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Ship Addicted | One True Love #4 – I Gallavich

QUESTA SETTIMANA SHIP ADDICTED VI PORTERA’ NEL MONDO SENZA VERGOGNA DI SHAMELESS US E VUOLE FARVI SCOPRIRE UNA DELLE COPPIE PIU’ TORMENTATE DELLO SHOW.

IAN E MICKEY

Gallavich pic

“Jack Daniel’s and orange juice mix better than I would have imagined” (Frank – Shameless 2×08).

In questo caso non si può proprio dare torto a Frank, visto che di cocktail se ne intende.
Chi invece si intende di ship sa bene che i corrispettivi di questo mix sono, in Shameless, Mickey Milkovich e Ian Gallagher: Mickey, che fa perdere la testa a Ian, ubriacandolo di adrenalina ma che, come il troppo whiskey, può lasciarti con terribili postumi; Ian, che con la sua presenza costante incarna per Mickey la serenità di una di quelle case in cui, seppure abitate da famiglie disfunzionali e disagiate, si fa colazione tutti insieme e il succo d’arancia colora il bicchiere di tutti.
Ma in che modo ci è venuto in mente di abbinare a una bevanda soft, che sa di colazione in famiglia, innocua ma dal gusto deciso, un whiskey amaro, forte, che ti brucia la gola, ma può raddrizzarti la giornata, aiutandoti a tenere lontani i pensieri più dolorosi?
Come i migliori esperimenti, l’inizio non è stato facile e l’accoppiata risultava indigesta. Ed improbabile.

La prima volta che Ian e Mickey interagiscono non è affatto piacevole, almeno per il nostro amato ginger. Mandy, infatti, rifiutata dopo aver tentato un approccio sessuale con Ian, assolda suo fratello Mickey per dare una lezione al giovane Gallagher, vendicando il suo “onore” (no comment). La faccenda si risolve, ma il percorso che vede incrociarsi le strade dei due ragazzi è solo all’inizio: poco tempo dopo, infatti, Ian deve affrontare Mickey per farsi restituire una pistola rubata a Kash. Quello che inizia come una rissa sul letto…finisce con uno scoppio di passione sotto le lenzuola.

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Ebbene sì, il “dirtiest boy in America”, come lo definisce Veronica, il duro e maleducato Mickey, cede senza troppi complimenti al fascino di Ian e non ci impiega molto per assecondare la tensione sessuale (e scioccare gli spettatori con un vero e proprio colpo di scena).
Quel giorno, nella stanza di Mickey, disordinata e tappezzata di poster, nasce una relazione. Una relazione strana: qualcuno direbbe che è solo sessuale (di fiki fiki ne fanno parecchio, in effetti).

All’inizio le cose stanno così, ma poi, poco alla volta, si evolvono.

Hanno i loro luoghi di ritrovo, come le panchine dello stadio e l’edificio abbandonato. Dividono sigarette, birre e, a quanto pare, felpe.

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Sono gelosi l’uno dell’altro e si aiutano a vicenda, sia che si tratti di mettere una buona parola per un lavoro, minacciare con una pistola chi cerca di portare via la casa ai Gallagher o svaligiare la villa di un ex amante.

Ovviamente gli ostacoli sono numerosi (tra questi spiccano ripetuti soggiorni in riformatorio e altrettanto ripetuti momenti in cui i due ragazzi vengono sorpresi e interrotti da terzi proprio sul più bello) e il cuore degli shipper viene brutalmente maciullato senza alcuna pietà:

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È una relazione strana, in cui sembra non ci sia posto per i baci: Mickey rifiuta da subito il contatto con le labbra di Ian: “Kiss me and I’ll cut your fucking tongue out”. Fare sesso va bene, baciarsi no: quello sì che sarebbe da fag nell’ottica di Mickey. O forse per lui è un gesto troppo intimo, qualcosa che non si concede al primo che capita. Eppure nella terza stagione è proprio Mickey che, per due volte, ignora la regola che lui stesso ha imposto e cerca la bocca di Ian.

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Il giovane Milkovich non è bravo con le parole: fa trasparire i suoi sentimenti con gli sguardi, con le azioni.

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Per Ian arriva anche a beccarsi due pallottole (una sparata da Kash e l’altra dalla moglie del dottor Lisham)… senza mai rinfacciarglielo.

