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Gilmore Girls Recensioni

Recensione Gilmore Girls: A Year In The Life – Revival


Here we go.
Ho atteso, desiderato e insieme temuto questo momento, quello in cui mi sarei seduta a scrivere la recensione del Revival di Gilmore Girls.
Vorrei, anzi, tornare indietro nel tempo, dalla me nostalgica dopo ogni rewatch, e spoilerarle che – anni più tardi – sarebbe stata partecipe di un inaspettato Revival e che avrebbe avuto l’onore di scriverne.
A girl can dream? Yes, she can. Dreams come true.

Riemergo dall’esperienza totalizzante di tanta abbondanza gilmorosa, che Netflix (sempre sia lodato, prendi i miei spicci e fai pure tutti i revival che vuoi) ha generosamente scelto di elargirci, carica di un baule di emozioni profondamente travolgenti e contrastanti. Tornare a immergersi nel mondo di Stars Hollow, a botte di sei ore per volta, non è qualcosa da farsi a cuor leggero. Si deve prevedere un minimo di preparazione e di stamina resistenza fisica e mentale, cosa di cui non mi ero preoccupata.
Dopo la prima visione, alla domanda “Come ti senti?”, ho solo potuto rispondere: “Non lo so”. E non lo sapevo davvero. Ho dovuto schiarirmi le idee, andare a correre, ricordarmi almeno di cenare e tornare un po’ lucida. Ho lasciato che la mia mente inconscia rielaborasse tutte le informazioni ricevute nel poco sonno che mi sono concessa e poi sono tornata davanti a me stessa a fare i conti con quello che provavo.

I fatti da cui non posso prescindere sono i seguenti: ho iniziato a guardare la prima puntata già commossa al solo risentire le loro voci fuori campo. È stato un omaggio al pubblico da parte della creatrice (da qui in avanti familiarmente chiamata Amy) quello di riportare le nostre amate ragazze Gilmore nel gazebo di Stars Hollow a raccontarsi, nel loro solito modo mitragliante di comunicare, quanto si erano mancate. Ed erano mancate a noi. E l’ho finito ancora in lacrime, ancora commossa, per aver ritrovato l’essenza di Stars Hollow, il luogo di fuga mentale per eccellenza.

Non nego, per onestà che il viaggio per arrivarci è stato un miscuglio entusiasmante, allegro, a tratti faticoso, straniante, inaspettato, un po’ noioso, qualche volta inutile, doloroso, divertente, gioioso, affettuoso e pieno di umanità. Un mix che ho dovuto dipanare con attenzione, per far emergere il nucleo autentico di quella che, alla fine, era la mia opinione del Revival. E cioè che a me è piaciuto. Sono felice di averlo avuto e di aver avuto la possibilità di vivere questa esperienza.
Metto le mani (molto) avanti. Sono riuscita a dare un’occhiata a qualche commento, e, pur non avendo un grande campione rappresentativo, ho visto che le opinioni sono molto nette e molto discordanti.
Quella che segue è la mia analisi, per la quale mi sono presa il tempo necessario per riflettere sui temi trattati, scremandola della reazione “a caldo”. Diamoci appuntamento qui fuori, nel caso.

È innegabile che un revival sia un elemento televisivo pericoloso. Si nutre dell’aspettativa emotiva di folle oceaniche che lo chiedono a gran voce, si arricchisce di soverchianti aspettative nel corso del tempo e nasconde insidie scivolose, fino al temibile epilogo: “Avrei preferito non lo avessero fatto”, responso che, per un creatore, deve essere la materializzazione di un incubo.
Tra i revival a cui ho assistito, metto quello delle Gilmore nella categorica “Grazie di averlo avuto”, invece che quella “Datemi la droga della CIA per cancellare selettivamente la memoria” (Sex and The City, per dirne una).
Certo, non manca di difetti che, in parte e sempre nella mia opinione, sono dovuti al format al quale non eravamo abituati – né noi, né loro – e altri che io ho trovato inaspettati per quelle che erano state le fondamenta storiche del telefilm.
Ci sono state parti francamente inutili, lente e noiose. I dialoghi hanno stentato a spiccare il volo e, in certi punti, a me non sembra che si distinguessero per il loro marchio di fabbrica, cioè l’elevato numero di parole al minuto. Alcune storyline non so se siano state sviluppate troppo o troppo poco, per esempio tutta la parte agghiacciante delle madri surrogate, che io ho percepito orrendamente out of character. Non avete parlato di bambini e d’un tratto vi trovate in una clinica per la fertilità e Luke si chiede se debba concepire in via naturale con una delle donne? Come on.

All’inizio ho sentito tutti molto tesi, molto concentrati a dare il meglio, a tornare con entusiasmo nei loro personaggi e ridarci l’identica atmosfera generale di un tempo, ma sforzandosi troppo. L’ho sentito molto forte nel primo scambio di battute alla locanda tra Lorelai e Michel, del quale sono però felice che ci sia stato un approfondimento sentimentale che ci ha permesso di conoscerlo meglio. Uno degli attori che è invece sembrato tornare a rivestire i panni del suo personaggio con grande naturalezza è stato Milo Ventimiglia, il cui Jess si è visto decisamente troppo poco (e per dirlo io…).
E Paris. Paris è stata magnifica, perfetta e ottimamente interpretata. I love Paris.

Diciamo anche che l’inizio è stato molto lento. Con l’idea, forse, di avere tutte quelle ore a disposizione, si è voluta fare una carrellata generale per farci riabituare al contesto, cosa che non era necessaria, non tanto perché chi ha fatto i rewatch non si era scordato nulla, ma perché il DNA di Gilmore Girls non è mai stato così complesso da dover passare un’ora intera a “ripassare i concetti”. Indubbiamente in sette stagioni sono successe molte cose, ma il nucleo vitale rimane facilmente impresso, anche a distanza di anni. Questa scelta ha innegabilmente rallentato l’azione – non succedeva nulla e nel frattempo dovevamo tornare a salutare tutti – e mi ha messo in allarme. Ho cominciato a temere che il passo sarebbe stato sempre quello e non sarebbero bastati litri di caffè per arrivare alla fine. Per fortuna, dalla comparsa di Paris in avanti, le cose hanno preso un altro ritmo, la trama si è rivitalizzata e, da dopo il musical, è volata.
È qui che ho risentito le emozioni che Gilmore Girls mi ha sempre suscitato: mi hanno coinvolto, ho sorriso, sofferto e patito con loro. Prima percepivo tutto in modo un po’ estraneo, come se si fosse trattato di una visita di cortesia da parte di conoscenti con cui non avevo confidenza. Poi sono tornati i miei amici di un tempo.
Il musical, invece, è da abbattere. Non voglio rivederlo mai più. Quanto è durato? Duemila ore? Così come la serata a tema della “Brigata della Vita e della Morte”. Una bella idea, una delle loro avventure sempre sui generis e molto eccitanti, e sono stata anche felice di rivedere il gruppo in azione, ma non mi serviva che venisse realizzata come se fossimo sul palcoscenico di “Les Misérables” e anche la parte dei ballerini di tango si poteva accorciare. Forse il problema è stato davvero il format. Forse avere quaranta minuti contati fa recidere spietatamente idee che, se pure sulla carta ti pareva funzionassero, Amy, credimi, avresti fatto meglio a lasciare nella scatola in soffitta. Less is better.

