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Recensioni Shadowhunters

Shadowhunters | Recensione 1×09 – Rise Up

“Shadowhunters” entra nell’ultima parte di stagione.
La situazione si fa sempre più tesa, ci si avvicina alla prima resa dei conti.
“Rise Up”, preso a sé, è piuttosto avvincente. Tuttavia, poiché questa storia non è originale ma è l’adattamento di una saga letteraria dalla quale non si può prescindere, presenta alcune scelte narrative che pongono dei problemi.

E quindi, come sempre, partiamo dai problemi dell’episodio. I due più grandi, a livello narrativo, sono la liberazione di Meliorn e lo scontro Alec vs Jace. Comincio dal primo che, bisogna dirlo, potrebbe essere solo potenziale, tutto sta a vedere come evolverà la situazione in seguito a tale evento.

La liberazione di Meliorn, che avviene grazie all’unione di due Shadowhunter e due razze dei nascosti, Vampiri e Licantropi, è sicuramente avvincente ma, tralasciando Clary che a questo punto della storia è una novellina e dunque non è molto credibile a capo del gruppo, tecnicamente per il Clave è una rivolta basata su un’ampia violazione della Legge. Non per niente il titolo è “Rise Up”, espressione di cui un significato è “insorgere”, per l’appunto.
Meliorn viene arrestato con ordine arrivato da Alicante perché sospettato di aver complottato con Valentine; che quest’accusa sia ridicola, visto che degli esponenti del Popolo Fatato sono stati uccisi proprio da Valentine, poco importa per il Consiglio, per il Console e l’altra figura che guida il Consiglio (che non cito per non fare spoiler). Anzi, che sia un’accusa che non regge non viene nemmeno preso in considerazione da quelle persone. Il Consiglio è semplicemente convinto che Meliorn sia colpevole e ne ordina l’arresto, per appurarne proprio la colpevolezza (va da sé che non prendono nemmeno in considerazione che possa essere innocente, ad Alicante sono convinti della sua colpevolezza, come sempre accade nei confronti dei Nascosti). Per il Clave, per il Consiglio e le sue guide, tanto basta. L’ordine è imperativo, stanno eseguendo la Legge (che i Nascosti hanno giurato di seguire, firmando gli Accordi).
Una missione di salvataggio ad opera di Licantropi e Vampiri (che vengono visti dalla scorta) per il Consiglio è una rivolta dei Nascosti contro la Legge, contro gli Accordi, quindi tecnicamente non può risolversi in un nulla di fatto, in un “Ops, qualcuno ha fatto fuggire Meliorn, va bene, passiamo al prossimo problema”. Come minimo dovrebbe giungere un’intera squadra di Shadowhunter da Idris pronti, citando Lily Chen, ad “…arrivare, far valere la vostra preziosa Legge e staccare la testa delle persone”. E’ così che si comporta il Clave.
Io spero pertanto che gli autori abbiano ben presente questa verità indiscutibile, che è alla base di tutte “Le Cronache degli Shadowhunters”  ed è in sostanza il tema portante di esse, e agiscano di conseguenza, creandone una che sia proporzionale a quest’epica violazione degli Accordi e dunque della Legge. Mi stupisce che Luke non dica niente, in tal senso, perché lui era uno Shadowhunter e sa benissimo che stanno portando avanti una scelta pericolosissima.
E sì, certo che mi sono resa conto che la situazione di Meliorn è ispirata a “Città di Cenere”, ma questa seconda è diversa per la persona che coinvolge (non aggiungo altro per gli spoiler).
Inoltre, problema (sempre teorico, magari lo vedremo risolto in modo sensato) ulteriore di questa situazione già potenzialmente problematica (scusate le ripetizioni… adoro quest’espressione di Hermione), è la presenza di Clary, Jace e Isabelle. Clary e Jace sono visti solo da Alec, che (spero) non li denuncerà, ma Isabelle usa la frusta per mettere ko un membro della scorta, uno Shadowhunter, e in questo modo si palesa e sa di farlo. Insomma, Isabelle non si esporrebbe mai così, non a questo punto della storia.
Spero che a tutto ciò vi siano delle soluzioni sensate.