Ian, da parte sua, vorrebbe sentire le parole magiche, ma al tempo stesso è perfettamente consapevole di quello che Mickey prova per lui:

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Quando le cose sembrano iniziare ad andare per il verso giusto, con un Mickey adorabile che invita Ian a dormire da lui e sforna snack da mangiare davanti ad un film trash e tu, povero shipper ingenuo e speranzoso, incapace di rassegnarti al dolore, inizi a pensare: “Ecco, finalmente, dopo tre stagioni questi due fanno qualcosa che assomiglia ad appuntamento e magari questo vuol dire che le cose si faranno davvero serie e si dichiareranno il loro amore e vivranno per sempre felici e contenti e cavalcheranno unicorni circondati da arcobaleni e…”. Ecco, NO. Per un po’ di felicità e gioia in ambito Gallavich, al momento, l’unica soluzione sono le fanfiction (benedetti gli autori!). Ebbene sì. Perché proprio quando vedi che Mickey inizia ad aprirsi davvero con Ian (in tutti i sensi, soprattutto se avete presente le sfere che voleva farsi infilare laddove non batte il sole), ecco che il tuo splendente castello di sogni meravigliosi e rassicuranti crolla nel peggiore dei modi.

Terry, il terribile padre omofobo di Mickey, nonché stupratore della sua stessa figlia, li sorprende proprio mentre Ian e Mickey sono impegnati a darci dentro sul divano: il risultato è che i due vengono massacrati di botte e, in una delle scene più forti dello show, Terry, sottolinenado gli ordini con una pistola, costringe suo figlio a fare sesso con una prostituta russa proprio davanti ad Ian: una violenza che per Mickey non sarà tanto facile da superare. Il terrore del padre lo costringe a stare lontano dal suo firecrotch che, però, testardo com’è, non si rende davvero conto della difficoltà di Mickey nell’affrontare le conseguenze di quella terribile mattina: Frank avrà anche tutti i difetti del mondo, ma non è certo omofobo e certi limiti non li supera nemmeno lui. Quindi Ian insiste e cerca il dialogo (o lo scontro?)…per finire con scatenare una reazione decisamente violenta: in una scena che ti strappa il cuore dal petto e lo getta in pasto alle belve assetate di sangue di shipper, Mickey, tra le lacrime e con un po’ troppo alcol in corpo, massacra Ian che, dal canto suo, gli dice: “You love me. And you’re gay”.

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E Mickey non fa altro che trasformarsi in suo padre. Per poi assecondarlo, sposando Svetlana, la prostituta che, dopo il rapporto di quella fatidica mattina, è rimasta incinta (ma di chi sarà davvero questo bambino?). Insieme a noi poveri shipper devastati, Ian spera in un ultimo ripensamento e tu, povero stolto!, ci caschi e credi che Ian sia riuscito ad impedire il matrimonio, che sia riuscito a convicere Mickey a non prestarsi a quella pagliacciata, perché quel “Don’t do this” scatena la risposta di Mickey e i due si ritrovano avvinghiati senza vestiti.

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Il problema, però, è che Mickey va lo stesso a sposarsi: per lui quel pezzo di carta non ha valore, ma per Ian è tutto il contrario. Dunque soffriamo con lui quando assistiamo impotenti a quella ridicola e squallida cerimonia, in cui il primo piano sul Fuck tatuato sulla mano di Mickey condensa efficacemente la tempesta di emozioni che ci ha travolto. Tempesta che non ci pensa nemmeno a darci un attimo di tregua, dal momento che Ian non riesce a sopportare la situazione…e lascia la città per arruolarsi, non senza un ultimo incontro con Mickey, a cui le parole si bloccano in gola e, riecheggiando il “Don’t do this” di Ian al matrimonio, riesce solo a dire: “Don’t”, senza poter articolare il resto della frase. Ma a Ian non basta, anche se, per la verità, le lacrime di Mickey dicono più di molte parole.

Non sappiamo che cosa ci riserverà la quarta stagione, ma per il momento siamo certi che Mickey non ha dimenticato Ian, che il ginger è sempre nei suoi pensieri; abbiamo visto che ha anche conservato una sua fotografia (non so voi, ma io mi sono letteralmente sciolta in quella scena e mi sono fatta l’appunto mentale di cercare tutte le fanfiction possibili ed immaginabili incentrate sul comequandodoveperché quella foto sia stata scattata).

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Si sa, lo shipping porta con sé più dolore che gioia ed è corredato da litri e litri di lacrime. E il Gallavich, di lacrime, ne ha fatte versare parecchie. Ma la speranza è che il futuro torni a sorridere alla nostra OTP e che i due riescano a ritrovarsi, riavvicinarsi ed essere felici (rendendo felici anche noi, di conseguenza).

Per convincervi a saltare a bordo di questa ship potrei dilungarmi su come la vicinanza di Ian abbia cambiato Mickey, su come questa splendida storia sia raccontata in modo intenso, verosimile e lontano dai soliti stereotipi, su come Ian riesca a vedere oltre la facciata da sbruffone di Mickey…ma preferisco lasciarvi con queste parole che racchiudono tutte le ragioni che vi servono per sostenere il Gallavich:

Love can’t be called a mistake.

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