Strike 1×01/1×02/1×03 – J. K. Rowling Sotto Copertura!

La BBC, per la sua emittente ammiraglia BBC One, richiama a sé J.K. Rowling e porta sullo schermo l’adattamento dei suoi romanzi gialli, la serie di “Cormoran Strike”. E, dopo la visione dei primi tre episodi, che coprino la prima avventura dell’investigatore privato e ne segnano il debutto, possiamo dire che la missione sembra proprio riuscita.

I romanzi della serie di “Cormoran Strike” hanno iniziato a essere pubblicati nel 2013, sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith. Quelli al momento disponibili sono “Il Richiamo del Cuculo” (del 2013), “Il Baco da Seta” (del 2014) e “La Via del Male” (del 2015, pubblicato in Italia nel 2016). Ora si è in attesa di notizie per il tanto agognato quarto romanzo.
La trama, in un certo senso, è molto semplice: Cormoran Strike è il figlio di una famosa rock star, un ex ufficiale della polizia militare britannica, appartenente, dunque, all’esercito, che è diventato investigatore privato in seguito all’abbandono della carriera militare a causa di un attentato in Afghanistan in cui ha perso una gamba. In ognuno dei tre romanzi viene lui sottoposto un caso da risolvere. Ad affiancarlo c’è Robin Ellacott, giovane donna affascinante e molto intelligente, che diventa la sua segretaria, dovendo all’inizio lavorare per lui solo una settimana, ma scoprendo presto di essere innamorata del lavoro di investigazione, motivo che la porta a decidere di restare al fianco di Cormoran Strike.

Gli episodi che abbiamo visto sinora e che vedremo questa domenica 10 Settembre e la prossima, 17 Settembre, sono l’adattamento dei primi due romanzi. Cinque episodi divisi in due blocchi, i primi tre costituiscono l’adattamento di “Il Richiamo del Cuculo”, i successivi due che vedremo saranno invece l’adattamento de “Il Baco da Seta”.
Ecco perché, ad esempio, la nostra recensione arriva ora: abbiamo voluto dividerle per blocchi, seguendo i romanzi.
La trama di questa prima parte è la seguente: Lula Landry, sorella di John Bristow, è una giovane modella molto famosa, viene trovata morta, sulla strada sottostante il terrazzo della sua abitazione. La polizia archivia il caso come suicidio, ma John Bristow si reca da Cormoran Strike per chiedergli aiuto in nome della vecchia amicizia di quest’ultimo con il fratello maggiore di Lula e John, Charlie, morto molti anni prima, poiché ritiene che la sorella sia stata uccisa. Cormoran accetta e così iniziano le sue indagini per scoprire l’assassino di Lula, in quello che si rivela essere un turbine di segreti nell’alta società e nell’alta moda.

 

Bene, ora che abbiamo contestualizzato, partiamo con la nostra recensione.

Adattare per il piccolo schermo l’opera di una scrittrice tanto conosciuta e amata come J. K. Rowling dev’essere un’impresa in grado di intimidire anche i cuori più coraggiosi.
Quando hanno annunciato la realizzazione di una miniserie basata sul ciclo di romanzi di “Cormoran Strike”, quindi, all’ovvia eccitazione e impazienza di veder tradotte in immagini delle storie che ho particolarmente apprezzato si è anche aggiunta la curiosità di capire come si sarebbero cimentati in questo compito non facile.

I primi minuti sono bastati a marcare la cifra stilistica dell’intera opera e a farmela immediatamente adorare. Fin dall’inizio saltano agli occhi la caratura estetica di determinate inquadrature (mi viene da pensare ad esempio alle pose di Lula quando esce dal locale) e l’estrema ricercatezza nella scelta delle musiche e del tappeto sonoro in generale, con gli scatti degli otturatori delle macchine fotografiche a scandire, impietosi e indiscreti, gli ultimi atti della vita della ragazza.

