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Shameless | Recensione 7×12 – Requiem For A Slut [Season Finale]

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Ultimo appuntamento con Shameless e ultima recensione della stagione, e non potevo chiedere finale migliore per chiudere questa meravigliosa esperienza. Questa settima stagione ha segnato, a mio parere, un ritorno alle origini per questa serie, nel modo di raccontare le sue vicende, riportando quell’unione familiare che mancava da un po’, senza però togliere spazio al percorso personale dei singoli personaggi. Se avete letto le mie recensioni sin dall’inizio saprete ormai che non riesco a trattenermi dall’esaltare le scene corali, che riescono a tirar fuori il meglio dei personaggi e a portare sullo schermo quel senso di complicità che si è creato fra i membri del cast come fossero effettivamente una famiglia; per cui ho deciso, per quest’ultima volta, di abbandonare il mio solito schema e di non parlare separatamente di Fiona, Lip, Ian, Debbie e Carl, ma di parlare della famiglia Gallagher.

La morte di Monica riunisce i fratelli di nuovo sotto lo stesso tetto, riportando a casa Carl dalla scuola militare e Ian dalla sua fuga romantica ai confini del Messico: il momento in cui tutti si risvegliano al profumo del bacon in padella e corrono a riabbracciare Carl è stato il primo momento top della puntata, e mi ha trasmesso veramente un senso di calore familiare; era come se io stessa mi trovassi in quella stanza, felice e orgogliosa di riabbracciare quel ragazzino in uniforme. Così come mi sono sentita partecipe di quella tavolata anomala, che frugava nelle cianfrusaglie lasciate da Monica e nascondeva dietro un sorriso imbarazzato la tristezza per la perdita e la rabbia per essersi lasciati cogliere da quella tristezza nonostante tutto il male che quella donna aveva causato.

E intorno a quello stesso tavolo si ritrovano a discutere dell’eredità di Monica, un lascito che rispecchia in pieno quella che è stata quella pazza e scatenata mina vagante: 7 chili di metanfetamina, per un valore di 10.000 dollari ciascuno, uno per ognuno dei suoi figli. E qui si vede la prima discrepanza: Frank, come suo solito, sostiene l’importanza di conservare quell’eredità per onorare la memoria della madre, mentre Fiona ovviamente si rifiuta di rischiare di cacciarsi in qualche guaio solo per incassare dei soldi facili. Ma lo scontro ha radici ben più profonde: non si tratta di accettare o meno della droga per averne un qualche tipo di guadagno, si tratta di accettare l’eredità di Monica e, in qualche modo, accettare il suo modo di fare ammenda e perdonarla per tutte le scelte sbagliate del passato – e qui non può che scorrere un abisso fra Frank e Fiona. È uno scontro duro, feroce, tra un marito troppo innamorato per ammettere la verità e una figlia troppo ferita per riuscire superare il male che le è stato fatto. Fiona rinfaccia a Frank tutto quello che ha dovuto passare a causa delle scelte di vita sconsiderate dei suoi genitori, il fatto che abbia dovuto rinunciare alla sua infanzia per occuparsi della famiglia, e di essersi dovuta fare carico di quel ruolo di madre che Monica non aveva mai rispettato; le sue parole rappresentano la pura e semplice verità, ma sono una verità urlata e graffiante, sono dettate dalla frustrazione di tutti quegli anni pieni di responsabilità e senza nessun riconoscimento.

Dall’altra parte invece c’è Frank, sconvolto dal dolore e circondato da una sorta di bolla artificiale che gli fa vedere solo i lati positivi della donna che ha amato: come ho detto più volte, Frank e Monica hanno condiviso un amore estremo e consumante, ma non solo, hanno abbracciato lo stesso stile di vita, per cui insieme alla donna della sua vita, Frank perde anche la sua controparte, l’unica in grado di reggere i suoi ritmi e anzi di spingerlo ancora più al limite delle sue possibilità. È una scena di una bellezza sconvolgente, e come avevo elogiato Jeremy Allen per la sua interpretazione nella 7×10, devo fare i miei complimenti a Emmy Rossum, intensa e straordinaria, e a William H. Macy, del quale ogni tanto si dimentica l’immenso talento (per inciso, quel please rivolto a Fiona mi ha spezzato il cuore).

La verità su Monica ovviamente sta nel mezzo: non era una santa e non era di certo un mostro; era semplicemente una persona dall’equilibrio fragile, incapace di gestire in maniera concreta la sua vita, di seguire il tracciato e di mantenere i propri impegni (anche quelli più seri, nei confronti della sua famiglia), ma sicuramente capace di provare grandi sentimenti, a volte tanto travolgenti da diventare distruttivi. Frank ha del tutto ragione quando dice che Monica ha amato più di ogni altra cosa i suoi figli, così come non si può certamente dare torto a Fiona per tutte le sue accuse, anche perché è stata lei a soffrire più di tutti per l’abbandono della madre; quando tutti gli altri sono stati abbandonati hanno sempre potuto contare su Fiona, persino Frank, lei, al contrario, non ha mai avuto un’altra figura materna a cui appoggiarsi.

