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THE 100, I LOVE YOU (quando la CW ti sorprende)

Una cosa è certa: se sto scrivendo questo pezzo è perché sto ancora cavalcando l’onda  di pura esaltazione che questa stagione di The 100 mi sta regalando. Eh no, non solo per quelle meravigliose immagini di Bob Morley incatenato e in mutande che si dimena sotto un getto d’acqua gelata, come suppongo starete pensando (dato che già in altri articoli avevo espresso vivacemente il mio sincero apprezzamento per il bell’australiano…by the way, non ringrazierò mai abbastanza gli sceneggiatori ed i registi per quella scena), ma anche e soprattutto per il fatto che questa serie, concepita teoricamente per un target “teen” e basata basa sull’omonimo romanzo scritto da Kass Morgan, stia dimostrando di essere molto ma molto di più. E tutto ciò mi fa venire il dubbio che nemmeno la CW avesse capito fino in fondo di cosa si trattava quando decise di produrla…

Scherzi a parte (più o meno), credo davvero che The 100 abbia poco in comune con la maggior parte delle altre serie che vanno in onda sullo stesso network e che rientrano nel genere drama-adventure-fantasy (come Arrow, The Vampire Diaries o The Originals).

Non fraintendetemi, non sto dicendo che queste ultime siano peggiori, ma semplicemente che il marchio CW in quel caso c’è e si vede. E se mi azzardo a dire questo è perché, dopo anni e anni passati a divorare decine di serie appartenenti ai generi più disparati e destinati ai target più vari (alcune più “pesanti”, altre più “leggerine”, se mi passate i termini), ho iniziato a percepire quella certa “ripetitività” che caratterizza la costruzione dei microcosmi CW e dei personaggi che li popolano. Il marchio di fabbrica di cui parlavo prima, appunto. Quello che sto cercando di dire è che ormai conosco lo “schema” ed è difficile che questi show riescano ancora a sorprendermi o a farmi fremere per l’impazienza nell’attesa dell’episodio a venire (ad esempio mi capita spesso di prevedere cosa faranno o diranno i personaggi).

Con The 100 questo non accade. Non c’è mai stato un episodio che mi abbia deluso, annoiato, fatto urlare “ma che vaccata!” o, peggio ancora, ridere di esso. Sarà che Rothenberg è uno sceneggiatore più che valido che sembra saper fare il suo dovere, sarà che gli attori non sono per nulla cani, sarà che la storia, pur essendo i protagonisti degli adolescenti, tratta di temi assolutamente “adulti”, sarà che il risultato è questa piccola perla probabilmente ancora troppo sottovalutata  e/o snobbata a priori forse proprio per il network a cui appartiene (ha rischiato la cancellazione per gli ascolti poco elevati).

In sostanza, il fatto che questo show sia riuscito a mixare in maniera eccellente (per lo meno finora) più di un genere senza arenarsi in un’etichetta ben precisa depone sicuramente a suo favore, almeno per quanto mi riguarda, e le ragioni (che ho elencato qui sotto) per cui esso rientra attualmente tra i miei preferiti sono molteplici.

Contesto ed ambientazione

Quando venni a conoscenza di questa nuova serie CW che stava per uscire avevo qualche riserva nei suoi confronti. Veniva – erroneamente, ora posso dirlo – presentato come una sorta di LOST con protagonisti degli adolescenti. Ed in quanto orfana del mio amatissimo LOST, da un lato non potevo ovviamente non storcere il naso di fronte a tale definizione, ma dall’altra ero sicuramente attratta dal contesto survival-post-apocalittico in cui era ambientato e che è uno dei miei preferiti. Lo stesso identico motivo, infatti, mi aveva inizialmente spinto a guardare, appunto, LOST, così come REVOLUTION (una fantastica idea di partenza mandata in vacca strada facendo) e THE WALKING DEAD (che sta attualmente andando in vacca, purtroppo…). Il fatto è che adoro questi telefilm corali in cui tot persone sono costrette ad imparare a convivere, allearsi e combattere in un mondo ostile in cui le regole devono essere necessariamente riscritte ed in cui l’uomo, spogliato di quelle distrazioni che la vita moderna costantemente gli mette sotto al naso, si trasforma in una creatura fatta di istinto e di bisogni primari e che inevitabilmente lo porta a comprendere e ad apprezzare gli aspetti realmente importanti dell’esistenza.

