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Recensioni Supernatural

Supernatural | Recensione 10×16 – Paint It Black

Nel pensiero parecchio condiviso, che riguarda il fatto che Supernatural non sia più quello di una volta e che, almeno alla maggior parte, annoia dopo dieci anni dover vedere il ‘monster of the week’, mi ritrovo a dover ammettere quanto stia diventando sempre più difficile, di puntata in puntata, riuscire a scrivere recensioni che siano quantomeno attinenti, obiettive e interessanti rispetto al contesto dello show in cui ci troviamo. Non per noia, anche se questo episodio, per quanto mi riguarda, è stato il più noioso dell’intera stagione, ma perché per quanto preferirei veder avanzare la storyline, non avendo ancora capito bene nemmeno quale essa sia di preciso, non aspiro a granché; piuttosto, invece, il mio problema è che mi sento come su un’altalena: un episodio mi piace tanto, a prescindere da cosa tratti, e in quello dopo avrei voglia di dormire. In questo episodio, si è presentato il secondo caso.
Pur cercando di essere il più obiettiva possibile, non ho mai denigrato Supernatural, gli autori, le trame e quant’altro più del necessario, probabilmente perché tengo troppo allo show per essere così imparziale come vorrei, ma con questo episodio ho raggiunto il limite della disperazione – almeno tanto quanto Dean, quando dovette abbandonare Jo al suo ‘destino’, ai tempi d’oro…
mhm
Quante volte, nel corso degli anni, abbiamo sentito Dean fare battute maliziose, anche in situazioni per niente opportune, e riso come non mai? Ebbene… Non è stato questo il caso.
Non che sia questo il problema maggiore al momento, ma resta che ciò che avevo visto di positivo ed elettrizzante nello scorso episodio, riguardo un miglioramento nel processo psicologico di Sam e Dean, è sparito con la battuta di Dean sulla suora. Non perché fosse suora, ma perché mi è sembrata troppo, troppo finta e gettata nel mezzo tanto per.
Io in primis ho cercato di giustificare il maggiore dei fratelli Winchester per il suo menefreghismo nei confronti dell’intera situazione, ma gli autori stanno facendo perdere senso al mantra ‘saving people, hunting things’.
Se proprio ci si deve sorbire l’ennesimo ‘monster of the week’ che sia intrigante o interessante, come è stato, almeno per me, quello della scorsa settimana. Che rappresenta il solito fantasma? Oltretutto, con una storia banale e pure noiosa. Senza contare che il caso è stato risolto in cinque minuti da Sam e per i restante quaranta minuti non ho ancora capito cos’ho visto…
2 1
Del Marchio, ormai, ne parla solo Sam per spingere Dean a credere che ci sia una possibilità di toglierlo di mezzo, ma lui si ostina a fare il duro. Com’è possibile che Dean nemmeno ne senta più gli effetti? È come se non lo avesse. Ci credo che non gli importa al momento di preoccuparsene! Si sta allegramente adagiando sugli allori, praticamente in attesa della catastrofe che, arrivati a questo punto, SPERO arrivi al più presto a dare una scossa allo show.
Se fino allo scorso episodio ho pensato che la sua non fosse rassegnazione, bensì una più facile realizzazione del fatto che non può fare altro che impararci a conviverci, con la scena finale in cui Sam, per l’ennesima volta, gli chiede di avere speranza, all’espressione di risposta di Dean ho immaginato una nuvoletta sulla sua testa con su scritto: “Che palle.”, come se il solo pensarci gli dia noia, più che agitazione. Come se non avesse massacrato più di mezza dozzina di persone, escludendo tutti i demoni precedenti, sotto il controllo del Marchio e non avesse patito sulla sua stessa pelle quanto sia doloroso cercare di resistervi.
Stanno gestendo molto male e in maniera troppo incoerente il suo stato emotivo. In tutto l’episodio, l’unica scena che merita di essere presa in considerazione è quella inerente la seconda parte della confessione di Dean al prete, dove si nota l’accenno della sofferenza di Dean e la sua paura di morire, anche se è morto e risorto più volte di Goku di Dragon Ball, e anche questo inizia ad essere ridondante, ai limiti dell’estenuante.
1b 2b
3b
Non si va avanti, seriamente, con la trama orizzontale da troppi episodi e non si può più nemmeno dire che si stia fermi perché, seppur in maniera parecchio altalenante, si sta regredendo e ne è la piena dimostrazione il personaggio di Crowley.
Assodato che sia cambiato per sempre dopo quel tentativo di Sam di renderlo umano e che, a seguito del tempo passato con demon-Dean, si sia addolcito ancora di più, pensavo che l’arrivo di Rowena avrebbe smosso qualcosa in lui, in un certo senso, invece… Nulla. È apatico, del tutto inutile – anche se Castiel in questa stagione vince il premio dell’inutilità e nessuno glielo può togliere – e, oltretutto, pure senza più un briciolo di spina dorsale. Si è fatto manipolare da Dean e ci sta, perché più volte in passato i due si sono presi gioco l’uno dell’altro, e anche se al momento sembra che Crowley si sia affezionato a loro, il che sarebbe assurdo per il Re dell’Inferno, lo posso capire; ma che si faccia manipolare da Rowena? No. Non lo accetto. Anche un bambino si accorgerebbe di quanto è falsa e, anche nel suo caso, più si va avanti, più vedo rovinare un personaggio con un enorme potenziale. Madre e figlio sembrano le caricature di loro stessi.
 a b
Sinceramente, sono delusa. Sono sempre stata del parere che Supernatural sarebbe dovuto finire con la quinta stagione, magari con un finale più esplicativo che avrebbe potuto rendere giustizia ad uno show così originale e intrigante qual era, ma negli anni seguenti ho continuato a guardarlo sempre con lo stesso entusiasmo, per affetto, anche quando ha rasentato il ridicolo. Ora, invece, mi ritrovo avvilita a sperare che nei prossimi episodi possa arrivare la svolta decisiva, perché essendo stato rinnovato per l’undicesima stagione, non oso nemmeno immaginare dove si potrebbe andare a parare.
Per il momento, prendo conforto dal fatto che nel prossimo episodio, dal titolo “Inside Man”, rivedremo Bobby…

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