Scendendo sul piano del capitale personale ed emotivo del singolo personaggio impegnato a relazionarsi con il prossimo e con se stesso, il Revival ci ha fornito molta “carne al fuoco” (definizione che non si adatta solo alla vita di Rory). Potrei parlarne per giorni, ed è probabilmente quello che farò, con il tempo, altre visioni e maggiore distacco dagli eventi. Perché è successo moltissimo, ma è forse anche più importante quello che non è successo.
Sono passati otto anni dalla fine del primo round di Gilmore Girls e le cose non sono andate esattamente per come si poteva prevedere che andassero. Non tanto perché abbiamo ritrovato una Rory piuttosto allo sbando e diversa da come le avremmo augurato di essere, quanto perché il punto di partenza scelto per la narrazione è quello di un’ipotetica ottava stagione ambientata solo qualche mese dopo la fine della precedente. Perché, appunto, non è successo niente.
Lorelai e Luke sono insieme da allora. Otto anni. Ci pensiamo che cosa significa per una donna incapace di avere una relazione stabile con chiunque, a parte sua figlia, passare un periodo di tempo tanto lungo con una persona? E non sarebbe stato bello raccontarci, dopo averci lasciato su un romanticissimo “Amo vederti felice”, in che modo sono tornati insieme? Come hanno fatto a resistere?
Per gran parte del tempo io non ho percepito nulla tra Luke e Lorelai. Nulla. Non si toccavano nemmeno. Non si baciavano, non si sfioravano, né era dato sapere perché diamine non si fossero sposati prima. Sembravano davvero quei coinquilini che Emily insinuava che fossero.
Si è trattato di un caso, secondo me, di personaggi piegati per adeguarsi alla trama, che è sempre, lasciatemelo ripetere, sempre, un errore. Capisco che la situazione dovesse essere esattamente questa, perché Lorelai avesse i suoi turbamenti interiori portati in superficie dalla lama aguzza della madre, sempre in grado di fotografare con chiarezza i lati oscuri della figlia e rifilarglieli in dono infiocchettati, ma non è stato fatto in modo organico (e odio usare questa parola).
Luke si è quindi aggirato per tutto il revival privo di quella verve a cui ci aveva abituato, relegato al ruolo di uomo messo a fare tappezzeria, in attesa dell’arrivo di un drama che sapeva incombere, ma non ne capiva la causa e la necessità. E noi con lui. Luke è sempre stato un uomo burbero, ma molto premuroso. È l’uomo che si precipita in soccorso a tutti e ha atti di gentilezza particolari, con i quali dimostra il suo amore. Meravigliosa l’idea di foderare il nuovo menu con l’articolo di Rory, ma non si è tirato in ballo troppo spesso?
Per inciso – a proposito di elementi tirati troppo per le lunghe – , parliamo di Paul. Paul si è reso protagonista di siparietti decisamente comici. L’idea che tutti se lo dimenticassero, Rory compresa o Emily che si scusa per non saperne nulla, pur avendolo incontrato, è stata molto divertente. Fino a un certo punto. Poi, anche basta. Non faceva più ridere e non si capiva che utilità avesse la sua presenza nello schema generale. Oltre a farci arrabbiare perché questa nuova Rory non si decideva a lasciarlo, inspiegabilmente. Ma su Rory si deve aprire un vaso di Pandora per far traboccare molto di più che il semplice Paul.
Tornando a Luke, mi ha fatto molta tenerezza il suo “modo orso” di stare accanto alle persone, manifestare affetto e rendersi utile. L’ho trovato però molto meno combattivo di un tempo – non pensavo avrei rimpianto il Luke cocciuto che teneva nascosta April a Lorelai – e rassegnato all’idea di essere considerato non all’altezza di una donna ciclonica come Lorelai. Sì, è stato divertente vederlo mangiare in piedi a casa Gilmore, ma che cosa ci dice questo dei suoi rapporti con la famiglia della sua fidanzata? Di come vede se stesso? Il vecchio Luke sarebbe rimasto ad aspettare Kirk in cortile, piuttosto.
Luke se ne è stato in un angolo a sperare che Lorelai gli gettasse briciole di affetto e attenzione, proprio come ha gridato nell’ovvia esplosione che ci aspettavamo – perché la trama è stata costruita per portarci al punto di rottura e poi procedere verso il matrimonio – “Tu hai organizzato la nostra vita e io mi sono adeguato”. Nonostante io sia sempre stata team Christopher, questo Luke ha avuto bisogno di un abbraccio dall’inizio alla fine. Soprattutto quando è stato mollato perché la sua fidanzata ha deciso che, quindi, a fronte di inspiegabili motivi propulsori, doveva andare a ritrovare se stessa nella natura selvaggia (Lorelai?!).
(Ho però apprezzato il modo con cui si è rapportato a Taylor che, in questa rivisitazione, ho trovato molto meno irritante e irascibile di un tempo. È molto strano, per me, sentire affetto per Taylor).

Ho sempre ammirato Lorelai. Sempre. La stimo e la sento vicina. Comprendo il suo animo sempre un po’ insoddisfatto, alla ricerca di risposte, quel suo modo di riempirsi la vita di oggetti, esperienze, chiacchiere, parole, per via di quella sua mente sempre impegnata a elaborare qualcosa. Non credo però che la sua attuale insoddisfazione, che la fa piangere di fronte a una magnifica Sutton Foster e la spinge a cambiare vita sia stata costruita in modo esauriente per il pubblico. Ok, Sookie se ne è andata, Michel stava per farlo ed è morto suo padre. Con Luke va tutto bene, lui è felice, loro sono felici, ma lei non dice mai di esserlo. Perché?
Va in terapia con sua madre e poi da sola (senza che l’idea della terapia stessa si concluda in qualcosa di concreto, in un senso o nell’altro). Qual è il vero problema?
Ripeto, per me è stata una forzatura della trama per farla pervenire all’idea del matrimonio, visto che dopo tanti anni serviva un motivo per sbloccare la situazione.