La sigla mi ha onestamente deliziata, sia per la scelta della canzone utilizzata, che sembra calzare come un guanto al binomio silenzioso e armonico composto da Strike e Robin, che per la scelta di far galleggiare i personaggi in una sorta di quadro in movimento, in quella che sembra la copertina di un vecchio vinile

Uno dei punti di forza della serie è indubbiamente il casting, che appare quanto mai azzeccato fin dalla prima comparsa sullo schermo dei personaggi. Quando avevano annunciato gli interpreti qualche tempo fa, la scelta mi aveva lasciato abbastanza tiepida, per non dire scettica, ma è bastata la scena dell’incontro tra Strike e Robin per convincermi in maniera totale.
Nel corso della lettura mi ero fatta un’immagine di Strike più ruvida, burbera e sicuramente meno avvenente, ma l’interpretazione di Burke riesce in qualche modo ad addolcire il personaggio pur senza snaturarlo in nessuna maniera e ad arricchirlo di nuove dimensioni senza tuttavia distaccarsi in modo sensibile dal modello originale.
Stessa cosa per Robin, che nella mia testa aveva connotati esteticamente più morbidi, ma che in pochi minuti di screentime ha saputo elevarsi sopra queste banalità grazie allo splendido lavoro di Holliday Grainger, che riesce a convogliare con uno sguardo e con il tono sommesso della voce l’immensa capacità empatica dell’assistente del detective.

La stessa ricercatezza nella scelta degli interpreti si estende anche agli innumerevoli comprimari, a partire da John Bristow, passando per la maliziosa Ciara, fino ad arrivare all’eccentrico e capriccioso Evan Duffield.

Il rapporto fra Strike e Robin, che rappresenta indubbiamente uno dei punti focali della vicenda, viene trattato con sobrietà e delicatezza, senza sforzarsi di esplicitare tutto a ogni costo, lasciando la maggior parte delle sfumature nel fantastico mondo del non detto, in grado di regalare un viaggio indimenticabile agli spettatori volenterosi di addentrarvisi e di arricchire la loro esperienza di fruizione di tutta una serie di livelli di lettura che rimangono spesso nascosti in un singolo, fugace sguardo.

La cosa che maggiormente ho apprezzato nello sviluppo della loro relazione è l’efficacia con cui sono riusciti a rendere il cambiamento graduale nell’idea che Strike si è fatto della segretaria, il riluttante e quasi sorpreso riconoscimento della sua vivace intelligenza e delle sue capacità, riassunto in una singola esitazione e nel semplice invito a diventare parte attiva delle indagini in corso, un attestato di stima misurato da parte di un uomo simile, spesso perfino troppo asciutto e misurato nei suoi giudizi.

Tutti e tre gli episodi sono stati particolarmente ben realizzati dal punto di visto tecnico, ma è soprattutto il terzo ad averci regalato i momenti più belli (uno su tutti il vorticare di immagini che precede l’incontro con Bristow e l’inattesa rivelazione finale).

La BBC ancora una volta ci ha regalato una miniserie piacevole e intensa, da assaporare fino all’ultimo minuto e che, pur rimanendo fedele all’originale, ci regala una rilettura fresca e mai banale dell’opera a cui è ispirata.

MooNRiSinG

 

Premessa: quando hanno annunciato l’adattamento di questa saga di gialli della mitica Zia Jo (al secolo Joanne Kathleen Rowling) io ero felicissima. Amo zia Jo.
Cosa ancora più importante, “The Casual Vacancy”, prima, e poi la serie di “Cormoran Strike” hanno dimostrato che lei è una scrittrice a tutto tondo, che non è in grado di scrivere solo fantasy, ma può cimentarsi con qualunque cosa. Tutti questi libri hanno dimostrato, dunque, che J.K. Rowling è una vera scrittrice di talento.
Ebbene, posso dire con soddisfazione, da lettrice, che i primi tre episodi presentati dalla BBC One costituiscono davvero un buon adattamento, molto fedele al romanzo, nonché realizzato con classe ed eleganza, sia nella scelta delle immagini, che della musica, che dello stile in generale.
E’ vero, infatti, che il ruolo di alcuni personaggi secondati è stato ridimensionato, ma ciò è necessario per la diversità di mezzo di narrazione. Lo schermo, infatti, è per sua natura uno strumento con tempistiche più ristrette, piccolo o grande che sia; inoltre, queste devono essere più compatte, più “unitarie”, è necessario mantenere il focus e non disperdersi, non creare tempi morti e passaggi inutili.
Dalla visione delle tre puntate risulta evidente che proprio questo è stato il lavoro svolto: sfoltire alcuni passaggi per mantenere la concentrazione e l’attenzione non solo sul caso, ma su Cormoran e Robin, il loro rapporto che va pian piano costruendosi, la personalità dei due che viene man mano svelata.

