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Recensioni The 100

The 100 5×02 – Long Live The Red Queen

Red Queen” è stato un altro colpo ben assestato, tanto che sono arrivata alla fine dell’episodio senza nemmeno accorgermi che fossero passati i canonici 40 minuti e scagliandomi contro lo schermo del pc per quel cliffhanger finale (che a giudicare dal promo della 5×03 resterà così in sospeso ancora per una settimana).

Il finale della scorsa stagione ha portato a molte scelte estreme, dettate dall’esigenza di sopravvivere e dall’impellenza di non avere tempo per ponderare queste decisioni, tanto per chi è rimasto nel bunker quanto per chi ha lasciato la Terra, così come per Clarke, per cui tutti i nostri protagonisti, sebbene in contesti diversi, sono stati costretti ad affrontare delle enormi difficoltà.

Se il problema di Clarke era la solitudine, quello di Octavia e degli altri è invece la convivenza. Creare una Wonkru è stata una scelta per Octavia ma un’imposizione per gli altri, innanzitutto per gli Skaikru che si sono sentiti defraudati del loro diritto di occupare in solitudine (e sicurezza) il bunker, e in secondo luogo per le altre tribù Grounders che ovviamente faticano a sottostare alle leggi altrui e a rimettersi al dialogo invece che alla violenza. Si aggiunge il fatto che Octavia non è una leader e dalla sua parte ha solo una buona dose di principi e una testardaggine non da poco, mentre di contro ha tantissime voci diverse che cercano di dirle quale linea di “governo” dovrebbe seguire. Motivo per cui le interazioni con Jaha e Gaia/Indra sono state fondamentali per la sua trasformazione, o meglio metamorfosi, in Red Queen.

È strano pensare che ci siano volute ben cinque stagioni per arrivare a un vero confronto tra Octavia e Jaha, tra la bambina nella botola e il Cancelliere che ha fatto uccidere sua madre e condannato lei per il solo fatto di essere nata, tra il politico stratega e la guerriera spietata – beh, direi però che è valsa la pena aspettare! Grazie alle parole di Jaha, O capisce cosa voglia dire essere leader e quanto questo non sia diverso dal combattere una guerra, perché in entrambi i casi si individua un nemico da sconfiggere e si fa di tutto pur di vincere questa battaglia. Solo alla fine i due arrivano a un punto d’incontro e Octavia sembra abbracciare la sua doppia appartenenza – agli Sky People che e ai Grounders – con quel doppio addio “His fight is over” e “May we meet again”.

D’altra parte anche il confronto con Indra e Gaia è servito a farla maturare. Per quanto non abbia particolarmente apprezzato l’atteggiamento generale di Gaia, che mi ha dato l’impressione di voler semplicemente trovare una nuova fede cieca in cui tuffarsi, ho trovato il suo ragionamento corretto: la nascita della Wonkru non può basarsi (come invece avrebbe voluto Indra) sull’ideologia del Commander che per scelta “divina” deve unificare i clan, ma ha bisogno di nuovi principi. Octavia non può adeguarsi ai vecchi simboli degli Heda perché non gli appartengono e perché addosso a lei mancano di credibilità; la nuova regina ha bisogno di una rivoluzione, di instaurare un nuovo regime che annulli davvero le differenze tra le tribù e la ponga al di sopra di queste.

Così Octavia sceglie una nuova forma in cui immedesimarsi e nuove leggi, le stesse di quel Conclave che l’ha eletta leader e grazie al quale ha provato a tutti la sua forza. La violenza diventa lo strumento con cui farsi rispettare e il rosso del sangue dei nemici la sua nuova maschera. Per arrivare a questo deve ovviamente rinunciare (di nuovo) a parte della sua umanità: l’Octavia dell’inizio dell’episodio, che rifiuta di infliggere una punizione per un semplice furto e cerca conforto negli amici, si perde alla fine in quelle ultime lacrime versate sul libro, per trasformarsi completamente in una regina di sangue dopo i sei anni trascorsi nel bunker. Il punto della questione ora sta nel vedere cosa succederà una volta usciti, se il leader avrà preso il sopravvento sulla persona o se si dovrà affrontare una nuova metamorfosi.

Come Clarke nella scorsa puntata, Octavia è stata la grande protagonista di questa serie, ma non ha oscurato altri due fatti fondamentali.

Il chiarimento tra Abby e Kane era doveroso ed era uno dei punti di domanda su cui si era chiusa la scorsa stagione. Sin dall’inizio mi ero schierata dalla parte di Kane perché, in una pura ottica di sopravvivenza, la presenza di Abby nel bunker in quanto medico era fondamentale, per cui sono più che felice che alla fine le cose tra loro si siano appianate e che Abby abbia compreso le ragioni di Marcus. Rimane comunque un colpo al cuore vedere che Abby aveva sentito Clarke e aveva capito che si trattava di sua figlia, ma ancora una volta il lucido ragionamento di Kane era l’unica soluzione possibile.