Ho trovato eccessivo anche il modo con cui ha preso la notizia del libro di Rory. Lorelai, in questa occasione, ha incarnato perfettamente quello che la spietata e chirurgica analisi di Emily le aveva fatto franare dolorosamente addosso nella prima puntata. Io non l’ho trovata un’idea così fuori dal mondo. È una scrittrice, gli scrittori prendono spunto dalla realtà – come dice Rory. È anche un atto d’amore, in fondo. La loro storia è così bella che vale la pena raccontarla, onorarla e tramandarla. Capisco bene che possano venire svelate verità imbarazzanti, ma questo non giustifica – nella mia ricezione degli eventi – il dramma che Lorelai ha messo in piedi (che, immagino, doveva rispecchiare la loro separazione della sesta stagione, fino all’amorevole riconciliazione pre-matrimoniale). Ho trovato Rory incerta su come prendere sua madre, senza realmente aver compreso le sue motivazioni. Non ho nemmeno chiaro che cosa dovesse significare di preciso la frase “È da 32 anni che sono totalmente comprensiva”, sputata come se Rory si fosse mai resa protagonista di chissà quali intemperanze. Non voglio difendere Rory a tutti i costi, ma questi sbalzi di umore di Lorelai non si sono inseriti in un contesto narrativo solido. Ho però trovato una Lorelai molto più morbida di un tempo, più pronta a commuoversi, più matura, anche più silenziosa e accogliente. Da un lato le ha fatto perdere un po’ di smalto, dall’altro l’ha resa più comprensiva (quando non si doveva esasperarne i tratti a favore di trama).

Rory è quella che mi ha fatto mettere le mani tra i capelli almeno per metà Revival. Intendiamoci, amo i personaggi complicati, pieni di insicurezze, un po’ incoerenti e che fanno errori, soprattutto quando vengono messi in situazioni confuse che minano le loro sicurezze, tanto più se prima avevano sempre veleggiato in acque sicure. Rory è sempre stata molto protetta e questo non le ha permesso di rafforzarsi superando gli inevitabili ostacoli che la vita pone davanti a tutti. Non ho trovato fuori personaggio il suo avanzare nel mondo senza avere la minima idea di che cosa fare di se stessa. Ho sempre temuto per lei proprio questo. Troppo brava a scuola, troppo tranquilla, messa sempre sotto a una campana di vetro e sempre trattata come se fosse un inestimabile oggetto di cristallo prossimo alla frantumazione da madre, nonni e l’intera Stars Hollow, sprovvista quindi degli strumenti necessari per superare sfide delle vita adulta, davanti alle quali non ha idea di come reagire. Non ha la furia di una Paris che ha sempre preso di petto il mondo e che trasmette innegabile forza aggressiva anche quando la vita la mette in ginocchio. Rory ha sempre pensato che la sua disciplina interiore e le doti brillanti l’avrebbero traghettata verso l’Olimpo Giornalistico, come destino naturale misto a impegno e dedizione. Non ha mai considerato l’effetto: “Shit happens”. La ritroviamo senza casa, con un fidanzato inutile di cui tutti avremmo fatto a meno, senza soldi, senza idee e con dubbie capacità di rapportarsi al mondo esterno con il minimo delle competenze sociali. È una Rory che a me piace molto, molto di più. La sento meno bambolina e più “donna incasinata”. Ecco, magari avrei premuto meno l’acceleratore sugli stereotipi dei “trentenni in cerca di se stessi”, perché certe esasperazioni hanno fatto perdere di originalità.
E, surprise surprise, “sta” con Logan.

Nonostante io sia #TeamLogan e abbia sempre pensato, in questi anni, che avrebbero riallacciato una sorta di relazione anche amorosa, seppur non ufficiale (quindi non mi stupisce il fatto che siano, di fatto, amanti occasionali), ci sono diverse cose che non mi tornano in questa storia. Tralasciando il fatto che nel primo episodio lui sembrava essere quello che aveva accettato suo malgrado una situazione che non gli andava bene su desiderio di lei – quella di non averla nella sua vita in modo ufficiale, pur essendo innamorato -, e poi la situazione è scivolata nella dinamica inspiegata del “ragazzo ambito che Rory non può avere”, io vorrei capire, di preciso, per quale motivo lui non potesse lasciare Odette. Siamo nell’Ottocento? Ci sono ancora i matrimoni dinastici combinati? Davvero, Logan, tu mi stai dicendo che ti sei ribellato a tuo padre solo per finire con il dover sposare un’ereditiera francese? Anacronistico e poco realistico. Anche nell’Ottocento un uomo poteva rifiutarsi di sposare la ragazza scelta per lui.
Perché, di grazia, ho dovuto vederli piagnucolare sul fatto di non poter stare insieme per colpa di lui e perché, alla frase “Devi proprio sposarla?”, lui non ha risposto quello che avrebbe dovuto, e cioè “Ti ho già chiesto di sposarmi, ma tu picche”, convincendoci quasi che non potesse farlo perché Rory non era figlia di principi? Di che cosa stiamo parlando esattamente?
A me non ha colpito il fatto che lei tradisse il fidanzato, né che vedesse un uomo impegnato (ricordiamoci che Dean era sposato), lo trovo molto in linea con la Rory che ci è stata presentata. Una che non sa dove sbattere la testa, ha smarrito il cordino dei suoi sogni, è confusa, non ha le idee chiare, non sa che cosa vuole dalla vita, e, in un angolo della mente, crede di essere troppo brava per quello che le propongono. Questo ultimo dettaglio l’ho visto nel modo in cui ha reagito di fronte alla proposta di diventare insegnante, venuta del preside della Chilton, o per come si è presentata del tutto impreparata a fare il colloquio per il giornale online che le ha dato la caccia (avendo anche da dire, in ultimo, come se il torto fosse stato fatto a lei).
Mi è piaciuto il lento riappropriarsi di se stessa, proprio a Stars Hollow, tornando nel luogo che l’ha cresciuta, amata e protetta, partendo dal basso, dal lavoro come direttrice della Gazzetta insieme ai due sopravvissuti di un’altra era, senza stipendio. E dal libro. Ad aiutarla a uscire dalle sabbie mobili ci ha pensato un impeccabile e irresistibile Jess, come ha sempre fatto. È Jess che la conosce meglio di tutti e che sa ricondurla verso la sua parte autentica. Con lui Rory può concedersi di non essere la ragazza perfetta che non fa mai errori. Con lui si sente a suo agio. Le scene con Logan sono sempre state forzate, per via di tutto il non detto e di aspettative che l’hanno fatta finire con il cuore infranto. Con Jess ci siamo rilassati tutti. L’idea del libro non poteva che venire da lui, secondo me. È lui che sa mostrarle quello a cui gira intorno, così come l’aveva fatta tornare a Yale, l’unico a riuscirci.
Credo di essere appena diventata #TeamJess.

