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Pilot Addicted Recensioni Roswell

“Roswell, New Mexico” – Talmente brutto da non meritare nemmeno un titolo accattivante

Ci ho provato, giuro che ci ho provato. Nonostante il mio amore per l’originale e l’indignazione iniziale mi ero presa benissimo. Poi l’ho visto e niente, non ci sono parole che possano esprimere meglio il concetto di “Ma che è ‘sta mexxa???”.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di analizzare punto per punto perché, nella mia personalissima e umilissima opinione, il pilot del reboot di “Roswell” è stato un fallimento su tutta la linea. Comincerò con l’isolare i problemi e le mancanze che mi avrebbero spinto a bocciare la serie anche se non fosse andata a scomodare un mostro sacro della televisione (attenzione, possibili SPOILER):

  1. Il cast, francamente incommentabile. Son tre anni che me ne sa male per la McNamara, perché, pur con tutte le sue carenze nel reparto recitativo, ‘sta povera stella mi fa simpatia. Ecco, Katherine, ti puoi rallegrare! Non arriverò a dire che ce la puoi fare, perché quello sarebbe un po’ come mentire, ma tieni botta, perché da oggi non sei più sola, c’è chi sta peggio di te!È stata dura individuare chi fra Parsons, Vlamis e la Mason si meritasse la palma per la peggiore performance che abbia mai visto, ma dopo un’attenta analisi sono giunta a una decisione: l’interprete di Liz merita a mani basse la vittoria per le sua imbarazzante monoespressività.
    Un minuto di silenzio per Trevino, a cui evidentemente hanno smesso di dare da mangiare nell’attimo in cui ha lasciato il set di “The Vampire Diaries”. Figlio mio, ripigliati, mangiati due spaghetti che stai sciupato!
  2. Diciamocelo, comunque, non è proprio tutta colpa del cast. Magari se questi poveretti avessero avuto un copione decente sarebbero riusciti a sembrare un pelino meno indecenti, anche se ne dubito.
    Fin dalla prima scena gli autori hanno oscillato indecisi fra il sopra le righe e il cliché, alternando momenti fuori luogo e situazioni oltre la banalità. Il monologo iniziale di Liz è l’esempio lampante del primo caso. Capisco il background, capisco l’adolescenza difficile, ma dopo cinque secondi questa sta già urlando in viso a un povero poliziotto senza neanche dargli il tempo di spiegare per cosa l’ha fermata, accusandolo di razzismo quando lui voleva semplicemente farle notare che avrebbe dovuto cambiare una lampadina. Io basita. Roba che se le suoni il clacson perché non è ripartita al verde del semaforo questa scende e ti sfonda il parabrezza con una mazza da baseball. Va bene tutto, ma datele un Valium.A farle da controparte nel fantastico mondo del già visto, il personaggio di Michael Guerin: un uomo uno stereotipo. Il classico duro dal cuore tenero che si dedica a saltuari episodi di criminalità per compensare un’infanzia tormentata e il suo essere incompreso. La sua scena finale con Alex è talmente scontata che dopo tre secondi di conversazione ero lì che pregavo perché partisse il limone, perché almeno avrebbe posto fine alla sofferenza causata da un dialogo che non sarebbe stato degno nemmeno di un fotoromanzo di “Cioè”. Mi sento anche di lanciare l’hashtag #prayfortyler perché ‘sto poraccio, dopo sei anni passati a zerbinare dietro ad Hanna in “Pretty Little Liars”, mi sembra gloriosamente avviato a fare il bis grazie alla sua relazione con Michael. Quando si dice la sfiga.
  3. La regia e il montaggio, roba che ti viene da chiederti se la post-produzione l’abbiano fatta durante un festino alcolico particolarmente selvaggio. Cambi di scena improvvisi e tagli con l’accetta contribuiscono ad affossare definitivamente un prodotto che già di per sé stentava a decollare.

Se poi vogliamo DAVVERO fare un (impietoso) confronto con l’originale, si scatena davvero il delirio. Avevo voluto essere ottimista (stolta!), ipotizzando che il salto temporale avrebbe permesso di dare alla storia un taglio più maturo, di emanciparla dal teen drama dandole un taglio fresco e una prospettiva nuova.

SBAGLIATO!