Non mi dilungherò sull’analisi dei personaggi per non ripetere ciò che è già stato detto, vogl

io solo sottolineare alcuni passaggi particolarmente belli.
I momenti in qualche modo più significativi di questi tre episodi sono stati la prima volta in cui Cormoran ha chiesto a Robin di accompagnarlo nelle sue indagini, poiché in quell’istante ha iniziato a considerarla un essere senziente e dotato di intelligenza; la sera in cui Cormoran si è ubriacato al pub e con il suo discorso sull’importanza delle lettere d’amore ha rivelato che sotto quell’apparenza da orso c’è in realtà un animo che sa essere gentile; ovviamente, il momento in cui l’investigatore ha visto Robin con indosso il vestito da sera, poiché in esso Cormoran Strike non vede lei solo come valente collaboratrice, ma come donna, ha scoperto che esistono altre donne oltre alla sua ex, e da questo consegue la scena del regalo, verso la fine di questa prima parte dello show; infine, la ricostruzione degli istanti in cui la riflessione ha portato Cormoran a capire chi è l’assassino, davvero ben realizzata, con quel susseguirsi incalzante e frenetico di immagini che ben rappresenta il vivace procedimento deduttivo dell’investigatore privato, ex ufficiale della polizia militare.

Detto questo, ciò su cui voglio soffermarmi è la realizzazione generale della storia sullo schermo.
Dai primi istanti, si vede perfettamente l’accuratezza con la quale l’adattamento è realizzato, l’eleganza, anche.
Tutto è perfetto, incasellato alla perfezione proprio là dove deve essere.
Il prologo stesso, con la morte di Lula, è bellissimo ed è il momento in cui ci si innamora di “Strike” come serie tv. Non ci sono parole, solo immagini sottolineate dalla musica delicata. L’atmosfera è ovattata, grazie anche alla neve che cade per le vie di Londra, eppure si percepisce qualcosa di sinistro che incombe. E il tutto, infatti, si conclude con il corpo senza vita di Lula sulla strada, con un maglione bianco delicato quanto la neve, quanto la musica che ha accompagnato questo inizio, quanto l’atmosfera che sembra sussistere nei primi istanti.

Dalla delicatezza si passa alla brutalità dell’omicidio, per poi tornare alla delicatezza quando veniamo introdotti a Robin.
Una dualità, questo passare dalla delicatezza alla brutalità, questo contrasto, che pervade tutto l’arco narrativo e che è costantemente sottolineato dai protagonisti, Cormoran (l’orso) e Robin (bella e intelligente), così come dalle situazioni (basti pensare al quartiere dove si trova la casa di Lula, fatto di case splendide ed eleganti che possono nascondere nefandezze).

Altri aspetti del tutto positivi dello show sono, dunque, l’atmosfera generale, che in qualche modo fa emergere anche Londra come protagonista, e la colonna sonora, bella nella sua interezza, ma con un particolare che serve a caratterizzare e distinguere “Strike”, ovvero un tema ricorrente, per l’appunto delicato, ma che sentiamo in ogni momento importante, per tutto l’arco degli episodi.
Un’ottima idea, che peraltro ricorda un illustre precedente di mamma BBC e della sua ammiraglia, BBC One, ovvero “Sherlock”. Per quanto “Strike” non sia al livello eccelso di “Sherlock”, infatti, questa scelta serve a contraddistinguerlo, a dargli uno stile, proprio come vale per il predecessore.

Insomma, in definitiva un ottimo prodotto, un bell’adattamento dei romanzi della Rowling (cosa che forse non deve stupire, visto che lei è produttrice esecutiva dello show, il che significa che è coinvolta nella stesura delle sceneggiature), decisamente consigliato.
Sono ansiosa di vedere “Il Baco da Seta”.

Sam

 

Ci rivediamo alla fine de “Il Baco da Seta”!