Rory è protagonista delle quattro famose parole finali. Avevo cercato di congetturare su quali potessero essere, ma senza grossi risultati. Quando le ho sentite ho capito che non poteva che finire così. È la chiusura del cerchio. La storia si ripete. Solo recentemente mi ero soffermata a riflettere sul fatto che Logan fosse una versione più giovane di Christopher e che Rory, privata del padre per il quale ha sempre provato fascino, era incappata nella stessa dinamica della madre. Ed era naturale e inevitabile che finisse con l’innamorarsi di un ragazzo speculare al padre, che non poteva avere, così come non aveva potuto avere Christopher. In teoria, con il rifiuto della proposta di matrimonio, Rory aveva spezzato quel cerchio di cicli e ricicli storici, ma tenendo conto che quella non era la conclusione prevista da Amy, non ho nessun dubbio che abbia sempre pensato che la storia dovesse finire in quel punto esatto. Dal quale poi ripartire. Ha la stessa età di quando abbiamo incontrato Lorelai e io ho passato molto tempo a pensare a come Rory sembrasse ancora una ragazzina, rispetto a come era stata presentata Lorelai ai tempi, anche e soprattutto perché si veste in modo molto giovanile, con un look molto meno sofisticato di come l’abbiamo vista al college.
Immagino che la storia, da qui in avanti, si ripeterà, con Logan inaccessibile (se informato) e Jess a fare quello che Luke ha fatto per Lorelai e Rory? Possiamo vederlo? Per favore?

Per quanto riguarda Chris, se pure sono stata felice di vederlo perché a me è sempre piaciuto, ho trovato la scena a lui dedicata estremamente triste. Che non l’abbia capita è secondario. Con il senno di poi, è chiaro che Rory è andata da lui per sapere come comportarsi con Logan e il futuro bambino, sentendo la necessità per il nascituro di avere una presenza paterna diversa da quella che lei aveva avuto. Le risposte di Christopher, che non è mai stato un fine filosofo, ma che con il tempo era migliorato molto, sono state molto avvilenti. “Per me non c’era spazio, perché dal momento in cui ti ho visto, ho capito che era destino che sarebbe finita così”. Che cosa vorrebbe dire, di preciso? Perché hanno tutti quell’atteggiamento rassegnato e sconfitto di fronte al ciclone Gilmore che non fa entrare nessuno nel proprio cerchio privato, nemmeno una figura paterna necessaria? Non mi soffermerei sul fatto che sembra dare la colpa a Lorelai per averlo escluso – perché non lo sta facendo – ma è l’uso della parola “destino” a non avere senso. Per me. Giusta però la riflessione su “Tua madre adesso può concedersi di far entrare altro nella sua vita, quindi sposarsi” con il sottinteso “Adesso devi diventare protagonista della tua vita in modo più attivo”. E la gravidanza la obbligherà a farlo, senza sconti.
Mi è spiaciuto aver avvertito disagio tra Rory e suo padre, perché invece nel tempo avevano costruito un ottimo rapporto. L’abbraccio è stato il top della forzatura. Quello non è Christopher. E la battuta su “ho tanti soldi e non so che farmene” è vecchia. Perché ripeterla? Perché appiattire Christopher a quest’uomo irriconoscibile, personificazione del padre assente? Non ha senso.
Per concludere con gli ex ragazzi di Rory, Dean è sempre molto alto. Auguri per tutti e dieci i figli.

Tra tutte le donne Gilmore, quella che ha beneficiato di una storia solidamente strutturata è stata Emily.
La morte di Richard ha fatto da elemento catalizzatore di enormi cambiamenti. La scena del funerale è stata dolorosissima e la sofferenza di tutte e tre le donne molto viva e tangibile. (Io mi sono commossa).

Il percorso di Emily nelle varie fasi del lutto non ha subito forzature, ma è fluito – come i capitoli di Rory – senza impedimenti. Sono riuscita a farmi coinvolgere dai suoi sentimenti, al punto da schierarmi dalla sua parte, ho tifato per lei e l’ho applaudita quando si è finalmente tolta dalla prigione dorata in cui era rinchiusa, alla fine del suo percorso, un percorso che è stato ricco di dolore, rabbia, rifiuto, negazione, vicoli ciechi, fino ai primi spiragli di apertura, accettazione, e la consapevolezza che andare avanti non avrebbe significato smettere di amare Richard, solo entrare in una nuova fase della sua vita, più autentica, più vicina a quella che era diventata. All’inizio voleva solo allontanare la sofferenza, ma era impossibile farlo. Alla fine è passata attraverso l’onda più alta, e ne è uscita rafforzata e indenne.
Il rapporto di Emily con Lorelai è stato punteggiato da alti e bassi. Per la prima volta, però, invece di schierarmi dalla parte di Lorelai alle prese con una virago insopportabile, ho spontaneamente sentito maggiore vicinanza con Emily.
Che Lorelai si sia comportata in passato in modo singolare e fonte di imbarazzo per i suoi genitori non è una novità. Spesso, però, questo atteggiamento era indotto dalle circostanze e dalle imposizioni esterne. Lorelai reagiva nel suo solito modo surreale perché era il suo coping, il suo meccanismo di difesa quando esposta alla pressante disapprovazione dei genitori. E in questo le davo tutto il mio sostegno. In questo caso ho trovato la sua uscita nel dopo funerale davvero pessima. E la sua scusa “soffro anche io, sono andata in panico”, terribile. Non ho empatizzato con lei, trovandola, per una volta, fuori luogo e inutilmente stramba. Il confronto che ne è seguito è stato l’apoteosi di tutti i confronti della famiglia Gilmore. Mi sono sentita come se mi avessero lanciato contro il quadro di Richard a grandezza naturale. Si sono dette cose tanto crudeli da aver toccato il fondo, vuotando completamente il sacco. Pensavo che non si sarebbero più parlate, dopo le cose orribili che si erano dette. (Io non so se nella vita reale sia così semplice soprassedere ad accuse del genere).
Sono felice che si siano riconciliate, sono felice che Emily si sia spogliata delle sue rigidità e abbia iniziato a vivere una vita fatta su misura per lei, grazie all’allegro disordine portato dall’unica cameriera che è riuscita a rimanere a casa Gilmore per più di qualche giorno (le scene dell’incomprensibile Bertha alla prese con l’impeccabile Emily sono state ma-gni-fi-che. La fonte di divertimento principale del Revival).

Non nego che il mio cuore abbia ceduto sul matrimonio, per come è stato realizzato, perché odio i matrimoni classici in pompa magna, che nei telefilm trovo oltremodo noiosi, perché è stato intimo, vero, pieno di calore e felicità. È stata una conclusione perfetta. Mi commuovo ancora ripensando alla porta che si apre e ci fa entrare in un mondo da fiaba decorato da Kirk.
E mi piace il finale che fa ritorno al gazebo, con protagoniste madre e figlia, con una storia che si chiude e un’altra che si apre.

