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Recensioni The 100

The 100 | Recensione 4×11 – The Other Side

Grandi pianti e grandi soddisfazioni da questa 4×11 e la conferma che in The 100 tutto può ancora essere sconvolto a soli due episodi dal season finale.

Non posso trattenermi oltre, devo assolutamente iniziare parlando di Raven. Avevo delle speranze vaghe, basate sul nulla, e nelle ultime due settimane ormai mi ero rassegnata a dover dire addio a uno dei miei personaggi preferiti, quando ecco che tutto può ancora cambiare. Non appena ho sentito quel Reyes sussurrato, non appena ho visto quell’ombra, ho sperato con tutta me stessa che si trattasse di Sinclair, per cui immaginate i fiumi di lacrime quando finalmente si è manifestato. La sua morte mi era davvero dispiaciuta, fondamentalmente perché era una persona buona e perché adoravo quel legame speciale che lo univa a Raven, un po’ maestro e un po’ padre (come Indra per Octavia), l’unico che nutriva una fede cieca nelle sue capacità, e che per questo era in grado di sostenerla e al contempo di indirizzarla quando l’arroganza o l’esuberanza prendevano il sopravvento. Era morto per dare a Raven una possibilità di salvarsi (e fuggire da Emerson prima che questi venisse ucciso da Clarke grazie al chip del Commander, giusto per rinfrescarvi la memoria) e ora ritorna per ricordarle che quella possibilità è ancora in gioco: la sua mente si è aggrappata all’immagine di Sinclair e ha proiettato su di lui quell’ultimo slancio verso la vita, da vera combattente che non si è mai arresa davanti alle difficoltà.

Il piano che ha organizzato le permetterebbe di fermare gli effetti collaterali del chip di A.L.I.E. (compresa anche la “super intelligenza”) e di riavviare in modo corretto tutti i meccanismi del suo cervello, consentendole di continuare a vivere senza rinunciare alla sua mente brillante (anche se appunto non più potenziata dai residui dell’intelligenza artificiale). Raven si era arresa di fronte a un futuro che si prospettava addirittura peggio della morte, ma ora la situazione è cambiata, e, se sopravvivere vuol dire rinchiudersi in un bunker, allora per questa volta la space walker si può piegare a un futuro sulla terra.


Entusiasmo a parte, ammetto che la soluzione a tutta la faccenda mi è sembrata un po’ tirata per i capelli – non ho nessun tipo di conoscenza medica, per cui non mi addentro nello specifico, ma tutta la pratica mi è parsa estremamente complicata perché potesse essere eseguita da una sola persona (che nel mentre sostanzialmente è anche morta…) ma non mi voglio focalizzare sui dettagli tecnici! The 100 mi ha già mostrato altri scivoloni e trovate con poco senso, piazzate giusto a favore di trama, e di questa certamente non mi lamento.

Tutto fa sperare che Raven possa sopravvivere per la prossima stagione e io non vedo l’ora di vederla riunita al resto del gruppo, sempre che riesca a tornare in tempo a Polis (cosa che do praticamente per scontata, altrimenti tutta questa fatica sarebbe stata inutile): Raven lascia il laboratorio con una ritrovata vitalità e si ritroverà in un clima totalmente estraniante, a lottare di nuovo per sopravvivere, proprio quando pensava di aver superato il peggio; non vedo l’ora quindi di vedere proprio quella determinazione, quella schiettezza e quel coraggio che l’hanno sempre contraddistinta, soprattutto nel confronto con gli altri.

E se da un lato le carte in tavola sono state totalmente rimescolate, sul fronte Jasper è invece arrivata la conferma di quello che ormai tutti si aspettavano.

