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Recensioni The 100

The 100 | Recensione 3×11 – Nevermore

Questa settimana The 100 lascia da parte gli intrighi politici, la lotta per il potere e le guerre interne, per regalarci quaranta minuti di sofferta introspezione in cui i Cento si ritrovano a dover fare i conti con se stessi e la propria coscienza, e nessuno di loro ne esce integro.
Non ci sono accordi politici, né cerimonie di ascensione, né leader da spodestare o combattere: ci sono solo dei ragazzi, quei ragazzi che abbiamo imparato ad amare, che sono costretti da A.L.I.E. ad affrontare i loro demoni peggiori, i loro tremendi sensi di colpa, la parte più oscura di sé, e vedono venire allo scoperto le loro sofferenze più nascoste e pesanti, mostrando fino in fondo quanto siano danneggiati, feriti e profondamente cambiati dalla loro vita sulla Terra. E’ la loro parte più umana e vulnerabile, quella che vediamo in questo episodio: per tutto l’episodio, davanti a noi non ci sono i gli adolescenti criminali dell’Arca, che poi sono diventati i soldati degli Sky People per sopravvivere; ci sono ragazzi spossati, spezzati dalle battaglie che hanno dovuto combattere, dei ragazzi cresciuti troppo in fretta che hanno visto gli orrori della guerra, che sono stati spinti al limite della sopportazione, che sono piegati dal peso di quello che hanno fatto, e neanche le giustificazioni che si danno li liberano dai conflitti interiori che li tormentano da mesi.
Le accuse che A.L.I.E. fa tramite Raven centrano perfettamente il bersaglio perché lei dice ad alta voce quello i Cento già pensano di se stessi, nella parte più profonda di sé, quella che cercano di ignorare per andare avanti: che sono degli assassini, che non hanno saputo proteggere le persone che amavano, che ne hanno causato la morte, che le loro mani sono sporche di sangue e sono colpevoli di tutto, senza giustificazioni.
I sensi di colpa peggiori sono quelli di Clarke e Bellamy, che non solo hanno compiuto una strage, ma hanno anche visto morire loro familiari sull’Arca per decisioni che loro hanno preso.  Sono soli, con la mente piena di dubbi su quello che hanno fatto, si sentono responsabili delle morti a cui hanno assistito, comprese quelle quelle dei loro genitori sull’Arca, e non riescono a liberarsi del peso che hanno. A.L.I.E. punta sulle loro debolezze maggiori: il senso di colpa che ha Clarke, vedendo morire tutti quelli che la circondano, senza riuscire mai a proteggerli, compreso il suo stesso padre sull’Arca, quello che ha Bellamy per aver causato la morte della madre, e, in aggiunta, il sentirsi in ombra rispetto a Clarke e il tormentarsi per non aver salvato Gina, per non essere stato devoto a lei quanto a Clarke (potrebbe anche essere un accenno a quello che prova Bellamy per Clarke? Lo scopriremo).

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A prescindere dal considerarli o meno come coppia, questi due si capiscono e si sostengono. Nonostante le incomprensioni passate, adesso si sono ritrovati, e riescono a trovare l’uno per l’altra le parole, i gesti giusti per confortarsi. Clarke ha sofferto per le accuse di Bellamy, per il suo tradimento, ma Bellamy risente anche della sua posizione verso Clarke, un po’ in ombra. Per me, sono entrambi allo stesso livello: l’uno completa l’altra, si compensano a meraviglia, si parlano anche senza parole e si confortano anche solo con un gesto o con uno sguardo. Si accompagneranno nel lungo processo che servirà ad entrambi per guarire, e sapranno capire e consolarsi a vicenda come nessun altro può fare. Clarke sa cosa dire a Bellamy, quando lui dubita di essere una brava persona, perché è lo stesso dubbio che ha avuto lei, la scorsa stagione, e la risposta di Abby l’ha aiutata a superare i suoi tormenti; adesso, lei quella risposta la offre a Bellamy, perché sa che ne ha bisogno, capisce che non voleva fare del male, ma stava cercando di salvare la sua gente, e lui, allo stesso modo, capisce che la stessa cosa l’ha sempre fatta lei.

