Supergirl | Recensione 2×21 – Resist

WOMEN. Con questo episodio, “Supergirl” ci celebra, in tutte le nostre sfumature, in tutte le nostre luci e le nostre ombre, nelle diversità, nelle forze e nelle debolezze, nella collettività e nelle individualità, nel potere e nelle scelte. Questo show ha sempre preso una netta posizione nei confronti delle più attuali tematiche socio-politiche, senza neanche provare a celare il proprio coinvolgimento attivo, in modi talmente evidenti che spesso mi sono domandata se gli scrittori non stessero “rischiando” un “incidente” con le alte sfere del potere, eppure la settimana successiva loro lo rifacevano, loro… persistevano, tornavano a colpire, anche solo con una scena o una frase, una realtà politica in cui erano immersi, ma che non riconoscevano. Credo fortemente, dopo aver seguito così da vicino questa stagione, che “Supergirl” quest’anno, con tutte le debolezze strutturali che personalmente ho riconosciuto e riconosco a questa serie, abbia davvero voluto creare un’alternativa alla contemporaneità, una distopia utopica che potesse rappresentare il cambiamento di cui hanno e abbiamo bisogno, la speranza di poter ispirare e spingere anche solo una parte del loro pubblico ad affrontare a viso aperto e con coraggio quel presente che li spaventa. Sì, “Supergirl” oggi è DONNA ma soprattutto “Supergirl” oggi è DIVERSO perché ognuna di quelle donne che abbiamo visto in questo episodio a capo delle loro vite e delle loro decisioni porta con sé qualcosa di unico, qualcosa di speciale. In puntate come “Resist”, personalmente tendo quasi a dimenticare il perché a volte sarei ancora disposta ad offrire alla CBS organi non vitali pur di convincerla a riprendere lo show tra le sue fila, perché è in questi momenti che “Supergirl” mostra tutto il suo spessore e lo fa alzando la voce: WE RESIST.

KARA DANVERS: IL DILEMMA MORALE E L’ULTIMA SPERANZA

Comincio questa recensione parlando di Kara non perché sia la protagonista o perché le abbia concesso il mio voto su Tv Show Time [che è inevitabilmente andato a un altro personaggio, vedi paragrafo 3… oppure vedi l’episodio, si capirà] ma perché negli episodi più “politici” di questa stagione, Kara e il suo alter ego Supergirl hanno rappresentato esattamente tutto ciò che lo show intende ispirare, cessando quasi di essere “solo” un personaggio o una supereroina ed elevandosi a una forma a tratti anche meno concreta e simbolica, quella di un messaggio, lo stesso che la serie intende veicolare attraverso i suoi personaggi e le sue storie. Ma nonostante abbia trascorso l’intero episodio indossando esclusivamente il suo “outfit” ufficiale, proprio in una situazione così drammatica ed estrema, Kara si rivela ancora una volta profondamente umana in ogni suo dubbio, in ogni suo timore e soprattutto in quel dilemma morale che la caratterizza per la prima parte dell’episodio. È esattamente questo l’aspetto che ho sempre apprezzato maggiormente di una supereroina come Supergirl, il suo essere tutt’altro che imperturbabile nei momenti di crisi, la sua onestà nel riconoscere e nell’abbracciare le insicurezze umane che non possono venir meno solo perché si indossa un mantello, la sua paura nell’affrontare decisioni da cui dipendono centinaia o migliaia di vite, ma da cui dipende anche la salvaguardia dei suoi affetti più cari e soprattutto il suo costante bisogno di non essere sola e di poter sempre contare sul sostegno e sul supporto di chi la circonda e le concede ogni volta un motivo per continuare a lottare. Mi piacciono le insicurezze di Supergirl perché sono proprio quelle che le permettono di crescere, di non sentirsi mai davvero sicura e invincibile, di volare sempre più in alto restando coi piedi ben ancorati a terra, perché è solo in questo modo che Kara riesce a superare ogni sfida, a vincere ogni battaglia e a restare al tempo stesso legata indissolubilmente alla sua più intima umanità, che rappresenta costantemente la sua bussola morale. In questo episodio mi è apparso quindi incredibilmente caratteristico il percorso compiuto dal personaggio, lo stesso che la definisce fin dall’inizio, e che la vede lottare, in una prima fase, contro un dilemma che sembra quasi impossibile da risolvere, una scelta che oppone il proverbiale “bene superiore” a due degli affetti che più contano per lei. Ed è proprio la paura di non riuscire a prendere la decisione che ci si aspetterebbe da lei e di non essere l’eroe che le persone che ama meritano a spingere Supergirl a fidarsi ancora una volta della sua parte più umana, ispirata da una voce amica, e ad abbracciare una soluzione straordinariamente intelligente e in grado di convogliare gli obiettivi primari della sua missione: salvare Lena e Mon-El, salvare la Terra dalla dominazione daxamita, ma soprattutto provare ancora una volta a salvare anche il nemico che ha di fronte. È così che si conclude quindi un percorso cominciato con un dilemma, ossia con una certezza, l’unica certezza di Supergirl: concedere l’ultima possibilità anche quando non esistono più margini di scelta.

