa ottava puntata di The Good Doctor è stato, senza alcun dubbio, il senso di colpa,- concetto di non così facile definizione, e a cui non è semplice dare un giudizio morale-, che ha coinvolto soprattutto il nostro Shaun, protagonista di un evento extra ospedaliero piuttosto grave, in grado di destabilizzare la sua capacità di relazionarsi con il mondo esterno. In effetti, ero piuttosto preoccupata.

La giornata era già iniziata male con l’irruzione di Leah nel suo appartamento, con il solo desiderio di sfogarsi, senza tenere presente in anticipo che da Shaun avrebbe ottenuto in cambio una logica inoppugnabile, a fronte delle sue lamentele, e non qualcuno che le desse corda, come desiderava. Naturalmente lui aveva ragione e lei torto, nella situazione specifica, ma ci sono momenti e momenti, e quando una è arrabbiata in cerca di supporto, magari non è il caso di farle notare i suoi errori (e non perché le donne abbiano bisogno di un trattamento speciale, come sostiene Claire). Sono sottigliezze già difficili da cogliere normalmente, e nel caso di Shaun possono davvero mandarlo in confusione, perché in questo caso la realtà ha bisogno di una chiave interpretativa più sfumata.
In ogni caso, quando ho visto che Leah aveva dato un morso alla mela sacra, ho capito che ci saremmo trovati di fronte a un disastro annunciato, che ancora non sapevo quantificare, dal momento che l’intera routine mattutina era saltata. (Ormai mi sento in pratica il dottor Glassman, mi faccio da sola le paturnie).

A causa del cambiamento di piani – e la necessità di recuperare la mela perduta – Shaun si trova nel bel mezzo di una rapina che degenera, apparentemente, per la sua incapacità di gestire una situazione pericolosa e, cioè, il suo rifiuto (impossibilità) di dar corda al rapinatore, per la salvezza di tutti. Due persone vengono ferite gravemente e rischiano di morire. Ora. Confesso che tutto questo attribuirsi l’un l’altro la colpa mi ha lasciato un po’ interdetta. La colpa è del rapinatore, senza alcun dubbio e senza nessuna attenuante. Tutto il resto, quell’autocolpevolizzarsi tipicamente umano da: “se mi fossi comportato diversamente”, “se avessi fatto un’altra strada”, “se le avessi detto che non volevo uscire con lei”, non ha niente a che vedere con la responsabilità personale. Fa parte del tentativo umanissimo di gestire l’irrazionale, l’evento inaspettato e casuale che può capitarci da un momento all’altro, cercando una chiave di disinnesco, che ci illuda di avere il controllo sulla realtà in futuro. Che, invece, spesso non abbiamo. Per cui, se trovo comprensibile che il ragazzo al primo appuntamento cerchi di scaricare la colpa, o infine di assumersela, non capisco perché il dottor Glassman si infuri tanto con Shaun che, a mio avviso, aveva fatto una lettura della realtà piuttosto precisa.

In realtà sono due puntate che il mentore di Shaun sembra sempre eccessivamente preoccupato per lui. La scorsa settimana gli era stato fatto presente che non lo lasciava libero di crescere, fare i suoi errori, essere come qualsiasi altro specializzando in chirurgia che può decidere di spendere i suoi soldi anche in una televisione molto costosa. So’ ragazzi. Questa settimana sembra deciso a volerlo accusare a tutti i costi. È verissimo che il suo comportamento non collaborativo ha reso il rapinatore ancora più ostile, ed è vero che, come dice il medico più anziano, Shaun non sarà in grado di controllarsi completamente, ma in parte è in grado di farlo. Quindi le sua azione mancata (il non dare il suo portafoglio) ha generato una crisi. Ma non è colpa sua. Che ne sappiamo di cosa avrebbe fatto il rapinatore, anche con la collaborazione di tutti? Capisco che il medico fosse preoccupato per la sua incolumità e temesse che lo stesso Shaun potesse essere ferito, e in questo senso posso comprendere la sua rabbia che è invece preoccupazione, ma no, la colpa non è “in parte sua”. Non è proprio sua.

