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Sanditon – Recensione: Jane Austen è solo il punto di partenza

Nell’articolo sugli adattamenti di Jane Austen, scrissi che avrei pubblicato una recensione di “Sanditon” non appena fosse terminato. Per cui, dopo una maratona di due serate, eccomi qui.

Sanditon Jane Austen

È una verità universalmente riconosciuta che un fan di Jane Austen si fidi completamente di Andrew Davis per gli adattamenti delle opere austeniane in tv.

È un’altra verità universalmente riconosciuta che “Sanditon” sia un romanzo decisamente incompiuto: per farvi capire, la mia edizione consta di circa 85 pagine. Scritte con carattere 14. Sfortunatamente Jane Austen morì senza poterlo continuare e pertanto, non è realmente possibile immaginare cosa avrebbe voluto per i suoi personaggi.

Il mio approccio e, di conseguenza, la mia recensione di “Sanditon” fa quindi tesoro di questa premessa perché non esiste una cosa che si possa definire “fedeltà”, perché il romanzo di fatto non c’è. Per cui, tutte le critiche relative alla conclusione dolce amara dell’ultima puntata, hanno poco fondamento. “Jane Austen non avrebbe voluto uno scempio del genere”: eh certo, ma la zia Jane ne ha scritto solo le premesse, questa storia è frutto di un’idea di Davis e, sospetto, punto di partenza per una nuova stagione se iTv lo dovesse concedere.

Quello che Davis fa con “Sanditon”, infatti, è prendere le premesse dell’autrice e partire da esse per cucire una trama che introduce elementi nuovissimi (talvolta decisamente estranei) nella narrativa austeniana e usarli per dichiarare il proprio amore per i romanzi.

Ciò che più è risaltato ai miei occhi durante la maratona della serie, è la presenza di personaggi e situazioni che sono chiare citazioni di altri romanzi austeniani. Come dite? Ma la zia Jane scriveva di quotidianità per cui potrebbero non essere citazioni? Vero ma, citando un’altra grande romanziera inglese, “Uno è un caso, due una coincidenza, tre è una prova” (Agatha Christie).

Lady Denham è una Lady Catherine de Bourgh (“Orgoglio e Pregiudizio”)  portata alle estreme conseguenze con qualche tratto della Mrs Jennings di “Ragione e Sentimento”; i fratelli Arthur e Susan Parker sono il perfetto mix fra Mr Woodhouse e Mrs Bates di “Emma”; le interazioni fra Charlotte Heywood e Sidney Parker hanno molto di Lizzie e Darcy; le figlie di Mrs Griffiths hanno molto di Lydia e Kitty Bennet e lo stesso ruolo di tutore di Sidney nei confronti della giovane – e, perdonatemi, insopportabile – Miss Lamb ricordano molto la relazione tra i fratelli Darcy (Fitzwilliam e Georgiana) mentre la stessa Charlotte Heywood ha molto in comune con la Catherine Morland di “Northanger Abbey”. Continuerei con gli esempi ma andrei avanti per troppo tempo.

Tutti questi elementi austeniani, vengono inseriti da Davis in un contesto storico in trasformazione. Abbiamo: la piccola borghesia che cerca di ascendere la scala sociale e la grande nobiltà in decadenza, i tumulti sociali, l’introduzione di persone di colore in una società ancora viziata dallo schiavismo (a questo proposito, cfr il dialogo fra Sidney e Charlotte su quante cose la giovane Heywood debba alla schiavitù in America), l’importanza reale del denaro più che del titolo in società, la rivoluzione tecnologica e, infine, quel profumo di romanticismo gotico che si respira nelle scenografie maledette legate alla famiglia Denham.

I personaggi progettati dalla Austen, prendono forma grazie a Davis e si tingono di nuovi colori e sfaccettature che non avrebbero mai potuto avere se il romanzo lo avesse scritto la zia Jane (per ovvie ragioni) ma, a mio parere, senza mancare di suscitare interesse nello spettatore.

Accanto a personaggi che non subiscono reale trasformazione (Mary Parker e i fratelli di Tom, Susan e Arthur, Mrs Griffiths), ne abbiamo altri che portano alle estreme conseguenze le premesse (Sir Denham e Miss Brereton) ed altri che vengono approfonditi e si trasformano nel corso della serie:

  • Charlotte Heywood: lo sguardo alla Catherine Morland unito alla determinazione alla Emma Woodhouse, la rendono veicolo ideale per portare avanti la trama. Charlotte arriva a Sanditon piena della sicurezza di sé propria dell’essere la maggiore di una nidiata di 12 figli in un paesino di campagna nel quale è, probabilmente, una delle fanciulle più in vista. Nel corso della serie tv si scontra con la realtà e si trova a dover mettere in discussione molte sue convinzioni per crescere, pur restando fedele a se stessa.
  • Sidney Parker: incarna il perfetto personaggio romantico, gentiluomo nel senso più classico del termine, pronto al sacrificio di sé per la propria famiglia, col cuore spezzato ma non per questo meno buono, nel corso della serie tv, grazie al confronto con Charlotte che – stile Lizzie e Darcy – lo mette alla prova quotidianamente, abbandona un po’ del suo fascino alla dark and broody per aprirsi di nuovo alla vita. Salvo poi sacrificare nuovamente se stesso.
  • Esther Denham: inizialmente mi ricordava molto l’altezzosità delle sorelle Bingley, poi ha assunto decisamente altri toni. Il rapporto maledetto col fratello la trasforma in una vittima di un amore impossibile, una donna che ha costruito intorno a sé una muraglia con il solo scopo di tenere il mondo lontano dal suo sentimento proibito per il fratellastro (diversi genitori per cui non un reale incesto biologicamente ma per la società pur sempre un tabù). Quella muraglia l’ha resa seria, triste, sempre pronta a graffiare chiunque le si avvicini, pertanto l’introduzione di Lord Babington è il veicolo perfetto per riportarla alla vita. E per farmi tifare per l’happy ending ancor più che per la coppia principale.
  • Tom Parker: interpretato da un attore a me molto caro (non ha fatto solo “Love Actually” ma è stato Vicario Castleton in “Le Quattro Piume”, film che amo molto), Tom è esattamente come lo ha descritto al primo ballo Charlotte: entusiasta, ambizioso, generoso al punto da mettere davanti a se stesso e alla sua famiglia il grande sogno di una Sanditon meta turistica britannica. Il suo personaggio percorre una strada prevedibile ma non per questo meno ben scritta e, se dovessero fare una seconda stagione, sono sicura che lo vedremo risalire la china del buon senso, facendo tesoro del fallimento.
  • Young Stringer: figlio del capomastro del paese, ha grandi sogni ovvero diventare un architetto. Il suo percorso è esattamente quello di molti membri della piccola borghesia ottocentesca, quella che avrebbe trasformato l’Inghilterra guidando la Rivoluzione Industriale. L’ambizione e la dedizione al lavoro lo rendono un personaggio interessante e sicuramente ricorda un po’ il giovane Frederick Wentworth di “Persuasione”, un uomo che, partendo dal basso, ha finito poi per diventare uno degli scapoli più ambiti della società.

Nel complesso ho trovato “Sanditon” molto ben fatta anche se, mi rendo conto, la mia recensione positiva potrebbe essere legata all’averla guardata in maratona nell’arco di due giorni, anziché settimana per settimana. Ho apprezzato il ritmo delle azioni e delle interazioni fra i personaggi, mi sono appassionata alle vicende e quella conclusione dolce amara, mi fa seriamente pensare che iTv possa prendere in considerazione l’idea di farne una seconda stagione. Anche perché lo stesso Andrew Davis sembra di questo avviso. Sicuramente materiale ce n’è parecchio e potrebbe essere interessante vedere la città di Sanditon risollevarsi – letteralmente – dalle proprie ceneri così come un happy ending per i nostri beniamini.

Prima di chiudere questa recensione di “Sanditon”, una breve carrellata delle cose che mi sono piaciute di più:

  • La colonna sonora: spero che la pubblichino al più presto.
  • Il ballo a Londra fra Sidney e Charlotte:. incalzati dal crescendo della musica, i due danzano e catturano lo schermo. Ottima la chimica fra Theo James e Rose Williams.

Sanditon Jane Austen

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  • L’intera storyline di Esther: ho iniziato la serie mal sopportandola, intorno all’episodio 4 tifavo come un Hooligans nella finale della Coppa UEFA. Splendide le scene con Mark Stanley/Lord Babington.

Sanditon Jane Austen

  • Le riprese della costa inglese: la location per la serie tv e la cura dei dettagli nel, seppur piccolo, set hanno ricordato che produzioni piccole ma accurate possono fare molto di più di grandi produzioni.

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  • Lady Denham: personaggio contraddittorio, molto avanti nei tempi ma anche ben ancorato nel passato. Mi ha ricordato una frase che Hugh de Bonneville disse in un’intervista per descrivere Lord Crawley in “Downton Abbey”: “Un conservatore di fatto ma liberale nel cuore”. La sua analisi della società inglese in trasformazione è assolutamente accurata come anche il suo terrore per tali trasformazioni.

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E con questa, concludo la mia recensione di “Sanditon”. A voi cosa è parso? Vi è piaciuta? Vi aspetto nei commenti.

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