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Lo scontro tra Alec e Jace. C’è un aspetto apprezzabile che non può sfuggire a nessuno, di cui parlerò dopo, ciononostante è eccessivo. Sappiamo che gli scontri tra parabatai sono possibili, e non solo per Valentine e Luke (che sono la dimostrazione massima indubbiamente, ma quando si parla di Valentine non bisogna mai porre limiti, barriere che non possono essere superate, perché qualunque barriera è stata abbattuta e viene abbattuta costantemente da Valentine… il tutto, sfortunatamente in senso negativo), ma anche per altri due, che non citerò per non fare spoiler. Mi limito a dire che è una situazione verificatasi nel passato relativamente recente (i lettori dovrebbero capire a chi mi riferisco). Quindi siamo consapevoli che gli scontri sono possibili, che è possibile persino “ripudiare”, per così dire, il proprio parabatai… eppure, qui si parla di Alexander Lightwood e Jace Wayland Lightwood. Litigi? Sì. Scontro fisico? Eccessivo. Credo sia scontato dire che ciò non accade perché i due siano arrivati a detestarsi anzi, esattamente il contrario, e che questa scelta non sia altro che un portare al limite le tensioni presenti in “Città di Ossa”, la sofferenza di Alec, ma non c’era bisogno di una rissa, bastava uno scontro verbale.
(Mi lascerò andare a una battuta, però. Ragazzi, Alec che pesta la gente è strepitoso! Che sia Jace, quello pestato, fa venire meno l’apprezzabilità della cosa, ma resta il fatto che Alec picchia davvero duro… Di sicuro Jace si è fatto pestare, ma Alec è notevole.)

Hodge, di nuovo riapparso per pochi istanti, per poi svanire nuovamente. Il mio non vuole essere un impuntarsi. Semplicemente, come ho accennato in precedenza, Hodge è un personaggio di una certa importanza, è il tutore dei ragazzi, è colui che, in assenza di Maryse e Robert, dirige l’Istituto, mantiene i contatti con Idris, con i Fratelli Silenti, con i Nascosti di New York, con Magnus… alla luce di tutto questo, invece di mostrare delle inutili comparse sarebbe decisamente meglio vedere questo personaggio che ha la sua influenza sugli altri personaggi e sugli eventi.

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Infine, vorrei affrontare brevemente la questione del rapporto tra Clary e Jace. Quello che davvero manca tra i due è la conflittualità, presente nel libro, che in questa parte della storia connatura il loro rapporto. Conflittualità non nel senso di litigio, ma di difficoltà dovuta al fatto che i due si sono appena conosciuti e, nonostante la potente forza che li attira inesorabilmente l’uno verso l’altro, faticano a capire cosa sta accadendo loro, faticano a comprendersi, proprio perché fondamentalmente non si conoscono ancora, non hanno imparato a distinguere e decifrare i comportamenti l’uno dell’altro e, per questo, si feriscono involontariamente. Anche per tale motivo si avverte la mancanza del Fiore di Mezzanotte, non solo per quel momento, ma per ciò che avviene dopo, subito fuori dalla camera di Clary… il tutto inoltre è strumentale alla definizione di Jace come personaggio estremamente complesso, che non riesce a comprendere cosa gli stia accadendo da quando ha conosciuto Clary. Jace ha iniziato a emergere davvero nello scorso episodio, e in questo abbiamo visto la sua sofferenza per il rapporto tra Clary e Simon, che non è semplice gelosia, è molto, molto di più, è qualcosa di incredibilmente più profondo e complicato, nonché la sua sofferenza per Alec. Tuttavia, non basta. Ci vuole di più e spero davvero, davvero che questo aspetto emerga. Forse è un qualcosa che gli autori hanno pianificato di usare più avanti, ma è necessario, devono dare a Jace lo stesso spessore che finora hanno dato ad Alec, perché la verità è che in questa parte della storia quello su cui si concentra il focus maggiore è Jace, non Alec. Alec emerge con il procedere della narrazione. Non sto criticando l’importanza data ad Alexander e alla sua sofferenza, che al contrario è davvero apprezzabile, sto dicendo che è necessaria la stessa importanza per Jace… e da questo deriva anche la complessità e la profondità del rapporto con Clary che, bisogna essere onesti a prescindere da quale sia il proprio personaggio preferito e dunque la propria coppia preferita, è pieno di poesia.

