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Recensioni The 100

The 100 | Recensione 3×10 – Fallen

Sappiamo da molto tempo, ormai, che gli autori di The 100 amano darci qualcosa che ci rende felici, per poi rifilarci qualche colpo di scena che finisce col lasciarci emotivamente a pezzi e la voglia di urlare allo schermo di smetterla di prendersela in modo così accanito coi nostri personaggi preferiti. E’ quello che hanno fatto in questo episodio, in cui riusciamo a gioire perché vediamo i Cento collaborare per un obiettivo comune, Murphy salvarsi grazie alla sua furbizia e Bellamy consegnare Pike ai Grounder, ma poi ci si spezza il cuore vedendo Raven arrendersi all’intelligenza artificiale, Arkadia finire nelle mani di Jaha, Abby diventare un’accolita della City of Light e Octavia rompere definitivamente col fratello dopo averlo riempito di pugni.
Raven, la ragazza con la volontà di ferro, che ha sempre combattuto e ha accumulato tanto dolore nei suoi diciotto anno di vita, si arrende definitivamente alla City Of Light. E’ forte, e lo è sempre stata, ma la tortura tremenda a cui la sottopone A.L.I.E. la piega, la spinge oltre il limite della sopportazione, col risultato che quella che vediamo non è la Raven che noi conosciamo, ma un guscio vuoto. La sequenza che racchiude tutti i suoi dolori passati è straziante e intensa, e tremendamente frustrante. Non è soltanto il fatto che la ragazza sia stata costretta ad essere sottoposta a un dolore indicibile a fare rabbia, ma anche che l’idea sia venuta da Jaha, che sia stato lui a consigliare ad A.L.I.E. il modo in cui piegare definitivamente Raven. Finora, Jaha era sembrato, per lo più, un burattino nelle mani dell’intelligenza artificiale: debole, sconfitto dal proprio dolore, disposto a svuotarsi di ogni ricordo, persino quello dell’amato figlio, pur di non dover lottare con una parte di sé con cui non riusciva a convivere, ma ora la sua posizione cambia, si trasforma. Non è più solo un seguace, ma ritrova il suo spirito da leader, che evidentemente era stato addormentato dal chip, e lo usa per assoggettare Raven al suo volere nel modo più crudele, meschino e codardo che potesse farsi venire in mente: sotterrandola sotto il peso enorme del suo dolore e usandola come un’arma, senza curarsi della sua salute né fisica, né mentale, senza rispettare quegli stessi tormenti, quelle stesse perdite che hanno portato lui stesso a cedere e ingoiare il chip.  Jaha suggerisce un’azione di portata immensa, e lo fa a spese di una ragazzina. Lui, che non sopportava la sofferenza, la infligge ad un altra persona per piegarla. Fino a qualche episodio fa, il suo dolore era come una malattia da cui si voleva liberare, che voleva eliminare dalla vita degli Sky People, convinto di far loro del bene; ora, è uno strumento che usa per scacciare chiunque lo ostacoli. E’ da tempo che Jaha ha smesso di essere un personaggio positivo, quel leader che, seppur con dei difetti, era pronto a sacrificarsi per la sua gente; ora è il contrario di quello che vorrebbe essere, e fa il contrario di quello che vorrebbe fare, e raggiunge l’apice dell’infamia quando, usando Raven come esca, convince Abby a ingoiare il chip, facendo leva sulla sua umanità.
E Raven, la nostra Raven, sempre padrona di se stessa, talmente forte che persino A.L.I.E. si rende conto che è difficile da piegare, è ridotta all’ombra di se stessa, usata per minacciare chi non vuole unirsi alla City of Light, tormentata, torturata fisicamente e psicologicamente… fa male vederla così, perché è completamente distrutta, adesso, e non l’abbiamo mai vista così, da quando è apparsa nella serie.

