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Pretty Little Liars Recensioni

Pretty Little Liars | Recensione 7×20 – Til Death Do Us Part [Series Finale]

“You can’t turn back the hands of time,
just let it go and you’ll be fine,
what’s done is done and it’s alright,
you can’t turn back the hands of time …”

Non mi pento di nulla. Non mi pento di essere andata a letto alle 4 del mattino, non mi pento delle apologie e degli anni passati a difendere questa serie, non mi pento di averci creduto perché in fondo non mi hanno mai davvero deluso, non mi pento di aver scelto questo mondo, le sue protagoniste e soprattutto la sua creatrice, non mi pento della stima e del rispetto che ho concesso incondizionatamente, non mi pento di aver provato a guardare oltre e di aver cercato di capire cosa in realtà questa serie volesse dire. Quattro anni fa ho raccolto il testimone delle recensioni di “Pretty Little Liars” qui su Telefilm Addicted, e da quel momento in poi non l’ho mai lasciato né mi è mai stato tolto, forse perché ero l’unica così folle da non definirlo “trash”, forse perché in qualche modo sentivo di voler andar avanti con loro, fino alla fine, se non ci sono stata all’inizio, volevo esserci fino al termine della loro corsa, volevo tagliare il traguardo insieme a loro. Personalmente, “Pretty Little Liars” è entrato nella mia vita nel momento in cui più ne avevo bisogno, chi l’avrebbe mai detto che a 23 anni avrei potuto rivedere me stessa in quattro ragazze adolescenti dalle vite così folli! Però alla fine era proprio questa la chiave di PLL, ritrovare, oltre i misteri, i segreti, le bugie e l’insormontabile mole di storie inspiegabili razionalmente, la quotidianità di un legame, di un sentimento, di un timore e di una difficoltà che appare impossibile da superare ma che, quando meno te lo aspetti, comincia a svanire, con una mano amica ti aiuta a rialzarti, e questo è ciò che ha significato per me la serie. Ma dal punto di vista “professionale”, ho lottato senza sosta affinché si concedesse allo show il rispetto che merita, lo stesso rispetto che si deve ora a questo finale. “Pretty Little Liars” ha rivoluzionato il modo di rapportarsi con i social, raggiungendo record senza precedenti; ha raccontato storie che non avevano età e lo ha fatto con spessore e umanità; ha saputo giocare con parallelismi, riferimenti, storie cicliche che si chiudevano nel loro inizio; e sì, ha saputo farci impazzire con teorie folli quando la realtà poi si rivelava ancora più assurda, una realtà in cui bisognava lasciare la logica e la razionalità alla porta; ma più di tutto però “Pretty Little Liars” è rimasto fedele allo spirito con cui tutto è cominciato, ai suoi obiettivi, a ciò in cui credeva, ai suoi personaggi e a noi fans, forse più di quanto noi a volte siamo rimasti fedeli alla serie. Quattro anni fa sceglievo di affrontare un percorso particolare accanto a uno show “problematico” e tutto ciò che posso dire oggi è che non mi pento di nulla.

 

 

Alex Drake.

Mi hanno chiesto cosa ne pensassi di questo episodio e adesso è il momento di rispondere. Me lo aspettavo diverso. Speravo in un tono differente, forse più incisivo, forse più incentrato proprio sul rapporto tra le protagoniste e forse speravo anche in una rivelazione che si distinguesse di più dall’ultima concessa e che magari coinvolgesse tutte le ragazze e non soltanto una di loro in particolare. La storia e le ragioni che hanno messo in moto il gioco di Alex Drake mi sono apparse in fondo particolarmente simili a quelle di CeCe [e quelle di Mary] in quanto tutto comincia sempre con un desiderio di rivalsa, con un bisogno disperato di “giustizia”, con la convinzione di voler vendicare un torto subito per troppo tempo e soprattutto la perdita di una persona cara, l’unica persona cara. Quello che penso però è che, anche quando la realtà si rivela diversa da ciò che avevi immaginato e dalle aspettative, bisognerebbe almeno provare ad accettarla e a cercare, quando è possibile ovviamente, di ricavarne comunque qualcosa di buono. Ed è quello che proverò a fare ora.

Per quanto abbia sempre riconosciuto che la teoria della gemella di Spencer sarebbe stata un po’ troppo irrealistica e, come ho detto, anche pericolosamente ripetitiva, non riesco sinceramente a negare il fascino del personaggio. Alex Drake è diventata, nell’arco di 60 minuti circa, un personaggio su cui, personalmente, avrei davvero voluto sapere di più, un personaggio che ha un passato, che ha tanto da raccontare e che, soprattutto, ha una personalità di già definita, come se fosse presente in questa realtà da molto più tempo, con una sicurezza nel modo di rapportarsi agli altri personaggi che per quanto mi riguarda le dona profondità e intriga. E più di qualsiasi altra cosa, Alex Drake ha un volto che aiuta davvero tanto in questa missione.