Non ho mai nascosto la mia scarsa sopportazione nei confronti di questo personaggio, per cui anche adesso non posso negare di sentirmi sollevata per la sua morte. Jasper mi piaceva, adoravo il suo entusiasmo e il suo coraggio, uniti a una dolce ingenuità, delle prime stagioni, e ho assolutamente compreso il suo cambio di atteggiamento, coerente con quanto gli era accaduto – la perdita della ragazza che amava e il sacrificio di un’intera popolazione per la sopravvivenza della sua gente – ma ho trovato sbagliata la scelta degli autori di relegarlo in questo stato di apatia per le due intere stagioni successive: secondo me gli hanno tolto spessore, e a volte lo hanno reso la caricatura di se stesso, estraniandolo completamente dal gruppo e minando i suoi rapporti più stretti, nello specifico con Monty; mentre gli altri seguivano un’evoluzione, lui rimaneva immobile, congelato nel suo ossessivo desiderio di morte. Di sicuro non lo si può accusare di mancata coerenza: ha preso consapevolezza subito dopo Mount Weather che il dolore era troppo per sopravvivere e che la vita per lui non valeva più la pena di essere vissuta, ma questa situazione si è trascinata decisamente troppo a lungo. Mi ha ricordato un po’ la stessa sensazione che avevo provato alla morte di Finn: è stata dolorosa e straziante, ma il personaggio era stato talmente stravolto rispetto all’origine da rendere la sua dipartita praticamente inevitabile. Dire addio a Jasper mi ha strappato qualche lacrimuccia, ma ripeto che, piuttosto di vederlo ciondolare per il bunker con l’aria assente, allora preferisco che le cose siano andate così. Non critico la sua decisione, anzi credo che sia stato giusto, in uno show che parla di sopravvivenza, mostrare anche l’altro lato della medaglia, mettere in evidenza che non tutti scelgono di reagire lottando ma alcuni si arrendono, e non per questo sono da considerare codardi. Altro motivo per cui non mi è piaciuto il ritratto che hanno fatto di Jasper: hanno svilito la sua scelta, l’hanno fatto sembrare un ragazzino egoista e hanno spinto gran parte del pubblico a odiarlo (o per lo meno mal sopportarlo) per questo. Apprezzo però che almeno nei suoi ultimi momenti non sia stato del tutto egoista, come è stato dipinto in quest’ultima stagione: la sua decisione era presa (da tempo) e avrebbe cercato di non mostrarsi morente di fronte al migliore amico se fosse dipeso unicamente da lui; ha in ultimo cercato una sorta di riconciliazione, non tanto per liberarsi la coscienza, ma per far sì che Monty non avesse rimpianti e che potesse dirgli addio con affetto e non con rabbia.

Lo stesso vale per Harper: nella sua ultima apparizione mi era sembrata vuota e non degna dell’amore che Monty nutre per lei, mentre questa volta ha dimostrato di tenerci più di quanto sembrasse. Convinta di lasciarsi morire con gli altri è stata disposta anche a mentire al ragazzo, a ferirlo così da spingerlo a non restare per lei e a mettersi in salvo; in ultimo ha cambiato idea e ha dato a quel sentimento una valenza nuova: se Monty era disposto a restare per lei, allora, pur di non vederlo sacrificarsi inutilmente, anche lei può essere disposta a rivedere la sua posizione e partire per Polis, solo in nome dell’amore che prova per lui.

Con un po’ di malizia mi verrebbe anche da commentare che forse il suo istinto di sopravvivenza alla fine ha prevalso sulla sua repentina depressione, che io proprio non avevo visto arrivare, ma preferisco credere in un lieto fine romantico. Ovviamente anche per loro si prospetta un arrivo al bunker non senza sorprese, e forse un nuovo problema in vista, dato che, se ben ricordo, Clarke aveva escluso Harper anche dalla prima lista…

E finalmente arriviamo a Polis. Io che mi aspetto sempre il peggio temevo che sarebbe finita in un bagno di sangue già da subito e invece no: Bellamy è riuscito ad aprire il bunker senza ammazzare nessuno, e soprattutto senza farsi ammazzare, e Octavia è riuscita a mantenere segreta l’occupazione del bunker e, una volta aperta la botola, ha fatto entrare i cento rappresentanti di ciascuna tribù terrestre lasciando a Jaha, Kane and co. il compito di scegliere chi fra gli Skikru avrà diritto ad accedervi.

Octavia è stata quanto mai risoluta – avrà ritrovato se stessa ma di certo non ha perso la durezza della guerriera: ha gestito la situazione con fermezza ed era pronta ad affrontare le conseguenze delle azioni del suo popolo da sola e con fermezza. Octavia Blake sta padroneggiando questa stagione e continua a dare conferme. Nel caso in cui la scorsa puntata non avesse dato un input sufficiente, questa volta poi possiamo confermare senza più alcun dubbio il definitivo  ricongiungimento dei fratelli Blake. La fiducia che Bellamy aveva riposto nella sorella durante il Conclave viene ripagata da Octavia in questa puntata, dove fa completamente affidamento sul fratello perché torni a recuperarla e le conceda la possibilità di tenere fede alle parole pronunciate dopo la vittoria. È sicura che Bellamy riuscirà ad aprire quella botola e l’amore che lega questi due fratelli è talmente visibile che persino Echo rinuncia alla sua natura di spia e si lascia convincere del fatto che il maggiore dei Blake farà tutto quanto in suo potere pur di non lasciare la sorella a morire a causa delle radiazioni (non parliamo di Indra che ormai è di famiglia). Anche io ormai mi sento parte di questa famiglia e vivo con estremo pathos il rapporto fra questi due ragazzi, per cui ovviamente ho avuto una gioia dopo l’altra in questa puntata: Bellamy che lotta con tutte le sue forze pur di liberarsi e che si oppone a chiunque, persino a Clarke, pur di raggiungere l’obiettivo di salvare la sorella, e infine quell’abbraccio, che racchiudeva tutte quelle parole non dette e quei sentimenti repressi che si sono trascinati sin dalla scorsa stagione. Sono estremamente fiera dei progressi che stanno facendo, e qui mi fermo finché ancora riesco a trattenere il mio lato fangirl.