 

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MooNRiSinG
Nata come Elisa, fin da bambina dimostra un’inquietante e insopprimibile attrazione per i telefilm e per il bad boy di turno. Le domeniche della sua infanzia le trascorre sfrecciando con Bo e Luke per le stradine polverose della sperduta contea di Hazzard. Gli anni dell’adolescenza scivolano via fra varie serie, senza incontrarne però nessuna che scateni definitivamente il mostro che dorme dentro di lei. L’irreparabile accade quando un’amica le presta i DVD di Roswell: dieci minuti in compagnia di Michael le bastano per perdersi per sempre. Dal primo amore alla follia il passo è breve: in preda a una frenesia inarrestabile comincia a recuperare titoli su titoli, stagioni su stagioni, passando da “Gilmore Girls” fino ad arrivare a serie culto quali “Friends” ed “ER”. Comedy, drama, musical… nessun genere con lei al sicuro. Al momento sta ancora cercando di superare il lutto per la fine di “Sons of Anarchy”, ma potrebbe forse riuscire a consolarsi con il ritorno di Alec in quel di Broadchurch…

6 Comments

  1. Mauro

    10 settembre 2017 at 21:39

    Ho adorato tutti e tre gli episodi, forse è la prima volta in cui l’adattamento di un romanzo in film non mi ha disturbato, anzi! È stata una piacevole scoperta ogni singola scena (e ogni personaggio incontrato). Non vedo l’ora di vedere le nuove puntate!
    Grazie zia Jo!!!

    • MooNRiSinG

      MooNRiSinG

      11 settembre 2017 at 10:59

      Sono d’accordo con te, anche io in genere storco un po’ il naso di fronte agli adattamenti dei miei libri preferiti, ma in questo caso sono rimasta piacevolmente sorpresa: gli autori son rimasti fedeli all’originale pur senza scadere nella copia banale e hanno fatto un lavoro meraviglioso.

    • Sam

      Sam

      13 settembre 2017 at 10:03

      Concordo con entrambi.
      Sono rimasta colpita del tutto favorevolmente dall’accuratezza della trasposizione, che poi, se vogliamo, in un certo senso ha dimostrato di reggere anche stand alone grazie alle scelte stilistiche (la regia, la musica…). Resterebbe un buon prodotto anche se non fosse l’adattamento dei romanzi di zia Jo.

      Grazie zia Jo, anche perché credo che lei abbia avuto un ruolo nell’adattare con tanta fedeltà, visto che è una dei produttori esecutivi.

  2. Sabrina

    11 settembre 2017 at 20:56

    Ottime analisi,
    guardando la serie mi è venuta voglia di leggere i libri e ora grazie a voi la voglia è aumentata (lo confesso, non sono una fan della Rowling…ma c’è sempre tempo per diventarlo!)

    La storia è molto scorrevole e pur non nutrendo molta simpatia nei confronti della Grainger devo ammettere che in questo ruolo non mi dispiace affatto.
    Tom Burke lo adoro, dovrebbero farlo sorridere più spesso…ma, come in The Musketeers, il suo personaggio sorride raramente xD

    Alla prossima!

    • Sam

      Sam

      11 settembre 2017 at 22:02

      Ciao!
      Grazie mille!

      Ecco una dimostrazione ulteriore del fatto che la serie sia un buon prodotto: una non lettrice che la apprezza e per questo decide di voler leggere i libri.
      Non credo che te ne pentirai. Noi siamo Potteriane nel DNA, ma per uno scrittore non è un rischio da poco spaziare così tanto a livelli di genere, poiché tra il fantasy e il romanzo realistico e tra il fantasy e il giallo ci sono notevoli differenze. Riuscire a scrivere bene le diverse tipologie significa avere vero talento.

      Già, devo dire che la Grainger e Tom Burke sono perfetti nei rispettivi ruoli. Un ottimo casting
      Eh, Cormoran è un po’ orso, come Athos… ma ti darà soddisfazioni. 🙂
      Alla prossima!

    • MooNRiSinG

      MooNRiSinG

      12 settembre 2017 at 10:29

      I romanzi sono oggettivamente molto buoni, tant’è che hanno ricevuto un’ottima accoglienza da parte della critica anche prima che si venisse a sapere che erano stati scritti dalla Rowling 🙂
      La scelta della Grainger inizialmente non convinceva nemmeno me, ma mi sono dovuta ricredere perché ha fatto veramente un lavoro ottimo nella caratterizzazione di Robin, son rimasta piacevolmente sorpresa.

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