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Rubriche & Esclusive The Durrells

The Durrells – La mia famiglia a Corfù

Alcuni giorni fa ho trascorso una settimana insolita e unica nel suo genere a Corfù, con una famiglia che non sapevo di avere. Il mio soggiorno è durato in realtà circa quattro anni, è cominciato nel 1935 ed è stato frutto di una decisione improvvisa ma anche una delle migliori degli ultimi mesi. Ovviamente è stata la mia anima da telefilm addicted a viaggiare ma dopo la profonda immersione nel binge-watching delle quattro stagioni che compongono la serie “The Durrells” posso garantirvi che mi sembra di avvertire ancora il calore del sole di Corfù sulla pelle, la freschezza delle limpide acque che circondano l’isola greca e il sottile ma ormai quotidiano fastidio degli insetti di Gerry che vagano nell’antica e malconcia villa color “rosa fragola” [descrizione tratta dal libro che ha ispirato la serie “La mia famiglia e altri animali”, di Gerald Durrell].

The Durrells

Quando ho cominciato a guardare la prima stagione di “The Durrells” non sapevo a cosa andassi incontro, ho intrapreso il mio viaggio un po’ come gli stessi protagonisti hanno fatto, con un bagaglio leggero, nessuna certezza e nessuna conoscenza pregressa del posto o della sua storia. Ma trattandosi comunque di un period drama di natura britannica ero pronta ad affrontare tutte le atroci sofferenze emotive che questa serie volesse infliggermi.

Immaginate dunque la mia progressiva sorpresa nella graduale conoscenza dell’effettiva natura di questa serie. “The Durrells” è stato infatti il primo period drama della mia carriera da addicted ad avermi fatto ridere per quasi tutto il tempo del viaggio, ad avermi accolta e coinvolta in una realtà ricca di luce, di colori e di voci, voci rumorose, disordinate, che si sovrappongono e si scontrano in una disarmonia vivida, energica, elettrizzante e familiare. “Familiare” perché ciò che più conquista dei Durrell non è in fondo l’atmosfera paradisiaca in cui ci portano come testimoni delle loro avventure ma quello spirito così naturale e domestico dei loro caratteri e dei loro legami, quella confusione imperfetta e adorabilmente disagiata della loro vita di tutti i giorni e della casa che insieme formano, che sia nella grigia Bournemouth o nella poetica Corfù.

The Durrells” dipinge infatti un’affascinante e irresistibile rappresentazione deliziosamente concreta e realistica di una famiglia fortemente moderna e inusuale per il periodo in cui ha vissuto, una famiglia che in fondo potrebbe essere la nostra, dove ogni componente è portatore di una serie di assurde e insopportabili peculiarità, ma anche una famiglia in cui la somma delle parti ritrae in prospettiva un quadro originale, profondo, insostituibile, per cui varrebbe la pena sopportare le follie quotidiane anche solo per assaporare per un giorno il sentimento autentico e travolgente che li unisce.

Lasciate quindi che vi presenti “The Durrells“, la mia nuova famiglia, e vi spieghi perché sono stati letteralmente e contestualmente un sogno durato quattro anni (o nel mio caso una sola settimana).

The Durrells The Durrells

LA MIA FAMIGLIA …

LOUISA DURRELL

Proprio come una figlia ormai cresciuta e lontana da casa, a mancarmi di più di “The Durrells” sarà proprio la mamma, Louisa Durrell, una donna e una madre moderna, nelle idee e negli atteggiamenti, ma al tempo stesso anche tradizionale, negli affetti e in particolar modo nell’attaccamento ai figli, inesauribile fonte di gioie e dolori, soprattutto dopo la scomparsa di suo marito.

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Louisa Durrell non è una matriarca in senso classico, non ha la tempra severa e la determinazione ferrea che ci si aspetterebbe da una madre degli anni ’30, ma in realtà è proprio questo aspetto ciò che più mi ha colpito di lei al principio, poiché riuscivo a riconoscere in quella donna esasperata e sull’orlo di una crisi di nervi esattamente il tipo di mamma che incontrerei per strada oggi, che ritroverei nella mia famiglia e che semplicemente vive il suo ruolo con umana onestà.

