The 100 | Recensione 4×12 – The Chosen

E anche questa è stata una puntata tranquilla.

Non capisco se a forza di parlare del bipolarismo di Clarke io mi sia lasciata trascinare anche io nel suo mood o se queste continue svolte nella trama mi stiano bruciando quegli ultimi due neuroni sani, ma questa settimana la mia confusione è salita alle stelle. Non sapevo più a chi dare ragione e a chi dare torto, non sapevo decidermi su quale fazione stesse effettivamente lottando per una giusta causa, e sono arrivata alla conclusione che l’oggettività questa volta mi riuscirà molto difficile.

Siamo alla resa dei conti e tutti i discorsi sulla sopravvivenza adesso si stanno concretizzando: chi rimane all’interno del bunker vive, chi resta fuori è destinato a morire tra atroci sofferenze, ed è più che ragionevole che tutti cerchino di salvare la propria pelle. In questa situazione emerge l’umanità più vera in tutte le sue sfaccettature: chi non si arrende all’inevitabile, chi fa prevalere i suoi diritti, chi cerca di salvare i propri cari a discapito di se stesso e chi ragiona in termini più ampi, mettendo se stesso al pari di qualsiasi altro essere vivente e valuta la situazione in termini di salvaguardia del genere umano e non di singole vite. Partiamo dagli aspetti che meno mi hanno convinto per arrivare poi a quella che sarà presumibilmente (se non mi si smorza l’entusiasmo mentre scrivo) un’ode a Marcus Kane.

Octavia. Octavia e i Grounders. Io trovo il suo percorso estremamente coerente, per quanto non sempre sia d’accordo con le sue scelte. Come ricorda lei stessa, la vita sull’Arca è stata per lei una grande sofferenza, per cui non mi stupisce che non si senta del tutto appartenente agli Skikru. La sua vera vita è iniziata nel momento in cui è arrivata sulla Terra, quando ha conosciuto la libertà e soprattutto quando ha incontrato Lincoln: lui le ha insegnato cosa vuol dire effettivamente appartenere a un clan, e tutto il suo percorso nelle quattro stagioni ha giustamente portato alla sua scelta alla fine del Conclave; ora tutto quello che sta facendo è la diretta conseguenza di quelle parole. Ripeto che sarebbe stato già sufficientemente generoso dare la possibilità ai Grounders di occupare i posti rimanenti, ma questa non era, alla luce di tutto quanto successo, la scelta corretta con la filosofia di vita sposata da Octavia: sarebbe stato un gesto di pietà, da parte della tribù prevalente, e non avrebbe sancito una vera uguaglianza e unione tra i clan. Se la scelta è stata fatta, almeno ora, sebbene con difficoltà, sta mantenendo quella linea di principio e sta agendo di conseguenza – non può farsi vedere vacillare, o perderebbe anche l’autorità conquistata sui Grounders.

Detto questo – ovvero apprezzo la linea di condotta di Octavia – avrei tirato una testata a ogni singolo grounder, probabilmente uscendone col cranio spaccato: avete ottenuto il vostro posto nel bunker, ma questo non vi dà il diritto di agire con quella violenza e con quella arroganza; ricordiamoci che si presuppone che dovrete passare tutti insieme i prossimi cinque anni, in uno spazio ristretto, e che se non era per gli Sky People voi sareste ancora fuori ad ammazzarvi e non riuscireste nemmeno a tirare lo sciacquone del cesso. Facciano poco i padroni di casa che se lo spirito è quello del Wonkru, voi avete gli stessi diritti degli Skikru, niente di più e niente di meno.

Altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è la questione Niylah: so che è un particolare decisamente secondario, però per quale assurdo motivo lei si dovrebbe salvare? Che contributo potrebbe dare alla futura società? E da quando Octavia ha questo rapporto d’affetto con lei, tanto da difenderla a spada tratta contro tutti? I Trikru l’hanno rifiutata in malo modo, gli Sky People pure, condannare a morte certa una persona non è certo una scelta facile, ma se lo si fa per il padre di Miller scusate ma si può benissimo fare anche per Niylah.