Quando si tratta di Monica però non si può parlare di mezze misure, e le parole violente di Fiona sono solo la risposta all’attacco fisicamente violento di Frank, mai visto così aggressivo nei confronti dei suoi figli. Altra scena assolutamente d’impatto. All’inizio ammetto di aver fatto fatica a iniziare questo articolo proprio perché mi sono sentita del tutto travolta e sopraffatta di fronte a scene di questa potenza!

E infine arriviamo a una riconciliazione. Fiona, che in privato si era scagliata ancora contro la salma della madre, “restituendole” la sua eredità e urlandole di nuovo il suo odio, durante la veglia si lascia andare a un velo di commozione: sta pur sempre dicendo addio a sua madre e in mezzo a tutte quelle parole non dette c’è spazio anche per un briciolo di rimpianto e per un ricordo sereno di una donna che comunque ha avuto il pregio di vivere sempre la sua vita al massimo, nel bene e nel male.

Il vero momento toccante è ancora una volta affidato a Frank che, ricordando la moglie, ricorda che una parte di lei e dell’amore che hanno condiviso rimarrà per sempre in quelle meravigliose e complicate creature che hanno messo al mondo. Un ricordo toccante che per l’ennesima volta in questa puntata mette in luce la parte migliore di Frank e mi fa ricredere per tutte quelle volte che avevo pensato che mai il vecchio Gallagher avrebbe potuto commuovermi tanto. Con l’ultimo ritrovo in casa Gallagher si esaurisce tutto il clima di tensione, e persino Fiona mette da parte l’astio e si lascia convincere della veridicità di quell’amore che nella sua follia aveva sempre legato i suoi genitori.

Un finale perfetto, non c’è davvero parola migliore per descriverlo, in cui riemerge la coralità che è sempre stata la forza di questo show. I momenti dedicati alle singole storyline sono pochi, ma comunque ben dosati e significativi, e servono a rendere ormai ben chiaro quale sia la conclusione del percorso dei protagonisti in questa settima stagione.

Ian e Carl sono decisamente quelli che hanno avuto lo sviluppo più positivo e più coerente: già sul finire della scorsa stagione avevano messo in chiaro quale sarebbe stato il loro percorso (Ian con la carriera di paramedico e Carl con il suo avvicinamento al padre di Dominique e da lì alla scuola militare) e quest’anno hanno avuto poche svolte e hanno quindi compiuto meno passi falsi. Sulla fine della storia fra Ian e Mickey ho già parlato abbondantemente nella scorsa recensione, per cui mi concentrerei di più su Carl, giusto per ribadire ancora una volta quanto sia maturato nell’arco di questi dodici episodi e quanto i suoi miglioramenti mi rendano fiera.

Fiona, Debbie e Lip invece hanno avuto un percorso molto più in salita. Con Debbie sono stata spesso molto dura, anche se credo di non aver mai esagerato: la sua relazione con Neil e la minaccia dei servizi sociali sono serviti a farle prendere coscienza delle sue responsabilità come madre, a prescindere dalla sua giovane età; è stata insopportabile per tre quarti della stagione, ma negli ultimi episodi è riuscita a riprendersi e spero che il suo impegno nella scuola professionale come saldatrice serva a rinforzare ancora di più la sua maturazione. Lip ha avuto una parabola discendente che troppe volte mi ha portato a credere che per lui non ci fosse più possibilità di ripresa; è stato il personaggio per il quale (e con il quale) ho sofferto maggiormente, per le sue speranze disilluse e per la sua inspiegabile capacità di gettare sempre tutto alle ortiche e scavarsi la fossa con le sue stesse mani. Si è scontrato con Fiona, si è guardato allo specchio e ha visto solo la brutta copia di Frank, e solo quando ha veramente toccato il fondo ha trovato la forza di riemergere. Avere dalla sua parte il professor Younes e Sierra (che, ribadisco, è stata la migliore new entry della stagione), e ora anche Brad, conosciuto agli alcolisti anonimi, sarà sicuramente un sostegno fondamentale per riuscire a rimettere in sesto la sua vita.

Fiona ha avuto il percorso di crescita migliore: ha dovuto tagliare i ponti col suo passato e scindere tutti i rapporti di responsabilità verso la sua famiglia per capire cosa fosse effettivamente in grado di fare da sola e per se stessa, e ha poi capito che la vicinanza delle persone che ama non è una debolezza ma che anche lei ha bisogno di qualcuno a cui appoggiarsi e che si prenda cura di lei; anche lei (certo meno rovinosamente del fratello) è caduta e ha imparato a rialzarsi. Il suo talento come imprenditrice è finalmente emerso e il suo futuro sembra per la prima volta avviarsi verso la stabilità. La vera sorpresa in questi ultimi episodi è stato Frank, che abbandonati in parte i panni comici, ha mostrato un lato più sentimentale, prima verso Liam e poi nella sua relazione con Monica e nella reazione alla sua perdita.