ALEX DANVERS: IL SOLDATO E LA SORELLA

Anche Alex, secondo me, ha compiuto a modo proprio un percorso in questo episodio. Tra le due sorelle Danvers, Alex è sempre stata, almeno apparentemente, la più stabile e la più decisa, una caratteristica quasi inevitabile per una donna che è cresciuta avvertendo dentro di sé, quotidianamente, un dovere di protezione che negli anni è diventato preponderante, tanto da definire anche la scelta di unirsi a un’organizzazione che fa della protezione altrui il suo obiettivo primario. Proteggere Kara incondizionatamente e affrontare contemporaneamente la perdita di suo padre sono eventi che hanno in qualche modo “forgiato” una parte del carattere di Alex, “obbligandola” quasi a creare quella corazza di cui lei stessa aveva bisogno per poter davvero far fronte a tutte le minacce che avrebbe combattuto unendosi al DEO. Per questo motivo, sia all’inizio della serie che all’inizio di questo episodio dedicato alle diverse sfumature dei personaggi femminili dello show, il primo aspetto che inevitabilmente si vede di Alex è quello più evidente, quello con cui l’abbiamo conosciuta, ossia la sua preparazione da soldato. In realtà Alex mi è sempre apparsa come un’autentica guerriera, è quasi epico, nel senso letterale del termine, vederla combattere fino all’ultimo respiro, senza arrendersi, senza rinunciare alla possibilità di venire a capo del conflitto, anche alle soglie di un abisso. O, come in questo caso, di un grattacielo. In quella che è sicuramente una delle scene più “d’impatto” dell’episodio, Alex introduce l’altro lato di sé, quello straordinariamente umano, quello in cui si riconosce un’inedita fragilità e in cui domina una sensibilità assoluta e travolgente. Il salto nel vuoto che Alex compie durante la sua fuga dalla sede del DEO sotto assedio è la rappresentazione più concreta del celebre e metaforico esercizio sulla fiducia perché in quel momento Alex si lascia cadere, senza alcun dubbio e alcun timore, nel vuoto alle sue spalle, sapendo con estrema e quasi impossibile certezza che Kara l’avrebbe afferrata, perché è così in fondo che funziona il loro rapporto, un legame in cui sono diventate entrambe l’una la rete di sicurezza dell’altra, l’imprescindibile punto di partenza, la costante in una quotidianità vissuta fianco a fianco. Ma, paradossalmente, Kara rappresenta per Alex il suo maggior punto di forza ma anche la sua più grande debolezza. Se da una parte il lato più razionale e ligio al dovere militare di Alex spinge Kara ad affrontare lucidamente la questione daxamita prendendo in considerazione anche il sacrificio come opzione più estrema e inaccettabile, dall’altra Alex capisce ben presto di essere la prima a non poter rispettare i suoi stessi insegnamenti, non riuscendo inizialmente neanche a immaginare di indossare “i panni” di Kara e ritrovandosi in seguito costretta ad occupare la stessa identica posizione di partenza di sua sorella. E in quel momento, alla fine del suo percorso, Alex si rende conto di dover lasciare alle spalle ogni preparazione e strategia militare per concedere anche solo un secondo in più alla persona che sarà sempre la sua priorità maggiore.