Ci sarebbero milioni di cose da dire: la presenza di Mr Kim, Zach invecchiato precocemente, Miss Patty che adesso insegna a ballerini adulti e non bambine in tutù, Kirk un po’ troppo presente, Luke che è dotato di wi-fi, il ritorno super commovente di Sookie, April che ha avuto il giusto tempo in scena (due minuti), la psicologa con velleità nel mondo dello spettacolo, la fognatura da rifare, gli attori di serie b alla locanda, il nuovo prestito di Emily a Lorelai, con uno scambio di battute identico a quello del pilot, Emily che terrorizza i visitatori del Museo delle Balene, l’esterno della casa di Nantucket che mi è sembrato identico a quello negli Hamptons di Castle, la piscina, il Secret Bar e centinaia di altri dettagli che non riporto per mancanza di spazio (grazie, anzi, di aver letto fino a qui).

Non so se ci saranno altre stagioni. Io le guarderò ovviamente tutte, se arriveranno, cercando di ritrovare la magia di Stars Hollow tra le pieghe di scelte stilistiche non appropriate, forzature e qualche eccesso di buone intenzioni. Perché è quello che mi è successo qui. Ho ritrovato la magia. Quello che mi è rimasto, al netto di molte cose che non hanno funzionato, è la sensazione di benessere che le Gilmore mi hanno sempre lasciato. Sì, sono stati commessi errori e sì, i personaggi si sono comportati in modo non sempre in linea con se stessi e quanto mi aspettavo da loro. Forse non è stato il miglior Revival possibile, ma io sono felice che esista. In ultima analisi l’ho trovato credibile. Mi ha riportata dritta a Stars Hollow, con qualche falsa partenza e un po’ di fatica a ritornare negli abiti comodi di un tempo. Ma mi è andato bene così. Non è perfetto, ma, per me e lo sottolineo con il pennarello rosso perché non esiste un modo giusto di giudicarlo, ogni reazione è altrettanto valida, in un campo emotivo di tale portata, ne è valsa la pena.

Sarò molto felice di sapere le vostre opinioni, se avrete voglia di lasciarle! Intanto io e Milo vi diamo appuntamento a mercoledì con la prossima puntata di This Is Us!
Vi saluto con questa Emily in vesti insolite!

Se volete rimanere informati sui protagonisti, vi invito a passare da queste pagine.

Milo Ventimiglia Italia
Alexis Bledel Italia
– Syl

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12 comments

The Lady and the Band
The Lady and the Band 26 Novembre 2016 at 21:38

Non ho nulla da aggiungere alla tua splendida disamina del revival,concordo su tutto ciò che hai scritto.
Ci tengo però a farti i complimenti per una recensione meravigliosa.

ps.Quando hai parlato di propendere per il team Jess ho fatto un salto:possibile?????

ps2:Ormai nella mia mente Milo ha i baffi, senza non mi sembrava lui ahahahah

Reply
Syl
Syl 27 Novembre 2016 at 13:28

Ciaooooo 😀
Non so se è il fatto di essere esposta alla presenza di Milo ormai giorno e notte, ma quando è arrivato Jess io ho pensato, in modo filosofico e di classe: “Oddio che figo!!”. E mi è piaciuto completamente, quello che ha detto, come l’ha fatto, le battute (“Libro o film? Perché sono due cose diverse” Ok, l’avevano già detto cento volte, ma con lui ho riso ), i consigli a Rory, l’abbraccio a Luke e l’aver liberato la tavola calda da chi voleva il wi-fi free. Pensare che mi ero emozionata a vedere Logan, all’inizio, ed ero felice che “stesse” con lui. Solo che dopo averli visti dietro al carretto a soffrire per non potersi avere, ecco, mi è un po’ sceso. Man Up, Logan!
Mi è sembrato più bello perfino Dean XD
Grazie mille per il commento! 😀

Reply
L@ur@ 27 Novembre 2016 at 13:06

Questo revival lo aspettavo con ansia, mi sono sparata gli episodi in un due giorni, ma ahimè alla fine mi ha lasciato un pò “meh”…
Parto direttamente dalla fine, quelle 4 parole buttate lì così, cosa significano? Che ci saranno nuovi episodi?
A questo punto spero di si, perchè se era per fare un revival e farlo finire così tanto valeva non farlo, che motivo c’era di lasciarci con una Rory incinta? (e non si sa di chi perchè potrebbe essere Logan, ma anche il ragazzo Wookie)
Quando ho visto che le puntate passavano e non succedeva niente a livello di trama “sentimentale” mi è venuto il dubbio che lei non sarebbe finita con nessuno, e ci stava anche, insomma non è mica costretta, ma inserire questo elemento gravidanza così alla fine per me non ha senso. Fosse stato all’inizio, lei che si presenta da Lorelai dicendo di essere incinta e poi 4 puntate di gravidanza e di problemi sentimentali avrebbe avuto un senso, così invece, ripeto, non ce l’ha, o ce l’ha solo in vista di un possibile seguito.
Odio il parallelismo che hanno voluto fare, Rory NON è Lorelarai, e, per carità, Jess NON è Luke, onestamente odierei a morte il fatto che Rory alla fine finisse con Jess ma con il figlio di un altro, non avrebbe alcun senso, almeno non è il futuro che avrei immaginato…
Per parlare degli episodi, ci sono state cose che ho adorato, altre che avri volentieri tralasciato…
Rivedere Stars Hollw ovviamente mi ha riempito di gioia, tutte le loro assurde feste e commemorazioni, rivedere la band di Lane, il Dragonfly, la disperazione di Luke nei confronti del wi-fi…
La storia di Emily è stata perfetta, onestamente, e non vorrei dire un’eresia o mancare di rispetto, ma ne ha quasi giovato dell’assenza di Richard, non credo che avremmo avuto una storyline così efficace in presenza del marito.
Le cose che più ho odiato sono state il Musical, che in sè è perfetto, è assurdo e WTF proprio come dev’essere un musical scritto da Taylor, mi sono scompisciata, ma è stato uno spreco di tempo, è servito a fare avere un’epifania a Lorelai? Potevano trovare un altro espediente.
Tutto il teatrino della Brigata della Vita e della Morte è stato invece di una noia assurda, eterno e inutile, è stato bello rivedere Finn & co., ma anche lì, è servita solo a far “mollare” Rory e Logan…
Logan, personalmente non l’ho mai sopportato, e proprio non capisco questo vincolo così forte con la fidanzata ereditiera, ma perchè? E’ stato proprio assurdo, cioè fosse già stato sposato con lei avrebbe avuto più senso, lui aveva già un impegno e magari voleva fare di tutto per rispettarlo, invece era semplicemente fidanzato, ma mollarla no?
Avrebbe avuto moooolto più senso se avessero detto “Ok, non siamo fatti l’una per l’altra, ma c’è attrazione quindi scopiamo”, invece ce li hanno mostrati quasi come due amanti proibiti, che si struggono perchè non possono stare insieme. Assurdo.
Jess è stato usato malissimo. Appare dal niente, non si sa niente di lui, ci viene detto solo che ha scritto un libro, ma questo già succedeva 8 anni fa. Cosa ha fatto nel frattempo?
Anche lui è stato messo lì solo per dare l’idea del libro a Rory.
Ho trovato assurdo anche che lui non fosse al matrimonio, cioè Michel si e lui no?!?
La scena dove lui guarda Rory dalla finestra, che per molti è bella e romantica, per me è stata quasi patetica, hanno 32 anni, non 16…
Anche tutta la parentesi “Wild” l’ho trovata noiosissima, ma la scena dove Lorelai chiama Emily e le racconta l’aneddoto su Richard è stata meravigliosa.
Concludo dicendo che ora pretendo altri episodi e facendoti i complimenti per la bellissima recensione!!

