Suits | Recensione 7×01 – Skin In the Game

Finalmente “Suits” è tornato, e a tutti coloro che si fossero chiesti nel frattempo se gli autori avessero o meno abbastanza «skin in the game» (l’equivalente della nostra «stoffa») per il “dopo Jessica” rispondo con un sonoro (per ora): hell yeah!

Un ritorno in grande stile per una serie tv che non riesco proprio a smettere di amare, e che mi ha spinto a un countdown da calendario nel momento in cui mi è stato concesso di recensirla anche quest’anno.

L’ottimo ritmo dell’episodio mi ha fatto provare molta empatia per la pallina del flipper: sbattuti di qua e di là, abbiamo continuamente lasciato la storyline sul più bello per proseguirne un’altra che viene poi lasciata in sospeso per riprendere la prima. Insomma, una girandola di emozioni e suspance che ci ha intrattenuti meravigliosamente per quei soliti 40 minuti che sono volati in men che non si dica.

La Pearson-Specter-Litt si prepara in questa première a ricominciare da capo, questa volta accettando l’assenza di Jessica e partendo direttamente da dove si era conclusa nella scorsa stagione.

La questione al centro della puntata è quella del titolo: avere la stoffa (volgarmente verrebbe da scrivere qualcos’altro ma fingiamo di essere persone compite ed educate – ndr) di fare il possibile per raggiungere i propri obiettivi.

Protagonisti indiscussi del leit motiv qui sopra sono Harvey e Donna, i cui ruoli, nello studio e, sospetto, anche nella vita l’uno dell’altro, stanno mutando sensibilmente.

Per un Harvey spaventato di non essere all’altezza di Jessica, che si ritrova a farsi fare la morale da Mike Ross, abbiamo una Donna Paulsen che inizia a lottare per quel «more» che chiedeva a fine sesta stagione, un «more», per mia grande gioia, professionale. E lo fa, niente popodimenoche chiedendo di diventare socio dello studio. Lei che praticamente ne olia gli ingranaggi da 15 anni, occupandosi di tutto ciò che non era Legge e impendendo che Harvey e Louis si uccidessero a vicenda (o che Louis si attirasse una causa civile).

Anche se, devo ammettere, mi ha lasciato un po’ interdetta la velocità con cui Donna si sia guadagnata la promozione comparata alla fatica che hanno fatto tutti gli altri: insomma, va bene che sono in balia delle rispettive deleterie personalità e che la presenza di un terzo membro nel Consiglio non potrebbe che fare bene, però prima di Donna, a momenti bisognava andare scalzi a Gerusalemme per diventare soci, e a lei invece è bastato un tono arrabbiato per ottenere il posto!

La Donna che abbiamo visto nella puntata è stata, poi, più vacillante del solito, forse proprio perché questa volta, stava lottando per se stessa, per i propri diritti di essere umano che ha donato tutta se stessa allo studio. Mi piace molto l’idea di vederla in una veste nuova che permetta di mettere in luce nuove caratteristiche e aspetti della sua personalità, e che soprattutto premi la straordinarietà del personaggio, svincolandola dal ruolo sprecato di segretaria e valorizzandola per ciò che realmente fa.

E se è vero che Harvey ha temporeggiato un po’ troppo ad accorgersi che la sua ex segretaria meritasse quell’avanzamento di carriera, credo sia stato più legato al tumulto interiore che lo stesso Specter ha sperimentato durante l’episodio che all’ arroganza.

Terrorizzato all’idea di seppellire l’eredità di Jessica, Harvey è intimidito, trattenuto, troppo esitante, al punto da quasi rendersi complice di una truffa pur di non far perdere il buon nome (o un “nome che vuol dire successo”, più correttamente) allo studio. E anche se prenderei a ceffoni Mike una volta sì e un’altra pure (in maniera bonaria, s’intende), è stato bello e molto simbolico vederlo prendere il posto che era di Harvey anche nei pep-talk (e non solo nello studio). Anche se, devo ammettere, non ho potuto non notare quanto Mike sia cresciuto come avvocato vedendolo nuovamente affiancare Harvey in un caso: a tratti, sembravano una caricatura di loro stessi.

Unica vera nota stonata è il coinvolgimento di Harvey con la psicoterapeuta. Ci è piovuto fra capo e collo senza un reale pregresso (se non che mi sono ritrovata a pensare, al tempo del casting, «l’attrice è troppo bellina per essere solo la psicoterapeuta» secondo uno schema caro alla tv) e onestamente la penso molto come la dottoressa a cena: non credo si tratti di attrazione o sentimento quanto di transfert. Della serie: “Pensavo fosse amore e invece era un transfert“. La dottoressa è l’unico punto fermo in una vita, quella di Harvey, che ha attraversato notevoli cambiamenti, molti dei quali raggiunti proprio grazie alla psicoterapia e, davanti a un passaggio chiave – verrebbe da dire: definitivo – Harvey cerca proprio colei che gli ha permesso di attraversare tutto quasi indenne.

(E comunque, cara la mia dottoressa, non sei solo tu ad avere fantasie adolescenziali su Harvey, per la cronaca – ndr).

Narrativamente parlando, però, mi piace l’idea di un Harvey nuovamente coinvolto sentimentalmente. Il cambiamento degli equilibri professionali con Donna unito a un sentirsi pronto per una nuova relazione sentimentale, potrebbero preparare la strada per quell’unione Darvey che noi shippers aspettiamo da sette anni o, shipper goggles a parte, per un ulteriore crescita emotiva del personaggio.