Credo sinceramente che per Troian Bellisario sia stata una sfida straordinaria avere la possibilità di interpretare, nel finale di serie, due personaggi: quello che le ha dato TUTTO e quello che forse potrebbe significare per lei un nuovo inizio da cui ripartire perché la sua interpretazione di Alex Drake le ha permesso di esplorare territori nuovi e di farlo come “biglietto da visita” per il futuro. Sorvolando sull’accento [sorry Troian, I love you, ma anche no, troppo strano!], Troian Bellisario porta in scena, magistralmente, un’identità che ha totalmente abbracciato con passione, con divertimento anche, perché si avvertiva quanto lei stesse facendo propria questa possibilità, quanto stesse lasciando questa serie con lo stesso impegno e la stessa devozione che ha dimostrato, proprio come le sue colleghe, fin dall’inizio.

Alex Drake sarà pure un personaggio un po’ azzardato e spinto al limite del realismo ma è vera, concreta, così come lo è la sua storia e come lo erano i suoi affetti. Sebbene ci abbiano mostrato purtroppo solo piccoli momenti del loro rapporto, ho avvertito il legame tra CeCe e Alex assolutamente puro e intenso [Troian Bellisario e Vanessa Ray sono sorprendentemente complementari sulla scena], erano l’una per l’altra ciò che non avevano mai avuto e trovato prima, qualcuno da cui essere amato incondizionatamente, qualcuno da cui essere scelto così come si è, debolezze e tutto il resto, più di un fidanzato, più di qualsiasi altro rapporto. Per questo motivo Alex riesce facilmente ad andare anche oltre Wren, nonostante lui l’amasse sinceramente, nonostante avesse accettato per lei ogni tipo di follia [habemus patrem, cielo mi sento così Spencer adesso] per poi diventare solo un piccolo diamante, perché Alex non era assolutamente disposta a rinunciare in primis alla sua “vendetta” ma più di tutto a quell’amore che aveva sperimentato con CeCe e che adesso aveva ritrovato paradossalmente nelle stesse persone che voleva punire.

Dopo aver scoperto infatti il vero colpevole della morte di sua sorella, Alex si rende conto di poter ancora avere quella vita, di poter ancora provare un affetto che supera ogni limite e ogni ostacolo, l’affetto che Aria, Hanna, Emily e Alison provano per Spencer, da sempre. Ho trovato davvero intenso sia il momento in cui lei supplica Wren di lasciarle prendere il posto di Spencer proprio per poter vivere quell’amore, sia il modo in cui accarezza il volto di Aria addormentata, lei che era diventata già la sua preferita [e forse è anche per questo motivo che ha cercato così tanto di portarla dalla sua parte].

Nonostante alcuni dei miei momenti preferiti degli ultimi episodi siano stati “rovinati” dalla reale identità di chi si credeva fosse soltanto Spencer [come l’allucinazione di Hanna durante il suo rapimento], credo che queste scelte abbiano comunque permesso ad Alex di approfondire la sua caratterizzazione e il suo desiderio folle di prendere ciò che più rendeva Spencer la persona che è: l’amore delle sue amiche e l’amore di Toby. Toby è stato in questo episodio, purtroppo, forse uno degli aspetti più “grigi” della storia, così vicino a Spencer e alla coppia che sono sempre stati eppure così lontano, tanto da non riconoscerla nei momenti più intimi ma riuscirci invece grazie alla sua solitaria e peculiare intelligenza, sicuramente la prima qualità in cui si sono riconosciuti simili. Sebbene il momento in cui Alex viene riconosciuta e fermata nel suo piano folle si sia rivelato troppo diverso da ciò che avrei voluto vedere, in quanto credo che avrebbero dovuto essere proprio Aria, Hanna, Emily e Alison a riconoscere la vera Spencer, penso che forse aver lasciato a Toby questo merito dovesse valere un po’ come una rivalsa per il personaggio, un modo per riscattarsi dall’aver percorso una strada troppo simile a quella di Peter Hastings. La storia di Alex si conclude con un’intelligente mossa narrativa, diventando infatti protagonista della sua stessa trappola accanto alla donna che per lei avrebbe fatto qualunque cosa. Ciò che ho notato dunque a posteriori è quanto la storia si sia ripetuta per generazioni perché così come Alex ha in fondo ripetuto i passi di CeCe, anche Mary alla fine si è rivelata “karmikamente” simile a Jessica, scegliendo di proteggere Alex più di Spencer esattamente come sua sorella aveva protetto CeCe più di Alison. E se esiste una certezza in questa serie riguarda proprio la consapevolezza che a Rosewood mai nessun cerchio verrà davvero spezzato.

