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Recensioni Supernatural

Supernatural | Recensione 10×09 – The Things We Left Behind

Dopo una serie di episodi nei quali non ho potuto far altro che lamentarmi, in primis, della scarsa presenza di Castiel e Crowley e, in secundis, della loro rara affinità con il percorso seguito dai Bros, finalmente, abbiamo la svolta. Ovviamente, non poteva che capitare nel mid-season finale. Maledetto Kripke… Dopo dieci anni, ci tiene ancora a farci stare male e a tenerci in sospeso, ma meglio tardi che mai. Più o meno, è dal terzo episodio che mi lamento di quanto poco abbiano tenuto conto dei problemi di Dean e tutto il resto, nonostante sia rimasta piacevolmente colpita dall’inizio della stagione e, praticamente solo in base a questo, ho continuato a sperare di vedere una fantastica svolta, non solo per i fratelli. Il titolo dell’episodio già di per spiega come sia stato tutto un malefico piano degli sceneggiatori quello di tenerci sulle spine con questioni meno rilevanti, per renderci nervosi e ansiosi di vedere che cosa sarebbe successe, ma visto che ‘le cose che ci lasciamo alle spalle’ prima o poi devono essere affrontate, è giunta la resa dei conti.

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A prescindere da ciò che più di tutto ci ha distrutto emotivamente – e ne parlerò in seguito – inizierei con il commentare ciò che di bello ha avuto questo episodio. Sappiamo che sin dal principio ciò che ha sempre reso speciale Supernatural è anche il rapporto tra i fratelli Winchester, il loro legame con la famiglia e l’importanza che ne hanno sempre dato, perché nessuno potrà mai dimenticare ciò che John Winchester, sia nel bene che nel male, ha significato per loro e anche per noi, ma già solo ciò che l’uno significa per l’altro è più che sufficiente a dimostrarlo. Non è di certo la prima volta che sentiamo Sam e Dean rievocare i ricordi legati al padre, ma in questo episodio, particolarmente incentrato sulla famiglia, che esordisce con il ritrovamento della figlia di Jimmy Novak, abbiamo modo non solo di assistere al punto di vista dei due Bros, ma anche a quello di Castiel. Ho già commentato a sufficienza, nelle precedenti recensioni, quanto Castiel sia cambiato nel corso del tempo; praticamente, ormai, di angelico ha solo la Grazia, finché gli dura, e i poteri. Ingenuamente, all’inizio mi era venuto il dubbio che la sua presa di coscienza potesse riguardare la sua eventuale dipartita verso il Paradiso per rendere indietro il corpo a Jimmy, senza ricordare che quello stesso corpo era stato precedentemente disgregato da Raphael, invece, le sue intenzioni andavano ben oltre le responsabilità nei confronti del suo vassallo, in quanto decide di aiutare la figlia di Jimmy. L’importanza e il significato della famiglia si espande.

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Claire, che nel frattempo è cresciuta, e non proprio bene, racconta a Castiel ciò che dopo la sua ultima e definitiva possessione del corpo di Jimmy è capitato alla loro famiglia. Non è per niente biasimabile una ragazzina che si ritrova da sola e che, per andare avanti, finisce col fidarsi delle persone sbagliate, facendo di tutto solo per ricercare un po’ di attenzione e di affetto, nonostante si comporti nel peggiore dei modi. Infatti, per tutta la durata dell’episodio, ho provato molta tenerezza nei suoi confronti e un profondo rispetto per le intenzioni di Castiel che, per quanto nelle sue possibilità e limiti, ha deciso di aiutarla. Tutto ciò, inevitabilmente, si interseca alla monotonia dei fratelli Winchester nel momento in cui Castiel, in difficoltà, chiede loro aiuto.

Sorvolando sul fatto che un po’ mi ha infastidito che per cose più importanti, almeno dal mio punto di vista, i tre non si sono rivolti l’uno all’altro nemmeno per sbaglio e che, invece, per la figlia di Jimmy all’improvviso collaborano, come se fosse di rilevante importanza, perlomeno e finalmente si trovano di nuovo insieme e non proseguono le loro vite distanti l’uno dall’altro. Dean acconsente ad aiutare Castiel a ritrovare Claire, per quanto l’idea non lo entusiasmi affatto in principio e nonostante sin dai primi minuti dell’episodio capiamo che non si trova mentalmente nel migliore dei posti. Lo stesso Sam, fissando il marchio sul suo braccio e osservando accuratamente il modo in cui Dean, appena sveglio, si impegna a tenersi occupato con qualcosa che lo faccia ridere, si rende conto che c’è qualcosa che non va.

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Da cui, il tema della famiglia non può che esaltarsi nella maniera peggiore che potessimo pensare, ma facilmente immaginare visto che è una delle caratteristiche più ricorrenti della serie. L’episodio inizia con la concretezza della morte, quella involontaria e inevitabile di Jimmy, e si conclude con lo stesso tema, con la morte volontaria e crudele dettata dal marchio di Caino. Come sempre, quando ci sono di mezzo Sam e Dean, il binomio famiglia/morte si fonde senza possibilità di scelta.

