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Shameless | Recensione 7×11 – Happily Ever After

Dopo il grande hype della scorsa puntata, questa settimana ho notato un leggero calo, ma assolutamente nulla di preoccupante: siamo ad un solo passo dal season finale e credo sia giusto rallentare e porre le basi per la conclusione di questo percorso e l’inizio di una nuova stagione (perché confido vivamente che tutti i rumours su una possibile cancellazione vengano smentiti al più presto: questioni economiche in cui non mi voglio intromettere). Certo non sono mancate le scene ad impatto, ma, a differenza della scorsa settimana, in cui, nel bene o nel male, mi sono rivoltata sulla sedia, questa volta ho avuto l’impressione che tutto stesse andando esattamente (e finalmente) come doveva andare.

Comincerei dagli outsider, Ian e Mickey, che al confine col Messico si sono detti addio. Già nella scorsa recensione avevo manifestato i miei dubbi sulla scelta di Ian, e infatti sono stati confermati. Durante il loro viaggio on the road sono emerse tutte quelle piccole discrepanze che, oggettivamente, avrebbero reso poco credibile il prosieguo della loro relazione: Ian ha raggiunto una stabilità a cui evidentemente non è disposto a rinunciare, neppure per il brivido dell’avventura che solo Mickey sa fargli provare e nemmeno per quella passione bruciante che condividono. Mentre Mickey era in prigione, pensare a Ian e alla possibilità di un futuro insieme è stata l’unica cosa che gli ha reso sopportabile il carcere; ma nel frattempo Ian è decisamente andato avanti, non tanto per quanto riguarda la sfera sentimentale (anche perché è proprio sull’onda della passione che Ian accetta di partire, senza nemmeno pensare a Trevor) ma per la sua crescita personale: prima che Mickey se ne andasse Ian era totalmente allo sbando, senza un lavoro, senza uno scopo nella vita, e arrivare al punto in cui è ora, accettando la sua malattia e rimettendosi in gioco, non è stato facile, e tutto ciò che si conquista con fatica è difficile da lasciar andare.

Onestamente sono felice della sua scelta e, da fan Gallavich, sono contenta di come abbiano deciso di chiudere questa storia. Ho letto parecchi commenti in cui si parlava di fan service, e sono d’accordo, in parte è stato così, ma credo che fosse più che giusto accontentare i fan a tal proposito, anche solo per rendere onore a una coppia che ha segnato la storia di Shameless, che ha regalato dei momenti bellissimi e che è stata costruita in modo graduale e coerente. Io personalmente mi sento accontentata, anzi in realtà mi sarebbe bastato anche meno: con quelle prime scene di passione, evocatrici dell’inizio della loro storia, ero più che soddisfatta; la scelta di Ian di seguire Mickey è stata un surplus, ma perfettamente in linea con la costruzione dei due personaggi, che insieme sono sempre stati trascinati da una forza indescrivibile e dalla loro chimica esplosiva. Sull’entusiasmo del momento, quel let’s ride è stata la prova definitiva che il loro è stato un grande amore e che ci sarà sempre qualcosa di immenso a legarli, un’energia vibrante che se ne frega del mondo e delle convenzioni; e quel let’s ride rimarrà comunque sia andata dopo, e senza dubbio è stata la scelta più saggia e più giusta per il suo percorso personale, d’istinto Ian ha scelto Mickey, ed è proprio per questo che non potrei essere più soddisfatta.

L’altro grande protagonista della scorsa puntata è stato Lip. E finalmente vedo la luce. Non vorrei dichiararmi troppo ottimista, date le immense delusioni e le continue ricadute di questo personaggio, ma credo che finalmente abbiamo trovato la strada giusta per cercare di risalire dall’abisso. Non so se siano state le parole di Helene (che magari hanno colpito più nel profondo di quanto avessero mai fatto gli altri) o se sia stato il rendersi finalmente conto delle condizioni pietose a cui era arrivato con quell’atteggiamento autodistruttivo, fatto sta che qualcosa finalmente è scattato. O forse semplicemente hanno fatto effetto le parole di uno sconosciuto che si trova nella sua stessa barca: non c’è una via facile per uscire dalla dipendenza, è una battaglia continua che si combatte ogni giorno, e l’unico modo per vincerla è essere fermi nella propria decisione di abbandonare quella cattiva abitudine. È chiaro come il sole come il problema dell’alcolismo abbia radici più profonde di una delusione d’amore e che l’essere cresciuto in casa Gallagher non abbia certo fornito dei sani modelli comportamentali, ma la colpa di questo tracollo è unicamente sulle sue spalle e quindi solo Lip può porvi rimedio.