E ora torniamo a parlare di Clarke e in generale dell’eterno dilemma su cosa sia giusto fare per sopravvivere. Faccio un passo indietro rispetto all’astio della settimana scorsa (anche se resto ferma sulla mia posizione, ovvero sul fatto che abbia dimostrato un’incoerenza di proporzioni bibliche). Mentre tutti gli spettatori erano esaltati dal Conclave e dall’attitudine badass di Octavia, Clarke era tormentata e comunque convinta che quella fosse la decisione giusta e l’unica alternativa possibile per salvare la sua gente (e con essa la razza umana) – e questo è stato il leitmotiv dell’intera stagione: io vedo una ragazza sul punto di crollare, dilaniata dalle decisioni che, in quanto leader, è costretta a prendere, ma su cui spesso non è in grado di esprimersi con oggettività, e disperatamente alla ricerca di un sostegno e una conferma che le dicano che anche in questo caso tutto quello che sta facendo ha un senso ed è dalla parte della ragione.

Ripensando alle circostanze passate, tutte le scelte che ha dovuto compiere, per quanto difficili e per quanto richiedessero dei sacrifici, non sono mai state di questa portata, poiché in un certo senso sono sempre state l’alternativa “giusta” a una situazione disperata: quando ha chiuso il portellone della nave lo ha fatto per proteggere i suoi compagni e garantire alla gente dell’Arca una possibilità di salvezza; quando ha tirato la leva a Mount Weather lo ha fatto per proteggere tutti gli Sky People; quando ha distrutto la City of Light ha di conseguenza riportato alla realtà tutti coloro che avevano preso il chip, Grounders compresi – sostanzialmente le conseguenze delle sue azioni possono essere considerate, in senso generale, giustificabili. Questa volta però è diverso: non c’è un nemico comune, il punto è preservare la razza umana da un nuovo armageddon e in tal senso chiunque dovrebbe avere il diritto di prendersi un posto in quel bunker. Per questo vedo Clarke così smarrita: si è arrogata il ruolo di leader ma ormai non sa più agire sotto la pressione delle scelte che è costretta a compiere, oscillando sempre tra il desiderio di salvare tutti e l’impossibilità di giungere a una soluzione, tra un compromesso razionale e il giusto egoismo di voler dare precedenza alle persone che ama.


A differenza di Bellamy da un lato (che seguendo il percorso di espiazione non è più disposto a sacrificare altre vite) e Jaha dall’altro (che invece tira dritto per la sua strada e si interessa unicamente della salvezza del suo popolo), Clarke non sta seguendo un percorso nettamente definito, ma rimbalza continuamente da un’alternativa all’altra: la sua unica idea è quella di permettere all’umanità di sopravvivere al Praimfaya, dando però un significato diverso al termine “umanità” a seconda degli ostacoli che di volta in volta le intralciano il cammino; per questo non riesce a opporsi fermamente a Jaha quanto a Bellamy, perché entrambi rappresentano un’idea di salvezza che sarebbe disposta a percorrere. Il mantra “I do what I had to do” perde di consistenza, a mio parere, se l’obiettivo non è chiaro. Il suo atteggiamento è perfettamente comprensibile, ma non è accettabile per un leader e allora, come ho ripetuto più volte, forse dovrebbe fare un passo indietro rispetto a quella posizione.

Come al solito mi sono dilungata davvero tanto, ma concedetemi ancora qualche piccola considerazione random:

  • Grandi applausi per Octavia che ha rimesso al suo posto Echo e ha in un certo senso mantenuto fede all’onore di Roan;
  • E un applauso anche ad Abby che è andata anche contro la sua stessa figlia, non tanto per amore di Kane (o almeno non del tutto) ma per cercare di non ripetere gli stessi errori commessi sull’Arca;
  • Niylah si conferma nel suo ruolo di cuscinetto emozionale per Clarke e nulla più, allora era veramente necessario aggiungere a un cast già numeroso un altro personaggio inutile?
  • E sempre parlando di personaggi inutili… rivedendo Miller mi è tornato alla mente un dubbio che non avevo approfondito nella puntata in questione: ma Bryan che fine ha fatto? E quello strano scambio di sguardi con Jackson è parso strano solo a me? Stanno cercando di mandare dei messaggi subliminali?
  • Avrebbe meritato ben più che una nota al piede, ma, visto il promo, preferisco trattenermi per la prossima recensione. Mi preme però sottolineare comunque come nell’arco di mezza giornata i Grounder siano stati in grado di scegliere le cento persone da mandare nel bunker, mentre gli Sky People l’ultima volta che ci hanno provato hanno sollevato una rivolta popolare…

E ora chiudo, definitivamente. Appuntamento alla prossima settimana e ricordate di passare dalle pagine dedicate allo show!

