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Recensioni Sherlock

Sherlock | Recensione 4×02 – The Lying Detective

Secondo appuntamento per questa quarta stagione di “Sherlock”, che con “The Lying Detective” torna a quei ritmi serrati e da capogiro ai quali lo show ci ha abituato sin dal primissimo episodio della serie.
La seconda puntata è stata, dunque, straordinaria, degna dei momenti più alti dello show, e con un fantastico colpo di scena finale.

Sam: Anche questa settimana, partiamo dal materiale originario, ovvero quello letterario.
Questo secondo episodio riporta direttamente il titolo di un racconto del Canone, cioè “Il Detective Morente”, presente nel volume “L’Ultimo Saluto di Sherlock Holmes”, del 1917.
E non solo il titolo, in effetti, in quanto il racconto originale narra del caso nel quale Mrs. Hudson avvisa John Watson che Sherlock Holmes è molto malato. Quando Watson arriva a Baker Street trova Holmes morente, il quale gli intima di non toccare una scatola di avorio nella stanza e gli chiede di andare a chiamare un esperto di malattie orientali, ovvero Mr. Culverton Smith, per essere curato. Quest’ultimo, in realtà, è colui che ha cosparso i germi della malattia sulla scatola ed è, altresì, l’autore dell’omicidio del suo stesso nipote, che ha ucciso proprio nel modo in cui tenta di assassinare Sherlock Holmes (che lo aveva per l’appunto accusato di omicidio).
Le corrispondenze con l’episodio sono evidenti, ma ecco che altri collegamenti sono venuti alla luce, tra cui il famoso “vento dell’Est” di cui si è parlato nell’episodio 3×03 “His Last Vow”. Vento dell’Est che, nel Canone, è in qualche modo rappresentato dalla Prima Guerra Mondiale, evento alla vigilia del quale Sherlock Holmes si ritira dalla professione di detective.
Inoltre, è da segnalare come il poema che Sherlock declama in preda alle sostanze stupefacenti, dinanzi a una preoccupata Mrs. Hudson, sia di Shakespeare, il famoso sonetto 73 nel quale si parla dell’autunno come sinonimo del tramonto della vita.


MooNRiSinG: Devo ammettere che l’episodio di questa settimana mi ha lasciato in seria difficoltà, perché io dovrei avere il compito di analizzare gli aspetti negativi della puntata… peccato che non me ne venga in mente nemmeno uno!
“The Lying Detective” ha riportato “Sherlock” al livello qualitativo delle prime due stagioni, reintroducendo nella dinamica una cosa di cui si era veramente sentita la mancanza fin dalla dipartita del sempre compianto James Moriarty: un villain degno di nota, un antagonista capace di allestire un gioco in grado di mettere in difficoltà Sherlock, qualcuno con cui confrontarsi effettivamente sullo stesso piano.
In questo frangente il nostro investigatore è riuscito a trovarne ben due, ma mi voglio soffermare principalmente sulla figura di Culverton Smith, interpretato magistralmente da Toby Jones. Culverton è il classico cattivo in grado di metterti i brividi, di inquietarti nel profondo con una semplice risata e giuro che nella scena svoltasi nel reparto pediatrico dell’ospedale sentivo davvero l’impulso di urlare ai bambini di stare attenti, di allontanarsi dal mostro travestito da brava persona (mi ha riportato alla memoria in maniera prepotente il pagliaccio di “IT”, vestito a festa per attirare le sue prede, all’apparenza innocuo ma istintivamente percepito come alieno e pericoloso).

Un altro degli aspetti positivi dell’episodio è stato il ritorno di Molly, un personaggio amato forse soltanto da me, ma che a mio modesto parere meriterebbe una considerazione maggiore di quella che gli autori le stanno riservando.
Mi rendo però anche conto che il tempo a disposizione è quello che è e che non è facile dare a tutti i comprimari la visibilità che meriterebbero.

E a proposito di comprimari, c’è un’altra figura femminile che ha fatto il suo ritorno e l’ha fatto in grande stile: sto parlando di Mrs. Hudson, l’eccentrica padrona di casa di Sherlock e John.
La vegliarda entra in scena sgommando su una Aston Martin fiammante, liquida un poliziotto come se si trattasse di un pargolo molesto in cerca di caramelle e costringe tutti a piantarla con i capricci e a comportarsi come bambinelli educati.


Non paga, non ci pensa un secondo prima di ridimensionare Mycroft, dandogli neanche troppo velatamente dell’imbecille e cacciandolo con una sonora pedata da casa sua.