Jaha e tutti gli Sky People del suo partito continuano a non volersi arrendere e a cercare lo scontro a tutti i costi. Il che è perfettamente scusabile – chi riuscirebbe mai ad accettare in modo così sereno la morte? Però siamo a meno di ventiquattro ore dalla fine del mondo, è decisamente ora di accettare la situazione e arrivare il più velocemente possibile a una soluzione. Sapendo appunto quante volte sull’Arca si sono già trovati di fronte a una scelta del genere, in primis il sacrificio dei 300 per cui ancora verso lacrime tenerissime, mi aspetterei un approccio più ragionato; d’altra parte, come ha detto giustamente (per una volta) Jaha, questa volta erano sicuri di aver raggiunto la salvezza, tutti e senza esclusioni, per cui lo sconforto che ne è generato è stato decisamente amplificato. L’idea di Jaha era però di partenza fallimentare e il fatto che si sia lasciato convincere da Kane facendo leva, a mio avviso, sulla sua superbia e sulle sue manie di grandezza (dato che cede nel momento in cui pensa al suo contributo alla salvezza del genere umano e al riconoscimento per i posteri) la dice lunga sul suo personaggio.

E arriviamo quindi all’eroe della situazione: Marcus Kane. Io amo quest’uomo, perché Desmond Hume sarà la mia costante e perché il suo percorso dalla prima stagione è stato perfetto. Il suo atteggiamento è di pura diplomazia e di totale abnegazione: lui è veramente disposto a sacrificare anche parte del suo popolo e persone a lui care pur di preservare la razza umana nella sua interezza di tradizioni e cultura. Vederlo con le lacrime agli occhi ripetersi che sta facendo la cosa giusta e che questo è l’ultimo sacrificio prima di poter recuperare la sua umanità, la convinzione con cui agisce e con cui parla a Jaha, il modo in cui consola Abby e va contro il suo stesso volere per il bene del suo popolo… in ogni singolo momento di quest’episodio avrei fatto partire una standing ovation per Marcus Kane. Lui è il pilastro di questa comunità, il leader imprescindibile e lungimirante, che riesce a prodigarsi per i bisogni del suo clan e a interagire in maniera pacifica e diplomatica con gli altri clan. Kane ha salvato la giornata ed evitato un bagno di sangue, ha dovuto sì sacrificare 300 dei suoi e ha dovuto farlo in extremis negando loro la possibilità di un addio, ma ci ha risparmiato un confronto diretto con i Grounders armati che sicuramente avrebbe mietuto più vittime. Qualcuno potrebbe obiettare che sia facile agire così quando si ha la certezza di essere in salvo tra i “prescelti” e giocare a fare Dio con chi non ha possibilità, ma, seguendo tutto il suo percorso, credo che si sarebbe comportato esattamente nello stesso modo anche se avesse dovuto escludere se stesso da quella lista.

!
In definitiva si è tornati alla lista di Clarke e a una scena finale che ho seguito con le lacrime agli occhi. Vedere un padre separato dal figlio, sia nel caso di Geoff, sia nel caso di Miller – ed encomio al padre di Miller che con quel gesto mi ha definitivamente spezzato il cuore, lui è il genere di umanità che io avrei salvato! Spero vivamente che nella prossima puntata non ci mostrino il risveglio di quei poveri cristi fuori dal bunker perché veramente non lo saprei reggere. E sulla scia di Miller e della nota a fondo della scorsa recensione… qualcuno mi spieghi cosa sta succedendo: Bryan è morto e non me ne sono accorta? Cosa mi significa quell’intesa strana tra Miller e Jackson con tanto di saluto in codice? So che mi sto focalizzando su delle inezie, però se succedono cose off screen vorrei almeno capirne il senso.

BFF?? Nuova ship canon?? Club del libro??

Sull’altro versante invece tutto quello che poteva andare male è andato ovviamente male. Mani nei capelli a non finire. Quel furgone che ha resistito a tutto, ovviamente nell’unico momento in cui serviva davvero si è rotto; vengono attaccati quell’unica volta che non hanno portato con loro tutto l’arsenale bellico dell’Arca – che veramente, manco una pistola vi siete portati?? – Clarke che ancora è convinta che l’esperimento con il black blood abbia una durata infinita; Echo salta fuori dal nulla per aggravare ulteriormente la situazione… con tutto quello che stava succedendo io non avevo davvero capito dove volevano andare a parare.