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Veniamo agli aspetti positivi dell’episodio. Questa settimana non ci sono proprio due filoni narrativi, quanto uno che si divide in due per poi riconfluire nuovamente in un’unica linea. Si può dire che il tema portante della puntata sia il rapporto con i Nascosti e, conseguentemente, il seguire ciecamente le regole senza metterle mai in discussione, o l’agire di testa propria anche se le regole dicono altrimenti, perché significa fare la cosa giusta.
Il rapporto con i Nascosti è analizzato all’Istituto, da una parte, e con Clary e Simon, dall’altra.

Il tutto inizia con Simon e Raphael. Nel loro confronto iniziale, così come in quello successivo con Clary, si esalta la sofferenza di Simon per la trasformazione, la volontà di Raphael di istruirlo, di renderlo un vampiro padrone di se stesso e leale al clan, perché così vivono i vampiri (stile di vita in cui Raphael crede fermamente, per motivi spiegati ne “Le Cronache di Magnus Bane – Alla Ricerca di Raphael Santiago”) e perché Raphael è sinceramente votato alla preservazione del clan, dunque dei suoi membri. In questo modo, viene impostato il rapporto conflittuale tra i due. A ciò si aggiunge il fatto che, in tutte le scene in cui è presente, Raphael è sempre il solito, perspicace politico. Proprio la sua presenza, per l’appunto, pone l’accento sulla questione politica che è alla base di tutta la storia, poiché da essa è nato ogni problema in passato e da essa nasce ogni problema nel presente.

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Il rapporto tra Luke e Raphael rimanda a ciò che noi lettori abbiamo visto in una parte della storia successiva a questa, nasce da lì; allo stesso modo, il discorso di Raphael a Clary e Simon al Dumort, sul fatto che non saranno mai uguali perché lei è una Shadowhunter e lui ora è un Nascosto, è preso palesemente dai libri, “Città di Vetro” e “Città degli Angeli Caduti” in particolare. Il coinvolgimento di Luke inoltre, sottolinea ancora una volta l’importanza di lui come figura paterna, particolare che inizia ad ampliarsi per comprendere non solo Clary, ma anche Simon (e poi Jace, in un certo senso, come già si è iniziato a vedere). I personaggi pertanto sono del tutto in character.

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La scena di Simon e sua madre è molto bella, dolce e triste, soprattutto per noi lettori. L’intervento di Clary è altrettanto bello, nonché da Clary, in quanto mostra come per lei non sia cambiato assolutamente nulla. Questo suo comportamento è particolarmente importante, poiché influisce anche su Jace, Isabelle e Alec. Lo stesso commento di Clary su Simon che deve nutrirsi è importante perché, superato lo shock della morte di Simon (tecnicamente lui è morto), per lei la situazione rientra velocemente nella normalità e affronta senza problemi la “nuova dieta” di Simon, definendola come “solo cibo” (tanto che, come si vede in questo episodio, non esita a offrirsi a lui come cibo, senza alcun timore). Il confronto tra i due, soprattutto nella parte al Dumort, è rappresentativo della profondità del loro rapporto; inoltre, la considerazione di Simon sul Mondo delle Ombre sottolinea il problema di quella realtà, anticipando altresì ciò che dovranno affrontare e il ruolo che Simon ricoprirà in tutto ciò.
Altro bel momento tra i due è quello finale, ancora una volta simbolo del legame che li unisce.
L’intervento di Clary, con Simon, è reso possibile dalla “separazione” tra lei e Jace. La reazione dei due alla telefonata di Isabelle rispecchia i Jace e Clary che conosciamo grazie ai romanzi, proprio per il fatto che non pensano a restare insieme a ogni costo, ma si separano per andare in soccorso delle persone che amano, e pone così in rilievo l’importanza di questi rapporti per i due. In più, si inizia a vedere la profonda fiducia di Jace in Clary non solo quando sono insieme, ma anche nel farle affrontare da sola i problemi, nel lasciarla libera di decidere, il non volerla rinchiudere in una campana di vetro. Jace vuole proteggere Clary, ma essendo lui un guerriero, nonché il primo che ha riconosciuto in Clary una Shadowhunter, non pretende che lei non corra mai dei rischi. Lo sguardo sofferente di lui, sull’abbraccio tra Clary e Simon, è il momento che ben conosciamo da “Città di Ossa”, anche se lì si trova in un altro punto.
Infine, l’Alleanza tra Vampiri e Licantropi anticipa le questioni di “Città di Vetro” e i rapporti tesi tra le due razze sono decisamente quelli che conosciamo.