The Durrells The Durrells
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Amo Louisa Durrell perché nonostante il suo profondo realismo caratteriale, è anche una mamma che non mi aspetto, che fa e dice sempre il contrario di ciò che immagino, che mi lascia perplessa ma solo per alcuni istanti, il tempo necessario per abituarmi al suo sarcasmo puramente britannico e alla sua verve spontanea che rendono ogni sua battuta un chiaro esempio di scrittura brillante e innovativa per il contesto a cui appartiene.

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Oltre la [non sempre] composta apparenza tipicamente british, oltre quegli standard sociali che cerca disperatamente di rispettare [fallendo inesorabilmente], Louisa non è una mamma “da manuale” e per quanto si perda a volte nell’illusoria speranza di riuscire a trasformare i suoi figli in una discendenza raffinata, decorosa, intelligente e operosa, la verità è che lei stessa non è così, non è particolarmente elegante né integerrima ma adorabilmente invadente e orgogliosa, imbarazzante ed esagerata a volte.

Louisa non disdegna un sorso di gin in più, ha una cultura basilare ma al di sotto della media, sa essere insofferente e indolente proprio come Larry, vanesia come Margo, ingenuamente irascibile come Leslie e accogliente nei confronti di qualsiasi diversità come Gerry, quindi no, Louisa Durrell non è una madre perfetta, e per quanto finga il contrario, non vuole che i suoi figli lo diventino perché in fondo, molto in fondo, ai suoi occhi tutti loro lo sono già. Ed è adorabile assistere a questo contrasto che Louisa esprime tra etichetta e sostanza, tra l’anima british e la vita a Corfù, tra ciò che vorrebbe essere e ciò che alla fine non ha vergogna di mostrare.

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Ma il reale valore di Louisa Durrell come madre lo si denota non solo nella passione con cui ama e difende incondizionatamente i suoi figli ma soprattutto e in particolar modo nella libertà che ha donato a tutti loro, la libertà di diventare esattamente ciò che volevano, senza mai abbandonarli però, e provando sempre a consigliarli nel migliore dei modi, ma lasciandoli infine liberi di raggiungere la propria indipendenza, di vivere secondo i loro ideali e non i suoi, di allontanarsi se ne avessero sentito il bisogno ma anche di tornare a casa da lei qualora ne avessero avvertito la necessità, perché lei sarebbe sempre stata lì ad aspettarli.

Louisa Darrell è una donna straordinaria, che non rinnega alcuna delle sue imperfezioni, che onora e rispetta il ricordo del grande amore della sua vita ma che ha anche il coraggio e la volontà di innamorarsi ancora, una donna che seppure possegga una cultura limitata, è arricchita da una mentalità aperta e contemporanea, da uno sguardo universale e benevolo, da un’ammirevole capacità di comprendere e accettare anche ciò che esula i suoi limiti.

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Louisa è una donna che sa sacrificarsi per amore e non solo come madre ma anche nelle relazioni sentimentali. L’onestà dimostrata nei confronti della natura di Sven ma soprattutto nei riguardi del vincolo matrimoniale di Spiros nonostante l’amore profondo e intenso che provasse per lui ha definito chiaramente la personalità di una donna che non sarà raffinata come le etichette britanniche del tempo vorrebbero ma che possiede una nobiltà d’animo che non può essere acquisita o insegnata in una scuola di buone maniere.

Mamma Louisa Durrell mi mancherà più di chiunque altro perché ho visto in lei tutto ciò che una figlia può detestare in una madre, tutto ciò che può ispirarla e infine tutto ciò che la renderà sempre fiera dell’amore e degli insegnamenti che da lei ha ricevuto.

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LARRY DURRELL

Larry Durrell è a tutti gli effetti un autentico “mood” in questa famiglia: pigro a livello quasi professionale, disinteressato al mondo che non lo vede protagonista, scrittore alle prime armi che oscilla con indolenza tra la superbia intellettuale, la frustrazione creativa e il vittimismo drammatico. Allergico a qualsiasi tipo di lavoro che preveda un maggiore sforzo fisico di quello richiesto da una macchina da scrivere, Larry insegue la fama e l’ispirazione come Gerry insegue gli animali, alienandosi dalle questioni concrete riguardanti la sua famiglia e la vita domestica ma senza privarsi della possibilità di offrire la sua visione e le sue opinioni sulle scelte compiute da sua madre e dai suoi fratelli.