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Neanche Monty se la cava bene, tradito dalla madre. Larkin non è particolarmente espressivo, e non è abbastanza incisivo nel trasmettere il conflitto interiore del ragazzo di Monty, ma nonostante questo, si percepisce che la sua situazione è difficile: si ritrova nella fazione opposta rispetto a sua madre, l’unico membro della famiglia che gli è rimasto. Ci vuole un certo coraggio per fare quello che lui ha fatto: rinnegare la sua famiglia per sostenere gli amici che crede essere nel giusto, e lui e Bellamy dovranno portarsi sulla coscienza il peso di quello che hanno visto accadere sotto i loro occhi, senza fare niente, mentre erano agli ordini di Pike.
E, più di tutto, dovrà farlo Bellamy. Ho già scritto che la guerra civile ad Arkadia ha cambiato la vita di tutti, e i loro rapporti non saranno mai più gli stessi, anche se ora sono tutti dalla stessa parte. Per questo, anche se fa male vederli in queste condizioni, è comprensibile l’atteggiamento diffidente di Kane e degli altri: Bellamy si è convinto di essere stato dalla parte sbagliata, ma è difficile fidarsi di qualcuno, dopo averlo visto chiudere gli occhi davanti a tante situazioni sbagliate. Bellamy l’ha fatto per buoni motivi, convinto di fare del bene, convinto di vedere in Pike una persona che avrebbe evitato un nuovo Mount Weather, una nuova strage. In un clima di terrore, come quello che si era creato ad Arkadia, un atteggiamento assolutistico, diffidente verso chiunque provenga dall’esterno, deciso, come quello di Pike, ha avuto terreno fertile, e Bellamy, per quello che ha vissuto, si è illuso che potesse essere quella la strada più sicura da percorrere per proteggere Arkadia. Ora che sa che non è così, deve subire le conseguenze delle sue decisioni, e la più tremenda di tutte è aver perso la sorella.
C’è molto in quella scena in cui Octavia lo picchia: non solo la rabbia della ragazza che ha perso il suo grande amore per colpa delle decisioni del fratello, ma anche il dolore che prova per essere stata ferita da una persona in cui ha sempre avuto fiducia e che l’ha sempre protetta, e, oltre ai suoi sentimenti, ci sono in gioco anche quelli degli Sky People, che guardano Octavia picchiarlo e non intervengono. Nessuno di loro la ferma, e anche se sono chiaramente a disagio nel vedere Bellamy picchiato a sangue, sanno che una reazione del genere era inevitabile. Forse avvertono anche che Bellamy si è meritato la rabbia della sorella, come anche la loro. Anche dopo, Bellamy è in disparte, ed è chiaro che gli altri non si fidano ancora di lui. Si riscatta alla fine, consegnando Pike, e dimostrando una volta per tutte di essere di nuovo dalla loro parte, ma qualcosa, in lui, si è incrinato, e non riuscirà mai a dimenticare quello che ha fatto, e quello che ne è conseguito. E’ comprensibile che sia proprio Kane, quello a dire a voce alta che lui è il nemico, e a ribadire che la sua conversione non è ancora completa, e non lo sarà mai se non chiarisce con se stesso perché ha fatto quello che ha fatto: c’è differenza tra l’agire solo per proteggere Octavia, che è una singola persona, e l’agire per fare ciò che è giusto per la propria gente. Kane è una guida, per Bellamy, e tra loro c’è qualcosa di molto simile al rapporto padre-figlio: Kane ha provato più volte a fare capire a Bellamy come stessero le cose, cosa stesse realmente facendo Pike, ma Bellamy ha proseguito per la sua strada. Non è un caso che sia proprio lui a dire quelle parole a Bellamy, a fargli capire che ha ancora un lungo percorso davanti a sé, prima di ritrovarsi. E’ la persona più adatta per dirgli quello che gli ha detto.

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Si riprende un po’ dal suo torpore Jasper, che lascia andare la sua indifferenza e combatte insieme ai Cento contro Pike per liberare Raven. E’ parecchio forzata la scena in cui riesce (non si sa bene come), a liberarsi e a scappare, ma per un personaggio che è stato per gran parte della stagione a vomitare veleno sul migliore amico e sugli altri e a piangere la morte della sua ragazza morta, adesso sembra che stia riuscendo a reagire a quando gli accade intorno; e, soprattutto, ora gli importa degli altri e della loro incolumità. Anche se l’incontro con Clarke è parecchio fortuito, è un bene che finalmente anche lei si sia unita ai Cento: come Bellamy, anche lei dovrà fare i conti con le sue decisioni, specialmente con Octavia, per quanto riguarda la decisione di rimanere a Polis, ma riunire Clarke e Bellamy è un bene; funzionano male, divisi, ma insieme, sanno influenzarsi positivamente, si bilanciano, sanno tirare fuori l’uno il meglio dell’altra. Jasper non è ancora completamente guarito, e continua ad avere uscite caustiche, specialmente contro Clarke, ma sta facendo dei passi avanti. Come Bellamy e Clarke, anche lui è migliorato, ma è ancora ben lontano dall’aver raggiunto un completo equilibrio.
E arriviamo ad Ontari, la nuova Heda. E’ spietata, arrogante, ma meno sicura di sé rispetto a Lexa. Per quanto si sia lasciata molto influenzare da quello che provava per Clarke, e questo sia stato la sua fine, Lexa sapeva imporsi, sapeva gestire le conseguenze delle sue decisioni, senza mai far dimenticare ai Clan che era potente. Ontari non ha le capacità politiche di Lexa, è più disorientata, e anche se il suo tentativo di nascondere di non essere stata sottoposta al rituale ricorda alcuni degli atteggiamenti di Lexa, che, quando minacciata, era pronta a ricordare a tutti chi fosse e quanto fosse capace di opporsi a chi la ostacolava, non riesce, al momento, ad essere incisiva quanto lei. Urla, spaventa, dà ordini, si proclama capo della Coalizione, annuncia di non aver nulla da dimostrare, ma l’impressione che dà, specialmente a noi che sappiamo quale sia la vera Ontari, dietro l’apparenza, è di una persona che, invece, ha ancora tutto da dimostrare, e non è sicuro che abbia quanto serve per comandare. Il modo in cui riesce a tenere a bada i consiglieri è un po’ grossolano, e non reggerà a lungo, e Ontari mostra di dipendere da qualcuno più scaltro di lei, con più fantasia nel manipolare le apparenze e nel progettare piani politici; Murphy. E’ lui a consigliarle cosa fare, è lui a ideare il piano che la salva, ed è sempre lui, al momento, la sua unica arma di salvezza finché non tornerà Roan. Se la posizione di Lexa era fragile, quella di Ontari lo è ancora di più, anche perché il suo posto di Heda dipende dal successo di Roan, ma anche da quanto reggerà l’idea di Murphy. Anche il rapporto tra i due è piuttosto malsano: entrambi sono tutt’altro che equilibrati, e insieme sono una bomba pronta ad esplodere. Murphy sta, oltretutto, contribuendo a mettere in pericolo i Cento, ma aveva già mostrato il suo disinteresse per i suoi coetanei qualche episodio fa; ora sta continuando su quella linea, contando anche che sa perfettamente che fare quello che sta facendo gli garantisce la salvezza, ed è l’unica cosa che conta, per lui.