CAT GRANT: L’ISPIRAZIONE

*parte la standing ovation, la ola, le vengono consegnati award di ogni genere, tutti in piedi sul divano*

Cat Grant è esattamente l’emblema di tutto ciò che è mancato a questa seconda stagione di “Supergirl”. Ogni singola parola è stata perfetta, ogni gesto è apparso assolutamente adatto per il personaggio, quasi disegnato e realizzato su misura per lei come un abito d’haute couture, ogni decisione, ogni intervento è stato così in linea con la sua più classica caratterizzazione, che per un istante è sembrato che non fosse mai andata via. Ma soprattutto, oltre un’eleganza che trasuda da ogni respiro, oltre quei riferimenti irresistibili alla cultura pop di cui siamo stati così crudelmente privati per tutti questi episodi di assenza, oltre anche i suoi soliti contatti con i più alti vertici di ogni reparto della vita pubblica, ciò che più è indispensabile per questa serie è la geniale dialettica di Cat Grant, è la sua mai banale retorica, è il suo essere una costante fonte d’ispirazione per chiunque l’ascolti, ma per Supergirl & Kara Danvers in primis, è la sua affascinante e intrepida consapevolezza di poter fare la differenza anche solo per il semplice dato di fatto di essere una DONNA. Quando Cat Grant si definisce Queen of all Media, non sono solo i suoi successi ad essere messi in mostra nella definizione, bensì qualcosa di più profondo, è la sua profonda influenza ad averle garantito quel titolo, è lo straordinario potere che una donna ha attribuito alla voce, alle parole capaci di plasmare le menti, di svegliare la massa da una tacita sottomissione, di smuovere le coscienze e di alimentare il fuoco del supereroe che ognuno di noi potrebbe essere.

Cat Grant riconosce la paura, riconosce la sensazione di sentirsi piccoli e impotenti davanti a chi detiene il potere, ma allo stesso modo riconosce il potere nascosto nella collettività, riconosce la tenacia di una ribellione nata per resistere, per respingere le vane promesse e le reali minacce, e soprattutto Cat Grant sa quali parole utilizzare per ispirare e guidare questa ribellione, sa come raggiungere con la sua sola voce il coraggio del singolo e trasformarlo nell’arma vincente di tanti.

Ecco perché la serie ha bisogno di Cat Grant, ecco perché Supergirl e Kara Danvers hanno bisogno di lei ed ecco perché, “Tiara Woman, hai sbagliato città”.

LILLIAN LUTHOR: IL MALE NECESSARIO

Il ritorno di Lillian Luthor non sarebbe potuto avvenire in un momento migliore. Interpretata da una sempre impeccabile Brenda Strong, Lillian gioca un ruolo chiave nella storia, un ruolo che rende la minaccia daxamita ancora più temibile e drammatica perché in un certo senso permette alla xenofobia tipica dei Luthor di poter affermare con sicurezza e aria trionfante: “L’avevo detto e avevo ragione”. In una situazione di crisi e d’emergenza, per quanto l’orgoglio spinga la squadra di Supergirl a rifiutare qualsiasi tipo di accordo la donna proponga, ribadendo in questo modo il netto disaccordo con le ideologie razziste dei Luthor, Lillian diventa purtroppo agli occhi di Kara un “male necessario”, un’alleanza strategica che non può concedersi il lusso di ignorare, non quando Lillian sembra possedere in parte quella soluzione che Kara disperatamente cercava per riuscire a salvare sia Mon-El e Lena che National City dalla tirannide di Rhea.