 

From the pilot to the series finale

E se Spencer & Alex hanno rappresentato l’ultimo mistero e l’ultima risposta della serie, Aria Montgomery è stata secondo me [e per me] l’emblema della storia più umana e realistica dell’episodio, una storia che per quanto mi riguarda ha portato con sé l’ultima conferma su un’opinione che non ha mai vacillato. Con gli alti e i bassi che questa relazione ha attraversato negli anni, con tutti gli errori, i dubbi, le paure e le distanze che ci sono stati tra di loro, Aria & Ezra si sono confermati ai miei occhi come la storia più matura che la serie abbia mostrato e raccontato.

Al di là della differenza d’età infatti, le dinamiche in cui questa relazione si è sviluppata, gli ostacoli che ha dovuto superare fin dalle prime fasi, le personalità così simili e affini nelle passioni e negli interessi che li hanno avvicinati e hanno fatto sì che si ritrovassero facilmente sulla stessa lunghezza d’onda, sono tutti aspetti che hanno condotto questi due personaggi a questo finale e a una storia realistica, coraggiosa, “pericolosa” per il dramma personale che porta con sé ma che loro potevano affrontare, insieme, con quella stessa maturità che condividono fin dall’inizio. Aria è stata in questo episodio tutto ciò che volevo che fosse nonché tutto ciò che è sempre stata. Il modo in cui si aggrappa letteralmente alle sue amiche nel momento in cui riceve la conferma della sua impossibilità di avere figli è esattamente quello che chiedevo a questa serie, così come lo è il supporto totale e incondizionato che le sue amiche concedono a lei e ad Ezra, facendo scudo intorno a loro, proteggendoli come hanno sempre fatto fin dall’inizio della loro storia. La caratterizzazione di Aria in questo contesto è emozionante, è commovente, è perfetta per una giovane donna come lei, così forte e indipendente eppure anche così bisognosa della famiglia che ha scelto e che l’ha scelta. Il matrimonio intimo e particolarmente semplice è stato solo un altro dettaglio che si colloca nella storia come il tassello di un puzzle inserito al posto giusto e al momento giusto, il cameo di Marlene King è un omaggio che mi ha fatto sorridere e che custodirò gelosamente, ma soprattutto è stato perfetto che la sua ultima scena l’abbia condivisa con Spencer, Emily, Hanna e Alison poco prima di partire per il viaggio di nozze, perché in quel preciso istante, in quell’abbraccio, tutto è finito così come doveva finire, così com’è cominciato.

 

The Proposal.

La quotidianità della vita di Emily & Alison è stato un altro aspetto di questo finale che ho apprezzato davvero molto, è stato giusto per Emily e per quel lieto fine che un animo puro e buono come lei meritava, considerata anche l’innegabile crescita che il personaggio ha avuto nelle ultime stagioni; ed è stato giusto per Alison, per una donna che ha trovato per la prima volta nella sua vita una stabilità che non aveva mai provato e vissuto prima. Alison è solare come mai prima d’ora, è in pace con se stessa eppure non smette mai di fare ammenda per il suo passato, un passato che ritrova in Addison e che è decisa ad arrestare prima che mieta le stesse vittime che le sue azioni causarono.

Alison ha raggiunto un equilibrio personale che sembrava quasi impossibile durante la sua adolescenza e tutto questo è stato possibile in gran parte grazie ad Emily, all’unica persona che ha sempre visto in lei una luce che Ali stessa non vedeva e tendeva addirittura ad offuscare, l’unica che ci ha sempre creduto, che l’ha trovata nei suoi momenti peggiori e le è stata accanto anche quando Ali faceva di tutto per non meritarlo. Per questo la sua proposta di matrimonio è stata a mio parere bellissima, è stata pura, è stata dolce, ha seguito un percorso emozionante cominciato con l’approvazione di Pam e terminato con una maglietta con un carlino disegnato sopra e con due bambine perfette che dormono nell’altra stanza.

Bentornata, Hanna Marin.

Non solo anche la storia di Hanna mi è apparsa molto realistica nelle difficoltà che vive con Caleb durante l’episodio ma soprattutto sono stata soddisfatta e felice di rivedere la “vera” Hanna Marin dopo che la sua gemella acida e perennemente sull’orlo di una crisi di nervi ne aveva preso il posto dalla 6B in poi [parlo metaforicamente, in questa serie bisogna specificare]. Hanna torna ad essere, in questo finale, la persona che ho sempre amato e rispettato in passato, quella che ancora crede in Mona e che le concede una possibilità anche quando il mondo intero le dice di non farlo, torna ad essere l’amica presente ogni giorno e ogni notte se serve pur di non lasciare sola Aria, continua a far sorridere quando la storia diventa troppo complicata per lei [e per noi, tranquilla, Hanna, siamo sulla stessa barca], si riappropria di tutte quelle caratteristiche che la rendono unica ma che sembrava aver dimenticato, permettendomi adesso di dirle addio come merita, con il sorriso sulle labbra e gli occhi lucidi.