Ho apprezzato anche il fatto che in ultimo (anche se con un piccolo aiuto esterno) abbia avuto un chiarimento con Fiona. All’inizio di questa puntata ho trovato quasi fastidioso il suo atteggiamento, perché sembrava nascondere una sorta di gelosia nei confronti della sorella, o meglio, gelosia in generale perché per qualcuno la fortuna stava girando nel modo giusto mentre a lui andava tutto storto; un ultimo (spero) rimasuglio di quell’autocommiserazione che ormai lo segue come un’ombra. Ammettere di non aver creduto in lei ma di essersi dovuto ricredere è un ottimo primo passo verso la riconciliazione, anche perché (sì, forse merito anche della droga…) dall’altra parte trova una Fiona più bendisposta al dialogo e più assennata di quanto lo fosse nei loro primi scontri.

Anche per Fiona la situazione sembra prendere la piega definitiva: questa stagione abbiamo visto mettere da parte la ragazza scapestrata, pronta a lanciarsi da una relazione disfunzionale all’altra, impulsiva e irruenta, per fare posto a una donna pronta ad avviare la sua carriera, che sa perfettamente cosa vuole dalla vita e che è disposta a fare delle scelte difficili (più di testa che di cuore) per raggiungere i suoi obiettivi. Credo che tutto il suo percorso (il diventare una macchina da guerra, il tagliare i ponti con la sua famiglia e con i suoi amici, e la storia stessa della lavanderia) sia servito a farle compiere un immenso lavoro su se stessa; nessuna romance per lei quest’anno, solo Fiona che cerca di rimettersi al centro della sua vita e che piano piano capisce come ricreare quei rapporti che fino a oggi le erano sempre risultati più un obbligo che una necessità, con una famiglia che non solo ha bisogno di lei, ma di cui lei ha bisogno. Grazie all’introduzione di questo nuovo personaggio (Aiden per gli amici di Revenge), Fiona prende in considerazione la possibilità di diventare effettivamente un’imprenditrice, di far valere le sue abilità di donna con i controattributi del South Side, e stavolta lo fa valutando con lungimiranza tutti i pro ed i contro (cosa che fino a poche settimane fa non sarebbe mai accaduta). Credo che Fiona, data la sua situazione familiare, sia dovuta crescere molto in fretta, ma forse è solo in questa stagione che abbiamo assistito alla sua vera maturazione: prima era una ragazzina con un mucchio di fratelli a carico che tirava a campare, mentre ora si avvia ad essere una donna consapevole delle sue capacità e delle sue responsabilità. Vederla con Etta mi ha comunque fatto una tenerezza incredibile. Per quanto a volte la vecchietta sia insopportabile, e considerando che sarebbe una responsabilità non da poco farsi carico delle sue cure, vederla all’ospizio mi ha davvero stretto il cuore. Spero che per questa volta Fiona faccia un’altra scelta di pancia e se la riporti a casa insieme ai suoi gatti, così potrà continuare a insegnare a Lip a fare la maglia.

E infine il momento clou di questo episodio. Happily Ever After in Shameless era un titolo che non poteva portare nulla di buono, ma, pensando che fosse semplicemente rivolto alla fine della storia fra Ian e Mickey (a cui ormai ero già rassegnata), avevo sottovalutato l’effetto che invece avrebbe potuto provocare applicato in un’altra situazione. E mi sono doppiamente sorpresa nel vedere quanta empatia riuscisse a trasmettermi la coppia Monica-Frank, che di solito trovo esageratamente comica o inutile alla trama. Questa volta invece sono stati dei perfetti protagonisti e, lo ammetto, sono riusciti a commuovermi. Tendenzialmente sono la prima a dire che ormai i ragazzi Gallagher dovrebbero aver imparato che non c’è mai da fidarsi dei loro genitori (dopo tutti questi anni e tutte le delusioni, lasciarsi abbindolare dalle loro moine e dal loro facile entusiasmo sarebbe un comportamento davvero troppo ingenuo), eppure questa volta le suppliche di Monica mi hanno fatto un certo effetto: forse proprio perché sapeva di essere vicina alla morte, credo che fosse sincera nel suo desiderio di riconciliazione e nel voler condividere un momento di vera unione, per fare ammenda di tutte le volte in cui invece li aveva abbandonati. In un certo senso credo che questo matrimonio sia stato il suo vero lascito e un gesto quasi altruistico più che la solita pazzia.