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leolui

2 comments

L@ur@ 13 Maggio 2017 at 09:55

Episodio bellissimo!!!
Appena ho letto “Alessandro Juliani” dopo la sigla mi sono detta “O mio Dio, Sinclairrrrrr!”, e in effetti eccolo lì, tutta la parte con Raven e lui è stata meravigliosa, la sua morte mi era dispiaciuta tantissimo per i motivi che hai elencato anche tu, quel “You’re always with me” fa concorrenza al “You are my family” di Indra in quanto a frasi strappalacrime!!
Ok, il modo è stato molto assurdo ma, Raven sopravviverà!!

Jasper, anche a me piaceva molto all’inizio, aveva quell’aria da coglioncello simpatico, irresistibili le sue bravate con Monty, ma mentre quest’ultimo è cresciuto ed è diventato un personaggio importante, salvando anche la pelle agli altri, Jasper si è fossilizzato nel ruolo di ragazzo depresso che aspetta la morte, diventando inutile. Come te apprezzo però il fatto che alcuni si arrendano, lui ha sempre detto che non gli bastava sopravvivere, che avrebbe voluto vivere, ed è rimasto coerente con la sua idea.
Harper a me onestamente non entusiasma granchè come personaggio, se non fosse solo che è una dei 100 dell’inizio, ma onestamente spero che gli autori le giochino la beffa di arrivare al bunker ma di essere lasciata fuori dai 100!! Sarebbe anche un bel twist…

I fratelli Blake sempre fonte di soddisfazioni, ancora mi viene da storcere il naso se penso che Octavia sta sacrificando centinaia di Skaikru, non mi sembra giusto, ma capisco il suo punto di vista.
Lasciare fuori Eko si rivelerà un grande errore, secondo me farà in modo di dare ancora un pò del filo da torcere a tutti.
Su Clarke non ho niente da dire, ma ero sicura che non avrebbe sparato a Bellamy, se c’è una cosa sulla quale sta contunuando ad essere coerente almeno, è su chi è sacrificabile e chi no, e per lei Bellamy non lo è.
Mi associo poi al fastidio di vedere Niylah nel bunker, ma lei non ce l’ha un clan? Si è unita agli Skaikru nel bunker perchè è l’amichetta di Clarke? Non mi sembra giusto ed è anche molto inutile come persoanggio….
Come sempre commento chilometrico, ma le tue recensioni sono sempre fonte di molti spunti su cui esprimermi!!

Reply
Al
Al 15 Maggio 2017 at 19:10

A recensioni chilometriche è giusto che rispondano commenti chilometrici, mi piace leggere anche le opinioni degli altri, per cui non ti trattenere 🙂
Sono contentissima per Raven, tanto che appunto posso anche passare sulle modalità di salvezza: The 100 ci ha abituati a plot twist in cui la cosa più impensabile succedeva sempre per stravolgere la situazione in negativo e almeno stavolta invece hanno deciso di regalarci una piccola gioia, per cui teniamoci stretti questo piccolo miracolo e speriamo che duri fino alla prossima stagione!
Su Jasper detto tutto, e vedo che siamo d’accordo. Su Harper concordo: insipida e, se non avesse iniziato a fare coppia fissa con Monty, probabilmente ce ne saremmo dimenticati. Se veramente verrà esclusa dal bunker, credo che per Monty sarebbe un’altra grandissima prova: ha già sacrificato la madre e lo ha fatto per il bene di tutti, è restato alla stazione solo per aspettare la sua ragazza, ma messo inevitabilmente di fronte al bivio di dover scegliere tra salvare se stesso o morire con la persona che ama non so cosa sceglierebbe…
La risoluzione di Octavia le ha portato tanti consensi, ma anche nuovi nemici, in primis tra il suo stesso popolo e poi c’è la beneamata Echo – credevo che in ultimo avrebbe trovato un modo per redimersi per il tradimento verso il suo re ed il suo clan, magari aiutando proprio Octavia e Bellamy a ricongiungersi, ma ormai credo che la tua ipotesi sia più fondata… mancando ancora due episodi mi aspetto veramente di tutto!
Niylah è un punto interrogativo: a prescindere dal suo ingresso nel bunker o meno, ho sempre pensato che il suo personaggio prima o poi avrebbe acquisito un senso o anche semplicemente un po’ più di spessore, mentre per quello che ho visto di lei, poteva restare un ricordo della scorsa stagione e basta; sarà anche un mio limite ma non sopporto che si introducano personaggi per poi abbandonarli a se stessi e non dare loro uno sviluppo.
Grazie come sempre del commento, alla prossima 🙂

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