Saldamente convinto che ogni problema personale trovi la sua origine e la sua soluzione nell’appagamento sentimentale e sessuale, Larry in realtà si considera più “cittadino del mondo” di quanto lo sia per davvero, più indipendente e cosmopolita di quanto effettivamente si dimostri. Amante del piacere artistico e delle donne, sfoggia però una devota lealtà alla sua fidanzata ancora in Inghilterra; insofferente alle “banali” problematiche che affliggono i suoi familiari, ne sopporta empaticamente il peso; bramante della libertà e dell’indipendenza, non riesce mai davvero a separarsi del tutto dalla sua famiglia.

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La verità è che Larry possiede non soltanto una magnifica intelligenza morale ed etica, che gli permette di vedere il mondo e la sua umanità con modernità, rispetto e accettazione di tutte le differenze, ma anche una sensibilità ben più profonda e attenta di quanto lui stesso voglia far trasparire.

La maturità umana e intellettuale dimostrata nei confronti della celata omosessualità di Sven e il disprezzo apertamente espresso nei riguardi di qualsiasi forma di totalitarismo crescente dipingono non soltanto un giovane uomo cresciuto secondo un’educazione liberale e rispettosa dei fondamentali diritti umani ma anche un animo puro, incontaminato dalla xenofobia dilagante e dal nazionalismo estremo, un animo che Larry condivide in realtà con tutta la sua famiglia e in particolar modo con sua madre.

Nonostante tutti i loro contrasti, infatti, Larry e Louisa sono ben più simili di quanto entrambi siano disposti ad ammettere e anche per questo motivo, oltre che per la sua maturità intellettuale, Larry è il maggior confidente di sua madre, l’unico che riesce davvero a riconoscere anche quei timori e quei desideri che Louisa non esprime, il solo che riesce a farle ammettere anche quelle verità che lei nega e che le offre sempre una spalla su cui piangere quando non può più nascondere e imprigionare i suoi sentimenti più travolgenti.

Larry Durrell sa essere uno straordinario rompipalle che detesti quando c’è e ti manca quando va via.

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LESLIE DURRELL

Leslie Durrell è il ragazzo più innocuo e buono che abbia mai impugnato [e amato] un’arma, un connubio di elementi caratteriali antitetici che si contraddicono vicendevolmente e che ritraggono una personalità varia e confusa nel suo realismo, facendo di Leslie il figlio più problematico e al tempo stesso il più sensibile e meno avvezzo a gestire tutte quelle emozioni che lo travolgono e che invece lui vorrebbe tenere a bada.

Leslie vive, nelle dinamiche familiari presentate da “The Durrells“, la “condanna” del secondo figlio, quello perennemente alla ricerca della sua strada, che nasconde accuratamente, sotto un’apparenza virile ma stereotipata e un atteggiamento ribelle e smargiasso, tutte quelle insicurezze che sono le fondamenta del suo stesso carattere, un carattere ancora in costruzione che Leslie a volte cerca di plasmare a seconda delle aspettative altrui anziché seguendo i dettami della propria personalità.

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Più sensibile di Larry, più insicuro di Margo e più innocente di Gerry, Leslie è il figlio Durrell che più mi ispira uno spiccato senso di protezione, quello innamorato delle armi più come un bambino alla fiera di paese che come un reale cacciatore, quello che cerca disperatamente di capire ciò che davvero desidera e che puntualmente però finisce col perderlo proprio quando ormai aveva messo ordine nel suo mondo, quello che in definitiva non è in cerca della sua strada ma di un manuale che lo istruisca alla vita nella sua complessità.

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Leslie non possiederà di certo la maturità intellettuale di Larry ma a modo suo è profondamente leale, sa amare in maniera onesta e pulita, ma soprattutto Leslie ispira fiducia e mentre prova a destreggiarsi tra un errore in buona fede e l’altro, alla fine agisce sempre con la migliore delle intenzioni e seguendo gli insegnamenti di una purezza d’animo che non ha mai spento la luce interiore che lo contraddistingue.