Da questo punto di vista, The 100 è reso ancora più interessante dal fatto che i protagonisti siano degli adolescenti, ovvero individui che già in partenza sono insofferenti alle regole e che agiscono spesso senza pensare alle conseguenze. E uno degli aspetti più interessanti e meglio rappresentati della stagione 1 è proprio l’evoluzione di questo micro-cosmo che dal caos e dall’anarchia più totale passa lentamente alla costruzione di una società organizzata in cui i ruoli (come in un branco di lupi) inevitabilmente vanno ad emergere e a definirsi, a dimostrazione del fatto che l’uomo (esattamente come altre specie animali) per sopravvivere necessita obbligatoriamente della guida e della collaborazione dei suoi simili allo scopo di raggiungere un obiettivo comune.

 

Non sono una signora

“Siaaamooo dooonneeee, oltre alle gambe c’è di piùùùù”

Ahahahahahahahahaha

Così cantavano Sabrinona Salerno e Jo Squillo nell’estate del 1990 (eh già, ahimé sono abbastanza antica da ricordarmene…) e come dargli torto? È vero, oltre alle gambe c’è molto di più ed i personaggi femminili che popolano le serie tv degli ultimi anni ne sono un esempio lampante. Chiariamo subito una cosa: gli estremismi, di qualsiasi genere, mi spaventano e, per mia natura, cerco sempre di trovare un equilibrio nelle cose  sforzandomi di osservare entrambi i lati della famosa medaglia. Quindi non mi sono mai proclamata né femminista né maschilista. Però ragazze, ammettiamolo, quando ci troviamo di fronte ad una donna cazzuta che maneggia pistole come fossero  caramelline o che brandisce una spada con la stessa facilità con cui passerebbe l’aspirapolvere, ci esaltiamo come non mai.

 

Le donne, fortunatamente, non sono più rappresentate come belle gnocche da salvare o come oggetto del desiderio del bel manzo di turno, ma sono sempre più protagoniste, allo stesso livello dei loro co-protagonisti maschili, se non un gradino ancora più in alto. E The 100 ne è la dimostrazione. È il primo telefilm che seguo in cui le donne dominano davvero su tutto, mentre gli uomini sono spesso relegati a ruoli secondari. Ogni leader è donna (Clarke, Lexa, Abby) così come i “secondi in comando” (Indra, Octavia, Raven, Anya). E anche a Mt. Weather le donne sono eroine (Maya) o villain (la Dottoressa Tsing).

Persino Bellamy, che nella prima stagione poteva essere considerato come il maschio Alfa della situazione (al pari di Clarke), nella seconda ha ridimensionato il suo ruolo diventando il braccio destro della ragazza. Una delle ragioni dietro a tutto questo risiede probabilmente nel fatto che The 100 sia ambientato in un futuro abbastanza lontano, per lo meno dal punto di vista ideologico, rispetto alla realtà ancora piuttosto retrograda – sotto molti aspetti – in cui si trova la nostra società.

 