Ancora una volta dunque, Lillian si presenta come un personaggio e soprattutto una donna dalle innumerevoli risorse ma ancor di più arricchita da un acume strategico che le permette di raggiungere i suoi obiettivi quando è possibile e di sfuggire alle conseguenze quando questi non si realizzano, riuscendo quindi a non subire mai una vera sconfitta. La novità nella sua caratterizzazione sta invece in questo episodio in un aspetto materno su cui non avrei scommesso molto in realtà. Per la prima volta infatti, Lillian sembra non avere altri fini se non quello di portare in salvo Lena dalla prigionia di Rhea. Oltre l’inevitabile e scontato doppiogioco compiuto ai danni di Supergirl, al di là di quell’inquietante certezza che possiede su come il rapporto tra Lena & Kara terminerà inesorabilmente non appena l’identità segreta di quest’ultima verrà rivelata, Lillian compromette in fondo la sua stessa sicurezza per raggiungere Lena e riportarla a casa, dimostrando in questo modo un affetto sorprendente sia per sua figlia che per noi spettatori.

RHEA: VILLAIN

Rhea è stata fondamentalmente una conferma su tutta la linea. Di questo personaggio si sono evidenziati, in questo episodio, due aspetti basilari e anche “elementari”, se vogliamo, ossia il suo essere “Donna” e il suo essere “villain”. Per quanto concerne la prima caratterizzazione, credo che Cat sia stata promotrice dello sviluppo di una sfumatura inedita nel personaggio della regina daxamita, in quanto dopo aver attirato inevitabilmente la sua attenzione con i modi di porsi nei suoi confronti, con rispetto ma anche senso di uguaglianza e spavalderia, ha anche stuzzicato in lei una rivalità femminile squisitamente umana, che ha infastidito, in maniera subdola potremmo dire, una regina, senza aver bisogno di ricorrere a un attacco armato. Il potere che Rhea ha dovuto riconoscere in Cat l’ha fatta vacillare forse più di quanto abbia mai fatto Supergirl dall’inizio di questa storyline, un aspetto dell’episodio che personalmente mi ha intrigato e in parte anche divertito.

Dal punto di vista della sua caratterizzazione da villain invece, non posso far altro che confermare quanto detto nella precedente recensione: Rhea non si ferma davanti a nulla e soprattutto a nessuno. L’orgoglio con cui ammette l’omicidio del suo stesso marito giustifica una crudeltà senza paragoni ma soprattutto evidenzia ciò che è sempre stato il suo unico interesse: il POTERE ASSOLUTO. Dimenticando in un battito di ciglia il momentaneo affetto per Lena ma ancor di più il suo apparente amore per Mon-El, Rhea non appare minimamente turbata nel suo proposito di minacciare e ricattare Lena e suo figlio per costringerli alle nozze e al concepimento di un erede, riuscendo in questo modo ad eliminare dal suo percorso la “debolezza” causata dall’amore e dai rapporti umani. Ma a conclusione di un piano geniale, Rhea si mostra infine apertamente rilassata di fronte all’ultimatum di Kara, rivelando il suo straordinario asso nella manica.

Mancanti del supporto di J’onn J’onzz, tutte queste donne sono infine circondate per tutta la durata dell’episodio da altri personaggi che, seppure in tempi e spazi ridimensionati, risultano fondamentali ai fini di un lavoro e di una caratterizzazione collettiva. Sul fronte femminile, ritroviamo finalmente il presidente Olivia Marsdin, che in poche scene porta con sé una storyline incredibilmente profonda e corredata anche da dettagli del suo passato che le donano immediato spessore. Con il suo segreto rivelato ormai al team di Supergirl, Olivia vuole rappresentare il motivo per cui Rhea e i daxamiti non devono diventare l’unità di misura per giudicare il diverso e l’alieno ma soltanto un’eccezione, il peggiore esempio di un estremismo che non giustifica l’odio perpetrato nei confronti di tutto ciò che esula dalla cosiddetta normalità.

Di contorno purtroppo sono anche i personaggi di Maggie Sawyer e Lena Luthor. Se la prima si caratterizza in fondo solo come incondizionato supporto di Alex, la seconda riesce a confermare brevemente la purezza che avevo riscontrato in lei nella precedente recensione, soprattutto nel momento in cui il suo sguardo si illumina per la sorpresa di ritrovare sua madre alleata di Supergirl solo per salvarla. Sul fronte maschile invece, Winn e James si riaffermano come “umile” e coraggioso sostegno nella battaglia mentre l’identità del The Guardian viene facilmente svelata dopo un’importante salvataggio.

