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Telefilm Addicted consiglia… Hindsight

Bentornati a un nuovo appuntamento con la rubrica che ci tiene a non lasciarvi per neanche un secondo della vostra afosa estate a corto di serie da seguire.
Il consiglio di oggi è una serie principalmente di stampo drama dalla vena sentimentale, probabilmente non al top dell’originalità per quanto riguarda la trama ma abbastanza leggera, perfetta per riempire qualche pomeriggio sonnacchioso. Consigliata in particolare ai nostalgici degli anni ’90 perché è davvero una full immersion in quel decennio che ha cresciuto una buona fetta di noi.

 

Hindsight è uno show prodotto da VH1 e trasmesso all’inizio dello scorso anno, interrotto purtroppo al termine della prima stagione su un finale non autoconclusivo, in una mossa inaspettata del network che, dopo aver dichiarato che in fondo gli ascolti buoni della prima incoraggiassero la produzione di almeno una seconda stagione, ha fatto dietro front pochi mesi dopo. Ci togliamo quindi subito il dente dolente: se non amate dedicarvi a serie dai finali aperti è forse il caso di fermarsi qui, ma se vorrete comunque dare una chance a questo prodotto perché l’estate è la stagione dei recuperoni e tra le mille serie impegnate e ricercate che avete in lista avete un disperato bisogno di aggiungere qualcosa di più fresco, vi dirò qualcosa di più sul perché a me questa serie tutto sommato è piaciuta davvero molto.

Innanzitutto, come già detto, non parliamo di nulla di rivoluzionario: il punto iniziale della storia è una ragazza indecisa e insicura che, alla vigilia delle sue seconde nozze, continua a nutrire dubbi sul futuro e, principalmente, sui suoi trascorsi, uniti a un desiderio di poter in qualche modo correggere alcune delle scelte passate che, “col senno di poi”, considera sbagliate. In qualche modo non meglio precisato, Becca Brady (Laura Ramsey) finisce realmente indietro nel tempo, catapultata dal 2015 alla mattina del suo primo fallimentare matrimonio nel 1995. In pieno stile rom-com, l’unica persona messa al corrente di questo fatto inspiegabile è la sua migliore amica Lolly (interpretata da Amanda Crew), della cui presenza Becca sembra fin troppo entusiasta, portandoci a scoprire col tempo che, per qualche ragione, nel futuro che abbiamo visto a inizio pilot le due non si frequentano più da tempo.
Scopriamo man mano alcuni dettagli degli anni successivi, e con la sua consapevolezza a posteriori Becca proverà a modificare alcuni di quelli che inquadra come i momenti che hanno in qualche misura segnato il suo passato e quello delle persone intorno a lei, a volte riuscendoci e altre creando situazioni ancora più complesse, altre ancora finendo per ripetere gli stessi errori pur sapendone l’esito… da questo punto di vista devo confessare che non posso definire la protagonista un grande esempio, anzi forse sono state più le volte in cui i suoi ragionamenti/le sue azioni apparentemente in contraddizione con i suoi propositi mi avrebbero fatto venire voglia di prenderla a schiaffi, ma d’altronde non è la prima volta che mi interesso a una storia nonostante una protagonista imperfetta e, anzi, proprio per questo più realistica.
Capisco che la sola descrizione della trama fatta in questi termini possa non dire nulla di che a chi legge, è stato così anche per me, ma per qualche ragione ho deciso di guardare il pilot e una certa curiosità mi ha spinta a vedere anche il secondo episodio, e poi il terzo, e nonostante la già nominata partenza da premesse che qualcuno definirebbe banali, mi è piaciuto come in alcuni punti la trama si è spostata su binari per me inaspettati. Devo dire poi che forse il punto di forza di questa serie sono perlopiù proprio i personaggi che, nel bene e nel male, sono ben tratteggiati e sono quelli che permettono di appassionarsi agli sviluppi della trama.

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Ultimo ma non ultimo, il contesto degli anni ’90, che come anticipato per la mia parte nostalgica è stato un plus non indifferente, soprattutto considerato come la ricostruzione di quel periodo è fatta in maniera davvero minuziosa e a tratti fa sorridere e riflettere vedere come il mondo sia cambiato così tanto in neanche due decenni: gli abiti, i richiami alla cultura pop di quegli anni grazie a spaccati di vita quotidiana, i tormentoni come il processo a O.J. Simpson, la presenza di oggetti e servizi di uso comune allora come la pesante assenza di altri che lo sono adesso (smartphone chi?). Al termine di ogni episodio, poi, appare anche un piccolo specchietto con i titoli delle canzoni ascoltate… cioè, wow!

Quindi per chi ha voglia di questo tuffo negli anni ’90 ed è disposto a sospendere l’incredulità di fronte a un deus-ex-machina gigantesco come il misterioso incidente in ascensore che, soddisfacendo il desiderio recondito di Becca di rifare tutto daccapo, la catapulta indietro di circa vent’anni senza alcun indizio su come questo plot device che dà il via alla storia possa essersi verificato (e d’altronde nessuno vuole davvero spiegazioni pesudo-scientifiche in un prodotto come questo, per quanto ne sappiamo potrebbe anche essere “magia” nello stile di quelle commedie in cui due personaggi caratterialmente opposti e in conflitto tra loro finiscono con lo scambiarsi inconsapevolmente i corpi e vivere ognuno la vita dell’altro) è assolutamente da provare: una visione rilassata e senza troppo impegno, ma che magari alla fine vi lascerà, come anche a me, un po’ di malinconia per la consapevolezza che non potremo vederne il seguito.

Qualcuno che l’ha già seguito? Se sì, che ne pensate? Attendo pareri, alla prossima!

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