Scelte coraggiose

Come ho anticipato nell’introduzione, una delle ragioni per cui amo questa serie è il suo discostarsi dal solito “schema CW” e il suo riuscire a sorprendermi ancora. Ad esempio non mi sarei mai aspettata la morte di Wells nei primissimi episodi, data la sua importanza a livello affettivo sia per quanto riguarda Clarke (la protagonista), sia per quanto concerne Jaha (altro personaggio comunque importante). Così come ho trovato estremamente coraggiosa la scelta di eliminare Finn, a dimostrazione del fatto che non servono necessariamente triangoli amorosi per rendere interessante una storia con protagonisti degli adolescenti. Certo, come molti ho trovato un po’ troppo frettoloso il modo in cui hanno reso il passaggio di Finn al lato oscuro della forza (forse l’unica pecca di sceneggiatura), ma la coerenza con cui hanno seguito il logico evolversi degli eventi (non poteva non pagare per le sue azioni), evitando di mettere in scena un’americanata con salvataggio in extremis del ragazzo e un “volemose bene” generale, è assolutamente da applausi. Tanto più che quella scena è risultata essere tra quelle emotivamente più forti e significative dell’intera serie, non tanto per la morte in sé di un personaggio principale, ma più che altro per il contributo che tale evento ha dato all’evoluzione della personalità di Clarke.

A tale proposito, proprio nell’ultimo episodio, vediamo Clarke uccidere a sangue freddo il cecchino dei montanari. Se confronto quella scena con quella in cui Thea Queen (Arrow) ha sotto tiro Slade (l’uomo che ha ucciso sua madre di fronte ai suoi occhi) ma si lascia convincere da Oliver a non premere il grilletto, amo The 100 ancora di più perché il comportamento di Clarke è sicuramente più realistico e  maggiormente da serie “adulta” (e non da CW) rispetto a quanto accaduto in Arrow. Come non è per niente da CW l’averci mostrato la brutalità dei ragazzi prigionieri a Mt. Weather  quando sferrano l’attacco alle guardie. Voglio dire, sembrava quasi di assistere a una scena di The Walking Dead, con Jasper che fa letteralmente a pezzi un uomo con l’accetta. La frustrazione e la rabbia di queste persone è tangibile e comprensibile se si considera quello che stavano subendo.  E ringrazio gli sceneggiatori per non aver voluto indorare la pillola. Insomma, in The 100 quando si muore, si muore per davvero e, spesso e volentieri, anche male.

Personaggi 

Un ulteriore aspetto che apprezzo e che trovo realizzato in maniera davvero capace è l’approfondimento psicologico dei personaggi, ben lontani dall’essere relegati dentro a caricature di sé stessi (con quei margini netti e ben definiti che tanto odio), ma al contrario, ricchi di quella gamma di grigi che li fanno muovere a volte verso il bianco e a volte verso il nero, rendendoli di fatto molto umani e simili a tutti noi. Prendete Murphy, ad esempio. Chi non lo avrebbe voluto morto all’inizio della serie?! Io assolutamente. Poi, però, hanno iniziato a farmi capire meglio le ragioni dietro alla sua stronzaggine e a farmi scoprire lentamente lati del suo carattere che mai avrei pensato di voler vedere (ad esempio il Murphy quasi in love del penultimo episodio) e sono riusciti a trasformarlo in uno dei miei personaggi preferiti.

 

O Jasper, che negli ultimi episodi ha tirato fuori due palle grosse come una casa assumendo il ruolo di leader a Mt. Weather. Ci avreste mai scommesso sopra 2 lire dopo il primo episodio? Io per niente. Per non parlare della caratterizzazione e dell’evoluzione di Clarke, Octavia e Bellamy.

Il fatto poi di riuscire a dosare in maniera del tutto equilibrata, in quasi ogni episodio, momenti action ed approfondimento psicologico (aspetto in cui spesso, ad esempio, TWD fallisce), è una qualità davvero rara ed inaspettata per uno show di questo tipo.

 

Messaggi importanti

Ho ribadito più volte che The 100 è piuttosto “adulto” rispetto ad altre serie CW per le tematiche che vengono affrontate. The 100 è molto “politicante” sotto tanti punti di vista. Basti pensare a tutta la parte ambientata sull’Arca nella prima stagione, con i giochi di potere tra i membri del consiglio e dedicata a quelle scelte difficilissime che Jaha si era trovato costretto a dover prendere (sacrificare alcuni per far vivere altri) e che Marcus e Abby tornano ad affrontare attraverso quel dialogo meraviglioso nell’ultimo episodio (“Clarke sta facendo quello che ha imparato da noi” – “Ci meritiamo davvero di vivere?“). Anche tutta la parte riguardante Mt. Weather, con la fazione rivoluzionaria degli uomini della montagna – capitanata da Maya e suo padre – contro la “dittatura” di Wallace Jr rimanda inevitabilmente al Nazismo (uomini come cavie da laboratorio per il miglioramento della “razza”).