Il dottor Glassman interviene anche in modo deciso con i suoi colleghi, mettendo in discussione il loro operato nei confronti di Shaun. Prima con il dottor Melendez, che ha dichiarato idoneo Shaun a rimanere in ospedale, invece che mandarlo a casa, riconoscendogli molto sangue freddo e poi con la psichiatra, che non lo solleva dal suo incarico. A me è sembrato un’anima in pena che si aggirava irrequieta per l’ospedale ad arrabbiarsi con tutti, in preda a qualcosa di non molto chiaro, oltre alla preoccupazione di cui ho parlato prima.

Nella parte finale della puntata ci viene in effetti svelato qualcosa di più sulla figlia, a cui è capitato “qualcosa”, e che è (stata) molto amica di Jessica la quale, a un certo punto, viveva praticamente a casa Glassman. Percepiamo infatti il rammarico dell’uomo per non esserle stato accanto. In generale, c’è qualcosa di irrisolto e doloroso in lui, che al momento non è ancora stato ben analizzato, ma che, per quanto visto finora, sta iniziando ad avere qualche conseguenza anche dentro l’ospedale e nel suo rapporto con Shaun. Deve dargli più fiducia, più credito, come sta facendo il dottor Melendez (che acquista punti ogni puntata che passa). Vorrei saperne di più, perché il dottor Glassman è uno dei personaggi a cui tengo maggiormente (anche se è difficile fare una classifica).

Shaun è in effetti in grado di prendersi cura della sua paziente e proprio la sua ossessione per il suo benessere dimostra come non sia indifferente all’incidente di cui è stato testimone. È solo che scarica così quello che è, a tutti gli effetti, il senso di colpa per aver inavvertitamente provocato il suo ferimento. Shaun non è privo di emozioni, non è freddo nel senso comunemente inteso. Convoglia il “trauma” in qualcosa di diverso rispetto a quanto succederebbe a noi (che avremmo ancore le gambe di gelatina dopo ore). Shaun commette di fatto un errore, ma è pronto a fare ammenda, riuscendo a risolvere la situazione, ammettendo inoltre di aver sbagliato e congratulandosi con Jared. È un grande cambiamento, per lui. Così come lo è aprirsi con Leah e riuscire a farsi abbracciare da lei, cosa che non permette a nessuno e che non mi aspettavo minimamente. Non mi aspettavo che, dopo il loro dialogo, lui bussasse alla sua porta per confidarle le sue pene. Leah a me piace molto. O meglio, non vorrei mai averla come vicina di casa per nessun motivo al mondo e la trovo molto fastidiosa, onestamente, ma è la persona giusta per Shaun, perché si approccia a lui in modo diretto e senza fronzoli, senza trattarlo diversamente o con fare troppo “materno” (che ogni tanto vedo in Claire, anche in questa puntata).

[È una scena meravigliosa e una grande conquista per Shaun!]

Claire si trova alle prese con un nuovo dilemma morale, dopo aver combattuto per superare la morte della sua paziente, nelle ultime puntate. Ha un rifiuto istintivo nel curare il rapinatore che presenta il tatuaggio di una svastica sul corpo (come già visto in una puntata di Grey’s Anatomy) e che, inoltre, la disprezza, la provoca e farebbe saltare i nervi a chiunque. Il tutto solo perché non appartiene alla razza eletta, evidentemente.

[La voglia di lasciarlo morire di stenti!!]

Ovviamente il suo comportamento è professionale e non lo lascia morire per come meriterebbe (io non ho fatto il giuramento di Ippocrate), ma è evidente la resistenza inconscia, come essere umano. Su questo si innesta un duro confronto con il suo superiore, la dottoressa Lim, che si trova a subire gli sfoghi alterati di Claire, che, in più, non si fa il minimo scrupolo a mancarle di rispetto davanti a tutti. Non avevo pensato che saremmo finiti nella tematica del sessismo tra donne, credevo anzi che il senso di mostrarci Claire in quel modo fosse quello di farci capire che non aveva ancora del tutto superato la morte della precedente paziente. Perché in effetti è una Claire meno conciliante e pacifica del solito, quella che abbiamo visto. Ma è sicuramente vero che quando si confronta con il dottor Melendez accetta immediatamente la ramanzina senza (quasi) discutere e obbedisce agli ordini, mentre con la dottoressa Lim si impunta a trattarla come se fosse sua sorella. Ed è giusto invece che impari a rispettare l’autorità, sia che sia un uomo a imporla, sia che si tratti di una donna. Nel frattempo abbiamo saputo qualche notizia in più sul difficile passato di Claire e sulle prove che ha dovuto superare per diventare medico. E, infine, salva perfino l’uomo con la svastica. Una vittoria meritata!