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Sin dall’inizio della stagione, o forse sarebbe meglio essere precisi dicendo “quando Caino ha ceduto il marchio a Dean”, ci siamo chiesti quando, come e quanto avrebbe influito quella maledizione sul più grande dei fratelli. Sam ha tentato più volte di cacciare l’argomento ma Dean, essendo Dean, ha sempre sviato il discorso, nascondendo la testa sotto la sabbia come se il problema non ci fosse mai stato e non avesse intenzione di preoccuparsene fin quando non se ne sarebbe presentata la necessità; tanto che, commette un pluriomicidio a sangue freddo, proprio nelle stesse condizioni in cui il marchio lo aveva indotto a pensare. Nonostante ormai mi senta quasi immune alle cattiverie di Kripke e mi ritrovi da anni a restare semplicemente imbambolata davanti al pc per sedicenti minuti in attesa che mi si riattivi il cervello dopo ogni colpo di scena, pensando ingenuamente e ogni volta che ‘visto questo e quest’altro, non potrei più assistere a niente di più struggente’, l’aggressione mortale a discapito di quel gruppo di uomini è stata volutamente oscurata dalle inquadrature su Sam per enfatizzare la gravità della situazione, facendoci concentrare per l’appunto sulla famiglia e il rapporto tra Sam e Dean, piuttosto che sulle condizioni in cui si trova quest’ultimo, proprio per tenerci sulle spine e lasciarci con una sfilza di domande alle quali non troveremo risposta chissà per quanto tempo ancora. Tutto ciò che sul marchio e i suoi effetti è stato ipotizzato, sia in generale che da me anche nelle recensioni, è certamente il nulla rispetto a quello che mi aspetto e, anzi, pretendo di vedere nel corso dei prossimi episodi. Sam e Dean sono morti e risorti più volte di quante faccia fatica a ricordare, entrambi sono stati in tutti e tre i regni, Inferno-Purgatorio-Paradiso, piuttosto spesso; uno si è ritrovato ad essere drogato di sangue demoniaco, poi senz’anima, l’altro ha vissuto in versione vampiro, poi anche demone… Cos’altro ancora possiamo aspettarci?

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Nel frattempo, oltre tutto ciò, ecco che veniamo accontentati un po’ riguardo le curiosità sul rapporto che ci sarebbe stato tra Crowley e sua madre. Che Rowena fosse una scellerata era stato reso piuttosto chiaro sin dalla sua prima scena, nella quale dopo aver ucciso un gruppo di demoni, tenuti sospesi sul soffitto, lei si godeva in piena tranquillità e con una nonchalance senza uguali una semplice tazza di tè, così come è stato in seguito specificato il suo odio nei confronti dei demoni e il suo non porsi alcuno scrupolo pur di averla vinta, ma che sfrutti queste sue ‘qualità’ per fare leva sui sentimenti di Crowley, mi fa storcere il naso. Innanzitutto, perché come Re dell’Inferno preferirei vedere un Crowley decisamente più cazzuto, poi perché capisco che “la mamma è sempre la mamma” ma è anche vero che, a prescindere da chi o cosa tu sia, se ti ritrovi dopo secoli con una madre così, pretendi delle risposte; e almeno per quanto riguarda quest’ultima situazione, il fatto che Rowena non abbia mai esitato a rispondergli, seppur in modo evasivo per poterlo tenere distratto e fare leva, per l’appunto, sulle sue emozioni, è già qualcosa. Non capisco però come Crowley possa ancora credere ad una sola parola da lei pronunciata, ma mi aspetto atteggiamenti decisamente superiori da parte sua. Ancora mi chiedo se in lui sia davvero cambiato qualcosa da quando Sam provò a sdemonizzarlo, perché si comporta in maniera decisamente più sensibili rispetto ai suoi esordi, ma mi viene anche da pensare che, così come è successo a Castiel, a furia di vivere rapporti umani se ne sia sentito travolto, nonostante finga di non provare assolutamente nulla.

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Comunque, è evidente, per quanto ancora poco comprensibile, l’intenzione degli sceneggiatori di portare questa stagione verso qualcosa di potente, che sia esaltante, emozionante e struggente da ogni punto di vista, quindi, così come assumevo nelle recensioni dei primi episodi, dopo questa 10×09 torno a credere che vedremo grandi cose in questa stagione. In fin dei conti, non siamo nemmeno alla metà e, se si sorvola sugli episodi meno rilevanti, ne abbiamo già viste delle belle. Sperare che possa proseguire anche meglio è il minimo che si possa fare per compensare l’attesa che da ora fino a gennaio ci tocca…

Supernatural tornerà con l’episodio 10×10 – The Hunter Games il 20 gennaio 2015. Buone feste!

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1 comment

padackles94 4ever 17 Dicembre 2014 at 06:25

Episodio davvero emozionante,oddio guardare il volto di sammy quando vede Dean e quello che ha fatto è un colpo al cuore:-( e la tenerezza infinita di quando gli chiede se l’ha fatto solo per legittima difesa,perché lui vuole sperare che sia così,e il volto di Dean che gli dice che non voleva! Oh mammina mia questi due faranno morire me un giorno!! Dean che dice a cass che se dovesse passare al lato oscuro lui dovrà ucciderlo!! No no cass non azzardarti neanche a pensarlo>:) Dean e Sam sempre insieme contro il mondo niente e nessuno potrà mai dividerli specialmente la morte:-( Dean cuore bello lo sai che Sam non permetterà a niente e a nessuno di ucciderti,come hai fatto tu con lui,quindi insieme troverete una soluzione come avete sempre fatto<3 Adesso ci tocca aspettare fino al 20 (è troppo tempo) e l'unica consolazione che c'è e che è Natale:-/ e con Jared e Jensen a rivederci al 16 gennaio a San Francisco;-)

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