Un episodio assolutamente straordinario sia dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi sia per la narrazione della storia si chiude con la presentazione di quello che si preannuncia uno scontro epico che ci conduce dunque per mano a un esaltante finale di stagione in onda la prossima settimana.




Continua a seguire Telefilm Addicted su Facebook e Telefilm Addicted su Twitter per rimanere sempre aggiornato sulle ultime news e iniziative.

WalkeRita
Giovane 23enne sulla carta d’identità ma con un passato tormentato e vissuto più di quanto voi possiate immaginare. Tutto è cominciato frequentando il liceo di Beverly Hills 90210 ma la vera epifania è avvenuta quando ha scoperto di avere poteri magici da dividere con tre sorelle in una splendida casa vittoriana. Ciò che segue è storia: ha cominciato a combattere i vampiri con una biondina esplosiva mentre nel tempo libero frequentava assiduamente gli alieni del New Mexico. Tra innumerevoli viaggi e incontri variegati, ha trovato la sua vera essenza solo in tre posti: una piccola cittadina del North Carolina, un negozio di elettronica intriso di Nerd e una missione ad alto rischio e tasso adrenalinico al fianco di un’agente Cia doppiogiochista, nome in codice: Fenice. Non ha mai smesso di visitare mondi e tempi diversi e quando credeva di non potersi più innamorare come era successo in un glorioso passato, è stata folgorata da uno scrittore e dalla sua musa, da un’angelica vendicatrice (che è QUASI certa di aver incontrato in una vita precedente) e da una Salvatrice e la sua famiglia. Tutto questo le ha ridato carica ed energia e l'ha fatta sentire inarrestabile: si è persa in uno strano Magazzino del South Dakota, ha ammirato un’affascinante scienziata appassionata di ossa, ha fatto persino una visita indimenticabile in un ospedale di Seattle ma quando ha notato che i dottori morivano più dei pazienti, ha deciso di andarsene, in cerca di nuove avventure. Ha trovato così i suoi alter ego: una geniale hacker conosciuta come Watchtower e una sorprendente artista di Broadway. Infine quest’estate si è iscritta ad una società segreta chiamata Divisione, ha viaggiato con mezzi alternativi come una cabina della polizia e si è resa conto di essere una piccola graziosa bugiarda. Può sembrarlo, ma non è pazza, è invece Folle per le serie tv, con il sogno impossibile di essere nata negli USA e con l’abitudine di sfogare questa passione scrivendo!!

2 Comments

  1. Samantha

    18 maggio 2017 at 15:11

    Ciao mia fellow, è da un po’ che non ti rompo le scatole, semplicemente perchè negli ultimi episodi, come al solito, non avevo nulla da aggiungere alla tua recensione. Cosa che, in realtà, non ho nemmeno con questa, fatta eccezione per una cosa: sono pazza di Cat Grant! Ti ricordo che non ho mai visto la prima stagione e, pur avendo recuperato quella attuale, decisamente, fino a questa puntata non avevo conosciuto il suo personaggio granchè. Ora capisco quanto miss Grant manchi ai fan della serie, io ne sono già dipendente!
    Detto questo, mi congedo, davvero, aggiungere altro a quanto hai già perfettamente scritto/analizzato, sarebbe inutile.
    Alla prossima.

    • WalkeRita

      19 maggio 2017 at 12:58

      SAAAAM!!! I’ve missed you!! My darling fellow, io ti consiglio vivamente di vedere la prima stagione di Supergirl perchè Cat Grant è un’autentica LEGGENDA!! I suoi dialoghi sono assurdi e geniali, intrisi di mille riferimenti alla cultura pop e a politici di ogni sorta! Calista Flockhart è incredibile nel ruolo!! Per questo è stato un duro colpo perderla! (per una volta però non è colpa degli autori dello show ma del cambio di set in seguito al passaggio sulla CW, in quanto adesso girano a Vancouver e per la Flockhart è impossibile essere presente vivendo a LA). Grazie mille per il commento!! Ci vediamo al finale!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.