Benché estremizzato, reso comico e inverosimile nei suoi eccessi, ribadisco che quello di Monica e Frank è stato un grande amore, il che si è visto nella disperazione di Frank, in questo episodio così com’era avvenuto nel momento in cui aveva scoperto della malattia della moglie: dedicare i suoi ultimi momenti a questo amore è stato appunto il gesto più altruistico che Monica potesse fare, e, dopo tanto vagare, un po’ di calore familiare in stile Gallagher ha sicuramente fatto del bene anche a lei. Per sempre felici e contenti è un concetto relativo, ma almeno abbiamo avuto, anche se per pochi minuti, una vera riunione di famiglia (peccato solo per l’assenza di Ian e Carl) e una di quelle scene corali che tanto adoro e che credo siano la vera forza di questo show.

Menzione d’onore per Kevin che mi ha fatto sbellicare dalle risate!! Kevin Pelota 😀

Vi aspetto allora la prossima settimana con il gran finale, che, come suggerisce il promo, vedrà Carl tornare a casa e un altro carico di guai in arrivo!

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2 comments

maggiesette 14 Dicembre 2016 at 19:42

Non posso, non senza sforzo, che essere d’accordo con il modo in cui hai recensito il gran finale della Gallavich. L’unica cosa che mi fa veramente stringere il cuore è che ancora una volta per Mickey non ci sarà un happy ending. Gli autori lo hanno messo sotto una luce che non può che farmi provare un’immensa pena per lui e per la sua situazione. Non ne esce in libertà vigilata o per qualche cavillo, ma con un’evasione che di sicuro non gli assicurerà mai più un futuro. Dovrà vivere per sempre nell’illegalità, e quello che lo attende in Messico è a dir poco incerto. Non solo, il modo in cui parla della famiglia, il fatto che siano tutti cresciuti con deviati principi morali, e che con amarezza dica che non gliene frega nulla se non rivedrà mai più quelle teste di cazzo, non tanto per il padre che nessuno vorrebbe rivedere, ma più che altro per la sorella che a mio parere era un personaggio dolcissimo ed immensamente triste, proprio come Mickey, e per i suoi fratelli, con i quali non ha mai imparato veramente ad instaurare un rapporto profondo e di amore, nonché del figlio che a malapena ha riconosciuto, del quale non avrà mai occasione di affezionarsi, mi riempiono di tristezza per questo personaggio, e non riesco che a rattristarmi all’idea che sia così totalmente e disperatamente solo. Ian lo abbandona, anche se non lo si può certo biasimare, e Mickey non potrà fare altro che ricominciare una vita decisamente troppo amara per un ragazzo così giovane. Certo, c’è chi dirà che se l’è cercata, ma in fondo come si fa a fargliene una colpa, considerato tutto quello che ha dovuto soffrire in passato e il contesto da cui viene fuori e al quale è stato piegato con violenza dai parenti? Avrei tanto voluto un’occasione di riscatto e un po’ di felicità per lui. Non mi resta che riporre la mia speranza nell’ottava stagione.

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Al
Al 15 Dicembre 2016 at 15:46

Hai colto la vera anima di Mickey, nonchè un aspetto che altre volte avevo evidenziato in Shameless. Questa serie tratta in realtà delle tematiche anche estremamente drammatiche, ma l’aspetto comedy le permette di approcciarsi con leggerezza ed ironia, facendo sembrare anche le situazioni più assurde violente e ai limiti della legge come il perfetto corollario per l’ambiente in cui si svolgono. E lo stesso vale anche (e soprattutto) per Mickey: si da per scontato che sia un criminale, abituato a vivere allo sbando, e poche volte si ricorda invece tutto il suo background famigliare che in altri casi avrebbe fatto dramma a sè (ad esempio il fatto che il padre l’abbia costretto a sposare una prostituta e a farci un figlio solo per nascondere la sua omosessualità). Il suo è senza dubbio uno dei finali più amari dello show, e per come ho visto questa chiusura, purtroppo dubito di un suo possibile ritorno (se non come apparizione in series finale); mi sarebbe però piaciuto molto vedere un ultimo incontro tra lui e Yevgeny e soprattutto fra lui e Mandy, che è sempre stata l’unica della famiglia a capire e sostenere il fratello.
Grazie del commento 🙂

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