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L’Istituto. La sede degli Shadowhunter è il luogo di vari confronti: Magnus e Alec; Alec e Robert; Isabelle e Lydia; Isabelle e Meliorn; Jace, Isabelle, Alec e Lydia.
Immagino Magnus che, mentre parla con Robert Lightwood, dentro di sé gli augura di avere un incontro ravvicinato con un Dimenticato “potenziato”… o meglio, con la sua mazza (in piena faccia e dove non batte il sole, in particolare), come minimo. (Piccolo chiarimento per chi non ha letto i libri: Magnus sa benissimo che Robert e Maryse erano membri del Circolo… della serie “incontri ravvicinati del terzo tipo”.)
Quantomeno, questo sgradito (per Magnus) incontro porta ad Alec… il che non si risolve in un momento molto positivo per il povero Magnus, indubbiamente. Alexander Gideon Lightwood, fattelo dire: del consiglio del Sommo non hai capito un beneamato ciufolo! E lui è Sommo non a caso… presta più attenzione, la prossima volta, non addormentarti durante le lezioni, qui la cosa è seria.
Va bene, basta, torno seria.
La battuta di Magnus sulla gratuità della visita “medica” per Alec è tipica di lui, che per Alec continua ad accorrere in loro soccorso senza mai far pagare (così dice lui, lamentandosi, ma fondamentalmente Magnus ha un gran cuore). In pratica, la scena è una nuova versione dell’atteggiamento ambivalente di Alec in “Città di Cenere”: qui lo vediamo tenere Magnus lontano perché ritiene di non potersi permettere di accettare ciò che prova per lo stregone. (Sì, qui tutti i nostri cuori si spezzano, ma “Have a little faith”.)

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Uno dei confronti più belli è quello Alec vs Robert. Questo momento urla “fuoco celeste” da ogni poro (ovvero quando io ho iniziato a urlare “Giovani Lightwood for Presidents!”). Inoltre, esso pone le basi per lo sviluppo del rapporto padre-figlio. Le parole di Alec a Robert mostrano ciò che lui ha sempre provato, il modo in cui si è sempre sentito, ovvero non all’altezza delle aspettative di Robert, non abbastanza per suo padre; il che è assurdo, visto il passato di Maryse e Robert, che Alec giustamente rinfaccia, mettendo il padre dinanzi alle sue responsabilità. Come Maryse, Robert ama i suoi figli infinitamente ma, proprio come la moglie, è uno dei peggiori genitori che si possano avere.

L’arresto di Meliorn fa esplodere la diffidenza che Isabelle ha immediatamente provato per Lydia, rendendola vero e aperto antagonismo. Uno scontro di due giovani donne entrambe dotate di una volontà ferrea. Inizialmente forse Lydia a Izzy non è piaciuta perché inviata a controllare la sua famiglia (Isabelle è molto protettiva nei confronti di chi ama e se avverte anche il minimo sentore di giudizio passa immediatamente in posizione di difesa… nel senso che la miglior difesa è l’attacco), ma in tutto questo si vede anche quel lato di Isabelle, presente da “Città di Ossa” a “Città di Vetro”, nei confronti di Clary (che non odia affatto, anzi, ma verso la quale prova un po’ di diffidenza per i problemi che involontariamente crea nella sua famiglia); in più, la vediamo mettere in discussione la politica del Clave, cosa che, a parte Clary, lei per prima fa apertamente.
La presenza di Meliorn, il suo confronto con Isabelle, così come quello con Lydia, ancora una volta mette in risalto l’enorme problema politico (che il Clave non vede nemmeno con il lanternino, dall’alto della sua suprema arroganza… e l’atteggiamento di Lydia rispecchia quello tipico della società Shadowhunter nei confronti dei Nascosti) e, così facendo, pone le basi per gli sviluppi futuri.

