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Recensioni Supernatural

Supernatural | Recensione 11×19 – The Chitters

Solitamente, grazie al riassunto delle puntate precedenti riusciamo ad inquadrare gli argomenti che verranno toccati dall’episodio in questione e, sebbene poi dall’intro si fosse capito subito che si sarebbe trattato dell’ennesimo monster of the week, speravo che almeno ci fosse un certo collegamento tra Amara/Castiel/Lucifero e il mostro in questione, in una specie di innesto della trama verticale su quella orizzontale – artificio che, soprattutto in questa stagione, è stato spesso usato per episodi “apparentemente fini a se stessi”. E invece nulla: ad un soffio dalla fine della stagione, ci viene propinato il tema dei legami famigliari e, paranoica come sono, non sono riuscita ad accettare la cosa.

Il punto è che se, a così pochi passi dalla fine (almeno spero) di questa estenuante guerra contro Amara, con tanti di quegli argomenti da poter trattare è stato scelto proprio quello della famiglia, c’è da preoccuparsi. Non voglio mettere le mani avanti, ma nemmeno arrivare impreparata e farmi cogliere di sorpresa da un finale strappalacrime che potrebbe lasciare dell’amaro in bocca; ho subito pensato che il richiamo alla vendetta, al senso di soddisfazione personale per aver svolto un lavoro che sì, avrebbe aiutato il prossimo, ma in primis era per la propria famiglia, così come è stato in principio per Sam e Dean, o ancor prima per John, non fosse casuale.

La scelta del mostro della settimana è stata interamente dettata dalla necessità di dare a Jesse la possibilità, come un uomo adulto, di poter adempiere alla sua vendetta, sterminando la creatura che ventisette anni prima aveva ucciso il fratello, insieme a tante altre persone.
Le analogie con la famiglia Winchester di certo non riguardano l’essere sovrannaturale in sè o gli anni trascorsi ad inseguire Azazel, in principio, e tutti quelli che sono venuti dopo di lui, in una sorta di circolo vizioso che va a costituire proprio la differenza tra la situazione vissuta da Jesse e quella da Sam e Dean.

A prescindere dai dettagli, però, il fulcro di questo episodio è stato il legame famigliare: che sia quello tra due fratelli, che hanno iniziato a cacciare per perseguire una missione con il loro padre e si siano ritrovati poi coinvolti nel loop della caccia, o che sia quello tra due fidanzati, che si sono trovati e il supporto dell’uno ha aiutato l’altro ad andare avanti, la famiglia viene prima di tutto.

Jesse e Cesar sono la dimostrazione che si può avere una vita al di là della caccia, la si può sognare, desiderare e fare in modo che accada. Il mondo è pieno di cacciatori e loro hanno scelto di farsi da parte, al punto che Dean non se l’è sentita di coinvolgerli nella lotta contro Amara.
Sia Dean che Sam, nel corso della loro vita, hanno più volte provato a vivere normalmente, fingendo che non ci siano ovunque creature pronte a fare del male, ma per loro nemmeno dopo aver ucciso Azazel e aver dato pace all’anima di John è stato possibile andare oltre.
Il modo in cui è stato affrontato il tema della famiglia, mostrandoci le differenze tra una coppia di cacciatori qualunque e quella formata dai fratelli Winchester, mi preoccupa perché Sam e Dean si sono sempre sentiti in dovere di andare avanti con la caccia, a prescindere da ciò che li attendeva: si portano dietro un peso che, ormai, va ben oltre la vendetta, perché tutto ciò che è successo, in un modo o in un altro, non solo ha avuto un certo riscontro su di loro, ma il più delle volte è successo proprio a causa loro. Le divergenze, dunque, sono imponenti. Al di là della vendetta che in principio li ha spinti a diventare cacciatori, al di là del family business e dell’hunting things, Sam e Dean sono costretti a portare avanti le loro missioni perché se il mondo si trova in pericolo è anche, soprattutto, colpa loro. Non potranno mai permettersi di appendere la Colt al chiodo, sposarsi, avere dei figli e una casa in periferia che dà su un verde giardino. Continueranno a cacciare fino alla fine dei loro giorni e non saranno pronti a coinvolgere altri cacciatori per farsi aiutare, né di certo a darsi per vinti l’un l’altro, ma considerando che una volta morti – come Billy ‘the reaper’ ha più volte ribadito – non potranno più tornare in vita, credo che con questo episodio sia avvenuta la consapevolezza, in entrambi, che riusciranno ad allontanarsi da questo mondo solo quando sarà tutto finito. Considerando che ci saranno sempre demoni e svariate creature in agguato, temo che per ‘fine’ si intenda la loro.

Per ovvie ragioni, sicuramente verrà trovato un espediente per far sì che entrambi restino in vita fin quando non avranno, quantomeno, risolto la questione di Amara e di Lucifero, quindi forse forse la tragedia strappalacrime non ci sarà alla fine di questa stagione, ma inizio seriamente a credere che la loro storia non si concluderà con il lieto fine. Spero, almeno, che tutto ciò che è stato fatto e verrà fatto da loro possa avere un riscontro positivo, ma questo episodio mi ha davvero angosciato e fatto temere il peggio.

Mi auguro che le mie paranoie restino tali e mai come in questa occasione spero di sbagliarmi.
Ad ogni modo, non possiamo far altro che attenerci ad esprimere sensazioni e congetture sulla base di quello che ci viene mostrato e aspettare di saperne di più.

Come di consueto, vi lascio con il promo del prossimo episodio, dal titolo “Don’t call me Shurley”, e con il consiglio di seguire queste splendide pagine su Facebook: Jensen Ackles Italia – Supernatural Italia – NOI: supernaturaldipendenti – Supernatural fan club – I will always love Supernatural

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