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Recensioni Suits

Suits | Recensione 6×10 – P.S.L.

Stamattina (15 settembre) stavo facendomi il mio solito giretto pre – doveri quotidiani su facebook quando un commento di un utente recitava quanto segue: «preparate i fazzoletti, sarà un finale scioccante» o una cosa del genere: sono precipitata nei meandri dell’ansia ossessiva da telefilm. Cosa sarà mai successo? Dal promo non sembrava così terribile. E se uccidessero qualcuno? O mamma! Chi fanno fuori? Ansia. Ansia. Ansia. A manetta! A Suits non hanno mai ucciso nessuno! Non avranno intenzione di farlo ora?

…Inutile dire che in pausa pranzo sono corsa più veloce di Beep Beep a vedermi la puntata perché a) l’ansia era troppa b) lo spoiler era garantito al limone.

…ed ora sono in lacrime….

suits-siglaDai primi fotogrammi dell’episodio mi è presa l’ansia terribile: il colpo di scena riguarda Jessica. Stanno facendo rivedere il padre di una delle vittime di Bailey. O mamma, il tizio ucciderà Jessica. Me lo sento. Avrei tanto voluto avere anche io una scorta di whisky in camera, stile Harvey o la stessa Jessica. E se Aaron Korsh avesse fatto quanto inizialmente pensato (qui l’intervista al riguardo) probabilmente avrei dato fondo alle scorte per l’inverno dell’intera Scozia. Roba che Jack Sparrow mi avrebbe guardato con ammirazione. Fortunatamente mr Korsh ha optato per l’altra soluzione. Quella con la GIOIA.

Ebbene sì, signori e signore, JESSICA PEARSON HA AVUTO UNA GIOIA!

carlton-dance…anche se, malgrado la sua gioia, io sono bloccata qui…così….

eat-my-feelingsMa basta piagnucolare e parliamo di questo episodio che, ve lo dico, mi è piaciuto tantissimo.

Con la scorsa puntata, si è conclusa la storyline di Mike e il risultato (oltre al fatto che il fanciullo è fuori da carcere e fa da spalla all’intero cast) è che mr Ross ha sì e no 5 battute nell’episodio. Mi dispiace? Naaaaaaaa. Onestamente è stato giusto (nonché piacevole) accantonarlo per fare spazio alla vera protagonista della puntata: Jessica Pearson.

Sono contenta del modo in cui le abbiano fatto lasciare la serie: un personaggio come Jess non aveva altro modo per andarsene (a parte la morte violenta, cosa che NON avrei voluto per nulla al mondo) se non dopo una scelta volontaria e personale.

Abbiamo visto Jessica, più o meno dalla metà della scorsa stagione, iniziare ad essere stanca della sua vita tutta dedicata al lavoro. La fine della storia con Jeff l’aveva fatta riflettere ed è dall’inizio di questa stagione che dava segni di crollo. Jessica era stanca di tutto ciò che ha sacrificato per lo studio e non aveva più l’energia di continuare a lottare. Ma Jessica era anche stanca di ciò che era diventata ovvero proprio (o quasi) ciò che suo padre temeva potesse diventare. Hanno fatto sul suo personaggio un lavoro incredibile e sono contenta di averlo visto in questi anni. Jessica è un personaggio bellissimo, non un esempio da seguire, non per me per lo meno, ma un modello di donna la cui fierezza l’ha sempre posta una spanna sopra a chiunque altro. Jessica era la Pearson Specter Litt (P.S.L. del titolo).

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La decisione di riconnettere con la se stessa dei primi anni di legge è maturata dopo la classica domanda: ed ora cosa faccio?Ora che ho perso tutto, vale la pena ricominciare? O forse posso provare a fare altro? È possibile che questa vita non mi abbia mai reso veramente felice?

SUITS -- "P.S.L." Episode 610 -- Pictured: (l-r) -- (Photo by: Shane Mahood/USA Network)

E la risposta è nella vittoria in tribunale, al fianco di Rachel (che lei ha più volte negli ultimi episodi chiamato «protegé» e non dipendente o collaboratrice o praticante) e della giustizia. Restituire la vita a Leonard Bailey ha contribuito a ricordarle perché avesse scelto giurisprudenza e credo che il momento clou dell’episodio sia stato proprio quando ha imposto a Louis e Harvey di andare loro all’incontro col cliente mentre lei sarebbe rimasta in tribunale a lottare con il suo. Lo sguardo ammirato e stupito di Harvey diceva tutto.

La Jessica della morale grigia è scomparsa del tutto per lasciare il posto ad una Jessica appassionata della Giustizia e fiera di esserlo.

Un addio assolutamente meraviglioso perché Jessica non sceglie di lasciare tutto per un uomo o per una sconfitta o per semplice fatica ma per se stessa. Per rinascere. E io l’adoro per questo.