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Il momento tra Alec, Isabelle e Jace, ai quali poi si aggiunge Lydia (che ancora una volta si dimostra un personaggio non semplice, stratificato, quasi diviso tra una sorta di “natura gentile” e ciò che in lei è cambiato a causa della sofferenza patita), fa emergere varie cose: l’amore di Jace verso Maryse e Robert, che lo hanno accolto e amato come un figlio; la verità delle parole di Alec, anche se lui è guidato dalla rabbia, poiché sono proprio i genitori ad aver creato i più grandi problemi per la famiglia, sono degli ipocriti e devono essere messi in discussione (finalmente Jace e Izzy sanno la verità); e, in ultimo ma non ultimo, l’amore di Isabelle e Jace per Alec.
Tralasciando l’ironia delle espressioni orripilate (e, diciamolo, schifate) di Isabelle e Jace dinanzi all’annuncio di Alec e Lydia, la cosa importante è che la loro reazione è dovuta non solo al fatto che Lydia rappresenta “l’avversario” (come Isabelle, Jace mette subito in discussione la politica del Clave, semplicemente a differenza di Izzy lo fa con le azioni più che con le parole… lei è quella senza peli sulla lingua, che sbatte in faccia alle persone ciò che pensa) ma, come si capisce dopo, soprattutto dalla loro consapevolezza di cosa provi Alec in realtà e dal loro non volere assolutamente che lui sia infelice. Jace, al pari di Isabelle, non vede niente di sbagliato nella natura di Alec e vuole che lui sia se stesso, che si accetti.

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Sebbene le posizioni di Alec da una parte e Jace e Isabelle dall’altra portino a una scelta narrativa che fa abbastanza storcere il naso, in quanto piuttosto inverosimile per i personaggi che loro sono (e che complica inutilmente la vita agli autori, ma meglio non soffermarsi troppo su certe cose, per mantenere un minimo di serenità… come anche la faccenda dello stilo di Alec… meglio non porsi delle domande), il tutto, in sostanza, non è che la rappresentazione del divario che in “Città di Ossa” c’è tra il modo di pensare di Jace e quello di Alec, rappresentazione che viene ampliata e resa più drammatica. Il discorso di Isabelle e Jace a Magnus è il perfetto affresco dell’enorme problema che il Clave è; Magnus acconsente perché lui, più di chiunque altro (finora), ne è consapevole. La sua frase, “Se lo facciamo, non si potrà più tornare indietro”, esprime in così poche parole tutta la sua esperienza, tutta la sua conoscenza e consapevolezza di cosa sia il Clave, tutto il pericolo che esso rappresenta per gli stessi Shadowhunter, nonché tutta la sua profonda amarezza, delusione e tristezza che derivano proprio da quell’esperienza. E bravo Harry Shum, il quale è davvero un ottimo Magnus Bane.

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Chiudo tornando allo scontro tra Alec e Jace. Della parte fisica si poteva certo fare a meno (il che è anche un peccato, perché una scena d’azione così poteva essere sfruttata per altro, non tra loro due), eppure tutto l’aspetto psicologico sul quale essa si fonda è apprezzabile. La reazione di Alec, il suo attacco, sono il frutto della sua sofferenza, della sua esasperazione: i sentimenti confusionari che prova per Jace, l’attrazione per Magnus, l’incapacità di accettarsi per chi lui sia in realtà temendo la condanna e l’allontanamento, la paura di perdere chi ama per questo, il senso di responsabilità verso la propria famiglia, la disperata volontà di proteggerli, il venire meno delle certezze che hanno contraddistinto il suo mondo fino all’arrivo di Clary, la scoperta sui genitori… tutto ciò lo porta al punto di rottura e, sentendo Jace dire ciò che nel libro è pronunciato da Clary (riassumibile nel principio“So che sei gay e so dei tuoi sentimenti”), Alec esplode. Nel romanzo accade contro Clary, qui quell’esplosione viene utilizzata con Jace (e ora si capisce ancora meglio la sua reazione con Clary, in strada, fredda ma pacifica, nel quinto episodio).