 

Mona for the Win.

La storia di Mona è stata forse una di quelle che più mi hanno lasciata soddisfatta in questo finale. Come ho già esposto diverse volte, purtroppo non ho mai immaginato le sue ultime scene con lei seduta al tavolino del Brew o dell’Apple Rose Grill a bere un frullato con le ragazze, non è mai stato quello il suo posto e che piaccia o meno, non lo sarebbe diventato alla fine. Per questo motivo ho sempre creduto che l’unica chiusura che questo personaggio meritasse davvero prevedeva una vittoria personale, forse non umanamente perfetta [anche se è bello sapere che non sia sola], ma che le concedesse un senso di completezza, che le permettesse di ottenere la sua rivincita e di raggiungere un traguardo che potesse rappresentare per lei una strana forma di stabilità. Permettere a Mona di dichiarare scacco matto ad Alex e Mary significa concedere al personaggio non solo il rispetto che merita per aver dato il via a tutto questo gioco ma soprattutto è una scelta perfettamente coerente con tutto ciò che abbiamo visto in questi sette anni, lasciando un senso di linearità piacevole e anche un retrogusto ancora ambiguo che vale da conferma: di Mona Vanderwaal non ci si potrà mai fidare del tutto.

 

Nessuno Escluso.

Quest’ultima parte della recensione voglio dedicarla a un aspetto della serie che amo da impazzire, ossia la volontà dello show di omaggiare tutti i personaggi che hanno giocato un ruolo importante nella sua storia. A partire dall’onirica scena iniziale all’Apple Rose Grill in cui ritroviamo anche Lucas, l’episodio, così come l’intera stagione, ha cercato di riportare quanti più volti noti per il suo ultimo atto, dalle mamme sempre più epiche e irresistibili a Melissa Hastings che è rimasta in scena abbastanza da dare ragione alla mia opinione che un suo coinvolgimento nel team di A.D. sarebbe stato impossibile proprio per l’affetto sincero che nonostante tutto prova per Spencer [nonostante Torrey DeVitto stia davvero bene sotto quel cappuccio nero], sino ad arrivare a Jenna Marshall e a una sorta di redenzione a cui non abbiamo assistito ma che ha portato addirittura alla rivelazione dell’inganno di Alex. Il sorriso quasi rassicurante di Alison mentre la vede camminare per i corridoi di una scuola che adesso condividono da colleghe, la capacità di Jenna stessa di riconoscere la menzogna in Alex e di avvertire immediatamente l’unica persona a cui tiene davvero, ossia Toby, sono aspetti del personaggio che forse contrastano un po’ con un passato abbastanza recente in cui ancora cercava di colpire le liars per vendicarsi dei torti subiti ma dimostrano anche una crescita che, seppure troppo improvvisa, concede una chiusura anche a lei, a Jenna Marshall, a uno di quei personaggi da cui tutto è cominciato.

Cos’è stato “Pretty Little Liars” in definitiva? È stato un porto sicuro per sette anni, per noi fans e per tutti coloro che ci hanno partecipato. Dai registi ai co-produttori, dai costumisti alle guest star, dai regular ai recurring, ogni singolo membro di questa grande famiglia che Marlene King ha creato e soprattutto ha protetto ha trovato su quel set un ambiente accogliente, una casa a cui poter sempre fare ritorno. Se leggeste le parole colme di gratitudine e stima scritte in questi giorni sui social networks da attori come Torrey DeVitto, Huw Collins, Miranda Rae Mayo, Lulu Brud, Vanessa Ray o Andrea Parker, interpreti le cui presenze nella serie, sommate, probabilmente non raggiungono neanche il numero di episodi di Tyler Blackburn, vi rendereste conto di cosa abbia davvero creato Marlene King con questa serie. Ecco, questo era “Pretty Little Liars”: era una storia d’amicizia a livello narrativo, era la vita di quattro ragazze che sono diventate donne su quel set e che lo hanno fatto con professionalità e sobrietà, e infine era il sogno e il lavoro di una showrunner che ha gestito ogni singolo aspetto della sua serie e lo ha fatto al meglio delle sue capacità.

Oggi dico “arrivederci” a Pretty Little Liars, con la speranza di ritrovarle un giorno ma soprattutto con la consapevolezza che per me in fondo non finirà mai. Quindi lunga vita a Pretty Little Liars e ricordate che …

two can keep a secret if one of them is dead

Con gratitudine e passione, resterò sempre la LORO Walkerit-A.

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