Mr. Hudson rappresenta la luce della ragione, il buon senso e l’affetto materno e disinteressato che ti spinge a condividere con le persone che ami tutto ciò che hai… a patto che non si tratti della tua auto, OVVIAMENTE!


Voglio spendere solo altre due parole per celebrare ancora una volta, a costo di sembrare ripetitiva, la figura di Mary Watson, una donna che a mio avviso riesce a incarnare alla perfezione tutti quei valori e quelle qualità che caratterizzano la femminilità, in quanto riesce a unire in un unico, piccolo involucro una forza e una capacità di amare luminose in maniera quasi abbacinante.
Questi tratti salienti riescono a trasparire perfino dalla sua proiezione nella mente di John, una proiezione che ci mostra quanto l’uomo la amasse veramente e come rappresentasse per lui un ideale assoluto di comprensione e sostegno.
Mary riesce a guidare il marito con un curioso miscuglio di fermezza e umorismo, alternando momenti di decisione a stralci di giocosa ironia.


Sentirò tantissimo la mancanza di questa donna, l’ho già detto la volta scorsa e non ho paura di ripeterlo. Anche solo per il fatto che era l’unica in grado a convincere Sherlock a indossare il suo iconico cappello…

Sam: Fatemi partire dicendo quanta soddisfazione è in grado di dare questa serie. Non solo è splendidamente realizzata in ogni aspetto (qualche episodio può anche non piacere, ma non si può negare la sua oggettiva ed eccelsa qualità), ma quei due geni di Moffat e Gatiss seminano sempre indizi qui e là, nascosti in piena vista (sì, lo sto dicendo appositamente), per stimolare lo spettatore, sfidarlo ad acuire la vista e la mente, e porsi domande.
Con loro, “The game is on”. Sempre.
E questo non per mero sfizio, per dimostrare quanto loro possano essere intelligenti e/o quali intricati percorsi narrativi possano creare, bensì perché questa è l’essenza di Sherlock Holmes.
(Peraltro, anche voi li immaginate lì a sghignazzare in modo malefico, ogni volta che seminano indizi ovunque? Io sì.)
Dunque, forse ricorderete che nella recensione della scorsa settimana, che trovate qui, ci eravamo chieste se “E” potesse essere una trappola, perché Irene in fondo lo era stata, nonostante implicazioni sentimentali in cui lei era incappata suo malgrado. Di più: James Moriarty stesso era una trappola. Ricordate Jim della 1×03, “The Great Game”?
Immagino di sì. Ebbene, lo schema usato da Euros per avvicinarsi a John è lo stesso di Moriarty con Molly. Il tutto, sempre per arrivare a Sherlock. E Mycroft, magari…? In fondo, perché solo Sherlock?
E a questo punto la domanda sorge spontanea: Euros collabora con un Moriarty defunto (o meno), faceva parte della sua organizzazione, oppure ha usato Moriarty, il suo nome, per i suoi scopi, per arrivare a Mycroft e Sherlock? E altra domanda: ci state dicendo che oltre a Mycroft, Sherrinford e Sherlock c’è anche Euros o che Euros è Sherrinford? Perché in caso di questa seconda opzione sorgerebbe un altro problema, ovvero CHI sarebbe, allora, a coprire Euros-Sherrinford là dove dovrebbe essere e invece non è? A meno che Sherrinford non sia un luogo, il luogo dove si trovava Euros?
Nel Canone, Sherrinford è il primo nome ipotizzato per Sherlock Holmes e poi è stato considerato come il fratello maggiore, anche rispetto a Mycroft, in quanto degli Holmes è detto che sono proprietari terrieri, quindi il maggiore avrebbe dovuto ereditare la tenuta e gestirla, invece Mycroft come sappiamo svolge ben altro ruolo.
E soprattutto: come ha fatto Sherlock a dimenticare una sorella?


Il tutto è stato costruito grazie allo stratagemma sempre funzionante, perché porta lo spettatore a dubitare di ciò che vede, di mostrare ciò che Sherlock vede nella sua mente, quantomeno apparentemente, che egli sia nel suo palazzo mentale o vittima di allucinazioni.
Com’è ovvio, questa volta non era davvero così, o meglio, lo era solo in parte, ma il punto è che, grazie ai precedenti (come la 3×03 “His Last Vow”), gli autori sono riusciti a insinuare il dubbio negli spettatori (di certo non in tutti, sicuramente molti di voi, come me, davano per certo che la serata con la – supposta – figlia di Culverton Smith fosse reale, ma nella maggior parte sì… e in ogni caso, anche se si è certi che qualcosa sia reale, sorgono domande, ovvero “Perché?”), in modo da non far perdere efficacia al colpo di scena finale.
E ancora una volta, hanno raggiunto lo scopo.