 

Purtroppo Jared non ha avuto nessuna storyline a lui dedicata, ed è un peccato, nonostante abbia di fatto salvato la ragazza, con l’aiuto della memoria fotografica di Shaun.

È stata una puntata complessa, soprattutto per le tematiche etiche di cui si è fatta portatrice, che ha messo in discussione Shaun e la sua abilità di gestire le sue reazioni, il mondo intorno a sé e i suoi legami con il prossimo, mostrandoci come, nel corso del tempo, sia sempre più in grado di maturare, acquisire abilità emotive e sociali e aprirsi agli altri.

Vi lascio con il promo della prossima puntata!

– Syl

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4 comments

appassionato 24 Novembre 2017 at 23:50

Ciao.
Casomai commento al prossimo episodio. E’ che ho avuto molto da fare e non sono ancora riuscito a mettermi in pari perché ho trovato una gattina sanguinante, l’ho curata e quella come ringraziamento ha pensato bene di avere una gravidanza isterica. Si è fregata il pupazzo di uno dei cani e lo tratta come suo cucciolo, se non fosse che il cane lo rivuole e cerca di convincerla a restituire il maltolto. Intanto, u topòs ha traslocato la tana nel motore della macchina, l’ha riempita di mandorle e adesso non parte più. Non bastasse, ho dovuto accudire una cagna morente che smetteva di piangere solo quando le stavo vicino. Ma chi me lo fa fare, non lo so. Alla prossima… almeno spero.

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appassionato 25 Novembre 2017 at 14:01

Sono arrivato al 5° episodio e non ho ancora letto alcuna tua recensione. Posso però già fare qualche considerazione sul manufatto. Mi hai tirato un colpo basso nominando questa serie. Il parallelo tra il fratello di Shaun e il malato di cancro è stato per me un supplizio interminabile: non ho fatto altro che piangere per quasi tutto il tempo. Alla lettura del libro, poi… Come al solito, sono rimasto vittima di sensazioni che altri hanno voluto imporre seduti al tavolo di lavoro. E va beh! Chissenefrega.
In generale, è chiaro lo sviluppo del telefilm e spero non diventi monotono. Se vogliamo, è pure un po’ troppo scontato, dal momento che si rifà ai soliti medical drama, quanto a “casi” e relative tematiche parentali e agli intrecci tra il personale ospedaliero.
Però mi ha aperto un mondo che non conoscevo, che mi fa riflettere, perché da riflettere ce n’è parecchio. Tutto si basa su Shaun, il resto è molto marginale. Non so quanto lui soffra nel vedersi così diverso, ma apparentemente vive una realtà differente e non gli pesa affatto farlo. Non lo so, non conosco la situazione, mi sembra così. Non so nemmeno quante possibilità di crescita sociale, intesa come miglioramento dei rapporti, ci siano per lui, ma soprattutto quanto ne senta la necessità, che poi è la cosa più importante per il suo benessere. E’ straziante pensare a quante cose deve e dovrà rinunciare se lo rapporto alla mia presunta “normalità” ma, ripeto, non so fino a che punto desideri sentirsi come gli altri. Nella scena con la ragazzina che lo prendeva in giro, sembrerebbe avere le esigenze tipiche dell’età, ma il problema è se e quanto soffra nel non riuscire a soddisfarle, o nell’essere preso in giro. L’espressione sempre uguale può facilmente trarre in inganno.
Sofferenza e solitudine sono le prime sensazioni che colgo. Spero solo siano solo mie impressioni e non sue. Tolti i soliti stereotipi di quasi tutti i telefilm, direi che è qualcosa di nuovo e interessante, senz’altro di diverso, almeno per me. Vediamo come prosegue. Se non erro, mi avevi accennato alla delicatezza. Condivido.