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Alla fine, la storyline di Leonard Bailey non è stata solo uno strumento per far sbocciare il personaggio di Rachel ma il deus ex machina che ha rivoluzionato quello di Jessica Pearson e la scelta degli autori di una storyline legata all’Innocent Project (associazione no profit realmente esistente) è stata utilizzata per fare da contraltare all’altro tema che ha segnato questa prima parte di stagione: il confine esistente fra fare la cosa giusta e farla in modo giusto.

Accanto ad un Harvey disposto a superare quel confine (e tradire la propria morale) per amicizia, c’è una Jessica che quel confine sceglie di proteggerlo con tutta se stessa, comprendendone appieno il significato. È interessante, infatti, come Bailey non sia stato liberato perché si è trovato il vero colpevole o un testimone oculare o qualche altra prova schiacciante ma perché si è scoperto che uno dei buoni (il padre di una vittima) aveva fatto qualcosa di sbagliato, impedendo alla giustizia di fare il suo corso. Nessuno di noi ha dubitato che Bailey fosse innocente e nemmeno il giudice (che nella vita vera difficilmente avrebbe liberato l’imputato, al massimo avrebbe sospeso la sentenza e riaperto il processo) ed è bastato che la verità venisse a galla per fare trionfare la Giustizia.

I ruoli di Harvey e Jessica sono stati invertiti e questa scelta è stata interessante a livello narrativo e la promuovo a pieni voti.

Malgrado tante lentezze e alcune decisioni narrative discutibili nelle altre storie, la storyline di Jessica è il fiore all’occhiello di questa 6a. Gli autori hanno fatto con lei un lavoro eccellente. Kudos!

Se dovessi scegliere un’altra scena importante dell’episodio è quella che ha luogo nell’ufficio di Jessica fra i tre associati e Donna. A parte il bellissimo brindisi tutti insieme (e Harvey che da il suo bicchiere a Donna: ci tornerò dopo), è il “riassunto delle puntate precedenti” di Donna che ha attirato la mia attenzione.

pslJessica e Rachel erano concentrate sull’Innocent Project, Harvey e lei su Mike, mentre Louis?Louis era impegnato a risolvere la sua difficile vita amorosa….che è diventata ancora più difficile o più semplice, se vogliamo considerare la scena finale.

Quella scena ha ricordato come, nonostante tutte le promesse, alla fine lo studio era stato messo da parte da tutti: improvvisamente le cose veramente importanti (la vita di due persone in carcere e la vita personale di Louis) avevano preso il sopravvento. Ciò che Donna ha ricordato a noi spettatori è proprio che ciascuno dei membri della PSL aveva già fatto la scelta di Jessica: anteponendo altro allo studio legale. Per usare un’immagine usata da Jessica nel primo episodio della stagione, ciascuno di loro ha smesso di guardare solo attorno a sé ma si è concentrato sui soffitti e i pavimenti della Pearson Specter Litt: ciò che supporta e protegge.

E così abbiamo un Harvey che propone a Mike di lavorare come consulente legale (aggirando il piccolo dettaglio per cui mr Ross è finito in carcere) e Louis si ritrova fidanzato e con un bambino in arrivo.

Vorrei spendere due parole su entrambi. Durante il confronto con Jessica, la reazione di entrambi è stata rivelatoria: se Harvey ha taciuto (in parte anche perché capiva da dove arrivasse la decisione di Jessica), Louis si è arrabbiato. E mi ha colpito perché Louis non ha minimamente pensato:«Lo studio ora sarà nostro» (come avremmo potuto imputargli dati i suoi trascorsi ed il modo meschino con cui ha ottenuto la carica di socio titolare) ma «Non voglio andare via dallo studio»: per Louis non esiste la Pearson Specter Litt senza Jessica Pearson.

Pertanto, ho altresì apprezzato che abbiano scelto (anche se la mia titubanza resta…a questo punto mi sa che è solo diffidenza mia personale) per Louis la strada della proposta di matrimonio. È stata improvvisa?Assolutamente!Non riesco a concepire come sia possibile che uno dopo un mese scarso di frequentazione decida di sposarsi?Assolutamente. Trovo incredibilmente assurda l’idea di Louis come padre di famiglia?Assolutamente. Mi sembra fuori luogo che Tara non pensi nemmeno per un secondo di dover farlo sapere al padre biologico del bambino?Ovviamente sì. Capisco che sia innamorata di Louis (tra l’altro, ha detto di amarlo?No, ha detto di sì alla proposta però. La mia diffidenza di prima, scusate) ma addirittura non tenere in considerazione le opinioni delle altre parti coinvolte. Mah.

Nonostante le mie numerosissime obiezioni però, la scelta della proposta di matrimonio è in character, dopotutto anche l’altra volta Louis si era proposto senza preamboli e all’improvviso. Louis ha bisogno di svincolarsi dall’immagine di uomo incostante e voltagabbana per diventare ciò che tutti (noi spettatori e anche gli altri personaggi) sappiamo sia: un buon uomo la cui lealtà, quando c’è, è fino in fondo. E l’empasse in cui era entrato dopo la rottura con la tizia di Harvard (il cui nome, vi chiedo perdono, non riesco proprio a farmelo entrare in zucca) aveva bisogno di sbloccarsi e Tara sembra fatta su misura su di lui.