Ps Paris è stata la cosa più meravigliosa del revival, sempre unica e fedele a se stessa!!!

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Syl
Syl 27 Novembre 2016 at 13:22

Ciao! E grazie mille per il tuo commento! Adoro leggere commenti tanto appassionati, qualsiasi sia l’opinione esposta! Anche perché nella recensione a un certo punto ho dovuto chiudere per non scrivere enciclopedie, ma così posso continuare a chiacchierare, cosa che amo moltissimo.
Hai indubbiamente ragione su moltissime cose. Il Musical in effetti è stato perfetto e, in sé, la performance è stata fantastica (Taylor l’ho amato in ogni minuto del revival), solo che è durato troppo tempo e non aveva nessun senso. Di solito con le Gilmore le scene si legavano l’una all’altra senza forzature, qui ci sono stati spesso stalli. Capisco anche il desiderio di farli tornare tutti, però, per esempio, che cosa sappiamo di Lanie? Che senso ha avuto mandare Rory e Paris da Lanie, che si sono salutate imbarazzate e poi è finita lì? Questa decisione di dover inserire tutti ha tolto moltissimo spazio ad avanzamenti della trama. Alla fine io l’ho percepito come un’ottava stagione, in cui chiudere le storyline nel modo in cui sarebbero sempre dovute finire, più che un “che cosa è successo nel frattempo” (di fondo, nulla). Anche sullo sguardo di Jess hai ragione, per quanto io sia stata felice di vederlo così in forma e a suo agio (ripeto, per me uno dei migliori interpreti), quello sguardo avrebbe avuto senso un anno dopo, se vogliamo. Non otto. E concordo su Emily. Senza l’obbligo di creare una storia che prevedesse la morte di Richard, forse non avremmo avuto una trasformazione così imponente. Che è un po’ quello che sarebbe dovuto essere il revival, farci vedere come si trasformavano tutti i personaggi, in modo sostanzioso. Non so se hanno un po’ “stallato” la trama per avere una sorta di spin off con Rory e il nuovo bambino (pensiamo un attimo anche al fatto che Rory non ha quell’impatto molto energico che ha Lorelai. Funzionerebbe uno spin off su di lei come madre?) o se doveva finire così. Ieri ho letto un’intervista (breve) ad Amy, più che altro una sorta di parere, in cui diceva che al momento aveva scritto quello che voleva scrivere, e non c’erano altri progetti. Però se Netflix volesse dell’altro, rifiuterebbero? Si rifiuta un’offerta del genere?
Jess, comunque, è quello che mi è piaciuto di più. Molto autentico, e mi è piaciuto molto con Luke. Grazie ancora di aver lasciato un commento! 🙂

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Giò 27 Novembre 2016 at 17:46

E’ già un sogno che abbiano fatto il revival e trovo che sia stato grandioso, magari per certi aspetti un po’ differente da come me lo immaginavo ma in generale mi è piaciuto molto.
Non ho sopportato i vari musical ma forse sarà anche che di mio non mi piacciono (a parte Mamma mia!), troppo lunghi e fuori luogo per i ricordi che ho io di Gilmore Girls) e non mi è piaciuta la storia di Paul che si è protratta per le lunghe inutilmente.
Devo dire che mi aspettavo una fine diversa, non così “aperta” ma d’altra parte credo che il finale sia quello che Amy avrebbe voluto per la settima stagione.
Perché tutto ciò che pensavo di Rory il 60% delle volte in cui la inquadravano era “cresci”. Da una parte mi sarei aspettata una Rory diversa ma dall’altra conoscendo com’erano andati i suoi anni di college non mi ha sorpreso trovarla più o meno dove l’avevamo lasciata, senza un lavoro fisso o una dimora, però da una come lei mi aspettavo di più. Stendo un velo su Logan che sposa un’ereditiera o quel che è. Dico solo che penso che il figlio sia suo.
Lorelai invece l’ho trovata sempre la stessa con mille dubbi ed insicurezze e la battuta che più mi ha fatto ridere è stata quando è entrata in casa dalla madre e lei si è girata sconvolta gridando “O mio dio è annullato!!” perché racchiude un po’ la sua storia con gli uomini che finalmente ha avuto una degna conclusione con il suo vero amore.
Ho adorato rivedere praticamente tutti i vecchi personaggi, mi ha sconvolto vedere Mr Kim: perché mostrarcelo? Cosa vuole supporre? Ma dov’è stato tutto quel tempo? So solo che mi ricorda molto i cinesi in posa per le foto davanti a qualche monumento storico.
Jess è stato quello che ho atteso di più e come al solito è stato il grillo parlante di Rory, il suo ultimo sguardo mi fa sognare un altro finale in futuro.
Menzione d’onore per Paris (FAVOLOSA) e Michel, la nuova spalla destra di Lorelai.
Infine non so se ho pianto di più ogni volta che citavano il nonno o per il ritorno di Sookie!
Complimenti per la recensione davvero esaustiva! (E benvenuta nel #Team Jess ahahaha)

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Syl
Syl 28 Novembre 2016 at 13:42

Ciao e grazie per aver commentato 🙂
Concordo praticamente su tutto. Più che la trama in sé, che io non ho trovato “out of character” in senso generale, mi hanno un po’ estenuato tutti quei pezzi inutili aggiunti per non so quale motivo, tipo il musical, ma pure il pezzo suonato dalla band di Lanie e tutti gli altri elementi menzionati. A prescindere dal loro valore in sé, hanno rallentato la trama senza motivo.
Anche io mi sono commossa quando è arrivata Sookie. Sarà che l’ho vista splendida e luminosa, o che l’aspettavo da sei ore, ma il loro incontro è stato emozionatissimo! E il nonno è mancato un sacco. Paris e Michel the best! Forse avrei messo solo leggermente meno Kirk. Mi è parso continuamente presente 😀

Dimenticavo: anche per me è un sogno che abbiano fatto il revival e, nonostante non sia stato perfetto e un po’ straniante in alcuni pezzi, non farei mai a cambio. Felicissima di averlo avuto. Quello che mi ha dato è stato superiore ai “Meh” che ho pensato nella visione. And now #TeamJess XD