Oltre a questo, l’episodio ha avuto ancora una volta momenti impagabili di umorismo, più sottile rispetto a uno Sherlock ubriaco o strafatto, ma nondimeno fantastico. E ancora una volta, a portare tali momenti è stata lei, Mrs. Hudson.
Senza dilungarmi troppo, visto che MooNRiSinG ne ha già parlato, mi limiterò a constatare come la proprietaria di Baker Street si sia rivelata ancora una volta prova delle fantastiche figure femminili, complesse e divertenti, che Moffat e Gatiss sanno creare e, dunque, esponente del gruppo di esse che appartiene a “Sherlock”, con Molly, Irene e Mary.
In questo episodio Mrs. Hudson, la donna che è riuscita a ingannare degli agenti della CIA facendo loro credere di essere un’anziana signora terrorizzata (e così ha nascosto ciò che interessava a Sherlock), ha raggiunto un ulteriore apice: ha raggirato Sherlock stesso, mettendolo a suo modo ko, ha usato le emozioni per fare lo stesso con John, ha costretto con le sue sole parole Mycroft e i suoi uomini a fare ciò che lei diceva e, non paga di ciò, si è rivelata dotata di mezzi economici tanto sostanziosi da permetterle una Aston Martin… della quale è ben gelosa.
Mrs. Hudson è una continua fonte di sorprese.


Particolarmente apprezzabile la presenza di Mary, come subconscio di John, per due motivi: in primo luogo, vista la sua morte improvvisa era necessaria un’evoluzione ulteriore che desse una sorta di chiusura ai due, anche per permettere a John di chiedere perdono per il suo tradimento (per il quale siamo di certo tutti sollevati che si sia confermato essere stato “solo” un flirt e non un vero e materiale tradimento); in secondo luogo, per avere ancora Amanda Abbington nella sua splendida interpretazione di Mary, che non perde mordente nemmeno in versione “estensione della mente di John”.
Infine, è stato molto commovente e, come ha già detto MooNRiSinG, ha dimostrato, una volta di più, il profondo amore di John per sua moglie. A tal proposito è stata emblematica la scena del risveglio, all’inizio, quando vedeva Mary dormire accanto a sé.