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appassionato 26 Novembre 2017 at 10:41

Non condivido quanto affermi sul senso di colpa provato da Shaun e che lo scarichi stando vicino alla ragazza ferita. Secondo me lui fin dall’inizio ha deciso di non avere colpe sull’accaduto e non ha dubbi. Non mi pare un indizio e un effetto assisterla perché anche con tutti gli altri pazienti si è sempre dedicato interamente alla loro guarigione, riflettendo e concentrandosi sulle possibili soluzioni in ogni occasione.

Altro discorso invece è la sua pressoché totale incapacità di relazionarsi con gli altri secondo schemi e comportamenti prestabiliti dal vivere sociale. Lui funziona secondo fredda e pura logica che non contempla atteggiamenti diversi. Credo che al momento sia solo questo che lo preoccupa e che senta il desiderio di uniformarsi almeno un po’ di più agli altri. Poi quanto potrà riuscirci non lo so, ma è senz’altro commovente assistere ai suoi sforzi.
Piuttosto, temo che Glassmann, seppur in buonissima fede, possa fare errori nel tentativo di “educare” Shaun. Dovrebbe informarsi meglio su come si impostano i rapporti con gli autistici di quel tipo. Mi sembra evidente che comunque in qualche modo sostituisca la figura della figlia con il giovane dottore, col quale, stavolta, vuole “esserci”.
Tutto sommato, penso sarà molto interessante seguire l’evoluzione di queste tematiche, con la speranza che gli autori ci diano un quadro il più possibile veritiero sulle varie situazioni. Immagino e spero che si siano consultati con esperti del settore, altrimenti sarebbero da relegare all’istante su una’isola deserta dove non possano fare altri danni.

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Syl
Syl 28 Novembre 2017 at 12:07

Per me invece Shaun si è mostrato leggermente diverso nel suo approccio con la paziente. Ho visto in lui una maggiore, chiamiamola “ansia” che se non era la consapevolezza interiore di “essere stato la causa del danno”, era un maggiore “trasporto” nella vicenda, che gli ha fatto perdere quella lucidità chirurgica (è il caso di dirlo :D) che ha normalmente. Infatti sbaglia la diagnosi. Ed è vero che non è la prima volta che accade ma, insieme a un’agitazione più marcata, è stato segno per me che qualcosa in lui si era smosso. Infatti torna a casa e chiede volontariamente aiuto a Leah, a suo modo.
Sul rappresentare in modo veritiero lo spettro autistico, io non sono esperta quindi non saprei rispondere. Quel che a me piace è che non ci presentano mai uno Shaun uguale a se stesso (stereotipato, quindi), né sempre brillantissimo (nel classico cliché), o che reagisce alle esperienze esterne nello stesso modo. Sta evolvendo. Sta facendo dei piccoli passi verso una maggiore comprensione e lettura del mondo. Sia perché lo richiede il suo tirocinio che lo espone nel mondo credo più di quanto gli piacerebbe, sia perché è personalmente interessato a imparare. Ed è questo che a me piace molto, che mi coinvolge. È un viaggio duro per lui, affronta ostacoli che per i normofunzionanti qualche volta non sono ostacoli, qualche volta invece sono i limiti dell’essere umano, ed è anche questo affascinante da scoprire ogni volta. Chi sa davvero quando è il caso di fare davvero il grillo parlante, o quanto è più rispettoso (e meno aggressivo), farsi i fatti propri ché nessuno a questo mondo ha la verità assoluta?
Quindi, ma sono pronta a essere smentita da chi ne sa più di me, secondo me gli autori si sono informati e sanno quello che stanno facendo. C’era anche un articolo sul telefilm che accennava alla questione, ma l’ho letto qualche tempo fa, dovrei riprenderlo. Vado a guardare il prossimo episodio, grazie per il commento!

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