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Icciola 28 Novembre 2016 at 02:02

Ho guardato questi 4 episodi tutti d’un fiato ridendo, annoiandomi in alcuni punti e piangendo verso la fine… e tutto sommato li ho trovati belli e veri. Mi hanno riportato a Stars Hollow (adorando Kirk in modo particolare), e nel rapporto tra nonna, mamma e figlia e le loro evoluzioni. Lorelai da donna abituata a stare sola con sua figlia finalmente trova la forza di mettersi in discussione e legarsi davvero per la vita a l’uomo che ama, Emily al contrario è sempre stata la moglie di Richard e ora sta imparando ad essere una donna sola ma indipendente che si gode la vita, accompagnata dalla abbondante famiglia della domestica con la quale ha imparato ad essere accogliente e a fidarsi. Rory è forse il personaggio più vero, è sempre stata eccellente negli studi ma ha sempre vissuto sotto la protezione di sua madre, dei nonni ed in parte di Logan, in questi 8 anni ha provato ad entrare davvero nel mondo, ma eccellere negli studi e le buone intenzioni spesso non sono sufficienti (mi sono tornate in mente,purtroppo, le parole del sig.Huntzberger che le aveva preannunciato di non essere nata per fare la giornalista), l’incertezza è comunque una condizione che caratterizza la sua generazione e come tante altre sue coetanee è persa. Il tornare a casa, trovare da sola la motivazione a prendere in mano il Gazzettino, Jess che le da la spinta giusta per scrivere il libro, la spingono in una direzione, ha di nuovo uno scopo e un obiettivo, staccandosi finalmente dal legame negativo che ha con Logan. Le tanto attese ultime 4 parole sono perfette, abbiamo conosciuto Lorelai 16 anni fa, quando aveva l’età di Rory ora, questo telefilm ha sempre trattato dei rapporti tra madri e figlie e termina con una nuova Mamma Gilmore! Onestamente non voglio un seguito, un po’ perché saprei di rimanerne delusa date le difficoltà nel riunire il cast per questi 4 episodi, un po’ perché in cuor mio so che Rory è una Gilmore e anche davanti alla difficoltà più grande saprà affrontarla (con Jess sempre pronto a salvarla 😉 )

Un ultima nota, ho adorato gli easter eggs provenienti dal mondo di parenthood Mae Whitman nelle file a NY, e le guardie forestali Jason Ritter e Peter Krause (mi ha divertito troppo vederlo in scena con Lauren sapendo che è il compagno nella vita)!!

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Syl
Syl 28 Novembre 2016 at 13:54

Ciao e grazie per la tua analisi 🙂 Mi piace molto il tuo paragone con Emily che deve iniziare a “pensarsi” da sola, mentre Lorelai ha trovato il modo di “pensarsi in una coppia”. Una parabola simile, ma di segno opposto. Bella riflessione!
Anche a me durante la visione sono tornate orribilmente in mente le parole di Mitchum. Già ai tempi della serie originale, quando tutti dicevano a Rory: “Ma no, lascia stare, che ne sai lui, non capisce nulla”, mi chiedevo se ne fossero così sicuri, perché non è che Mitchum fosse l’ultimo arrivato, o ce l’avesse con Rory (secondo me non l’ha mai considerata troppo importante). In effetti non l’ho mai nemmeno vista adattissima a fare la giornalista. È più adatta ad analizzare, metabolizzare, scrivere in modo più “intimo” che non mettersi in strada a cercare lo scoop del momento. La vedo poco “giornalista d’assalto” (o forse è solo un mio stereotipo). Il libro è perfetto e l’ho ammirata molto quando ha preso in mano la Gazzetta di Stars Hollow. Ricordo quando si era abbonata mentre frequentava Yale. La vedo bene come insegnante/scrittrice/madre/direttrice, sempre lì a Stars Hollow. E mi piace, come dici tu, il finale con una nuova “Mamma Gilmore”. (Speriamo che sia femmina?)
Grazie ancora, amo tutti questi spunti di riflessione che mi state dando 🙂

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Elisa 30 Novembre 2016 at 08:36

Ecco, stavo per scriverlo io, nessuno ha citato le comparsate dal mondo Parenthood, io le ho notate e mi sono piaciute moltissimo!!!!

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Sel 28 Novembre 2016 at 17:51

Wow! Recensione ineccepibile! Bravissima! 🙂
Tornare a Stars Hollow è stato meraviglioso! Grazie Netflix per questo regalo di Natale anticipato.
Il revival mi è piaciuto nel suo complesso, ma alcune cose non hanno funzionato. Anch’io avrei preferito più approfondimento delle storie dei personaggi, piuttosto che quell’inutile dilungarsi su siparietti filler.
Io non sono mai stata #TeamLogan, ma vedere il ragazzo completamente risucchiato dai doveri di una vita pre-confezionata mi ha fatto cadere le braccia. Io mi ricordo un Logan diverso. Magari sul lavoro sarà sceso a compromessi, ma mi è sempre sembrato che nella vita sentimentale fosse in grado di smuovere mari e monti. Specialmente per Rory. E invece ora sono praticamente friends with benefits. E nemmeno lei si sforza molto per tenerselo stretto. Ma probabilmente non era quello che volevano. Boh! Resta il fatto che ho trovato l’intera faccenda parecchio triste.
Per fortuna ci ha pensato Jess a farmi tornare il sorriso. Efficace come sempre, anche con Luke. Il libro è stata una trovata geniale!
Anch’io mi sono emozionata tantissimo durante la scena del matrimonio. Tra l’altro Kirk è stato bravissimo! Per una volta…
Emily e Paris sono state il top e il ritorno di Sookie è stato bellissimo.
Sutton Foster è stata splendida nel musical, anche se nel complesso non è andato come doveva.
La rivelazione finale mi ha lasciata un po’ così, devo essere sincera. Logan non è Chris e Jess non è Luke. In più Rory ha 32 anni e per quanto possa essere smarrita in questo momento della sua vita, avrà comunque più strumenti a disposizione di quelli che aveva Lorelai a 16. Poi sarà anche che non sono un’amante delle storie cicliche…
Comunque se ci sarà un seguito, io sarò in prima fila a guardarlo.
Once a Gilmore, always a Gilmore! 😉

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appassionato 11 Dicembre 2016 at 01:07