Ultimo ma non ultimo, la morte di Jaha. Come confermato da Rothenberg in un’intervista rilasciata dopo la trasmissione della puntata, la presenza di Jaha era già incerta da tempo, dal momento che Isaiah Washington non era stato riconfermato come regular per la quinta stagione, per cui la sua fine non è stata esattamente un fulmine a ciel sereno, ma un personaggio come questo meritava una degna fine. Ho amato tantissimo il Jaha della prima stagione, sempre meno la sua evoluzione negli anni successivi, ma è innegabile che abbia sempre avuto un ruolo chiave nella serie (con la scoperta della City of Light prima e del bunker poi). Io, che fino a poche settimane fa invocavo a gran voce la sua dipartita, mi sono ritrovata a piagnucolare come una bimba quando il momento è effettivamente arrivato. È stata una bella fine, una fine da eroe, una giusta chiusura sia come leader sia come uomo, con l’ultimo atto di bontà nei confronti del suo “nuovo figlio” e il ricordo di Wes. Se doveva andarsene, questo era certamente il modo migliore.


Siamo arrivati in chiusura, ma, invece della classica Top3, vorrei proporvi tre semplici considerazioni random:

  • Forse Bellamy non pensava sarebbe andata a finire così mentre leggeva classici della storia dell’Antica Roma alla sorella… more like:

Mi chiamo Octavia Skairipa Blake, vincitrice del Conclave per il clan Skaikru, regina del Wonkru. Figlia di una madre uccisa, sorella di un fratello disperso nello spazio, amante di un guerriero condannato… e avrò la mia vendetta, in questa vita o nell’altra.

  • Jackson e Miller sono incredibilmente teneri, anche se continuo a chiedermi perché, dopo l’episodio della cimice, nessuno si sia degnato di dare una chiusura alla storia di Nathan con Bryan, lasciandoci nel dubbio e nella totale ignoranza sulla sua sorte.

  • Dopo più di un anno dal termine per la quarantena, nel bunker stanno ancora allegramente giocando a “Il Gladiatore” – avranno trovato una soluzione per uscire o anche in questo caso Eligius sarà l’unica soluzione? E poi mi chiedo anche, ma quella bella testolina di Clarke, dopo essersi sistemata nell’Eden con Madi, non ha mai pensato che, tanto quanto lei non era riuscita a spostare tutte quelle macerie dall’esterno, magari anche per gli abitanti del bunker la difficoltà era la stessa? Va bene aspettare news dallo spazio, ma una controllatina a Polis ogni tanto l’avrei fatta…

E con queste ultime perle di saggezza vi lascio con il promo della 5×03 e vi do appuntamento alla prossima settimana.

Aspetto i vostri commenti e le vostre opinioni e vi ricordo di passare dalle nostre pagine amiche per non perdervi nessun aggiornamento sul cast e su questa quinta stagione.

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2 comments

Claw
Claw 9 Maggio 2018 at 12:49

Questa nuova stagione di The 100 è partita con il BOTTO per me e concordo sul fatto che alla fine di questo episodio mi son sorpresa del fatto che i 40 minuti fossero passati così velocemente. Octavia è tra i miei personaggi preferiti da molto tempo ormai e son stata veramente felice di vedere questo focus su di lei e quello che è successo nel bunker. Ora noi abbiamo visto solo come si è arrivati alla situazione presente, non cosa tutto sia successo in questi anni per cui aspetto ancora qualche episodio prima di vedere quali effetti ha avuto questa vita per Octavia, per Kane, Indra e tutti in quel bunker ma quanto meno vi è una leadership sicura là sotto.

Jaha personalmente mi è piaciuto brevemente nella s1 e poi, almeno per me, è stato un costante ODIO. Per cui mi son sorpresa nel ritrovarmi come te a commuovermi di fronte alla sua morte e apprezzare ogni scelta fatta in questo episodio. Non ho fatto in tempo a dire “Ehi ma guarda che bello sviluppo” che subito è stato ucciso, ma ha quanto meno avuto una morte onorevole, e questa cosa lo apprezzata tanto.

I Kabby fanno soffrire da una vita, è una costante, ma anche qua ho tanto apprezzato il loro chiarimento e come hanno affrontato questa loro divergenza, chissà se ora le cose son state appianate o nel presente ci ritroveremo a rivederli distanti.

Concludo dicendo che come te mi so chiesta anche io perché Clarke non si sia più preoccupata degli altri nel bunker ma abbia invece vissuto in relax con Madi, sembrerebbe molto OOC per lei. Ma questo alla fine è un piccolo dettaglio e vista la qualità che ci stanno dando io davvero non mi posso proprio lamentare. Complimenti per la recensione!

Reply
Al
Al 9 Maggio 2018 at 15:34

Grazie!
Stagione partita col botto e con tantissime cose da metabolizzare, per cui oltre a finire l’episodio senza accorgermi del tempo passato, mi ritrovo anche sempre con nuovi dubbi; devo ricordarmi che abbiamo ancora un’intera stagione davanti e che le risposte piano piano arriveranno!
Anche io mi inserisco tra gli Octavia lovers, senza dubbio, ma del resto come si fa a non amarla?? Mentre sono sempre stata molto fredda su Jaha e mi sono stupita nel reagire con emozione davanti al suo addio (cosa che ad esempio con Jasper non mi era successa perché l’avevo vista come una liberazione).
Marcus Kane mi fa patire le pene dell’inferno. Dopo la prima stagione è stato un solo grande amore e ovviamente, conoscendo la mia sfiga e il sadismo di Rothenberg, ho temuto che morisse ogni volta. Fino ad ora si è salvato e il fatto che ci sia stata un’altra grande morte mi fa ben sperare, ma d’altra parte una vera gioia non può durare a lungo e i Kabby sono troppo belli per essere felici… vedremo…
Grazie del commento 🙂

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