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MARGO DURRELL

Margo è stata probabilmente l’ultima dei figli Durrell a trovare la sua strada ma soprattutto a scoprire la sua reale personalità. Ingenua, inconsapevolmente superficiale e troppe volte tagliata fuori dalla conoscenza del mondo, Margo non è mai davvero stata priva di spessore come solitamente appariva ma la sua mediocre istruzione e l’ossessione, in fondo giustificabile per un’adolescente della sua età, nei confronti della perfezione estetica celavano, esageratamente bene, la sua sensibilità insolita e originale e le sue sorprendenti capacità umane e organizzative.

Dalla “fioritura tardiva”, l’evoluzione di Margo è stata quasi impercettibile nel suo percorso, imprevedibile nella sua direzione e sempre un po’ confusa nel suo traguardo, ma si tratta di uno sviluppo caratteriale profondamente giusto e idoneo alla sua personalità di partenza, come un’anima che andava solo scolpita ed estratta dal blocco marmoreo informe.

Tra la terza e la quarta stagione di “The Durrells“, Margo scopre di avere in sé più di quanto avesse mai visto, scopre di voler continuare a conoscersi e soprattutto ad accettarsi nei pregi e nei difetti, riconosce l’illusorietà delle sue aspettative e si ritrova in una nuova maturità che certamente non la stravolge ma le dona la crescita di cui aveva innegabilmente bisogno.

Tra sprazzi di momentaneo femminismo e improvvise vocazioni spirituali e professionali che si alternano con la stessa frequenza dei suoi spasimanti, Margo Durrell è l’emblema dell’adolescenza, dai brufoli ribelli alla voglia di far tutto e non far nulla, in una caratterizzazione che si afferma ad ogni passo realisticamente esilarante.

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GERRY DURRELL

Vedere il mondo attraverso gli occhi di Gerald Durrell è senza ombra di dubbio una delle esperienze migliori che “The Durrells” possa lasciare in eredità a chiunque scelga di farsi cullare da questo sogno variopinto. Tratta proprio dalla trilogia autobiografica scritta dal più piccolo dei Durrell, all’epoca degli eventi solo un bambino di 10 anni, l’intera storia raccontata nella serie sembra in realtà filtrata proprio dallo sguardo innocente e fantasioso di Gerry, a partire dalla sigla d’apertura che appare quasi il frutto di una semplicistica narrazione grafica che un bambino potrebbe esprimere attraverso le sue limitate capacità artistiche.

Gerry guarda il mondo umano e quello animale con il medesimo rispetto, ritrovando nel secondo quella comprensione e quell’innocenza che troppe volte non riscontra nel primo. Lì dove il resto della sua famiglia e di quasi tutti gli adulti che lo circondano vedono una difficoltà o un problema, Gerry vede un’avventura o una sfida inaspettata che arricchisce la sua giornata; lì dove uno sguardo maturo vede un essere inferiore da temere, imprigionare o annientare, Gerry vede una vita da proteggere, capire e rispettare, un amico tanto diverso quanto uguale a sé da aiutare in qualunque modo possibile.

Il sogno arcadico raccontato da “The Durrells” è intimamente segnato dalla visione colorata, variegata e caleidoscopica di Gerry, è caratterizzato dalle sue passioni definite e dalla certezza dei suoi progetti, è impreziosito non solo dalla sua crescente e brillante conoscenza del mondo animale ma anche dalla descrizione vivida, particolareggiata e irresistibile dei componenti della sua famiglia e delle persone che orbitavano intorno alla sua casa. Non credo sia un caso non riuscire a trovare un personaggio del tutto negativo per la serie (fatta eccezione per Vasilia forse, che oltre la sua lieve follia aveva anche una sicurezza invidiabile), poiché penso che Corfù sia stata per Gerry l’esperienza più significativa e formativa che un bambino della sua età potesse anche solo immaginare e nulla ai suoi occhi era davvero sbagliato in quel posto.