La mia critica opinione sulla storyline in generale che hanno voluto dare a Louis resta, però. Sembra come se gli autori si siano detti:«Ok, a Jessica e Rachel diamo questo caso, a Donna e Harvey (e Mike) diamo questo e con Louis…Che facciamo con Louis?Ma sì, diamogli una fidanzata». Non ho ben capito che ruolo abbia avuto nell’economia generale della stagione la storyline di Louis e Tara ma, a parte questo, è finita in maniera coerente come era iniziata.

Per quanto riguarda Harvey, il discorso si complica ed è colmo di incognite.

Noi tutti fan della bromance Harvey-Mike abbiamo gioito nella scena iniziale e siamo contenti alla sola idea di avere altre interazioni come quella e i fan della coppia Darvey (Donna e Harvey) sono in sollucchero per la scena finale, con quelle due manine che si stringono.

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Ma cosa abbiamo veramente visto di nuovo in Harvey in questa 6a? Abbiamo visto sciogliersi l’iceberg, la facciata da squalo inflessibile, l’uomo chiuso in se stesso che ha sempre finito per tenere lontane le persone. Abbiamo visto Harvey in grado di mostrare le sue debolezze (e caderne vittima) ed ora lo vedremo riconsiderare se stesso e il proprio modo di fare l’avvocato, dopo che il suo mentore lo ha lasciato. Quelle mani che si stringono davanti alla finestra in chiusa d’episodio, sono la conferma che Harvey sta iniziando a permettere alle persone che ama di stargli accanto. È un piccolo passo per l’umanità ma è un grande passo per Harvey Specter. Ed ovviamente non poteva che essere Donna la prima a beneficiare di questo progresso: la sua socia e partner inscindibile, per la quale rinuncerebbe anche al whisky…o era scotch?Scherzi a parte, anche quella micro scena a cui accennavo poco sopra (Harvey che offre il suo bicchiere a Donna dopo il brindisi) è parte di questo meccanismo di inclusione: non c’è vittoria di Harvey che non sia anche di Donna e lui lo sa.

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La grande incognita sarà proprio come gestiranno l’equilibrio precario Harvey e Louis (a proposito, ma dov’è finita Gretchen???): con due ego come i loro, ho paura torneremo all’asilo. Ora che non ci sarà più Jessica a mediare, impareranno a dialogare?

Dovendo trovare un vero difetto in questo mid season finale, lo rintraccerei nella velocissima (roba che The Flash è una lumaca al confronto!) soluzione della questione William Sutter. Harvey va da Mr Dentiera, lo minaccia di togliergli la casa e l’uomo accetta così facilmente di spargere solo fiori sul cammino di Harvey? Al solito, quelli di Suits hanno tirato fuori dal cilindro il solito coniglietto bianco che risolve tutti i problemi (in questo caso il coniglietto era Stu che finisce per diventare socio di maggioranza nella società del cliente della PSL e William Sutter che vota per la villa stile Rossella O’Hara).

Ma la critica è più legata ad un dovere di cronaca che una vera critica. In fondo, questa capacità alla David Copperfield di trovare le soluzioni, è parte del fascino di queste serie tv.

Su Mike e Rachel ho poco da dire. Per quanto riguarda Mike, credo che l’effettivo livello di evoluzione del personaggio sarà evidente solo nella seconda parte della stagione. Per ora sappiamo solo che è incerto circa il suo destino e che potrebbe non sentirsi del tutto assolto per il suo passato. Il solito Mike che si auto punisce, insomma.

Rachel Zane, invece, mi è piaciuta molto. Dopo anni a fare il mitile sullo scoglio degli altri personaggi (soprattutto Mike), era necessario che il pubblico iniziasse a conoscerla al di fuori di quel contesto. Farla promotrice di un caso legato all’Innocent Project, ha permesso di farne emergere la tenacia e l’effettiva capacità legale (un’abilità che io non ho mai dubitato avesse, anche quando era semplice assistente), trasformandola in una promessa per il futuro: una giovane Jessica Pearson, in un certo senso (anche se di strada ne ha un bel po’ davanti). La grande sfida per gli autori, sarà evitare che la ragazza rientri nell’orbita cozza su scoglio e torni ad essere un semplice elemento di contorno nelle storyline di “Suits”. Farla tornare semplice «interesse amoroso» del protagonista sarebbe un errore madornale e spero che gli autori non lo commettano.

E con questa vi saluto. Suits tornerà a gennaio con gli ultimi episodi della stagione e sarà interessante vedere come lo studio legale tornerà a dare filo da torcere nei tribunali ora che il suo socio dirigente non c’è più.

Vi ringrazio per avermi letto e commentato durante queste settimane e vi ricordo la meravigliosa Suits Italia su facebook per restare sempre informati sui nostri avvocati preferiti.

thanks

Vi lascio con la canzone che ha chiuso l’episodio. La colonna sonora di Suits non la finirà mai di regalare canzoni interessanti.

That’s all folks!

 




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