Ciao. Arrivo in ritardo, ma c’è un perché.
Allora, dopo il tuo impagabile suggerimento, ho fatto il pieno Gilmore in pochi giorni. Avendo molto tempo libero, ho visto i sette anni a spron battuto e poi, questo revival. Tutto in sequenza serrata, quindi per questo motivo e senza presunzione alcuna credo di aver buon gioco nel manifestare la mia delusione per questi 4 maxi episodi.
Mi sono parsi noiosi, tirati per i capelli tranne per alcune vicende e soprattutto molto forzati in relazione alle caratteristiche dei personaggi. Il fantasma di Luke col parrucchino non si può accettare tranne che nella scena al ritorno di Lorelai dalla collina rivelatrice (qualcuno aveva pensato che avrebbe davvero fatto il percorso?).
Sono rimasto molto deluso, anche perché si è perso il frizzante che aveva contraddistinto gli anni precedenti.
Comunque, concordo su tutte le perplessità da te manifestate che, tra l’altro, evidenziano anche la tua insoddisfazione. Ok, sei contenta di aver avuto la possibilità di rituffarti in quel mondo particolare, ma mi pare che la cosa finisca lì perché sono davvero troppe le parti negative che hai colto. Resta la tua soddisfazione (e la mia) ma la critica che fai dell’operazione mi sembra piuttosto negativa.
Mi aspettavo di più, molto di più. Di carne da mettere al fuoco ce n’era tanta, ma non è stato fatto.
Ps: Kirk era molto presente in tutti gli episodi, non meno che in questi ultimi.
Ps: e smettila di fare riferimenti a Castle… gli Hamptons in quella inquadratura te li sei visti solo tu, causa nostalgia preponderante.

Caskett, dove siete?

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Ylenia 14 Settembre 2017 at 16:13

Nonostante io abbia sempre amato più il personaggio di Lorelai piuttosto che quello di Rory, ho trovato che quello di quest’ultima fosse più appropriato per un revival. Mi spiego: ho trovato realistica la crisi dei trentenni, quella crisi di identità, di valori a cui aggrapparsi, quella voglia di posticipare le responsabilità (casa, lavoro banale, matrimonio, figli) tipici della nostra era. Il mondo che non aspetta te a braccia aperte ma che ti mette ostacoli da tutte le parti è realistico, affronta la difficoltà che attraversa anche una laureata a Yale, difficoltà per trovare la propria strada e senso di frustrazione nel dover accettare un lavoro diverso rispetto a quello che si era sognato (io un insegnante? no, grazie!). La sua insicurezza, la sua incoerenza, la dipendenza da un ragazzo che lei stessa aveva lasciato la presentano a noi la Rory non perfetta, che non ti aspetti ma di cui forse comprendi lo smarrimento. E’ sempre stata un po’ infantile, una bambolina, determinata ma troppo protetta da una gabbia dorata costruita dalla madre iper protettiva, una volta spiccato il volo la vita la prende un po’ a schiaffi e questo ci può stare, non ha neanche lontanamente la forza della madre. Mi delude sicuramente la sua superficialità (stare con un ragazzo insignificante e non avere il coraggio di troncare pur tradendolo) e la sua “etica” (ancora una volta nella parte dell’amante?), emerge un po’ il personaggio antipatico e altezzoso che un po’ l’ha sempre caratterizzata.
Invece Lorelai me l’aspettavo più matura, una donna più equilibrata che pur mantenendo la sua aria sbarazzina e il suo temperamento così frizzante non avrebbe avuto cadute di stile, come l’episodio del primo aneddoto in memoria del padre e la sua incapacità di comprendere il vuoto che Richard ha lasciato alla madre. Pensavo di trovare un rapporto più saldo con Luke, più da coppia ormai affiatata, consolidata. Scappa per ritrovare se stessa, no dalla quasi cinquantenne Lorelai non me l’aspetto un viaggio con zaino in spalla ancora una volta. Aveva senso 12 anni prima quando voleva fuggire dal matrimonio con Max, ma non adesso. Fai stare male il tuo uomo, lo spingi a credere che la storia stia volgendo al termine e poi gli dici che è il momento di sposarsi. E perchè non presentare in modo chiaro la voglia di avere un figlio? Perchè non provare ad averlo o magari ad adottarlo prima di affrontare un tema, quello dell’utero in affitto, che resta confuso, forzato, non condiviso dalla coppia e lasciato senza conclusione. Ho apprezzato la capacità di commuoversi più spesso rispetto ad un tempo, alla semi resa che a volte la vita prende pieghe inaspettate, tipo il progetto di lavoro che aveva tenuto sempre salda l’amicizia con Sookie e che adesso invece si carica solo sulle sue spalle perchè lei ha scelto un’altra strada, Michael che sembra voler andar via e lasciarla sola, un rapporto con la madre perennemente conflittuale e fatto di alti e bassi, il vuoto lasciato da un padre che non c’è più, una figlia che non è così matura, felice e realizzata come avrebbe voluto e che con l’idea di scrivere un libro sulla loro vita la fa tornare a ricordi che vorrebbe tanto soffocare. Ho trovato entrambe insoddisfatte della loro vita, quasi arrese, quest’aspetto mi ha messo parecchia tristezza e inquietudine, per quanto possa risultare realistico e per quanto la crescita anagrafica non corrisponde sempre ad una stabilità e serenità. Il personaggio di Luke l’ho trovato coerente con se stesso, un po’ giù di tono, ma equilibrato e rassicurante, una presenza viva. Su Paris niente da dire, non avrei potuto pensare ad un quadro diverso della sua vita e la sua natura “aggressiva” e combattiva. Emozionante l’evoluzione del personaggio di Emily, i conti con il ritrovarsi da soli, senza il compagno della propria vita (su di lei ci sarebbe tantissimo da dire ma trovo che l’argomento sia stato trattato in modo eccellente). Emozionante aver rivisto Sookie che pensavo non avremmo ritrovato neanche per un secondo. Indispendabile la presenza di Taylor, Kirk, Lane, Babette. Avrei dato più spazio anche a Miss Patty ma i personaggi della Stars Hollow hanno ricreato comunque il contesto magico di quella cittadina. Christopher da adulto perennemente immaturo e poco presente nella vita della figlia non mi ha stupito nè deluso, trovo sia in linea con quanto visto negli anni precedenti, un uomo che ruota intorno alle loro vite senza mai lasciare davvero il segno, quasi un optional. E’ stato bello ritrovare l’amicizia con un Jess ancora innamorato di Rory che osserva la sua infelicità, la comprende e l’aiuta a rialzarsi, senza forzature. Forzato l’incontro con Dean ma tenerissimo il ricordo che lui ha di quel primo e perfetto amore. Insomma sono felice che questo revival sia stato fatto perchè la voglia di rivedere Stars Hollow, i suoi personaggi con i loro cambiamenti, era praticamente un sogno. Vorrei una serie l’anno, non smetterei mai di seguirla, ma confesso che le aspettative sono state un bel po’ deluse, che i momenti noiosi, lenti e statici sono stati troppi, mi mancavano quei dialoghi veloci ed esuberanti. Adesso però ho solo voglia di tornare a vedere tutte le puntate, ho voglia di trovare le ragazze Gilmore dei primi tempi e il contesto che ho tanto amato e che non so se con questo revival ho davvero ritrovato…

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