Gerry è un ragazzino diverso, unico, particolare, forse troppo per il grigiore dell’Inghilterra degli anni ’30, e Corfù ha colorato la sua realtà proprio come il suo punto di vista ha poi colorato il racconto di questa storia. È stato Gerry a presentarci la sua famiglia per la prima volta e a farci capire che in fondo siamo tutti un po’ Durrells, forse dobbiamo solo cercare la nostra Corfù.

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… E ALTRI ANIMALI

SPIROS & THEO

Se Corfù ha rappresentato per i Durrell un angolo di paradiso in cui poter ritrovare la pace perduta e riaccendere i colori sbiaditi delle loro vite, Spiros e Theo si sono affermati, per tutta la durata di questa avventura bucolica, come autentici angeli custodi, vegliando su tutti loro ad ogni passo, guidandoli affinché ritrovassero la loro casa anche in una terra straniera e illuminando ogni singolo giorno vissuto su quell’isola con il caldo bagliore di un’amicizia incondizionata.

È proprio Spiros, nei primi episodi di “The Durrells”, a presentare a Louisa un concetto oggi dimenticato, quello della “filoxenia”, l’amore per ciò che è sconosciuto o straniero, ed è proprio intorno alla “filoxenia” che si costruisce il rapporto tra i Durrell e Spiros & Theo, che potremmo definire i primi portatori della magia greca di Corfù nella quotidianità britannica e grigia di questa famiglia così caotica e disagiata.

Ciò che più trasmette una sensazione di intensa fiducia nel prossimo è notare quanto Spiros & Theo abbiano scelto di dedicarsi ai Durrell incondizionatamente, senza chiedere o aspettarsi nulla in cambio, diventando in quel momento parte integrante della famiglia.

Theo ha condiviso con tutti loro la sua enciclopedica cultura, trovando la risposta migliore a ogni domanda, la soluzione a ogni dubbio, ascoltando chiunque avesse bisogno di far sentire la sua voce. Theo sapeva trovare qualcosa di speciale anche in chi non riusciva a vederlo in se stesso e sapeva trasformare anche il più grigio dei giorni in un’esplosione di colori;

Spiros invece non sarà stato un maestro con le parole né una fonte inesauribile di conoscenza ma dal primo istante è stato tutto ciò che i Durrell volessero che lui fosse, tutto ciò di cui potessero mai aver bisogno. Da tassista a consigliere, da tuttofare a custode del loro benessere, Spiros ha fatto della sua dedizione ai Durrell quasi una vocazione e il soggetto della sua massima adorazione era sempre Louisa.

Spiros ha amato Louisa proprio come si ama una divinità eterea, senza pretendere di essere ricambiati, senza tradire la sua stessa famiglia, arrivando anche a rinnegare questo amore pur di continuare ad essere in fondo l’uomo di cui anche Louisa si era innamorata prima ancora di riuscire a capirlo.

Allo stesso modo, Theo si è dedicato interamente a Gerry, non come sostituto di una figura paterna di cui il bambino in fondo non aveva bisogno, non più ormai, ma come amico, l’unico amico in grado di parlare “la sua stessa lingua”, di riconoscere in lui la sua stessa passione e di comprendere la sua sete di conoscenza della vita animale senza considerarla una stranezza.

Theo e Spiros hanno preso posto accanto ai Durrell dal giorno del loro arrivo a Corfù fino al loro addio ma in realtà credo che entrambi siano stati con loro anche per molto tempo dopo, come il dolce ricordo di un sogno fin troppo breve ma indimenticabile.

The Durrells” presenta una parentesi di pura luce che precede uno dei capitoli più bui della storia umana, un rifugio sicuro che sembra voler proteggere i Durrell, almeno per quanto possibile, da un futuro incerto e inevitabile, ma soprattutto racconta una storia di cui abbiamo tremendamente bisogno, una storia semplice, quotidiana, ordinaria, come tutti noi, ma che ci mostra la versione migliore di chi potremmo essere se solo imparassimo a vivere con la stessa “filoxenia” espressa da Louisa Durrell, dalla sua famiglia e da tutti gli altri “animali” che hanno fatto parte della loro vita a Corfù.

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