In tutto questo contesto mi è sembrato più che ragionevole che i siparietti comici della crew dell’Alibi, e quindi anche di Kevin e Veronica venissero tralasciati, ma senza dubbio la questione con Svetlana non rimarrà irrisolta – non ci resta che aspettare la prossima stagione.

Se devo quindi tirare le somme di questa settima stagione, non posso che darne un giudizio positivo. Dopo sette anni non sempre è facile mantenere la verve che aveva colpito all’inizio, ma Shameless ha dimostrato di saper resistere anche sul lungo termine e di saper regalare ancora grandi emozioni, senza essere scontata e senza cadere in banali clichè. Come in ogni serie ci sono stati alti e bassi, certamente non lo nego, ma ad ogni calo è sempre seguita una grande ripresa, e questo per me è più che sufficiente.

E dato che siamo ad un finale di stagione, mi permetto di prendermi i miei cinque minuti da Miss Italia commossa per ringraziare in primis Luca che mi ha assegnato le recensioni di Shameless per quest’anno, cosa di cui sono estremamente fiera e contenta, e poi ovviamente tutti voi che avete dedicato un po’ del vostro tempo a leggere i miei sproloqui e magari anche a lasciare un commento 🙂

L’attesa per la prossima stagione sarà lunga ma per superare le vostre crisi d’astinenza ricordatevi di tenervi aggiornati sulla pagina SHAMELESS US ITALIAN PAGE che ringrazio per aver condiviso con noi le recensioni settimanali.

Vi lascio con i migliori auguri di Natale e di Buon Anno Nuovo!

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etty90

2 comments

Syl
Syl 21 dicembre 2016 at 13:30

Ciao!
La scorsa settimana non sono riuscita a passare, ma adesso eccomi qui a farti i miei complimenti per una recensione perfetta, così come lo sono state tutte. Mi ha fatto molto piacere condividere settimanalmente (più o meno, per colpa mia) la visione di Shameless. Lo scorso anno l’ho recuperata strada facendo ed ero sempre in corsa, cercando di mettermi in pari il prima possibile.
Condivido, come sempre, tutto quello che hai scritto. È stato un finale di stagione magnifico, molto intimo, molto corale, che mi ha commosso. È stato bello vederli uniti nel saluto alla madre che, volente o nolente, è stata una parte integrante delle loro vite e che, se pure lontana, li ha definiti per quelli che sono, anche nel negativo della sua assenza.
Mi sono commossa quando Carl è arrivato e ha portato da mangiare e anche quando lui e Ian sono andati a correre insieme. Mi è piaciuta la crescita personale di tutti, anche se, come dici tu, Debbie è stata insopportabile fino a tre puntate fa, ma l’ho ritrovata molto dolce e responsabile, verso la fine della stagione. La Debbie di un tempo, quasi. Ho apprezzato che Fiona non abbia avuto interessi amorosi ma che si sia dedicata a se stessa, se pure all’inizio con un po’ troppo impeto, quando bruciava ponti con tutti. Lip è quello che ha sofferto di più per tutta la stagione ed è stato davvero difficile, per me come spettatrice, stargli accanto. E Frank mi ha colpito moltissimo e finora tutto quello che ho sempre desiderato per lui era che morisse!
Mi è piaciuta l’unità della famiglia, lo stare insieme superando i conflitti che in una famiglia di questo tipo, emotivamente non repressa, sono sempre molto scenografici, oltre che dolorosi, spesso. Questo finale di stagione mi ha lasciato sentimenti che di solito Shameless non mi lascia, e ne sono stata piacevolmente sorpresa. E sono felice che si siano risolti i problemi contrattuali e che ci sia un’ottava stagione, che spero continuerai a recensire tu, per avere il doppio spazio “felice”, cioè la visione della puntata e poi il commento qui. A presto e grazie!

Reply
Al
Al 23 dicembre 2016 at 11:03

Ciao e innanzitutto grazie per aver sempre seguito le mie recensioni e per le belle parole che hai sempre speso nei commenti! E’ stata una stagione molto ricca, quindi un piacere assoluto da recensire e ovviamente una grande gratificazione personale nel leggere che l’analisi che ne ho fatto è riuscita a smuovere qualche riflessione.
Concordo sul fatto che sia stato un finale “emotivamente” insolito per Shameless, una piacevole sorpresa, che aveva però anche lo strano effetto di una chiusura; immagino che la prossima stagione sarà una sorta di nuovo inizio e ammetto che mi piacerebbe molto tornare a parlare di questo show – ormai mi sento un po’ Gallagher anch’io 😉
Grazie ancora!

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