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Adesso che Kane sta marciando verso Polis, si decideranno definitivamente le sorti di Arkadia, e le probabilità non sono a favore degli Sky People; anzi, Kane è a rischio, a Polis, quanto lo era ad Arkadia, ed è, oltretutto, l’unico adulto rimasto a rappresentare una speranza per la sua gente.
La situazione precipita, per gli Sky People: Ontari non è loro amica, Kane si troverà faccia a faccia con un Comandante che è poco incline ad accettarlo come alleato, Raven è persa e Arkadia è caduta sotto l’influenza di Pike e A.L.I.E. I Cento avranno bisogno di essere più uniti che mai, se vorranno salvare se stessi e la loro gente.
Con questa seconda metà di stagione, The 100 ha ancora parecchia carne al fuoco, e può ancora ribaltare i giochi politici sulla Terra. Visti i colpi di scena della prima metà di stagione, dobbiamo essere preparati a tutto.

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WalkeRita

2 comments

Al
Al 11 Aprile 2016 at 20:51

Ciao e come sempre complimenti per la recensione, dato che Rothenberg ci da poche gioie almeno possiamo condividere le disgrazie 🙂
Io spero con tutto il cuore che Abby non abbia ceduto così facilmente a Jaha, o più che una speranza è stata una mia convinzione per tutto l’episodio; potrebbe anche aver ingannato tutti sull’aver ingerito il chip al momento ma prima o poi ALIE si accorgerà di non poter entrare nella sua mente e circondata solo da adepti dementi della City of Light la vedo grigia – come il fatto che Kane se ne vada a Polis, perchè dopo il bacio della scorsa settimana mi aspetto la catastrofe per questa coppia.
Raven mi ha distrutto, completamente, vederla in questo stato fa troppo male e la bassezza di Jaha quando dice ad ALIE di oltrepassare il fattore libero arbitrio e usare tutto il dolore che le aveva tolto contro di lei. Non ci sono più parole per Jaha, peggio di Pyke, peggio di qualsiasi Ontari – lo voglio vedere male.
Monty poca roba, forse come dici tu è un po’ colpa dell’attore – non so capisci di essere stato tradito ed usato da tua madre, con tanto di finta scenetta di addio strappalacrime, e te ne esce a malapena una smorfia… peccato perchè Monty ha avuto una bella storia, era con Clarke e Bellamy quando è stata tirata la leva a Mount Weather, si è sorbito la pippa di Jasper depresso per Maya, ha tradito i suoi amici per la madre ed è stato tradito a sua volta… carne al fuoco ce ne sarebbe!
Murphy fantastico, coerente nel suo cinismo e nella sua ironia. Murphy te si ama!
Non vedo l’ora che i Cento (che poi ormai sono rimasti tipo 7) si ritrovino e che vengano a galla tutti i conflitti irrisolti, così che possano andare avanti, fare fronte comune e spezzare le gambe a Jaha, e se avanza tempo anche risolvere la situazione a Polis 🙂

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Eilidh
Eilidh 17 Aprile 2016 at 13:43

Eh, purtroppo mi sa che Abby il chip l’ha ingerito… quindi sono guai seri. L’attore che interpreta Monty è parecchio legnoso, ma è un peccato perché, come dici, Monty ha una storia tormentata, questa stagione, e potrebbe essere reso meglio. Murphy io lo adoro: è un bastardo opportunista, ma è anche uno con i cosiddetti e le sue uscite sassy mi fanno morire. Ormai è il braccio destro di Ontari, e se non ci fosse lui, lei sarebbe già persa. I Cento se la comandano anche a Polis.

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