Discorso che fa da contraltare al messaggio implicito dell’uguaglianza tra i popoli, rappresentato attraverso la storia d’amore “interrazziale” (alla Romeo e Giulietta) tra Octavia e Lincoln e all’alleanza tra The Sky People e The Grounders di fronte al nemico comune (“Tu sei la mia gente”, dice Clarke a Lincoln poco prima di uccidere il montanaro). Per finire abbiamo il viaggio di Jaha e Murphy verso una città chiamata The city of Light che già di per sé implica la ricerca della felicità (la luce appunto), attraverso la speranza e, per alcuni, la fede.

 

Il Fattore Ship c’è ma non si vede

E veniamo a quello che molti considerano come un tasto dolente ma che, personalmente, ritengo come ho già detto poco sopra una scelta assolutamente coraggiosa. Certo, Rothenberg non è del tutto scemo ed ovviamente sa che ogni tanto deve gettare un ossicino al popolo degli shippatori incalliti (nonostante continui a sostenere il contrario), e qualche storia d’amore ce l’ha regalata, però finora ha effettivamente dimostrato di non dover per forza ricorrere a tali mezzi per mantenere alta l’attenzione.

È vero, tutti (o quasi) stiamo agognando la venuta del Bellarke al pari dell’arrivo definitivo della pace nel mondo, ma è anche vero che questi due personaggi sono stati costruiti e scritti talmente bene che anche presi come entità separate hanno tantissimo da dire. In sostanza, io amo Clarke per la donna che è e che sta diventando e non perché è la metà della mela “Bellarke”. Allo stesso modo amo Bellamy per il suo coraggio e la sua dolcezza. Diciamo che ora come ora, questi due personaggi “non hanno tempo per l’amore” e la cosa mi sta bene perché riesco a godermeli appieno anche così. È naturale che prima o poi cederanno di nuovo ai sentimenti (per Clarke ci vorrà forse un po’ più di tempo) perché comunque l’amore fa parte della vita e di quegli istinti primari di cui parlavo all’inizio, ma se ci arrivano lentamente a me sta più che bene dato che gli slow-burn love sono i miei preferiti.

 

Bob Morley

Ebbene sì, questa è l’ultima ragione in elenco. Non è necessario argomentarla, vero?!

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LuigiT

4 comments

ninetta 21 Febbraio 2015 at 18:16

Ti ringrazio per questo articolo perchè hai messo per iscritto tutti i miei pensieri e hai reso merito ad uno show troppo sottovalutato e troppo poco pubblicizzato.
Credo seriamente che sia uno dei migliori in circolazione e per quanto ami il Bellarke sono felice che, almeno per il momento, non sfoci in qualcosa di romantico..
Il bello di una relazione è proprio il viaggio..poi sono personaggi talmente ben costruiti e con forti personalità che già vederli collaborare per il bene comune è sufficiente a far percepire l’ affinità e la grande chimica..
Concludo dicendo che si, Bob Morley è assolutamente un ottimo motivo per iniziare lo show, mai visto un attore che riesca a passare dall’essere uno spietato assassino ad un tenero cucciolo nel giro di pochi secondi..

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Skoll
Skoll 22 Febbraio 2015 at 20:15

Grazie a voi che leggete e apprezzate 😉

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xwx 23 Febbraio 2015 at 11:33

Pensate anche a noi maschietti ogni tanto… lei non è un altro ottimo motivo per guardare The 100? 😀
https://deecrowseer.files.wordpress.com/2014/09/the100-s1-et01.jpg

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Skoll
Skoll 23 Febbraio 2015 at 21:16

Assolutamente! 😉

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