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Clarke non deve soltanto rispondere delle sue azioni, ma sta ancora soffrendo per la morte di Lexa: il modo in cui si appiglia al chip che contiene la sua anima, la disperazione con cui non vuole che venga distrutto, sono tutte prove di quanto profondamente fosse legata a lei, di quanto ancora non riesca ad accettare di averla persa. Si sono insegnate molto a vicenda, hanno significato molto l’una per l’altra, e quel sentimento non si è ancora spento, per Clarke.
E’ ormai da tempo che, pur essendo la protagonista, ha fatto un passo indietro lasciando spazio agli altri personaggi, ma in questo episodio dimostra di essere scaltra: tiene in scacco A.L.I.E. con il chip, nonostante non abbia nessuna intenzione di consegnarglielo, per salvare Raven, e continua a coprire le spalle ai Cento, anche se questo significa mentire a Niylah. Anche al di fuori del campo di battaglia, Clarke ha sempre come priorità la salvezza della sua gente, in questo caso Bellamy.
Jasper, per conto suo, è il più spezzato di tutti. E’ straziante vederlo piangere, sfogare tutto il dolore per la perdita di Maya, la rabbia verso Clarke e i suoi amici. E’ ancora pieno di rancore, e, dei Cento, è quello che più si è lasciato andare, più si è allontanato da tutti, ed è anche quello che farà più fatica a perdonare Clarke; sempre che lo faccia. Con lui, A.L.I.E. è particolarmente crudele, perché è il più delicato di loro.

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Ha fatto qualche progresso, interessandosi alla salvezza di Raven: non ha perso completamente la sua umanità, e proprio lei potrebbe aiutarlo ad uscire fuori dal suo torpore e a liberarsi di tutto l’astio che lo sta consumando. Anche il fatto che mostri interesse verso Monty, ricorda il vecchio Jasper, quello che si preoccupava del suo migliore amico, che era pronto a sostenerlo nei momenti difficili, e mai, per Monty, c’è stato un momento più difficile di questo: uccide sua madre, per salvare Octavia.Quello che dice alla ragazza è profondamente vero: loro, tutti loro, non sono solo gli Sky People, sono i Cento. Sono un’entità a parte di Arkadia, hanno personalità forti, le loro azioni hanno influito sulla situazione degli Sky People e sugli accordi con i Grounder; insieme, hanno enormi potenzialità, e, prima di Pike e della guerra interna, erano uniti e intenzionati a proteggersi a vicenda. Prima di essere Sky People, loro sono quel gruppo di detenuti che si è trasformato, diventando un piccolo esercito pronto a fare sacrifici per la sopravvivenza, e Monty sceglie di salvare una della sua gente, perdendo sua madre. Come Bellamy e Clarke, anche lui cerca di trovare un modo per rendere quello che ha fatto meno pesante, per non sentirsi mordere la coscienza, per non guardarsi dentro e vedere un mostro: pensare che quella che ha ucciso non era più sua madre, che lei non sarebbe più tornata, che l’aveva persa comunque… ma, in questa serie, nessuno dei Cento sembra essere destinato a trovare un po’ di pace, perciò anche Monty segue il destino dei suoi amici, e viene investito dall’orribile verità: sua madre poteva ritornare normale, e quella che lui ha ucciso è la stessa donna che amava. Questa guerra continua, questa lotta per arrivare alla fine della giornata, lo ha portato non solo a perdere il suo migliore amico, a tradire i suoi amici, a sostenere un tiranno che ha massacrato Grounder innocenti, distruggendo l’alleanza, ma lo ha spinto anche a uccidere l’unico membro della sua famiglia rimasto. Ha perso tutto, nel giro di pochi mesi, e se per le faccende di Arkadia può trovare sollievo pensando che aveva agito a fin di bene, che non si era accorto di quanto Pike fosse dannoso, e per Mount Weather può dirsi che non aveva scelta, in questo caso ogni giustificazione crolla miseramente, e non può fare altro che confessare a se stesso che ha ucciso l’ultima parte della sua famiglia che gli era rimasta, e avrebbe potuto salvarla. E’ l’inizio di un percorso oscuro, per lui, e l’unica speranza che ha sono i Cento, di nuovo uniti, ma anche quella ormai è macchiata: dubito che non ripenserà a quello che ha dovuto fare per salvare Octavia, e che questo non influirà nel modo in cui vedrà i suoi amici, d’ora in poi.