E restando in tema di donne… ecco tornare lei, THE Woman. Irene Adler. E’ incredibile come questo personaggio, che appare solo in un racconto (“Uno Scandalo in Boemia”, divenuto per lo show “Uno Scandalo in Belgravia”, l’elegantissimo quartiere londinese delle ambasciate e alta società), abbia segnato l’immaginario collettivo. Ed è altrettanto incredibile come la versione di Steven Moffat e Mark Gatiss, portata sullo schermo meravigliosamente da Lara Pulver, sia divenuta davvero imprescindibile, tanto da essere sempre presente. Come visione, “in spirito”, eppur presente.
Ripercorriamo brevemente il tutto. Alla sua apparizione, Irene Adler si è rivelata essere non solo molto affascinante, ma l’unica persona (al di fuori di Moriarty), l’unica donna (Mary a parte e comunque prima di lei), all’altezza di Sherlock. La cui intelligenza è all’altezza di Sherlock. Non solo… cosa disse Mycroft a John alla fine dell’episodio (2×01), in merito a Sherlock? Che da bambino voleva fare il pirata, un particolare ripetuto ancora in questa stagione. E il punto è tutto qui, in quanto non solo Irene è incredibilmente intelligente e scaltra, ma in un certo senso è “un pirata”. Lei non è mai stata una vera criminale, non ha mai ricattato nessuno, non ha mai commesso veri crimini con le informazioni in suo possesso, che usava come assicurazione sulla vita, viste le frequentazioni discutibili cui era solita. Eppure, come aveva detto lei, si era fatta strada in un modo particolare, “I misbehave”era una persona scomoda per mezzo mondo e ovviamente non era l’emblema della brava ragazza. Questo la rendeva “pirata”, ma la salvava, altresì, dall’essere una vera nemica, per Sherlock, lui che in realtà ha sempre avuto un codice morale ferreo.
Certo, Sherlock si diverte a dare la caccia ai criminali, ma in verità, come nel Canone di Conan Doyle, lo fa perché ha un profondo senso di giustizia ed è questo che vuole fare, assicurare i criminali alla giustizia. Infatti, nello show come è cominciato tutto? Lo ha raccontato lui stesso in “The Great Game”, la 1×03: un ragazzino, come lui, era stato ucciso, la polizia pensava fosse stato un incidente, invece lui aveva capito che era stato un omicidio… e fondamentalmente voleva che il colpevole non restasse impunito.
Eppure da bambino voleva fare il pirata, ovvero voleva vivere avventure… ed è ciò che fa. Non avrebbe mai potuto essere affascinato sentimentalmente da un criminale, per via del suo codice etico, tuttavia, una persona che vero criminale non è ma ha la sua inclinazione per l’avventura, la sfida, e una mente altrettanto brillante… nonché così attraente… Sherlock non poteva non subirne il fascino e, come hanno dichiarato Moffat e Cumberbatch, come ha detto Mary (versione coscienza di John, “Oh, I bet he saved her! Oh, the posh boy loves the dominatrix! He’s never knowingly under-clichéd, is he?”), come gli ha urlato John in questo secondo episodio, Sherlock non poteva non innamorarsi di lei.
E così, senza stravolgere la loro storia, Moffat e Gatiss hanno trovato il modo di non lasciar andare Irene Adler, ribadendo con piccoli particolari il sentimento e le emozioni di Sherlock per lei (e anche di lei per lui, possiamo dire): nella terza stagione abbiamo visto la mente di Sherlock e lei vi è apparsa, bellissima… e nuda, nonché intenta ad accarezzare sensualmente il suo viso… ed essendo quella la mente di Sherlock vuol dire che era lui a immaginarla così; in “The Abominable Bride” John ha intavolato il discorso per far ammettere a Sherlock di amarla e di nuovo, quella era la mente di Sherlock; infine, eccola qui, in questo episodio. Il messaggio, con la sua suoneria che è, diciamolo, un orgasmo. Pertanto, non solo Sherlock conserva i suoi messaggi, ma pur cambiando i cellulari, si premura di passare quella suoneria da uno all’altro, onde impostarla per lei e distinguere i messaggi che arrivano da Irene da quelli degli altri, che cancella senza leggerli (persino quelli di John), ovvero per non cancellarli e riconoscerla sempre.

(Solo queste quattro persone, Moffat, Gatiss, Benedict e Lara, potevano prendere una frase scortese e renderla romantica.)

La presenza di Irene, tuttavia, è stata importante anche per un altro motivo, perché è stato grazie a lei che John ha potuto sfogare il suo dolore. Invitando il suo migliore amico a correre dalla donna di cui sa è innamorato, John è potuto giungere all’elaborazione del suo dolore, del suo senso di colpa, a chiedere perdono e a sfogare tutto ciò. Il momento è stato molto commovente, sia per l’invito a Sherlock a non sprecare tempo prezioso, perché quel tempo potrebbe finire prima di quanto immagini, come lui stesso sta sperimentando, sia per il pianto di John e il gesto pieno di empatia di Sherlock per lui.




E peraltro, Irene e Mary sono un ulteriore elemento delle similitudini che fondamentalmente intercorrono tra Sherlock e John e danno fondamento al loro rapporto: entrambi sono uomini d’azione, entrambi bramano l’avventura e non sono adatti a fare una vita “normale” (certo, ora John è padre e le sue prospettive sono cambiate)… infatti si sono innamorati dello stesso tipo di donna, ovvero scaltra, ammaliante, pericolosa, divertente.

Infine, una breve considerazione su Culverton Smith. Nella 1×01 “A Study In Pink” avevamo incontrato un serial killer, ma in fondo il tassista non lo era davvero, non uccideva spinto dal bisogno tipico dei serial killer, bensì solo per soldi.
Culverton Smith è stato un vero nemico, in tal senso, un vero serial killer, terrificante, sinistro, inquietante, a maggior ragione perché uomo facoltoso, noto e, come ha detto MooNRiSinG, a contatto con dei bambini. E questo particolare ha di certo innalzato il livello dell’episodio, grazie alla drammaticità insita nella figura e nella situazione che ciò ha creato.

Una puntata intensa, dai ritmi serrati, drammatica, complessa, nel classico stile di “Sherlock”.
E ora, prepariamoci per il gran finale.
Vi lasciamo, come sempre, con il promo del prossimo episodio, “The Final Problem”.

Alla prossima settimana!

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