Teen drama era e teen drama rimane, e il fatto che i protagonisti siano, di fatto, adulti riesce solo a trasmettere un enorme disagio causato da un divario incolmabile fra scrittura e buone intenzioni.

(Su note più lievi, potevate anche spenderli du’ spicci per degli attori adolescenti nei flashback! Parsons con il cappellino al contrario che cerca di fare il giovane non si può vedere, sembra la parodia mal riuscita di “Big”! Va bene l’austerity, ma diamoci anche un attimo un contegno.)

I personaggi al momento hanno la profondità di un cucchiaino, la loro presentazione non è che un pallido riflesso di quella dei loro alter ego nella versione originale.

Infine, basta con questo voler essere politicamente corretti a tutti i costi. Valenti trasformato in donna, la storia fra Michael e Maria archiviata nonostante fosse una delle cose maggiormente riuscite nello show (per rimpiazzarla, oltretutto, con una coppia che, almeno nella premessa, sembra scritta con i piedi)… Non fraintendetemi, le mie più grandi ship sono state (e sono tuttora) ship LGBT (basti pensare ai Klaine e ad Alec e Magnus, che ADORO). Trovo però che inserire in maniera forzata una coppia in una serie solo per necessità politiche sia controproducente e la penalizzi in maniera enorme.

E con questo concludo. Era difficile creare un pilot noioso, soprattutto considerato che avevano già bella e pronta una mitologia di base solida e ben costruita. Eppure gli autori non si sono lasciati scoraggiare, ci hanno creduto e, contro ogni statistica, ci sono riusciti: hanno trasformato una storia intensa e appassionante in un prodotto anonimo e incapace di trovare una propria ragione d’essere.

Mi spiace, “Roswell”, ma per me è no!

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3 comments

Silvia 18 Gennaio 2019 at 00:57

ono pienamente d’accordo su tutto!!! Mi aspettavo qualcosa di meglio, di appassionante, o almeno decente!!! Con i reboot sono sempre molto aperta mentalmente, soprattutto quando la serie originale mi è piaciuta molto, ma in questo caso salvo “Caleb” per affetto e “Max”, ma solo per la brutta fine che gli hanno fatto fare in The Originals!
Il fatto che sono tutti giovani adulti e si comportino ancora totalmente da adolescenti non ha alcun senso per me … se questa è davvero la realtà allora siamo messi male!!!
Non sono assolutamente un’esperta in montaggio e post produzione, però effettivamente mi davano un po’ il capogiro.
Proverò a vedere ancora il prossimo episodio, ma se questo è livello la cancellerò senza rimorsi dal mio (lunghissimo, accidenti a me!) elenco!

Grazie per le recensioni, le leggo per tutte le serie che seguono!

Reply
MooNRiSinG
MooNRiSinG 18 Gennaio 2019 at 08:54

Ciao 🙂 Innanzitutto grazie per i complimenti, sono felice di sapere che le mie recensioni vengono apprezzate!

In tutto quello che scrivo, per quanto distruttivo, cerco sempre di trovare almeno un aspetto positivo, una carota da inserire in un fiume di bastoni. In questo caso, come hai giustamente sottolineato tu, posso dare al massimo un “Esci gratis di prigione” a Caleb per le palate di sterco che ha dovuto sopportare in PLL (“The Original” purtroppo non l’ho visto, essendomi arenata con “The Vampire Diaries”), ma per il resto ho passato 40 minuti a dirmi “Dai… ci deve essere qualcosa di buono! Ora arriva, me lo sento. Ma che, davvero? Proprio niente niente niente?”.
Rimane il dubbio che qualcosa ci fosse e che mi sia sfuggito perché mi sono addormentata senza accorgermene. Non lo sapremo mai, perché di sicuro non ho intenzione di farmi del male e rivederlo lol

Grazie ancora per il tuo commento 😀

Reply
Silvia Mollo 18 Gennaio 2019 at 01:01

Pienamente d’accordo su tutta la linea!!!

Salvo “Caleb” per affetto e “Max” per la brutta fine che ha fatto in The Originals!

Proverò ancora il prossimo episodio la prossima settimana, ma se questo è il livello la cancellerò dal mio lunghissimo elenco senza rimpianti!

Grazie per le recensioni sempre divertenti!

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