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E, a proposito di Octavia, in questo episodio è la bocca della verità. Lei, come Kane, pone Bellamy di fronte a una rivelazione importante: non può dire di essere completamente dalla loro parte, non ancora, se prima non chiarisce, prima a se stesso e poi agli altri, perché ha fatto quello che ha fatto. E’ difficile che i Blake tornino ad essere quelli che erano una volta; Octavia ha ancora bisogno di tempo per elaborare la morte di Lincoln, e Bellamy deve superare quello che ha fatto. Il dialogo tra lei e Monty, specialmente in vista di quello che accade dopo, è molto significativo: Octavia da tempo non si sente una Sky People, ma dopo la morte di Lincoln sente di aver perso anche il suo collegamento con i Grounder, e si sente persa. Anche se non credo che questo sia completamente vero: Octavia sente di appartenere a loro non solo per Lincoln, ma per quello che i Grounder le hanno permesso di scoprire di se stessa, e questo non ha niente a che fare col rapporto con Lincoln, ma è legato alla sua crescita personale e alla consapevolezza delle sue potenzialità e qualità, che prima, con gli Sky People, non poteva avere, visto che era prigioniera. E’ stato solo quando ha ottenuto la libertà ed è stata messa di fronte a difficoltà sempre più importanti che ha capito chi fosse nel profondo, ha capito di esser indipendente e forte, e anche se Lincoln è stato il suo tramite, ha creduto in lei, l’ha sempre incoraggiata e sostenuta, quello che i Grounder le hanno mostrato di sé non svanisce con la morte di Lincon; anzi, considerando lo sguardo che ha quando lo vede morire, semmai lo rafforza.
In ogni caso, quello che le dice Monty è molto significativo: loro sono i Cento, sono arrivati sulla Terra prima degli abitanti dell’Arka, si sono adattati per primi e hanno intrapreso per primi relazioni con i Grounder. Nonostante tutto, hanno un forte senso di appartenenza, sono legati per sempre, e anche Octavia è una di loro, perché ha vissuto con loro ogni momento di difficoltà, ogni dubbio, ogni vittoria.

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E poi c’è Raven. Privata della sua volontà, Raven diventa un burattino nelle mani di A.L.I.E., ma i Cento non riescono a lasciarla andare. Vedere tutti i loro sforzi per salvarla riempe il cuore, perché sono di nuovo loro, i ragazzi della prima stagione che, anche se litigavano e avevano visioni opposte delle cose, riuscivano a stare insieme. Bello anche il momento con Octavia: lei resta per Raven, lotta fino in fondo per liberarla da A.L.I.E. ed è sollevata nel vederla stare bene. Questo non fa che confermare quello che dice Monty: Octavia e resterà sempre una dei Cento.
Dopo episodi di divisioni, guerre interne e tradimenti, i Cento sono i nuovo insieme: è una reunion dolorosa e tormentata, ma i ragazzi, finalmente, combattono dalla stessa parte, e questo dà nuova speranza ad Arkadia. Hanno un grande potenziale, insieme, hanno già vinto, in passato, e sono abbastanza agguerriti da poter vincere di nuovo, nonostante la situazione tutt’altro che rosea: finalmente, abbiamo di nuovo indietro i nostri amati ragazzi anche se ammaccati, e alla fine di quest’episodio, uno dei più strazianti e introspettivi della stagione, finalmente vediamo un grosso spiraglio di luce

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