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Nessuno può non aver compreso che il suo rifiuto finale a Jace non è un preferire la Legge a suo fratello, il suo parabatai, bensì esattamente il contrario. La versione è nuova, può piacere o meno, ma Alec è sempre Alec: il protettore. Il suo discorso sui genitori lo rende ben chiaro, così come lo sguardo perso e sofferente alla fine: nella sua mente, la situazione in cui versano è creata in primis dalle azioni passate dei genitori (ed è vero) e tutto questo mette in pericolo non solo loro due, che lui ama nonostante tutto, ma Jace, Isabelle e Max. Per questo motivo Alec fa quello che fa sempre, ovvero passa in posizione difensiva e copre le spalle a tutti, e lo fa nell’unico modo che conosce, a questo punto della storia, cioè seguire le regole, atteggiamento che dovrebbe riportare la benevolenza sui Lightwood e porre così al sicuro le persone che lui ama (sempre nella sua mente). Il che è un suo atteggiamento tipico. Quando Maxwell era piccolo e la madre lo affidava alla sua sorveglianza, Alexander insisteva affinché il fratellino seguisse le regole stabilite da Maryse, risultando rigido (a differenza di Isabelle e Jace, che col piccino erano molto rilassati e lo facevano divertire), non per capriccio o perché infastidito dal dover badare al bimbo, ma per paura. Paura che Max cadesse e si facesse male, paura di essere il responsabile della sofferenza del suo fratellino, paura di non essere all’altezza del suo ruolo di fratello maggiore, paura di non saperlo proteggere. E’ la stessa paura che lo attanaglia ora e che gli fa rispondere “No” a Jace.
“Jace pensa di dover salvare il mondo. Ma tu non devi incoraggiarlo.”
E’ esattamente questo che fa Alec. La sua necessità di proteggere chi ama, il suo senso di responsabilità, sono due elementi della personalità che non lo abbandoneranno mai, perché Alec è profondamente votato a proteggere chi ama (e, sotto quell’atteggiamento rigido, lui ama in modo totale) e a questo punto della storia non sa usare altro mezzo di protezione che il seguire le regole. Jace è quello immediatamente in grado di sfidare l’autorità, perché Jace è la personificazione della sfida e, nonostante i suoi umani difetti e la sua umana (e splendida) sensibilità, è affilato, tagliente e pericoloso come la più potente delle lame del Paradiso. Inarrestabile quando inquadra nel suo radar il nemico. Alec però non lo è, non ora. E considerando seriamente il suo momento con Magnus, in cui gli dice di aver pensato al suo consiglio, in realtà Alec lo ha fatto davvero (anche se noi ci scherziamo). Il suo cuore, a questo punto della storia, è solo con la sua famiglia e gli dice di proteggerla. Per cui sì, lo ha ascoltato, pur reprimendone una parte. Ha dato ascolto a quella preponderante.
Arrivare a capire che alcune regole vanno seguite e altre, proprio per proteggere, per fare la cosa giusta, vanno sfidate apertamente e infrante senza ripensamenti fa parte del suo processo di evoluzione, di crescita, nella sua strada per divenire eroe.

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E Jace. Più che nelle precedenti e brevi rivelazioni sul padre, più che nei suoi passati discorsi ad Alec, più che nella sua ironia e nel suo sarcasmo, più che nel racconto della storia del falco dello scorso episodio, Jace come noi lo conosciamo da anni emerge proprio in questa scena. La sua volontà che Alec si accetti, il suo desiderio di fargli capire che a lui non interessa quali siano le sue naturali inclinazioni, che per lui non c’è niente di sbagliato, di cui vergognarsi, anzi, tutto il contrario, il suo amore sconfinato per Alec, che non trova e non troverà mai limiti, la sofferenza devastante che questa situazione, che il pensiero di essere separato da Alec gli provoca… tutto profondamente da Jace.
“Coraggio, fallo. Non voglio vivere se noi siamo su fronti opposti, Alec.”
(Suona una campanella? Infermeria post Burren.)

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“Combatteremo Valentine nel modo giusto, insieme. Ti supplico mio parabatai, fratello mio. Per favore, Alec, vieni con me.”
In otto episodi non ho mai visto un Jace tanto Jace, quanto a sofferenza e profondità. Manteniamolo così, per favore.

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(Ora però rimettete a posto tutto questo casino e riposizionate Jace e Alec lì dove devono stare: uno accanto all’altro.)

Bene, qui mi fermo e vi lascio, come sempre, con il promo del prossimo episodio, “This World Inverted”.

 

 

 

Alla prossima!

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