Chi invece vediamo ricadere nei vecchi schemi è Louis, la cui meschinità raggiunge livelli mai osati. Personalmente non ho apprezzato per nulla il tono usato con i giovani associati e soprattutto con Donna e Rachel, le cui reazioni sono state fin troppo comprensive.

Un bello schiaffo – morale per lo meno – al “Io sono dio e voi non siete un ca**o” se lo sarebbe meritato, visto quanto le due donne hanno sempre fatto per lui e chi se ne frega delle sue tragedie personali.

Anzi, aggiungo, avrei preferito che anziché la linea comprensiva, avessero usato un atteggiamento più duro in quanto io stessa sono una donna: quel tono usato da Louis è sbagliato e oltraggioso e vedere due donne digerirlo e non reagire perché “Poverino gliene sono successe di tutti i colori e dobbiamo essere comprensive” mi ha fatto molto innervosire. Non sarebbe male se i personaggi femminili di “Suits” iniziassero a svincolarsi un po’ da questi ruoli materni e iniziassero a essere forti e a farsi rispettare per ciò che sono e non perché sono di supporto a dei personaggi maschili che, lasciati a se stessi, ridurrebbero lo studio in poltiglia in poco tempo (per parafrasare Harvey). Confido nella trasformazione di Donna e nel nuovo ruolo di Rachel. Ma le speranze sono poche.

Un inizio promettente, insomma, che unito al prossimo episodio, pone le premesse per una stagione di cambiamento. Ammetto di essere molto entusiasta e curiosa di vedere come e se cambieranno i nostri beniamini e, soprattutto, di vedere una certa new entry interagire con il resto del cast.

Vi lascio al promo

E vi ricordo di seguire la meravigliosa Suits Italia.

Cosa vi è parso della puntata? Soddisfatti? Anche voi sulla conclusione degna di un libro Harmony avete fatto volare qualche parolaccia di troppo? Commentate!

Alla prossima settimana!

 




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The Lady and the Band
Ha un passato da ladra insieme alle sorelle Occhi di gatto, ha difeso la Terra nel team delle guerriere Sailor e fatto magie con Terry e Maggie. Ha fornito i sigari sottobanco ad Hannibal e il suo A-Team, indagato con gli Angeli di Charlie Townsend, ha riso con la tata Francesca ed è cresciuta con i 6 Friends di NY. Ha imparato ad amare San Francisco difendendo gli innocenti con le Streghe, è stata un pivello insieme a Jd-Turk-Elliott, ha risolto crimini efferati con praticamente il 90% di poliziotti e avvocati del piccolo schermo e amato la provincia americana con Lorelai e Rory Gilmore. Avrebbe voluto che il Fabbricatorte non chiudesse mai e non ha mai smesso di immaginare Chuck e Sarah che «sedano rivoluzioni con una forchetta». Lettrice appassionata, Janeites per fede, amante delle storie sotto ogni forma fin da piccola. Segue serie poliziesche, comedy e sit-com soprattutto, uniche allergie riconosciute sono quelle allo sci-fi e all'horror.

2 Comments

  1. Samantha

    16 luglio 2017 at 11:13

    Sulla conclusione degna di un libro Harmony, nel mio caso, oltre alle parolacce c’è stato anche qualche conato di vomito, ma si sa, noi poveri shipper Darvey siamo nati per soffrire. A ‘sto punto, se mai vedessimo Harvey e Donna diventare una coppia, suppongo avverrà durante il minuto conclusivo del finale di serie, non sia mai che la nostra felicità duri più di nanosecondo!
    Concordo sul fatto che l’attrice che interpreta la psicologa sia fin troppo carina perchè, secondo gli schemi tv, rimanesse relagata unicamente al suo ruolo professionale, premesso questo, comunque anch’io vedo la parola “transfert” volteggiare attorno ai due come un avvoltoio in attesa (ps: la fantasia adolescenziale su Harvey, seriously? Come giustamente hai scritto tu, cara dotteressa non sei la sola, quindi un po’ più di maturità, almeno da una figura professionale, sarebbe stata gradita (e avrebbe evitato i conati di vomito!).
    Per quanto riguarda Louis, effettivamente, il suo atteggiamento è stato a dir poco tremendo e sicuramente Donna e Rachel sono state fin troppo comprensive con lui, ma è anche vero che, in attesa di future evoluzioni, l’unica donna dotata di forte personalità, sul fronte “rimettere in riga con il pugno di ferro”, è sempre stata Jessica, quindi siamo fiduciose e diamo tempo alle due di, diciamo, trovare la loro Jessica interiore.

    • The Lady and the Band

      The Lady and the Band

      17 luglio 2017 at 15:32

      Ciao!
      Grazie del commento!
      Conati di vomito, parolacce, tavolini che volano, invocazioni ad Odino e chi più ne ha più ne metta. Onestamente non sono tanto indignata in quanto shipper Darvey perché – ammettiamolo – soffriamo da talmente tanto tempo che neanche ci ricordiamo cosa sia una gioia. La cosa che più mi da sui nervi è che questo flirt è arrivato senza alcun pregresso: nelle scorse stagioni non hanno flirtato, non hanno avuto momenti “romantici” che facessero presagire chissà che evoluzioni, anzi, io addirittura pensavo che la bella psicologa avesse ormai chiaro che Harvey è innamorato di Donna. Ed invece, bum!
      Vabbhè, vedremo. Mi fa piacere, però, che anche tu condivida la mia tesi del transfert.

      Quanto a Louis, o meglio a Rachel e Donna, hai ragione: è sempre stata Jessica quella col pugno di ferro e forse le due donzelle, abituate a stare in ruoli subalterni, hanno bisogno di tirar fuori un po’ della Tiger Pearson interiore. Diamo loro del tempo.

      Alla prossima!

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