Il confronto fra Clarke e Bellamy è stato molto più sobrio di quanto mi aspettassi, un po’ deludente a dir la verità perché è sceso poco in profondità. Lo sappiamo ormai che questi due si comprendono alla perfezione, però avrei voluto vedere un chiarimento vero e proprio e non una semplice e tacita accondiscendenza. Murphy ha fatto cadere definitivamente la sua facciata di assoluto egoista dimostrando di nuovo di essere disposto a tutto pur di salvare Emori, anche se non esprimo un concetto nuovo dicendo che per un momento ho sperato che questa volta la ragazza ci lasciasse davvero le penne per dare soddisfazione alla mia ship segreta e irrealizzabile tra John e Raven. Ma il vero punto chiave di questa parte della puntata è stata la svolta finale, ovvero il piano di cercare la salvezza nello spazio. Avrebbero potuto abbandonare Raven ma, come ho detto la scorsa volta, non avrebbe avuto alcun senso salvarle la vita per poi lasciarla sola nel laboratorio di Becca. Pensavo che in qualche modo avrebbero trovato dei rifornimenti (assolutamente mai nominati prima e usciti dal nulla) per mettere una pezza a questa nuova svolta catastrofica, ma mai avrei immaginato un possibile ritorno sull’Arca. L’alternativa è la morte certa, quindi suppongo che in qualche modo riusciranno a far funzionare il razzo e quindi il loro piano, ma mancando ancora un intero episodio nulla è certo, magari qualcuno potrebbe dover abbandonare la spedizione.

Vorrei riuscire a fare un toto season finale, ma visto come si è evoluta questa penultima puntata, veramente non saprei dove sbattere la testa. Cosa potrebbe ancora andare storto? Praticamente tutto.

Comincia ufficialmente il count down.

 

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Al
Universitaria in crisi con la passione per libri e serie TV. Le piace pensare di essere nerd-chic, un po’Blair Waldorf e un po' Jessica Day, come una versione di Downton Abbey con le spade Jedi. Vagamente svampita nella realtà di tutti i giorni, quando si tratta di telefilm è sempre super attenta a non perdere nuove uscite e news. Cita frasi di Lost come fossero il Vangelo, vorrebbe un nonno come Walter Bishop e il suo motto nella vita resterà sempre “Save the cheerleader. Save the world”

2 Comments

  1. L@ur@

    19 maggio 2017 at 21:21

    Concordo su tutto, come sempre!
    Ancora non mi capacito che 300 Skaikru verrano dati in pasto alle radiazioni, ma mi piace il riferimento alla prima stagione, anche allora erano dovute morire delle persone (se non sbaglio proprio 300) per salvare gli altri, e a salvarsi saranno 100 persone, come i 100 ragazzi mandati sulla Terra…
    Il padre di Miller, ero in lacrime, per non parlare di quei tremendi “He stays” “He goes” detti da Kane alla fine.
    I Grounders li avrei presi a badilate nei denti pure io, anche perchè come ha sottolineato Geoff, e come hai detto tu, senza gli Skaikru non sarebbero in grado nemmeno di accendere la luce in quel bunker, senza contare che i poveri 100 rimasti trascorreranno i prossimi 5 anni a mandare avanti la baracca mentre i Grounders se ne andranno in giro a fare gli splendidi.
    La questione Niylah ha fatto storcere il naso anche a me, che cos’avrà mai di speciale me lo diranno, non è stata scelta tra i 100 del suo clan? Bene, addio…
    Bryan è praticamente sparito nel nulla!! Avevano fatto litigare lui e Miller quindi va bene supporre che si sia lasciati, ma è proprio svanito!
    Mi gasa tantissimo l’idea che tornino nell’Arca, spero che lo realizzino, sarei felice di vedere una 5 stagione in cui loro tornano sulla Terra con di nuovo i flashback sulla loro vita sull’Arca!!

    • Al

      Al

      20 maggio 2017 at 12:12

      E grazie come sempre a te per il commento 🙂
      Il primo sacrificio dei 300 mi aveva fatto piangere a dirotto, ed il parallelismo con questa puntata è stato molto bello: anche quella volta un padre si era sacrificato per la propria figlia, come in questa occasione Miller Senior, ed anche quella volta tutto si era concluso con un lento cadere nel sonno. La sostanziale differenza è che allora la scelta era stata del tutto volontaria, mentre ora la situazione è cambiata, e credo che questo faccia capire molto anche dell’evoluzione della serie.
      Niylah rimarrà un punto interrogativo… Ho scoperto solo dopo la recensione (e questo denota quanto mi fossi interessata prima al suo personaggio) che l’attrice che la interpreta è la sorella maggiore di Richard Harmon aka Murphy – forse la terranno nello show per favore famigliare 😀
      Anche a me piacerebbe molto vedere questo ritorno nello spazio, anche solo per ritornare alle origini con i superstiti dei cento (senza ahimè Octavia) di nuovo soli a fronteggiare nuove difficoltà: sarebbe davvero interessante vedere come interagiscono al di fuori di tutte le responsabilità nei confronti del clan e dovendo pensare unicamente a loro stessi, con però alle spalle un bagaglio di esperienze completamente diverso rispetto a quando arrivarono sulla Terra la prima volta.
      Aspetto questo season finale con ansia!

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